sabato 21 luglio 2012

Centrali biogas: i Socialisti si oppongono !

di Mirco Pagnetti

Un grande Socialista e Presidente della Repubblica Italiana come Sandro Pertini diceva: Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo , va cacciato anche con mazze e pietre . Ecco, caro Presidente Spacca, questo è quello che vorrebbero oggi i fanesi – dichiara il segretario del partito socialista di Fano Mirco Pagnetti -. Spesso dimenticati o declassati dalla regione Marche e ora per di più schiavi di una legge che sappiamo tutti è da cambiare.

Ma chi paga i danni? I sacrifici di una vita effettuando lavori duri e umili per costruirsi una casa per dare più dignità ai propri figli e ora vedersela tutto ad un tratto perdere di valore per costruire due centrali biogas nel raggio di pochi chilometri per l’interesse di alcune persone? Non ci siamo. Già fatto l’errore con il fotovoltaico che è stato regolamentato quando i danni erano già fatti. Presidente Spacca, perché non viene a parlare con i cittadini fanesi e consolarli per quello che sta accadendo?

Un Presidente di una regione deve assumersi onori e oneri quindi la popolazione di Tombaccia e Caminate non è contraria alle energie rinnovabili come queste centrali biogas ma che debbano essere ubicate in aree idonee. Non vengono approvati gli ampliamenti alle case coloniche (famose B5) per lasciare intatto il paesaggio e poi attaccate alle abitazioni mettiamo una centrale e l’altra a qualche chilometro più su?

Il comune di Fano e la provincia di Pesaro e Urbino danno parere contrario, in consiglio regionale è stato votato all’unanimità di sospendere tutte le autorizzazioni finchè non siano state date direttive per scegliere i siti idonei ma tutto invano. Per il dirigente generale della regione, consultando un legale, è tutto anticostituzionale .

La regione Marche ha spedito il verbale della conferenza dei servizi non controfirmato dai presenti e per di più non scrivendo tutto quello che si è detto in quella conferenza , questo è costituzionale ?

Sarebbe opportuno che il Sindaco Aguzzi, il Presidente Ricci e i presidenti dei comitati invitino Spacca e i suoi dirigenti (che comandano più di ogni altro) a dimostrare loro che si torna a fare errori (se sono errori per loro) come in passato a scapito di molti e a vantaggio di pochi.

Aguzzi e Ricci fate guerra uno per la sua città e l’altro per la sua provincia senza guardare i propri colori di appartenenza, questa politica non va più di moda .

Il Partito Socialista Italiano, partito che compie quest’anno 120 anni di vita si è sempre battuto e tuttora si batte stando dalla parte dei più deboli per parità di diritti e uguaglianze e ricordiamo in ogni battaglia il nostro grande presidente Sandro Pertini, esempio di vita e di politico”.

giovedì 5 luglio 2012

I SOCIALISTI RICORDANO IL COMPAGNO "GIACOMO BRODOLINI"

Il Partito Socialista Italiano della provincia di Macerata e di Recanati organizza una commemorazione per l'anniversario della scomparsa dell'indimenticato ed oggi piu' che mai indimenticabile Compagno "GIACOMO BRODOLINI" Ministro del Lavoro e Padre dello "STATUTO DEI LAVORATORI"

La stessa avverra' Sabato 7 Luglio alle ore 11,00 presso il cimitero di RECANATI. Tutti i SOCIALISTI e i SINCERI DEMOCRATICI sono invitati a partecipare !

Ivo Costamagna
(Segretario Provinciale PSI Macerata)

sabato 30 giugno 2012

In "Diversamente ricchi", a cura di Carlo Patrignani, si riflette sull'attualità di Riccardo Lombardi

Dopo la grande attenzione riservata al suo "Lombardi e il fenicottero" (L'Asino d'Oro), Carlo Patrignani cura il volume "Diversamente ricchi - Via d'uscita da un modello di società creato dal neocapitalismo finanziario", in uscita per Castelvecchi. Che raccoglie, tra gli altri, i contributi di Guglielmo Epifani e Stefano Fassina...

Quando 45 anni fa Riccardo Lombardi parlava di «una società più ricca perché diversamente ricca» erano molti a sostenere si trattasse di una idea utopica. Quelle stesse parole oggi – alla luce della grave crisi finanziaria che ha investito buona parte del pianeta – diventano, grazie al naturale sviluppo nella distinzione mai fatta dalla Sinistra tra bisogni ed esigenze umane, il progetto culturale per un modello di società diverso. Diverso da quello che fino alla vittoria di François Hollande i vertici dei più importanti Paesi europei ritenevano, al contrario, l’unico modello possibile. Quella di Lombardi rimane la proposta più originale, lungimirante e laica nella storia della Sinistra italiana, tanto da essere l’unica sopravvissuta al crollo del comunismo e alla crisi d’identità della socialdemocrazia. Il paradigma di una società più ricca perché diversamente ricca trae la sua forza dalla sottesa impalcatura teorica: l’incompatibilità del «suo» socialismo eretico con il capitalismo – divenuto troppo costoso per l’umanità intera e perciò da riformare radicalmente – e con il neoliberismo, dal momento che entrambi prescindono dalla società e dalle persone. In questo libro, che si avvale del contributo di illustri economisti, politici, sindacalisti e di originali pensatori italiani e internazionali, l’idea di Lombardi viene ripresa e messa a confronto con lo scenario economico dominato dalla finanza che condiziona le scelte dei governi. Dove un ristrettissimo nucleo di banche d’investimento – tra le quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, Merrill Lynch – e altrettanto poche compagnie d’assicurazione e finanziarie decidono sul destino delle Borse e sulla vita delle singole persone.

giovedì 28 giugno 2012

120 anni dopo: un Socialismo nella vita e non nella morte !

di Carlo Felici
Care compagne e cari compagni,
purtroppo l'anniversario della fondazione del Partito Socialista Italiano, oggi, ci porta a vestirci di nero.
Più che una celebrazione, infatti, questo sembra un funerale. Ma può darsi che il nero, che in questo caso non vogliamo sia del tutto funereo, si tinga ancora di rosso e, con esso, noi tutti si possa riscoprire uno spirito anarchico e libertario che fu proprio quello che, con Andrea Costa prima e con Filippo Turati poi, portò proprio alla nascita del primo ed unico Partito Socialista Italiano.
Per chi non lo sapesse, anche allora c'era un Partito Democratico che lo stesso Turati definiva “amalgama” proprio negli anni della fondazione del PSI. Ad esso Turati nel 1895 rivolse queste parole: “Che a questa amalgama poco stia a cuore la libertà politica della masse, non contestiamo. Intanto costretto a lottare contro un regime di privilegio, esso dovrà pur lottare per la libertà. Ch'esso sia povero d'anima, propendiamo a crederlo: toccherà a noi fors'anco di prestargliene una provvisoria. Un partito non agisce solo per quel ch'esso vale, ma per quello che valgono i partiti coi quali ha a che fare”
Ebbene, non vi sembra che tali parole si potrebbero riprendere alla lettera ed applicarle oggi senza tema di essere smentiti?
Anche allora si era nel pieno di una ondata reazionaria che portò alla fine alle cannonate contro i lavoratori e alla decorazione del generale che mise in atto tale eccidio.
Oggi non abbiamo le cannonate, ma il massacro sociale, la privazione dei diritti dei lavoratori, una tassazione iniqua e a senso unico, e il permanere di privilegi reazionari non condivisi da tutto un mondo civile e democratico, basti solo paragonare i compensi dei nostri parlamentari con quelli di altri paesi europei o quello del nostro Presidente della Repubblica con quello del Presidente degli USA o persino della Regina d'Inghilterra.
Questi privilegi vengono continuamente fatti pagare al popolo e non accennano minimamente a diminuire, aumentano invece a dismisura i sacrifici per le classi più deboli e popolari.
L' “amalgama” di oggi ha deciso di sottrarsi al confronto elettorale immediatamente dopo la caduta del governo Berlusconi, adducendo come motivo, la necessità di una nuova legge elettorale che avrebbe dovuto avere priorità assoluta per restituire, come è giusto in ogni democrazia, la parola al popolo, ma è stato varato di tutto tranne ciò, e dubitiamo fortemente che una nuova legge elettorale ci sarà, a questo punto.
Il maggiore sostenitore del governo Monti e delle sue politiche nettamente antisociali e antisocialiste, è l'UDC e noi troviamo oggi scritto sul sito del PSI, ad opera del suo segretario: "Ad oggi l'alleanza e' fra Pd, Psi e Udc. Questo è lo schieramento che vince".
Ebbene, compagni, questo connubio e questo “aforisma” segnano l'epitaffio funebre della storia del Partito Socialista Italiano, perché lo seppelliscono dentro una fossa i cui becchini sono coloro che non hanno mai accettato in Italia l'esistenza di un grande partito del Socialismo Europeo.
Saremo dunque noi coloro che si lasceranno seppellire con tali preci?
O forse insorgeremo nel nome dei nostri ideali di sempre, quelli che portarono Brodolini e Giugni ad inaugurare quella stagione dei diritti e della civiltà del lavoro che, anche con Craxi, fece diventare l'Italia una delle più grandi potenze industriali del mondo?
Insorgiamo, compagni, l'ora della riscossa è arrivata e non aspetterà né pavidi né traditori.
Usciamo dalla fossa, pronti a risorgere con le nostre bandiere rosse di sempre!
Ce lo chiede l'Italia, ci invoca quell'Europa dei popoli che, pur essendo calpestata e vilipesa, non rinuncia alla sua primavera e combatte contro l'assolutismo monetaristico.
Noi possiamo, noi vogliamo, noi dobbiamo testimoniare che il Socialismo Italiano esiste e sta ancora dalla parte dei lavoratori, degli studenti, dei precari, dei pensionati, dei cassintegrati, degli esodati, di quel popolo massacrato e costretto ad impiccarsi per la disperazione da questo governo infame!
Volete davvero voi, compagni, seguire scodinzolando chi vi porta nelle fauci dei sostenitori a spada tratta di questa macelleria sociale?
No, cari compagni, noi che abbiamo ancora nel cuore l'anelito di Costa, di Turati e di Labriola noi, no, non li seguiremo.
Noi risponderemo con le parole di Turati al Congresso socialista di Bologna del 1904:
“L'importante è di salvare l'avvenire, voi il vostro, noi il nostro.
Al proletariato di decidere fra noi, quando ci vedrà tutti fedeli alla nostra esperienza e ai nostri ideali.
Così è ancor possibile un partito, un'unità del partito nella vita, non nella morte, come volete voi”

Viva il Socialismo Italiano !

lunedì 25 giugno 2012

Lettera aperta al Compagno Nencini segretario del Partito Socialista Italiano.

di Franco Bartolomei

Caro Segretario,

Lo stato dei rapporti interni tra di noi ha subito una preoccupante involuzione in conseguenza delle violazioni dello Statuto compiute dal Responsabile della Comunicazione nei confronti di tutti i compagni che hanno espresso esplicite critiche alla linea politica assunta dal partito, assolutamente non giustificabili in nome del consenso maggioritario manifestato dalla direzione nazionale sul documento presentato dalla Segreteria con il solitario dissenso del sottoscritto.

Queste continue forzature della libera espressione del confronto tra gli iscritti , ancor più gravi se legittimate dal tuo consenso, compiute in un Partito in cui la comunicazione telematica rappresenta il momento più consistente della veicolazione del dibattito interno e lo strumento principale della costruzione del consenso nei territori, pongono in discussione la stessa convivenza unitaria di tutte le anime del partito all’interno delle regole di comportamento collettive definite dallo statuto.

Risulta evidente che, il diritto di tutti gli iscritti a manifestare liberamente il proprio pensiero in tutte le sedi di confronto e di comunicazione, come riconosciuto dagli articoli fondamentali dello statuto, avrebbe sicuramente trovato, qualora avessimo voluto, una immediata ed adeguata tutela nelle sedi opportune.

Abbiamo invece scelto, fin dall’inizio, di non contrastare legalmente tale comportamento lesivo del diritto al dissenso, e, da ultimo, neppure la recente diffida legale a chiudere uno spazio di discussione telematica aperto a tutti, solamente per un elementare senso di responsabilità di partito, nella convinzione che il profondo dissenso sugli indirizzi politici esistente tra noi non possa e non debba essere risolto in via legale, bensì attraverso un regolare e libero Congresso Nazionale che sottoponga ad una verifica collettiva le scelte e le alleanze che il Partito decidera' di adottare alle prossime elezioni politiche.

Del resto il nostro senso di responsabilità è lo stesso che abbiamo già manifestato al congresso di Perugia, quando decidemmo di non ricorrere, come avremmo potuto fare con pieno diritto, ad una possibile tutela giudiziale per chiedere la verifica delle iscrizioni di tutti i componenti del CN uscente , al fine di definire il numero reale di firme necessarie alla presentazione del nostro documento alternativo.

In ogni caso, una controversia sull’uso del nome del partito che avrebbe potuto derivare dalla diffida inviata dalla segreteria , a cui si e' ritenuto giusto uniformarsi per evitare la deflagrazione dei rapporti interni nel partito , a prescindere dall’esistenza di possibili ragioni giuridiche nella rivendicazione di una esclusiva nell'uso ufficiale del nome , e dalle contemporanee infondate accuse in essa contenute relative ad atteggiamenti diffamatori verso il partito assuti "in rete" dai compagni illegittimamente esclusi dai comuni spazi di comunicazione direttamente gestiti dal Partito, non avrebbe risolto le alterazioni della normale espressione della dialettica interna che il partito ha subito dopo Fiuggi .

Tale stato di cose è iniziato dalla mancata convocazione di un Consiglio Nazionale, come stabilito nella segreteria riunitasi a Lecce, per discutere la linea politica, e sottoporre alla valutazione dei compagni il documento alternativo sottoscritto da più di quaranta componenti l’Assemblea, fino a giungere alla recente decisione di non convocare secondo i termini previsti dallo Statuto il Congresso Nazionale.

Emerge netta da questo quadro la volontà di non voler giungere ad un libero confronto tra le diverse posizioni esistenti, o in un consiglio Nazionale regolarmente convocato, o in un Congresso Nazionale a mozioni.

Questa volontà, ormai esplicita, nasce evidentemente da una scelta del gruppo dirigente del PSI, per noi inaccettabile, di riservare a se stesso un mandato, libero da vincoli e controlli di merito politico, per realizzare le concrete soluzioni elettorali da adottare nella prossima primavera, che evidentemente sconta la possibilità di intraprendere, in nome di un assai prevedibile stato di necessità, soluzioni politiche che possano prevedere la non presentazioni del simbolo del PSI con la confluenza in liste altrui ,o in liste civiche di fiancheggiamento gestite ed orientate politicamente dal PD.

La pretesa di assumere un mandato in bianco, avviene quindi in un quadro di scelte che vede il PD come esclusivo asse di riferimento politico dei socialisti, e quale completamento finale di una conduzione politica del partito che ha sistematicamente eluso o delegittimato ogni possibile alternativa , a sinistra , a questo schema di alleanza.

Il significato logico delle conclusioni del documento approvato dalla maggioranza della direzione nazionale, e la naturale evoluzione di un sistema politico che viaggia verso inevitabili processi di semplificazione delle rappresentanze, rischiano seriamente di portarci a questo esito, che segnerebbe la fine della storia del Socialismo italiano, non essendo piu' possibile ipotizzare ,nel futuro quadro del nuovo sistema politico in via di definizione , una forza autonoma che non ottenga i propri eletti in Parlamento sotto le proprie insegne, o attraverso alleanze paritarie con altre autonome forze in liste unitarie in cui l'identita' Socialista venga comunque salvaguardata .

Mi appare assolutamente evidente che la accettazione del modello di rapporto proposto dal gruppo dirigente del Partito Democratico non ci consente di realizzare queste condizioni essenziali allo svolgimento del nostro ruolo politico.

Per queste ragioni , chiedo la convocazione di un Consiglio Nazionale ,come deciso comunemente a Lecce, quale momento di conclusione del dibattito politico avviato in Direzione Nazionale, e quale momento istituzionale a cui è affidato il compito di convocare un Congresso Nazionale, ormai divenuto ineludibile, da tenere entro l'anno .

Chiedo inoltre , quale atto necessario a ricostruire la corretta e libera espressione del dibattito tra tutti i compagni ,secondo le regole sancite dallo statuto del Partito Socialista Italiano, la cessazione immediata di qualsiasi forma di esclusione nei confronti di iscritti al partito dall'accesso alle linee di dibattito comune, ufficialmente gestite dal Partito nella "rete".

Franco Bartolomei – Componente della Segreteria Nazionale del Partito Socialista Italiano

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