giovedì 28 marzo 2013

*Sulla Sanità regionale il PD non può fare tutto da solo*

Prendiamo atto, come PSI delle Marche, del percorso individuato dal PD al proprio interno per confrontarsi e trovare una sintesi condivisa sulle problematiche irrisolte della riforma sanitaria.

Vogliamo pubblicamente ricordare loro, però, l'impegno politico esistente di un confronto e di una condivisione della riforma che deve riguardare tutte le forze politiche della maggioranza di governo.

Chiediamo inoltre che venga assicurato, a livello istituzionale, come da reiterato impegno formale del Presidente Comi, il dibattito in V Commissione.

Questo per poter discutere seriamente le criticità, a nostro avviso, ancora esistenti nel progetto di riforma anche sulla base delle proposte organiche da tempo avanzate dai Socialisti e dal rappresentante in Regione del PSI, Moreno Pieroni.

Qualora tale confronto non dovesse avvenire i socialisti non "urlerebbero" ultimatum destinati a perdersi nei meandri del Palazzo.

Il PSI prende, invece, l'impegno di valutare la riforma in piena libertà ed autonomia. Attraverso il proprio rappresentante in Consiglio Regionale, i propri amministratori locali ed unitamente all'organizzazione territoriale, i socialisti porranno in essere tutte le iniziative volte a far conoscere, sostenere ed affermare le proprie proposte.

Il socialisti con i propri uomini (Capodaglio, Massi) hanno costruito la programmazione sanitaria di questa Regione e sanno bene, perciò, che la salute dei cittadini è cosa troppo seria per affidarne le sorti agli equilibri interni di un Partito.

Tutela della funzione, in alcuni casi, insostituibile dei piccoli Ospedali di Polo, difesa dei diritti del Personale, salvaguardia di una rete sanitaria che, pur tra gli indispensabili risparmi, consideri la salute di ogni cittadino un costo sociale doveroso per un paese civile.

Ancona, li 28 Marzo 2013

LUCIANO VITA
(Segretario Regionale PSI Marche)

mercoledì 27 marzo 2013

E' IMPORTANTE PRECISARE ! - di Luciano Vita

Spett. Redazione Regionale del “Il Resto del Carlino”
ANCONA
 

Egregio direttore,

Le scrivo in merito all’articolo di oggi su pagina nazionale dal titolo “ Spacca pronto a dimettersi se salta la riforma sanitaria”, per alcune doverose precisazioni.

Innanzitutto la informo che i socialisti,sia pure a causa di un disguido nelle forme della convocazione, non hanno partecipato alla citata riunione di maggioranza, per cui in alcun modo hanno potuto affiancarsi con coloro che avrebbero “ cercato di gettare acqua sul fuoco”.

Rilevo inoltre del tutto arbitraria l’affermazione del giornalista Alfredo Quarta,estensore dell’articolo, relativa al fatto che in sede di rimpasto non ci sia posto per i socialisti in quanto “ sono ormai una piccola costola del PD”.

I socialisti delle Marche non hanno mai pensato di confluire nel PD e rivendicano con forza la loro autonomia, anche in relazione ai risultati ottenuti dai socialisti nelle ultime elezioni amministrative del giugno 2012 che hanno sfiorato il 4%, rinsaldando e migliorando con i soli voti socialisti, il risultato ottenuto dalla lista” Alleanza riiformista” alle regionali del 2010.

Un’autonomia dal PD riconfermata recentemente nel parlamento italiano dove i socialisti hanno costituito gruppi autonomi dal PD, pur eletti nello schieramento “Italia Bene Comune”.

Circa il rimpasto che il Presidente Spacca intende avviare subito dopo Pasqua, i socialisti rivendicano, per il senso di responsabilità e collaborazione dimostrata in questa legislatura, il giusto riconoscimento istituzionale ,con l’ingresso del PSI nella giunta regionale.

Una richiesta più volte sollecitata dal PSI e più volte auspicata anche dal Presidente Gianmario Spacca nei vari incontri ufficiali con la delegazione socialista da me guidata.

I socialisti delle Marche, confidano nella serietà del Presidente Spacca e nel mantenimento degli impegni assunti, e sono certi che nello scorcio di legislatura regionale rimasto,sapranno dare il loro contributo di idee e di lavoro nell’esecutivo regionale nell’interesse dei cittadini marchigiani.

A tal fine ritengono che anche il PD debba favorire responsabili iniziative finalizzate a garantire la presenza dei socialisti in Giunta, per rafforzare quel percorso unitario che ci hanno visti insieme nel progetto “Italia bene comune”.

Qualora per meri calcoli di “bottega” ciò non dovesse accadere, i socialisti delle Marche sono pronti a trarne tutte le conseguenze politiche.
Con richiesta di pubblicazione ,le porgo cordiali saluti.

 
Ancona,li 27/3/2013

Dr. Luciano Vita
Segretario regionale PSI Marche

mercoledì 20 marzo 2013

I MUTAMENTI DELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA

Riflessioni sull’esito delle elezioni politiche

di Luciano Vita

Care compagne e cari compagni, le recenti elezioni Politiche hanno segnato la fine della cosidetta seconda Repubblica,ammesso che sia mai nata.
E, come un segno del destino, ciò è avvenuto in un momento epocale anche per la storia della Chiesa cattolica; dopo ottocento anni un Papa si dimette per i tanti scandali e lacerazioni all’interno della stessa ; una chiesa che lancia un grande segnale di rinnovamento e di apertura ai mutati bisogni del mondo contemporaneo eleggendo un Papa,che fin da subito ha saputo esprimere un accorato appello perché la stessa volga lo sguardo verso i più bisognosi,dimostrando nella sua semplicità ,di essere un grande e moderno innovatore.

Quello che le forze politiche italiane,sinistra compresa,non sono riuscite a capire è il disagio dei tanti giovani senza prospettive future,senza lavoro e senza speranze; l’enorme aumento della povertà e del degrado sociale; le imprese che chiudono per la recessione imperante e per l’elevato costo del lavoro.
Il tutto caratterizzato dagli scandali e dalla corruzione di personaggi dei partiti di governo e non, che nella loro protervie ed arroganza non si accorgevano di tutto ciò che li stava circondando(ben poca cosa al confronto è stata “mani pulite”.

E la protesta,come un terribile tsunami si è espressa con il voto al movimento 5 stelle di Grillo e del suo “guru”,spazzando via tutto e tutti,Monti compreso,al punto tale da prospettarci una Italia ingovernabile.
La riflessione riguarda,(e non può essere diversamente)anche il nostro partito.

Certo va dato merito al segretario Nazionale Riccardo Nencini di aver voluto intraprendere questa difficile strada; quella del patto” Italia Bene Comune” tra il PD, SEL e il PSI e riportare una pattuglia socialista nel Parlamento italiano ( 4 deputati e 2 senatori ).

Si aprirà ora un dibattito all’interno del partito e dei suoi simpatizzanti sulla strategia adottata; tra coloro che plaudono a tale scelta e coloro che avrebbero voluto che il partito si fosse presentato in tutta Italia con proprie liste ed il proprio simbolo.
Ciò che conta non è la valutazione sul maggior numero di parlamentari che avremmo potuto eleggere se ci fossimo presentati con il nostro simbolo,ma su quale prospettiva politica vogliamo lavorare per il furuto politico dei socialisti in Italia e in Europa. Va riconosciuto a Bersani di aver creduto in noi ,rispetto a quanto fece Veltroni nel 2008,per costruire quella casa comune della sinistra,Sel compresa, in Italia ed in Europa . Per questo anche i socialisti marchigiani,pur favorevoli alla presentazione delle liste socialiste, hanno accettato,per senso di responsabilità e lealtà nei confronti del suo segretario nazionale, la pur esile presenza dei propri rappresentanti all’interno delle liste PD. Una lealtà che ha visto il nostro partito impegnato nella campagna elettorale in tutte le province Marchigiane con 25 iniziative, realizzate in 21 città delle Marche .

Come affrontare il futuro ??

Il segretario Nazionale ha lanciato una riflessione sulla necessità del “cambio del nome, del sinbolo e della nostra ragione sociale”; certo non sarà lui a decidere ma dovrà essere il congresso nazionale che va convocato prima dell’estate,(salvo che non si debba tornare al voto a giugno). I socialisti Marchigiani non si sotrarranno al dibattito che nei prossimi mesi si svilupperà.
 
Sta a noi tutti compagni e compagne partecipare a tutte le fasi congressuali, eleggere i nuovi organismi dirigenti e decidere se…… morire politicamente in un indistinto movimento, in un’associazione culturale, dentro al PD o non so che cosa ancora, oppure dare seguito al glorioso partito socialista, il cui nome e/o simbolo può anche essere cambiato, purche si abbia chiaro l’orizzonte dove approdare.
Quell’orizzonte, care compagne e cari compagni, per quanto mi riguarda, non può essere nient’altro che il Partito Socialista Europeo per la costruzione di un’Europa politica, degli Stati Uniti Europei dove prevalga la solidarietà, la garanzia del lavoro, la giustizia e la libertà, anche dalla prevalente e non più sopportabile politica monetaria dei poteri forti d’Europa.
 
Colgo l’occasione per rivolgere a tutti voi ed alle vostre famiglie (credenti e non) un sincero augurio di Buona Pasqua.

Luciano Vita 
Segretario Regionale PSI Marche

domenica 17 marzo 2013

PER UN SOCIALISMO NEO LOMBARDIANO !

di Giuseppe Giudice

Prima di entrare nel merito del tema proposto voglio fare una premessa sul contingente. Io sono profondamente dispiaciuto per Bersani, a cui voglio ribadire tutta la ma stima e simpatia. Io continuo a credere che la IBC fosse la scelta migliore possibile nelle condizioni date. Se è stata in pratica sconfitta non è perchè non fosse un progetto valido in se, ma per la zavorra che si portava dietro. Se i risultati fossero stati quelli previsti a pochi giorni dalle elezioni, vale a dire di una IBC al 33-34% , la situazione sarebbe sempre stata difficile, ma si poteva garantire da un lato un minimo di governabilità e dall'altro si sarebbe potuto dare un impulso positivo al lungo percorso di costruzione di un soggetto politico di "socialismo largo" nel nostro paese. Ripto: se le cose non sono andate putroppo come speravamo è per la zavorra che si portava dietro il PD (ed in alcuni casi anche SeL). Bersani aveva comunque un compito difficilissimo di fronte e nessuno avrebbe potuto far di meglio. Comunque andranno le cose in me ci sarà sempre un ricordo positivo del compagno PierLuigi.
Parlavo della zavorra che si porta appresso il centrosinistra. E' una zavorra non solo umana, ma che è il prodotto di un paradigma ideologico che è sopravvissuto al crollo del comunismo: quello del tardo-togliattismo incarnato da D'Alema ma che va ben oltre la sua persona. Una visione della politica obliqua, ridotta a manovra slegata da un progetto forte. Alla politica intesa come "autonomia del politico" concepito come spazio separato. E' questa visione che è uscita definitivamente a pezzi dalle elezioni del 24-25 Febbraio 2013. E che segna di fatto la fine della sinistra della II Repubblica. Putroppo con l'azzoppamento della IBC. E comunque se vogliamo dare una speranza per far rivivere la sinistra si impone un drastico cambiamento di paradigma. Come ho più volte sostenuto. Nel corso della storia repubblicana l'unica alternativa organica e forte al togliattismo è stata rappresentata dal socialismo lombardiano. Il quale, come ho più volte spiegato, non è riducibile al pensiero del solo LOmbardi ma è frutto della sintesi delle elaborazioni di quattro grandi figure del socialismo italiano del dopoguerra: Lombardi, Giolitti, Santi e Codignola. Questa elaborazione fu alla base del primo centrosinistra che realizzò il più forte processo riformatore mai tentato nell'Italia repubblicana, dal 1963 al 1970. Una posizione che incontrò la ottusa ostilità nei settori più consevatori del PCI (vedi Longo ed altri) e che non fu neanche compresa del tutto dallo stesso Psi. In termini culturali quella elaborazione era una sintesi del marxismo evolutivo ed antidogmatico dell'austromarxismo (e della loro visione della transizione democratica al socialismo), del socialismo revisionista e libertario di Rosselli, della migliore tradizione socialismo padano (presente in Santi) , della attenzione verso la sinistra sociale cattolica (Lombardi e Santi soprattutto. Nonchè della acquisizione dei contributi della economia postkeynesiana anglossassone (Kaldor, Robinson, Kalechi ma anche Galbraith). Una grande sintesi politico-culturale. Da cui deriva l'idea delle riforme di struttura della centralità della economia mista legata alla programmazione, alla idea di democrazia economica ad una idea del sindacato inteso come soggetto attivo di politica economica (l'idea del Piano del Lavoro del 1949 era di Fernando Santi (che ebbe il pieno sostegno di Di Vittorio) , secondo quanto afferma Gaetano Arfè. E poi la grande elaborazione di Lombardi su una "società diversamente ricca" che risale al 1967 ed io suo successivo legarla alla critica dell'idea dello sviluppo illimitato delle forze produttive e dell'esigenza di passare gradulmente da una idea di crescita puramente quantitativa ad una idea qualitativa dello sviluppo come connotato del socialismo democratico del futuro. Il socialismo lombardiano era egualmente critico verso il leninismo (la cui concezione del partito e della rivoluzione rappresenta il presupposto ideologico del totalitarismo staliniano e di tutto il comunismo reale) che nei confronti delle idee deboli e subalterne di riformismo quale rinuncia di fatto a trasformazioni forti e strutturali. Del resto proprio la necessità di riconnetere il riformismo con un progetto di trasformazione sociale e di quest'ultimo con una idea di socialismo della libertà e della dignità umana rende attualissimo il messaggio del socialismo lombardiano. E c'è un altro elemento oggi vitale di quella impostazione. La visione profondamente etica della politica. Da non confondere dal moralismo berlingueriano). Lombardi diceva che vera questione morale è la coerenza tra il dire e fare. Certo lui rendeva che non tutto ciò che si dice è poi realizzabile pienamente (ci sono situazioni che insorgono e che non sono prevedibili) : l'importante è impegnarsi seriamente nella direzione scelta pur scontando inevitabili compromessi. Insomma LOmbardi era contro la politica ridotta a pura manovra e contro la politica ridotta a puro propagandismo. Da questo punto di vista il lombardismo è opposto sia al dalemismo che al bertinottismo. Insomma a tutta la fallimentare sinistra della II Repubblica. Per questo il richiamo a quella splendida pagina di storia socialista è essenziale per costruire un nuovo paradigma.

lunedì 11 marzo 2013

TESSERAMENTO PSI 2012

Cari compagni,
il 15 marzo p.v. scadono definitivamente i termini per iscriversi al partito per l'anno 2012.
Come tutti voi ben  sapete l'iscrizione al partito è condizione "sine qua non " per partecipare alle fasi congressuali ed alla nomina dei nuovi organismi dirigenti.

Con ogni probabilità entro il mese di luglio si svolgerà il congresso nazionale per decidere  se i socialisti dovranno morire ed eventualmente di che morte  perire, o se dovranno contunuare la loro battaglia con i loro tradizionali simboli nella prospettiva del socialismo europeo.

Per tali importantissimi appuntamenti(congressi territoriali, regionali e nazionale) vi sollecito ad attivarvi per concludere al meglio il teseramento ed organizzare il partito per le fasi congressuali non appena saranno decise dal Consiglio nazionale del partito.
 
 
Fraterni saluti a tutti voi.

Luciano Vita
Segretario regionale  
PSI Marche

domenica 10 marzo 2013

L’INTERVISTA – NENCINI: «UN’ITALIA NUOVA»

Lucio Filipponio  (http://www.avantionline.it)

La prossima sarà una settimana decisiva per le sorti del Paese. Sul tavolo della politica la ricerca della quadratura del cerchio tra i principali partiti politici dopo un voto che ha restituito una situazione complessa, fatta di alleanze difficili da individuare e maggioranze deboli. Al centrosinistra, forte del patto “Italia bene comune” tra Pd, Psi e Sel, la prima mossa per dare una risposta ai mercati che bocciano un risultato elettorale frammentato, agli auspici del presidente Napolitano a “fare presto” e ad una popolazione sempre più strangolata dalla crisi economica. Il segretario del Partito socialista italiano, Riccardo Nencini, lancia la proposta per un governo della responsabilità. Sedici punti che, per i socialisti italiani, rappresentano le priorità nell’azione di governo. Questioni, sottolinea Nencini, che «è possibile declinare già nei primi mesi di attività dell’Esecutivo e del Parlamento e che ribadirò al segretario del Pd Bersani la prossima settimana: gli consegnerò questo portolano per creare un’Italia nuova. Le chances di Bersani aumentano se si legano a un percorso di questa natura». Una proposta concreta, una via percorribile per uscire dall’empasse quella elaborata dal leader socialista, in una lettera aperta già inviata nei giorni scorsi a Bersani, Vendola e Tabacci.
Segretario Nencini, analizzando il risultato elettorale, dove ha sbagliato il centrosinistra?
Abbiamo dato una rappresentazione dell’Italia non più adeguata alle profonde fratture sociali e ai tanti cambiamenti dell’ultimo ventennio. Ha prevalso una lettura conservatrice di una certa sinistra. Troppa Fiom e poco terziario della conoscenza. Troppo attenti alle categorie consolidate e troppo poco al nuovo associazionismo.
Quale deve essere, invece, il compito di una sinistra moderna?
Quello di ridistribuire la ricchezza, trovare nuove forme di democrazia e costruire tutte le opportunità possibili in difesa di chi si trova in condizioni di bisogno: il primo e secondo punto sono storici, il terzo invece è nuova e dettato anche dal fatto che la spesa pubblica va indebolendosi. Va sottolineato che la seconda fase del governo Monti non ha creato le condizioni per rispondere a questi tre punti fondamentali, a questa va aggiunta anche una visione non adeguata a questa Italia.
Di chi ci si è dimenticati?
Sono state abbandonate due categorie senza diritti e tutele che, come tanti altri, non riescono ad arrivare a fine mese: chi ha un lavoro atipico che versa in condizioni disarmanti: alla difesa dell’art. 18 va aggiunto un art. 18 bis che tuteli i diritti fondamentali di questi lavoratori precari; i neo-professionisti, con un’ottima preparazione ma non avendo l’agevolazione di uno studio di famiglia avviato alle spalle non riescono ad esercitare la loro professione. Prioritario è anche il sostegno alle piccole e medie imprese: oggi non si muore di debiti ma di troppi crediti, in particolare nei confronti della pubblica amministrazione. Occorre in tal senso allargare le maglie del patto di stabilità. Non fermarsi alla difesa ma aumentare le opportunità godibilin per chi vive una condizione di fragilità.
Pensa che si viva una profonda crisi non solo sociale, ma anche della democrazia rappresentativa?
Assolutamente sì. Ritengo che la rivoluzione della Rete faccia sì che non ci si accontenti più della democrazia degli eletti. Penso in tal senso che sia opportuno coinvolgere le generazioni al senso dello Stato consentendo il diritto di voto ai sedicenni. Sono convinto che problemi strutturali che sollevano dibattiti nazionali come la Tav, possano essere affrontati introducendo una legge nazionale che preveda forme di partecipazione come le débat public francese.
Tra le sue priorità mette anche la riforma degli organi dello Stato?
Sì. Sono per la fusione dei Comuni più piccoli; lo scioglimento degli enti intermedi riassorbendone le funzioni da Comuni e Regioni; la riduzione del numero dei parlamentari alla Camera e per la trasformazione del Senato in Senato delle Regioni e delle Autonomie locali: così da ottenere una riduzione dei costi, lo snellimento dei tempi dei lavori parlamentari e una maggiore rappresentatività degli enti locali.
E su temi strategici per il nostro Paese come la formazione?
Vanno sviluppate politiche di sostegno agli studenti meritevoli fuorisede o Erasmus.
Grillo parla tanto di “reddito di cittadinanza”, cosa ne pensa?
Penso a forme di salario vincolato allo svolgimento di lavori di pubblico interesse, cosa ben diversa dalla donazione demagogica a ricchi e poveri proposta da Grillo.

Riccardo Nencini - Comunicazione

Per settimane, prima in omaggio alla campagna elettorale poi per non alimentare tensioni nel partito, ho evitato di rispondere a ricostruzioni non sempre fedeli all’accaduto. Lo faccio ora visto che le dimissioni dalla segreteria di Roberto Biscardini da atto interno (…’lascio a te informare i compagni della segreteria…’) hanno assunto dimensione pubblica. Lo faccio ora per evitare che la polemica prenda una strada sbagliata, fatta di illazioni, rancori, presunte ambiguità sui comportamenti tenuti dal partito. Un gruppo dirigente è tale se sa difendere le decisioni prese non se le tradisce perché non hanno corrisposto a fondate ambizioni. Mi limiterò a rispondere a un paio di questioni, quelle centrali. Il resto al congresso. Mai gli organi del partito sono stati convocati con tanta frequenza e formalità come avvenuto nei giorni in cui abbiamo assunto i deliberati riguardanti le elezioni. Si è discusso, ridiscusso, votato e rivotato e quasi sempre alla presenza di tutti i membri. Le posizioni, salvo che in una occasione, sono state sempre espresse all’unanimità. Biscardini è stato sempre assente per ragioni che conosco e per le quali gli sono stato e gli sono vicino con affetto profondo e immutato. Dunque, è stato male informato. Non voglio pensare a motivi diversi. Lui stesso, sentito più volte telefonicamente da me e da altri compagni della segreteria, ha condiviso la scelta adottata.
Dice Biscardini: ‘…un accordo col PD poteva giustificarsi…solo nel caso in cui avessimo potuto eleggere nelle loro liste un numero di candidati maggiore di quello che avremmo potuto ottenere da soli...’. Già. L’arte della chiromanzia non è tra i poteri richiesti a chi fa politica.. Ma soprattutto questa considerazione annulla del tutto le fondamenta della lettera.
Mi fermo qui e avrei altre cose da aggiungere, milanesi e lombarde. Per me, polemica chiusa. Sono più interessato a capire ciò che accadrà domani, a comprendere quale futuro, da italiani e da socialista, ci aspetta.

sabato 9 marzo 2013

LETTERA DI ANGELO SOLLAZZO AI COMPAGNI DEL PSI

Cari compagni,

nella riunione della Segreteria Nazionale del PSI, tenutasi ieri, ho rotto gli indugi annunciando la fine della gestione unitaria del Partito e della solidarietà tra i componenti della Segreteria stessa. Pertanto ho recuperato la mia libertà di azione e di critica dopo circa cinque anni di gestione unitaria e di decisioni condivise. Le motivazioni sono di carattere prettamente politiche, anche se hanno un comune filo che le lega alla gestione della ultima campagna elettorale. Il Segretario Nencini ha informato la Segreteria della necessità, visto il fallimento dell'ultimo risultato elettorale, di cambiare nome , simbolo e ragione sociale al Partito. Ho combattuto, da sempre, per la difesa e la salvaguardia dei nostri simboli e dei nostri ideali, e la sola idea che qualcuno pensi che in questa folle situazione di ricerca di nuove forme politiche e di demagogia a basso prezzo, si debba rinunciare al più grande ideale della storia dell'intera umanità, mi fa rabbrividire. Il socialismo è attuale e vincente in Europa, come in gran parte del mondo, il PSE e l'Internazionale Socialista godono di ottima salute, ci hanno sdoganato con i loro successi anche in Italia, dopo la stagione di Tangentopoli. Il socialismo rappresenta l'unica proposta politica vera per uscire dalla crisi e combattere il capitalismo finanziario. Gli esempi della Francia e di altri Paesi, evidentemente, non hanno insegnato nulla. Sono gli altri che sono falliti, a cominciare dal PD, è fallito il capitalismo, il liberismo alla Monti ed alla Renzi, è definitivamente fallito il comunismo. Il socialismo democratico è la giusta e la sola risposta alla crisi che arricchisce la grande finanza ed impoverisce i lavoratori. Il PSI non sarà mai in smobilitazione e lotterò con tutte le mie forze per evitarlo. La campagna elettorale ci poteva consentire, dopo 18 anni, di presentare una lista con il nostro simbolo ed eleggere un nutrito numero di deputati. L'ingresso nelle liste del PD è stato un errore madornale, si è trattato di una resa senza condizioni per portare a casa solo 5 eletti. Per amore di verità la Segreteria votò con un solo voto contrario, l'accordo con il PD, ma ci venne dichiarato che il PD avrebbe modificato il proprio simbolo per evitare una confluenza da molti di noi rigettata. Così non è stato ed i nostri candidati sono stati inglobati nelle liste democratiche. Nessuna riunione di Direzione ovvero di Segreteria vi è stata per approvare i nominativi dei candidati, giusto l'art.19 dello Statuto. La mancanza di chiarezza e di lealtà ha profondamente diviso il gruppo dirigente. Per adottare decisioni che possono essere epocali per il socialismo italiano non si può che convocare il congresso nazionale. Dallo scorso luglio gli organismi dirigenti sono in prorogatio. Pertanto lavoreremo nelle prossime ore per la immediata convocazione del Consiglio Nazionale, unico abilitato alla Convocazione di un congresso a cui sottoporre le diverse posizioni con apposite mozioni. Mi voglio augurare che terminata la solidarietà, possa esserci almeno il rispetto. Diversamente ognuno si comporterà come crede. Vi chiedo, compagni, di esprimervi in ogni luogo possibile in difesa del PSI e di curare il tesseramento, in scadenza il 15 c.m., per dimostrare l'attaccamento ai nostri ideali.  Un forte abbraccio. 

Angelo Sollazzo

mercoledì 6 marzo 2013

DIMISSIONI DALLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL PSI - ROBERTO BISCARDINI

di Roberto Biscardini
Anche a seguito della riunione della Segreteria nazionale del PSI, mi sembra doveroso rendere pubblica la lettera con la quale ho comunicato a Riccardo Nencini le mie dimissioni della segreteria del partito.

Caro Nencini,
ti scrivo per comunicarti le mie dimissioni dalla segreteria nazionale del Partito ritenendo necessario un gesto conseguente alla gravità della situazione. Dopo quanto è accaduto in questa campagna elettorale non siamo più in una situazione normale.
La prospettiva politica di tenere in vita una formazione autonoma, che dopo tante iniziative politiche e programmatiche avrebbe dovuto tornare in Parlamento con le proprie gambe, è andata perduta.
Chiudere adesso la partita elettorale chiedendo di celebrare la vittoria del nostro ingresso in Parlamento senza farsi carico degli errori che sono stati commessi, è un gioco al quale non ci sto.
Infatti, con la decisione di non presentare la lista di partito è stato commesso a mio avviso un errore politico grave, decisione di cui io non intendo assumermi alcuna responsabilità, così come non può assumersela né la Direzione né la Segreteria mai formalmente convocate per approvare con un voto questa scelta.
Ciò è peraltro avvenuto in netta contraddizione con l’orientamento assunto dal Congresso di Montecatini e, in modo ancora più esplicito, dal Congresso di Perugia.
Non a caso nelle tue conclusioni congressuali c’era l’apprezzamento per una mia affermazione sostenuta in sede di dibattito, che ti riporto testualmente: “Dobbiamo dare senso politico ed essere chiari rispetto alle prossime scadenze elettorali nazionali. Quando si assume la decisione congressuale di presentare la lista socialista alle prossime elezioni politiche del 2013, così come è scritto nel documento congressuale unitario, non lo si fa per ragioni nostalgiche, ma si indica un percorso di lavoro su cui impegnare tutte le energie disponibili per raggiungere quell’obiettivo. Garantendo peraltro, non ad un gruppo dirigente ristretto, ma ai territori la possibilità di giocarsi alla pari la carta di ritornare in parlamento. Ma se ci fossero elezioni anticipate? Se l’attuale maggioranza dovesse implodere? Vedremo. Ma intanto il Congresso dovrebbe vincolare il Partito a dire no a confluenze in altri simboli. No a candidati socialisti nelle liste del PD o in SEL. No ad alleanze in cui non sia visibile la nostra presenza o il nostro simbolo. Almeno questo non pregiudicherebbe il lavoro per la “ricostruzione socialista” che da domani siamo impegnati ad avviare.”
Quindi altro che “memoria corta e obiettivi confusi”.
Dopo il pericolo, a fatica sventato nel 2010, di liquidare il PSI per finire in SEL, già allora con l’obiettivo di qualcuno di entrare in Parlamento sulle gambe di qualcun altro, la storia recente è quella dall’alleanza con PD e SEL, intorno alla quale si è dato vita ad una coalizione politica che aveva come base principale dell’accordo (almeno così è stato riferito) la presentazione di un’unica lista “Italia Bene Comune” nel caso fosse stata varata una nuova legge elettorale con sbarramento o la presentazione di tre liste separate e apparentate nel caso fosse stato confermato il “Porcellum”.
Ma non si è realizzata né l’una né l’altra cosa.
Con il maledetto “Porcellum” e con l’accordo di coalizione con Bersani potevamo, anche con la sola percentuale dell’1%, eleggere autonomamente e con dignità un numero consistente di parlamentari. Ben più del doppio di quanto sia oggi la nostra rappresentanza parlamentare. Questa opportunità che non ci si presentava da vent’anni e che probabilmente non ci si presenterà più, ce la siamo lasciata inspiegabilmente scappare.
Una cosa è certa, un partito che non presenta la propria lista quando può farlo, e sottolineo quando può farlo, non è un partito all’altezza della situazione e forse non è più nemmeno un partito.
Senza la lista siamo stati politicamente cancellati, abbiamo lasciato uno spazio incredibile ad altri, al di là delle regioni nelle quali, o per le regionali o per il Senato, abbiamo presentato le nostre liste. Ma, anche qui, con quale logica?
E la lista non l’abbiamo presentata neppure nel momento in cui abbiamo verificato il tipo di trattamento che ci stava riservando il PD. Un accordo con il PD infatti poteva giustificarsi, almeno per chi credeva in quella scelta, solo nel caso avessimo potuto eleggere nelle loro liste un numero di candidati maggiore di quello che avremmo potuto ottenere da soli con la nostra. Altrimenti perché farlo.
Questo è solo un aspetto di quanto sia stato quindi fallimentare il tipo di alleanza e di accordo stipulato con il PD. Pensare poi che bastasse un sedicente patto di consultazione per rendere paritaria una disparità numerica così forte tra noi e loro, è stato del tutto inutile.
Con queste elezioni abbiamo così dissipato un patrimonio, perso una occasione, e, in maniera assolutamente ingiustificata, tradito le nostre aspettative e quelle di tanti compagni.
A te, e soprattutto a te, è mancato il coraggio non di rischiare, perché con la lista facevamo ciò che dovevamo e non rischiavamo niente, ma è mancato il coraggio di difendere il nostro simbolo e la parola socialista nel panorama politico italiano, nell’interesse della stessa coalizione.
Questa è la conseguenza del fatto che negli ultimi anni è mancata la fermezza di difendere la prospettiva socialista e la sua cultura in Italia, come se l’equivoco posizionamento di Bersani in Europa potesse aver già di per sé chiusa la questione socialista o, peggio ancora, come se ribadire con forza che siamo socialisti potesse incrinare il rapporto con il PD.
Ci siamo negli anni inventati tutte le “case” possibili, quella riformista, quella liberale, quella laica, fuorché quella socialista.
A questo punto è bene che le scelte politiche siano sottoposte ad una verifica e il nostro futuro sia deciso dagli organismi e dal nostro popolo.
Dopo queste elezioni siamo all’anno zero. Un ciclo è finito. Andare avanti come se nulla fosse, non valutando il significato e le conseguenze di ciò che è accaduto, è troppo. Per questo lascio la segreteria del partito.
Più in generale, della gravità della situazione italiana e della nuova sconfitta politica del centrosinistra, ci sarà modo di parlare un’altra volta.
Lascio a te informare i compagni della segreteria.
 
Un caro saluto
Roberto Biscardini

lunedì 4 marzo 2013

ESECUTIVO REGIONALE PSI MARCHE - CON IL SENATORE "NENCINI"

Cari compagni/e,

Venerdì 8 marzo 2013 il segretario nazionale del PSI, Sen. Riccardo Nencini, sarà a Cagli alle ore17,30 per mantenere la promessa fatta ai compagni di quella località, a seguito della mancata chiusura della Campagna elettorale causa neve.

Il predetto incontro sarà preceduto da una riunione con i massimi organi del partito regionale,che si terrà presso la sezione socialista di Fano in via Borgogelli n.42 alle ore 16,00, per una disamina dei risultati della campagna elettorale e sue prospettive politiche.  

A tal fine è convocato l'esecutivo regionale per le ore 16,00 del predetto giorno, presso la sezione socialista di Fano a cui vi invito a non mancare.
 
Fraterni saluti 

Il Segretario Regionale PSI  Marche - Luciano  Vita

domenica 3 marzo 2013

UN URLO INFINITO A CIVITANOVA : RIPERCORSI GLI ECCIDI DEL 900 !

Abbiamo cercato di creare un evento piu' difficile ma forse piu' utile con l'obiettivo non di celebrare le ricorrenze in modo rituale ma per lasciare una traccia piu'  profonda e duratura nei giovani.
Ci ha ispirato una celebre affermazione del PRESIDENTE PERTINI, i giovani non hanno bisogno di sermoni ma di esempi di onesta', coerenza ed altruismo. Cosi il Presidente del Consiglio Comunale di Civitanova Marche IVO COSTAMAGNA ha presentato ieri mattina 02/03 "UN URLO INFINITO.......PER NON DIMENTICARE" il nuovo progetto con cui e' stata celebrata in unica data "LA GIORNATA DELLA MEMORIA E QUELLA DEL RICORDO".
Il teatro CECCHETTI e' stato gremito dagli studenti delle SCUOLE della citta. E' stata una mattinata importante al Cecchetti, dove circa 300 tra studenti e cittadini hanno assistito alla posa della PRIMA PIETRA per costruire un edificio all'interno del quale non si coltivino strategie per emarginare LA DIVERSITA' E ABBATTERE IL NEMICO ma il confronto ed il rispetto per decidere quale societa' costruire. 

La mattinata e' stata introdotta dal saluto del neo Senatore MARIO MORGONI da quello del Sindaco CORVATTA e dall'intervento del Presidente Del Consiglio COSTAMAGNA. A guardarsi dalle insidie del 3° MILLENNIO, "SERVE ESSERE PRONTI PER EVITARE I TUMORI DEL PASSATO E PREVENIRE LE INSIDIE DEL PASSATO" nell'intervento del Presidente COSTAMAGNA, su questi concetti si e' sviluppata la "LEXTIO MAGISTRALIS" del Professor ANGELO VENTRONE, ascoltata in religioso silenzio. Al Cecchetti  si e' aperto un nuovo percorso che proseguira' in altre SEDI e in altre FORME, un programma INNOVATIVO nel tentativo di dare un senso NUOVO ad una "MEMORIA CONDIVISA"

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