lunedì 4 novembre 2019

GROTTAMMARE : CI HA LASCIATO IL COMPAGNO "ANTONIO CASILIO"

ANTONIO CASILIO è stato per la città di Grottammare, un autentico vulcano di idee. Storico allenatore della Robur, esponente della Confesercenti e militante Socialista di razza, era stato l’ideatore di numerosissime iniziative, legate sia allo sport che alla cultura. Nei giorni scorsi aveva partecipato alla presentazione dei campionati italiani di Marcia, un progetto nel quale, anni addietro, aveva creduto lavorando alacremente per portare la manifestazione ai livelli odierni. 

UN GRANDE ABBRACCIO AI FAMILIARI DAI COMPAGNI SOCIALISTI MARCHIGIANI.

I funerali saranno celebrati domani pomeriggio  martedi CINQUE novembre alle 15,00 nella chiesa di San Pio V. Il compagno Antonio Casilio, lascia la moglie Lavinia e i figli Giulio, Silvia e Margherita.

giovedì 26 settembre 2019

PSI FEDERAZIONE DI MACERATA : CI HA LASCIATO PREMATURAMENTE " GIANMARIA" IL FIGLIO DEL COMPAGNO "GIOVANNI PIERINI "

IL DOLORE PIÙ GRANDE PER IL COMPAGNO A ME PIÙ CARO. Nella tarda mattinata di oggi ci ha lasciato GIANMARIA il figlio di GIOVANNI PIERINI. Aveva soltanto 41 anni. Non sono stato capace di scrivere ne fare nulla sino ad adesso. GIANGI, così lo chiamavamo tutti, ha lottato per quasi due anni come un leone sottoponendosi a terapie molto forti ed invasive e consapevole di combattere contro un male terribile. Era lui a trasmettere ai suoi familiari, agli amici ed a tutti noi, speranza e fiducia. Credetemi, non è retorica di circostanza, era davvero un ragazzo speciale! Non amava le mezze verità ne tantomeno le ipocrisie. Ha affrontato questa battaglia a “muso duro” conservando, però, sempre la sua straordinaria dolcezza. Sono certo che continuerà a vivere per sempre nel cuore dei tanti che lo hanno conosciuto e che gli hanno voluto bene. Questo è anche il momento più difficile della vita di un uomo che, aldilà della politica, è per me un fratello maggiore, il compagno GIOVANNI PIERINI. Una persona straordinariamente generosa, colpita nel modo più doloroso e nell’affetto più profondo, quello che lui ha per tutta la sua famiglia ed, in particolare, aveva per GIANGI. A Nanni’ non mi sento di dire soltanto le frasi di circostanza purtroppo tipiche di una tragedia come questa. Il primo che non le avrebbe gradite sarebbe stato proprio GIANMARIA. Nanni’ ha davvero soltanto lavorato per decenni per il Partito Socialista senza mai ricevere nulla in cambio ma dando sempre tutto se stesso senza mai risparmiarsi. Persino la stupenda Sede del PSI provinciale si trova all’interno della sua proprietà! UN GALANTUOMO, UN GRANDE LAVORATORE, UN VERO SOCIALISTA Ancora ieri sera discuteva, perché nulla faceva pensare che la situazione del figlio sarebbe precipitata in questo modo, con la passione che lo caratterizza, sul sito regionale della Sanità del PSI Marche. Protestava per l’emarginazione “silenziosa” e per gli “attacchi” politici  che sia lui, paradossalmente proprio per le difficoltà familiari che ha vissuto, e sia gli esponenti dell’intero Partito della provincia di Macerata hanno dovuto subire in questi ultimi due anni a livello regionale. NON SOLO È MANCATA LA SOLIDARIETÀ CHE SAREBBE STATA TIPICA IN ALTRI MOMENTI, IN UNA COMUNITÀ COME QUELLA SOCIALISTA, VERSO IL TERRITORIO MACERATESE DURAMENTE COLPITO DA UN TERREMOTO DEVASTANTE, DA GRAVISSIMI LUTTI E MALATTIE DEI SUOI MAGGIORI ESPONENTI E DAGLI ATTACCHI DEGLI ALTRI PARTITI A CUI IL RINNOVATO PROTAGONISMO SOCIALISTA DAVA MOLTO FASTIDIO MA, ADDIRITTURA, QUESTE DIFFICOLTÀ SONO STATE STRUMENTALIZZATE CONTRO IL PSI DELLA PROVINCIA DI MACERATA. GIANGI NON AMAVA L’IPOCRISIA E GIOVANNI IERI DAVA A TUTTI APPUNTAMENTO AL CONGRESSO REGIONALE. È QUESTO IL MODO MIGLIORE, PROPRIO PERCHÉ NON IPOCRITA, SIA PER RICORDARE UN RAGAZZO CHE RIMARRÀ PER SEMPRE NELLA MENTE E NEL CUORE DI CHI LO HA CONOSCIUTO E SIA PER STRINGERCI, DA SOCIALISTI, IN UN ABBRACCIO, SINCERAMENTE COMMOSSO, A NANNI’ !

IVO COSTAMAGNA - Segretario Provinciale PSI Federazione di Macerata 

La Camera Ardente è già stata allestita presso la sua abitazione in Via del Sole,18/D e la cerimonia funebre si terrà domani, Venerdì 27/9 alle ore 16.00, presso la Chiesa di San Giovanni Battista in Corso Matteotti (nei pressi della Stazione) sempre a Porto Recanati.

domenica 8 settembre 2019

ANGELO TIRABOSCHI : LA CRISI PROFONDA DEL SOCIALISMO DEMOCRATICO. PUO’, E IN CHE MODO, RIAPRIRSI UNA NUOVA STAGIONE ?

Intervento scritto inviato dall' on. Angelo Tiraboschi, in occasione dell'assemblea regionale Marche dell'associazione "SOCIALISMO XXI" (Idee per il Socialismo del XXI° secolo). del 7 Settembre 2019 tenutasi a Loro Piceno MC.
di Angelo Tiraboschi

Esaminare i problemi contemporanei del socialismo democratico italiano ed europeo è un’impresa molto ambiziosa e complicata. Risparmio a me stesso e soprattutto a chi mi leggerà una specie di trattato lungo, noioso, sostanzialmente inconcludente e presuntuoso.
Come sappiamo la crisi del socialismo italiano (si potrebbe anche parlare di fallimento) ormai parte da lontano. Dopo le stagioni sterili e difficili degli “equilibri più avanzati” degli anni sessanta e dei primi anni settanta, la segreteria di Craxi aveva con grandi meriti promosso e realizzato un nuovo corso.
I primi segnali di una controtendenza si avvertono però già alla fine degli anni Ottanta.
All’inizio degli anni ‘90 la sconfitta socialista si compie. E’ così grande da escludere - come è avvenuto – repliche nel breve e nel medio periodo.
In sintesi si può dire che ad essa vi abbiano concorso molti fattori. Non ci sono solo i gravi errori altrui. Non c’è soltanto la miopia dei postcomunisti i quali credevano, con iattanza e pressapochismo, che, una volta ucciso il PSI, avrebbero avuto davanti a loro la strada spianata nel campo della sinistra italiana e nella automatica conquista del governo nazionale. Non c’è solo il ruolo arbitrario e anomalo, da colpo di stato, di alcune Procure che credo si fossero poste al servizio di convincenti “suggerimenti” interni ed esteri. Pagine di storia recente ancora tutta da scrivere.
Ci sono anche i nostri errori. Errori del gruppo dirigente del PSI del tempo. Abbiamo compiuto errori tattici e strategici. Quello - a mio giudizio - che ha pesato di più è non aver interrotto, a partire almeno dal ’91, l’alleanza con la DC.
Un’alleanza che si era consunta, che era arrivata al capolinea. Quando c’è una crisi di sistema così evidente non serve rispondere inseguendo e difendendo posizioni di potere. Ci vuole una risposta politica netta, di vera discontinuità.
Avremmo aperto una nuova fase politica e imbrigliato, sia pure nell’incertezza circa una crisi di governabilità, i giochi politici altrui, specie del PDS.

Inoltre, il PSI, si era troppo appesantito. Troppi opportunisti, troppo arrivisti erano saliti sul carro socialista al punto da renderlo “invadente”, tracotante, con crescenti riflessi negativi interni ed esterni.
Faccio queste osservazioni soprattutto per introdurre una cosa che credo fondamentale.
La illustro prendendo a prestito un’osservazione dello storico francese René Grousset:”nessuna civiltà viene distrutta senza essersi prima rovinata da sola, nessun impero viene conquistato dall’esterno, senza che precedentemente fosse già suicida”. Lo so è una asserzione molto forte.
Forse troppo. Ma c’è del vero. Da qui si apre un capitolo che ci porta più direttamente ai giorni nostri.
Quello che (oggi - ammetto – è più facile dirlo) non abbiamo compiuto è uno sforzo per capire fino in fondo le ragioni del nostro tracollo.
C’è chi tra di noi si è indignato; c’è chi è approdato su altre sponde; chi ha versato lacrime; chi ha legittimamente (parlo specie della base del partito) maturato la convinzione di aver subito un grave torto; c’è chi (io sono tra questi) ha cercato scorciatoie e soluzioni improvvisate quanto politicamente discutibili; c’è - ai nostri giorni – chi pensa che la Lega di Salvini sia un partito di sinistra (sic). Sia come sia bisognava piuttosto capire meglio. Diceva Baruch Spinoza: “nec indignari, sed intelligere”.
Ma, a parte le citazioni, lo dico perché bisogna sempre guardarsi dalle nostalgie e dai nostalgici. E’ giusto e perfino entusiasmante ricordare una storia, valorizzarla, difenderla contro i denigratori che non hanno alcun titolo o merito per dare lezioni. Senza però smarrire un adeguato spirito critico. Dobbiamo farlo senza pensare che ci si possa fermare alla constatazione di quanto eravamo bravi.
Sì, il gruppo dirigente del PSI (penso anche ai tanti ottimi amministratori locali) aveva qualità, competenze, passione. Penso allo straordinario uomo di governo che è stato Craxi. E Martelli alla Giustizia?
A confronto coll’oggi è troppo facile avvertirne le differenze. Sì, nel complesso l’Italia ha perso molta vivacità e qualità politica.
Tutto sommato è stata la nostra, la mia una “bella stagione”, ma non con queste idee (sentimenti?) si costruisce il nuovo.
Tutto è ancora più difficile per le seguenti ragioni: chi, anche con qualche merito, ha ereditato la sigla PSI ha pensato a sopravvivere, soprattutto si è “coccolato” dentro ad una mediocre posizione di rendita personale e di gruppo.
Nessuna vera apertura. Anzi, è stato sagomato un minuscolo partito che sembra avere l’orticaria e che espelle ogni dialettica.
Un gruppo dirigente che per lo più chiude le porte anziché spalancarle. Con ristrettezze mentali conservative non si poteva né si può andare lontano.
Non è poco. Oltre questo, si deve porre all’ordine del giorno la crisi profonda del socialismo europeo.
Perché la crisi? Tante possono essere le spiegazioni avvalorate dagli enormi mutamenti di scenari, di modelli informativi, di modi di vivere e di pensare, di cambiamenti di enorme rilievo in tutti i campi.
Negli anni ’70 e negli anni seguenti i socialisti europei erano una primavera, erano portatori di idee innovative. Erano sostenuti da leader di enorme spessore. Erano il cambiamento rispetto alla vecchia Europa conservatrice e, in parte, massimalista e filo sovietica.
C’è stato un progressivo e inesorabile invecchiamento. Non c’è sinergia, non ci sono grandi idee per una nuova Europa dei cittadini.
Ciascun partito si chiude nel proprio paese nell’intento di “lucrare” qualche rimanente fetta di potere, con l’idea di contenere le perdite. In Spagna c’è una rinascita credo propiziata dallo slancio di un giovane leader e, nel contempo, dalla crisi profonda del centrismo conservatore.
Nel resto d’Europa c’è il silenzio a cui si aggiunge una tendenza a burocratizzarsi e a gettare lo sguardo sulle cose di tutti i giorni. Manca una strategia comune, né la si ricerca. Non si avverte che la prima grande urgenza è di tornare, su basi nuove, a caricare di significati e di contenuti il socialismo europeo. Il socialismo o ha una dimensione europea o non ha sbocchi. Occorre costruire un progetto. Che cosa si aspetta a lanciare una grande proposta europea di “cooperazione internazionale” che riguardi l’Africa? Ai sovranisti, ai nazionalisti pericolosi e dannosi, si può e si deve rispondere con una visione strategica ampia e concreta. Fermare e comunque selezionare gli immigrati è una impresa ardua, tuttavia bisogna provarci. Sono d’accordo con Claudio Martelli quando afferma che la sinistra italiana ha sottovalutato il drammatico ed enorme problema dell’immigrazione. Il problema c’è. Promuoviamo un’azione per convincere l’Europa ad investire in modo mirato ed organico in Africa.
Difficile? Certo. Soprattutto sarebbe difficile attuare in concreto quanto si dispone di fare.
Posso capire le obiezioni, ma negli anni ’80, sia pure con alcune deviazioni e alcuni limiti, la politica della cooperazione internazionale aveva il suo peso politico e sociale. L’Italia era più influente, più considerata, più in prima linea nel comprendere le terribili ragioni del sottosviluppo, della miseria, della fame.
Il modello di allora non serve, ma il tema di un corposo progetto di investimenti in Africa è ineludibile. Sarebbe anche un modo per assegnare una distinzione tra politiche rapinatrici di alcune grandi potenze ed un ….. che mette al centro correttamente i problemi dello sviluppo e della giustizia per i popoli emarginati. 
Mentre l’Italia invecchia di contro c’è un problema demografico mondiale.
Sia pure non in sintonia con la Chiesa di Roma, il socialismo europeo dovrebbe proporre un Fondo per l’educazione alla procreazione responsabile nel quadro di un controllo di tipo formativo e culturale nel continente africano. 
L’esplosione demografica che è già oggi una realtà e sarà ancora più grave nei prossimi anni, esporrà ancora di più l’Africa e l’intera umanità a gravissimi problemi di sostenibilità e di convivenza.
Si è già in grave ritardo. 
Penso, al tempo stesso, che non vi siano disponibilità a comprendere quanto sia devastante la situazione del prossimo futuro.
Se il Fondo sulla demografia dell’ONU è stato sostanzialmente fatto fallire non significa che l’Europa democratica debba rinunciare a realizzare politiche attive in questo campo. L’ignoranza si sposa con la miseria e con forme sempre più evidenti di disumanità, di discriminazione nei riguardi dei più deboli, dei bambini, delle donne.
Ugualmente va lanciato un programma del socialismo europeo per l’ambiente. Anche qui ci si può distinguere dalle insensibilità esistenti e, soprattutto, dagli interessi economici che sono la causa prima dell’uso forzato delle risorse e della devastazione ambientale.
Occorre nel contempo pensare alle aree emarginate del nostro continente, a cominciare dalla “questione meridionale” italiana. E’ questione decisiva. Le differenze economiche e sociali si sono allargate e aggravate. Vi sono due possibili e necessarie risposte: creare posti di lavoro, utilizzando anche risorse pubbliche ed investire seriamente sulla scuola e su efficaci centri di formazione professionale. E’ il minimo. E’ il minimo anche per combattere le economie illegali e la criminalità.
E’ il minimo per una politica riformista.
Ecco alcuni temi su cui far rifiorire una moderna idea socialista.
Nella storia del socialismo con le sue battaglie sono state aperte nuove prospettive di giustizia e di progresso. Sono stati raggiunti importanti traguardi. Ora, bisogna stare al passo con i tempi, aggiornarsi, studiare e comprendere quello che serve, quello che è indispensabile per preparare un futuro migliore.
Infine, ci sono i gruppi dirigenti. Ci sono le rappresentanze. Senza leader di qualità nella società liquida di oggi non si guadagna strada.
La visibilità può essere rimessa in moto se c’è un leader che abbia la personalità per farsi valere e introdursi nei complicati ed interessati meccanismi dell’informazione.
Poi, ovviamente, bisogna aprire le porte, riprendere una mobilitazione tematica che si può fare se ne si ha la voglia. E’ scomoda, è laboriosa ma serve per ricominciare. Può darsi che sia poco ma è utile.
Per esempio, nelle università qualche idea di futuro se c’è, si potrebbe diffondere tra gli studenti. E, soprattutto si dovrebbe ascoltare.
Per non parlare del mondo del lavoro che non è più quello di una volta a seguito dei grandi capovolgimenti sistemici intervenuti, ma che è pur sempre una realtà che va riscoperta, seguita, anche allo scopo di individuare e avanzare proposte con l’obiettivo di rendere più garantito, più remunerato, più tutelato il lavoro quale che sia la funzione e la specializzazione dei singoli addetti.
C’è da chiedersi se una parte di quanti ancora si riconoscono nel socialismo democratico avvertano il vero significato della variegata e movimentata realtà dell’Italia di oggi. C’è da interrogarsi sull’utilità di limitare le energie proponendo vecchi schemi fuori del nostro tempo. Affiora in quello che a volte si legge nel faticoso dibattito sul socialismo odierno, una realtà percepita che appare non sulla lunghezza d’onda della complessa situazione. Una Nazione che parla a se stessa più che alle nuove generazioni.
I sogni postdatati, le chimere non sono proibiti senza però mai perdere di vista che là fuori c’è un mondo che si muove a cui bisogna offrire soluzioni e idee che, soprattutto, non ha memoria del passato.
Un partito che s’ingegna a ricercare qualche piccolo posto di potere non si dispone a conoscere, non vuole conoscere, non pensa , non può attrarre, salvo qualche viva ma esigua eccezione del tutto personale e parziale.
Insomma, ci vuole un’altra mentalità, ci vogliono larghe vedute, ci vuole coraggio, ci vuole un dibattito aggiornato e informato. Forse non sarebbero sufficienti. Sono però le precondizioni per riaprire spiragli, per riprendere, senza alcuna illusione, un difficilissimo cammino di speranza e di rinascita.
Ci si può sempre soffermare su di una verità: senza parlare di un’idea di progresso e di giustizia, di razionale ed equo sviluppo cosa resta nel futuro degli uomini ?




   
  



martedì 9 luglio 2019

IL GRANDE SOGNO "SOCIALISTA" - di LUIGI TOMASSUCCI


di Luigi Tomassucci

Il sogno di tanti amici e compagni è suggestivo. Anche perché sembra impossibile, come la maggior parte dei sogni. Che i sogni non si avverino é ciò che un’educazione troppo orientata alla prudenza e all’iper-realismo ci ha spesso, erronemente, inculcato. I sogni, invece, possono anche avverarsi. Se ci crediamo e se lavoriamo con intelligenza e determinazione perché ciò avvenga.

Un PARTITO SOCIALISTA - sognano i Compagni - senza aggettivi.
Hanno ragione.
Ogni aggettivo aggiunto al termine SOCIALISTA lo contaminerebbe, limitandone le potenzialità e indebolendone la portata RIVOLUZIONARIA.
Si, perché un partito SOCIALISTA o è RIVOLUZIONARIO o non è. 
Le ragioni delle mille diaspore che hanno segnato la storia di questa utopia sono molteplici, ma una è certamente anche questa: l’aver voluto specificare, distinguere, restringere il campo. 
Condannandosi all’insignificanza, o quasi, comunque rendendo sempre più fragile il cordone ombelicale che unisce Partito e Popolo - apparati e persone in carne, ossa e cervello, uomini “vivi” - fino a spezzarlo, confinando il/i partito/i in spazi autoreferenziali del tutto privi di peso politico.
RIVOLUZIONARIO attraverso le riforme, non con azioni violente, che inevitabilmente riproducono violenza.
Però NON SEMPLICEMENTE RIFORMISTA, perché questo aggettivo, rassicurante e pieno di buon senso, è oramai percepito generalmente come sostanziale immobilismo, come processo di cambiamento entro schemi rigidi e cornici troppo strette, incapace di mobilitare l’interesse e l’impegno di larghe fasce di persone che vorrebbero una società più APERTA, più DINAMICA, più SOLIDALE.
Capace di CONIUGARE BENESSERE (NON SOLO ECONOMICO) e RISPETTO PER L’AMBIENTE.
In grado di individuare NUOVI MODELLI DI SVILUPPO E DI CRESCITA CHE SIANO REALMENTE SOSTENIBILI A LIVELLO REGIONALE E GLOBALE e in una prospettiva di lungo termine; fermo nella convinzione che il CENTRO E IL FINE DI OGNI AZIONE POLITICA SIA L’INDIVIDUO E L’AMBIENTE IN CUI SVILUPPA LA PROPRIA ESISTENZA; che la CULTURA E LA LIBERTÀ DAI BISOGNI PRIMARI siano lo strumento principale per vivere un’esistenza degna di questo nome; che le regole che governano la vita civile debbano GARANTIRE LE LIBERTÀ E I DIRITTI DI OGNUNO, senza comprimere le libertà e i diritti degli altri e che lo STATO debba essere AUTOREVOLE e ORGANIZZATO per garantire il rispetto di queste regole da parte di tutti.
Ci vuole chi sappia elaborare un MANIFESTO SOCIALISTA per questa epoca, che sappia comunicarlo e che sappia motivare le tante energie che aspettano solo l’occasione per riattivarsi.
Mi pare che ci siano in giro diverse menti lucide e profonde e figure carismatiche che potrebbero svolgere egregiamente questo compito, solo che abbandonassero qualche salotto televisivo (talk-show e via annoiando) e spostassero il campo d’azione su un terreno più fertile.

martedì 14 maggio 2019

LUIGI TOMASSUCCI - L’IPOCRISIA DI CHI SI SCANDALIZZA PER IL GESTO RIBELLE DELL’ELEMOSINIERE DEL PAPA

di Luigi Tomassucci


Tra gli inevitabili favorevoli e contrari “a prescindere”, la vicenda del Cardinale Konrad Krajewski , elemosiniere del Vaticano che riallaccia (abusivamente) l’energia elettrica agli inquilini (abusivi e morosi) di un condominio romano, mi hanno un poco infastidito quei commenti di alcuni benpensanti che avrebbero preferito - supposto che quell'azione sia stata dettata da puro spirito umanitario (nella palazzina rimasta per alcuni giorni senza energia elettrica sembra che ci fossero anche bambini, anziani, disabili) – che l’alto prelato e la Chiesa in nome della quale ha agito avessero compiuto l'opera caritatevole in silenzio, andando a pagare le bollette arretrate e chiedendo il regolare riallaccio delle utenze. Mi infastidisce per l’ipocrisia che, suppongo, stia dietro a tale posizione. Credo siano molti, tra chi condivide questo atteggiamento perbenista, coloro che, invece, giustificano e plaudono le trovate propagandistiche di tanti esponenti politici a cominciare da quelle dell’attuale Ministro dell’Interno, senza dubbio il più attivo e spregiudicato su questo fronte . Essi considerano normale che il Ministro a capo di uno dei dicasteri più delicati svolga i propri compiti (se li svolge) salendo sulle ruspe, indossando divise non sue, facendo selfie con questo e con quello, inondando il web di trovate propagandistiche secondo quella che – immagino – sia una precisa strategia comunicativa pianificata nei minimi dettagli da professionisti del settore. Da un lato, quindi, si giustifica e si considera normale mettere in campo sceneggiate propagandistiche, dall’altro – quando qualcuno risponde usando la stessa tecnica (foss’anche l’elemosiniere del Papa) – ci si scandalizza per l’irritualità dell’azione. In questo doppiopesismo sta l’ipocrisia cui sopra accennavo. Neanche a me piace questo modo di comunicare, ma è il modo di comunicare del momento, quello sul quale si sono specializzate numerose agenzie e professionisti del settore, molto adatto per i moderni mezzi di comunicazione e, almeno per ora, straordinariamente efficace. Sembra che le forze di opposizione a questa maggioranza non ne siano sempre troppo consapevoli e continuano a comunicare usando tecniche e strategie più garbate, ma sicuramente meno efficaci. La Chiesa Cattolica, o - forse – sarebbe meglio precisare, questo “strano” Papa Francesco - ha capito che dopo aver offerto cristianamente l’altra guancia all’avversario, è necessario attrezzarsi anche per combatterlo (l’avversario) e farlo nel modo più efficiente, magari usando per fini diversi le stesse strategie e tecniche comunicative di coloro ai quali ci si oppone. Del resto che c’è di starno? E’ vero che per i cristiani l’uomo non è “del mondo”, ma è comunque ”nel mondo” e in esso devono starci, se non come Dio comanda, almeno come il mondo – adesso – richiede. Chi non lo capisce, a questo giro (non so quanto lungo), è inesorabilmente fuorigioco. Domani si vedrà. Chi ha difficoltà ad adattarsi è ad alto rischio di estinzione.

giovedì 25 aprile 2019

CLAUDIO SIMONETTI : RICORDI DI UN 25 APRILE DI TANTI ANNI FA'....

Marzo 1944. Caldarola. Un gruppo di giovani con le mani alzate incolonnati di fronte al Palazzo Comunale. Alle loro spalle militi fascisti armati di mitra. Più dietro si accalcano familiari, parenti, conoscenti. La strage di Montalto (più di trenta giovani trucidati innocenti) è troppo recente, la tensione altissima. Una donna, mia madre, Anna, con in braccio un bambino di pochi mesi, mio fratello Carlo, si precipita verso il comandante tedesco e gli urla tutta la sua disperazione. Improvvisamente questa donna, mia madre, si accorge di avere tutto il seno bagnato. Il latte le stava colando copioso… Potrei continuare, dire come mio padre riuscì a salvarsi, grazie anche all’eroismo di un dipendente dell’Ufficio Postale al quale papà passò alcune pallottole che aveva mantenuto in tasca. Forse un’altra volta; ora il ricordo di mia madre che perde il suo latte per il dramma che Lei e tutta la nostra famiglia stava vivendo, mi sembra il giusto tributo al Ricordo della Resistenza, ai Partigiani, a quanti sostennero la loro battaglia per la libertà; un tributo, ma anche un monito a tutti i revisionisti, vecchi e nuovi. Il dramma di Anna è stato il dramma di un intero popolo, che attraverso la Resistenza ha saputo e potuto riacquistare libertà e speranza per il futuro.....

sabato 13 aprile 2019

SOCIALISTI ITALIANI : ANCORA UN'OCCASIONE PERDUTA - DI CLAUDIO SIMONETTI - SOCIALISMO XXI

Ancora una occasione perduta. Ancora una volta i socialisti italiani affronteranno l’ennesima campagna elettorale in cui l’unica certezza è rappresentata dalla mancanza del simbolo PSI o comunque di un richiamo forte al socialismo democratico e riformista. Ancora una volta i socialisti italiani saranno chiamati a distribuire i i loro consensi a sostegno di coalizioni che ben poco hanno a che vedere con la tradizione socialista del nostro paese. 

Tutto questo, nonostante la celebrazione di un Congresso Nazionale e l’insediamento di una nuova dirigenza che poteva e doveva porsi l’obiettivo di promuovere l’unica, sola iniziativa capace di porre concrete basi per il superamento della diaspora socialista e restituire entusiasmo e motivazioni non solo ai socialisti ma anche a tutti quanti si stanno sempre più rendendo conto del prezzo pesantissimo che il Paese sta pagando per la mancanza di una autorevole forza socialista, moderna, riformista.
Una chiamata alle armi. 

Una mobilitazione rivolta ad iscritti, elettori, simpatizzanti, a quanti, almeno una volta nella loro vita, abbiano condiviso le battaglie dei socialisti per l’ammodernamento del Paese e per la sua crescita morale sociale civile ed economica, perché alle prossime elezioni europee tutti i socialisti italiani avessero potuto trovare, riconoscere e sostenere il loro simbolo, il nostro simbolo!, il nostro programma, i nostri candidati.

Obiettivo velleitario? Sfida impossibile? Forse ! ma chi davvero avrebbe potuto smarcarsi da questa iniziativa? E con quali motivazioni? Non certo quelle legate alla raccolta delle firme o a questioni finanziarie. Ma non poteva far parte di questa mobilitazione il lancio di una campagna di finanziamento, trasparente e rivolta a tutti, soprattutto a quanti condividono l’idea che un partito socialista torni ad avere diritto di cittadinanza nel nostro Paese ?

lunedì 11 febbraio 2019

Ci ha lasciato "LIDIA" la mamma del Compagno "FRANCESCO ACQUAROLI"

CI HA LASCIATO "MAMMA LIDIA" PER "FRANCESCO" E TUTTA LA FAMIGLIA ACQUAROLI  DI MORROVALLE, DOPO UNA LUNGA MALATTIA, SILENZIOSAMENTE, SENZA DISTURBARE NESSUNO, NELLA SUA UMILTA', COME NEL SUO STILE DI VITA. 

MADRE DEL COMPAGNO "FRANCESCO ACQUAROLI"  GIA' SINDACO DI MORROVALLE E ATTUALMENTE CONSIGLIERE IN PROVINCIA DI MACERATA.

MOGLIE DI UN ALTRO PRESTIGIOSO COMPAGNO PERSO ANNI FA' ; "EVARISTO ACQUAROLI" GIA SINDACO DI MORROVALLE E VICEPRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI MACERATA.

TUTTI I COMPAGNI ; SOCIALISTI ; LIBERTARI ; PROGRESSISTI, SALUTANO ORGOGLIOSAMENTE "MAMMA LIDIA" E CON LE LORO BANDIERE LISTATE A LUTTO, FANNO LE PIU SENTITE CONDOGLIANZE A "FRANCESCO"  E TUTTA LA FAMIGLIA ACQUAROLI.

I funerali avranno luogo domani Martedi' 12 Febbraio alle ore 15,00 presso la chiesa dei Frati Passionisti a Morrovalle in provincia di Macerata. 

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LUCA CABASCIA 

Un piccolo pezzo di storia personale, di tanti aneddoti e di vita vissuta se ne va con Lidia. Moglie, madre, maestra, donna instancabile.
A volte di poche (ma giuste) parole e sempre, sempre “sul pezzo”.
Pronta a salutarti con l’immancabile sorriso ogniqualvolta, senza alcun preavviso, si entrava in casa da dietro, dalla “sua” cucina. Ed era normale, prima di andar via, che ti invitasse a restare a mangiare nonostante la solita improvvisata.


Francesco, Paolo, Silvia, Elena, un grande abbraccio amici !

Luca 

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