martedì 9 luglio 2019

IL GRANDE SOGNO "SOCIALISTA" - di LUIGI TOMASSUCCI


di Luigi Tomassucci

Il sogno di tanti amici e compagni è suggestivo. Anche perché sembra impossibile, come la maggior parte dei sogni. Che i sogni non si avverino é ciò che un’educazione troppo orientata alla prudenza e all’iper-realismo ci ha spesso, erronemente, inculcato. I sogni, invece, possono anche avverarsi. Se ci crediamo e se lavoriamo con intelligenza e determinazione perché ciò avvenga.

Un PARTITO SOCIALISTA - sognano i Compagni - senza aggettivi.
Hanno ragione.
Ogni aggettivo aggiunto al termine SOCIALISTA lo contaminerebbe, limitandone le potenzialità e indebolendone la portata RIVOLUZIONARIA.
Si, perché un partito SOCIALISTA o è RIVOLUZIONARIO o non è. 
Le ragioni delle mille diaspore che hanno segnato la storia di questa utopia sono molteplici, ma una è certamente anche questa: l’aver voluto specificare, distinguere, restringere il campo. 
Condannandosi all’insignificanza, o quasi, comunque rendendo sempre più fragile il cordone ombelicale che unisce Partito e Popolo - apparati e persone in carne, ossa e cervello, uomini “vivi” - fino a spezzarlo, confinando il/i partito/i in spazi autoreferenziali del tutto privi di peso politico.
RIVOLUZIONARIO attraverso le riforme, non con azioni violente, che inevitabilmente riproducono violenza.
Però NON SEMPLICEMENTE RIFORMISTA, perché questo aggettivo, rassicurante e pieno di buon senso, è oramai percepito generalmente come sostanziale immobilismo, come processo di cambiamento entro schemi rigidi e cornici troppo strette, incapace di mobilitare l’interesse e l’impegno di larghe fasce di persone che vorrebbero una società più APERTA, più DINAMICA, più SOLIDALE.
Capace di CONIUGARE BENESSERE (NON SOLO ECONOMICO) e RISPETTO PER L’AMBIENTE.
In grado di individuare NUOVI MODELLI DI SVILUPPO E DI CRESCITA CHE SIANO REALMENTE SOSTENIBILI A LIVELLO REGIONALE E GLOBALE e in una prospettiva di lungo termine; fermo nella convinzione che il CENTRO E IL FINE DI OGNI AZIONE POLITICA SIA L’INDIVIDUO E L’AMBIENTE IN CUI SVILUPPA LA PROPRIA ESISTENZA; che la CULTURA E LA LIBERTÀ DAI BISOGNI PRIMARI siano lo strumento principale per vivere un’esistenza degna di questo nome; che le regole che governano la vita civile debbano GARANTIRE LE LIBERTÀ E I DIRITTI DI OGNUNO, senza comprimere le libertà e i diritti degli altri e che lo STATO debba essere AUTOREVOLE e ORGANIZZATO per garantire il rispetto di queste regole da parte di tutti.
Ci vuole chi sappia elaborare un MANIFESTO SOCIALISTA per questa epoca, che sappia comunicarlo e che sappia motivare le tante energie che aspettano solo l’occasione per riattivarsi.
Mi pare che ci siano in giro diverse menti lucide e profonde e figure carismatiche che potrebbero svolgere egregiamente questo compito, solo che abbandonassero qualche salotto televisivo (talk-show e via annoiando) e spostassero il campo d’azione su un terreno più fertile.

2 commenti:

  1. Dai principi ispiratori,abbastanza facilmente condivisibili,bisogna scendere alle proposte concrete e praticabili,elaborate con il più largo coinvolgimento delle eprsone interessate al progresso sociale.Di fronte ai cambiamenti epocali che sono avvenuti nel mondo attuale,questo è un impegmo arduo,ma non impossibile a sostenere.Quì vedo titubanze,incertezze,rinunce,e,peggio,divisioni a prescindere dal merito.Un vero peccato. Giovanni Bonfili

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  2. Il compagno Tomassucci con una lucida analisi ha posto il problema del superamento della diaspora socialista, che dopo tangentopoli, ha travolto il popolo socialista e stravolto gli obiettivi ed i contenuti del socialismo in Italia. Di pari passo in Europa i partiti socialisti e socialdemocratici, nella illusoria rincorsa alla modernità dell'era della globalizzazione,hanno tradito le aspettative dei ceti meno abbienti ,rinunciando alla difesa dei valori per cui nacque e si sviluppò il socialismo nella metà dell'ottocento in Europa ,e la nascita del Partito socialista italiano a Genova nel 1892. Con il mondo globalizzato e le sue politiche neo-liberiste ,la forbice delle diseguaglianze tra i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri e numerosi, si è allargata a dismisura. Partendo da questo stato di fatto il compagno Tomassucci indica una strada tutta nuova, quella della creazione di un partito socialista" senza aggettivi, quale unica vera risposta alla crisi dei partiti della sinistra italiana ed europea. Gli controbatte il compagno Giovanni Bonfili,che pur riconoscendosi sui principi generali, richiama Tomassucci alla realtà contemporanea in cui alle enunciazioni,pur condivisibili,occorre "scendere alle proposte concrete e praticabili". GIUSTISSIMO!! Ma alla crisi della sinistra italiana e all'immobilismo dell'attuale PSI qualcosa di serio e di credibile si stà muovendo in Italia; si tratta di un movimento di autoconvocati socialisti sparsi in tutto il Paese Italia,dentro e fuori dal PSI che da oltre un anno, prima a Livorno nel marzo 2018, poi a Rimini nel febbraio 2019,passando per una serie di incontri preparatori in varie regioni d'Italia,ha costituito l'associazione "Socialismo xxi" ed ha elaborato un programma,costruito su ben 11 tavoli tematici su tutte le questioni politiche,economiche e sociali,messe a disposizione di tutti quei soggetti,associazioni culturali,ambientali,sociali, civiche e forze politiche che si riconoscano nei valori del socialismo, per la costruzione ,entro la prima metà del 2020 di una "Epinay Italiana" fondante di un soggetto politico SOCIALISTA " senza aggettivi" come auspica il compagno Tomassucci. Con la crisi della sinistra Italiana e la grande protesta del popolo di sinistra,tradito dai suoi rappresentanti in parlamento,nessuno escluso,si apre una immensa prateria per il ritorno in Italia di un soggetto "socialista" che ponga al centro la persona,i diritti,la difesa del'ambiente,il lavoro e la ricerca. In sintesi in Italia come in Europa "Socialismo o barbarie". E' un'utopia ? Un sogno irrealizzabile ? No compagni; può essere una realtà a condizione che tutti noi,dentro o fuori dalle attuali organizzazioni di appartenenza,non pensiamo alla difesa di quelle minuscole rappresentanze per garantire a qualcuno qualche strapuntino nelle alte istituzioni pubbliche, ma ci impegnamo dentro e con la società civile,quella delle periferie e dei ceti medi abbandonati,a costruire un nuovo soggetto politico,visibile,credibile e sopratutto rappresentativo di quel popolo sovrano,tutelato e protetto dalla nostra Carta Costituzionale. Lo dobbiamo ai nostri figli e sopratutto ai nostri nipoti.

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