martedì 23 settembre 2014

In ricordo di Riccardo Lombardi


di Giuseppe Giudice

Riccardo Lombardi nasce in Sicilia, a Regalbuto (Enna) nel 1901. A vent'anni, con la famiglia si trasferisce a Milano, dove si laurea in ingegneria elettrotecnica. Di iniziale formazione cattolica dapprima aderisce al partito popolare dove si colloca nell'ala sinistra. Quindi rompe con il PPI ed aderisce al socialismo, militando nel PSU di Turati , Treves e Modigliani. Quindi a Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli ed al Partito D'Azione (che ne è filiazione). Da ultimo segretario del Partito D'Azione guida la confluenza della grande maggioranza di quel partito nel Psi di Nenni e Morandi dove sarà, con Vittorio Foa e Fernando Santi il più tenace difensore dell'autonomia socialista contraria al Fronte Popolare. Collaborazione con i comunisti, sì , ma mantenendo la piena distinzione di una forza autonoma socialista. La formazione politica di Riccardo è essenziale per comprendere le ragioni della sua politica. Diversi storici hanno sottolineato come vent'anni di fascismo abbiano impedito al socialismo italiano di fare quella riflessione critica collettiva che è invece avvenuta in altri partiti socialisti europei. Soprattutto nel senso di un superamento del socialismo anteriore a quello della I Guerra Mondiale. Il processo revisionistico avviato negli anni venti e trenta, che vede protagonisti uomini come Hilferding, Cole e DE Man , in un socialismo italiano costretto all'esilio , si scarica tutto su Giustizia e Libertà e su Saragat che sarà vicino alle correnti innovative dell'Austro-Marxismo. Insomma si tenta di superare il determinismo economico di un certo marxismo volgarizzato, sia nella versione hegeliano-dialettica della III Internazionale che in quella positivista della prima fase della II Internazionale. Lombardi è uno dei protagonisti di questo processo di ripensamento. Voglio qui ricordare che i dirigenti del Psi del doguerra vengono, in larga misura dal Partito D'Azione: LOmbardi, De Martino, Foa, Lussu, Vittorelli, Brodolini, Codignola. Questa formazione si rivelerà essenziale , dopo il 56, dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria , quando il PSI riacquista la sua piena autonomia di pensiero e di azione politica rispetto al PCI togliattiano. Lombardi è protagonoista, con Santi, Codignola e Giolitti di questa importante ed essenziale fase di autonomia socialista, che non è affatto anticomunismo, ma a-comunismo. Si tratta di costruire , nella sinistra , una posizione politica e culturale, autonoma, originale rispetto alla ortodossia togliattiana, ma non contrapposta ed antagonista al PCI (dove non c'era solo il togliattismo) . E quindi Lombardi ed i suoi collaboratori sono i tra i fautori del primo centro-sinistra , perchè ritengono che nella DC esistano forze progressiste che devono essere liberate dall'abbraccio del clericalismo conservatore e della Confindustria. Ed in effetto il primo centro-sinistra produsse il più grande processo riformatore mai realizzato nella storia repubblicana: nazionalizzazione della energia elettrica, politica di programmazione, scuola media unica, statuto dei lavoratori, eliminazione delle gabbie salariali. E tuttavia fu un processo dimezzato, perchè poi arrivò Aldo Moro per rallentare ed anestetizzare la carica riformatrice. Tant'è che ci fu un tentativo di colpo di stato (a cui non erano estranei pezzi importanti della DC) e si bloccò la legge di riforma urbanistica che vide la feroce opposizione della Confindustria e della Chiesa. Per questa ragione (qui sta la grande coerenza della persona) Lombardi poi prese le distanze dalla creatura che egli stesso contribuì a creare: il centro-sinistra. Lombardi ha una visione del socialismo alternativa a quella ortodossia marxista-leninista. Il suo è un socialismo pluralista, libertario e democratico fondato su una democrazia conflittuale. Come per Rosselli. Il socialismo non è la fine della storia , ma un processo aperto in cui si realizza progressivamente la socializzazione del potere e la fine di ogni dominio organico di classe (anche quella della borghesia burocratica dei paesi comunisti) in un continuo sforzo di perfettibilità. Da questo punto di vista egli supera l'idolatria dello sviluppo illimitato delle forze produttive che un certo marxismo ortodosso e funzionalista deriva di fatto dalla ideologia borghese. Non a caso egli parla del socialismo come di "una società diversamente ricca". Superata la fase dell'opulenza capitalista il compito del socialismo non è quello di una illimitata crescita quantitativa della produzione materiale, bensì di un suo mutamento qualitativo. Da questo punto di vista Lombardi è un precursore di quello che potremmo chiamare ecosocialismo. Un nuovo modo di produrre e consumare , legato ad un processo profondo di riorganizzazione della società , di cui la riduzione della durata del lavoro è uno dei tasselli fondamentali. E' innegabile la grande attualità del socialismo di Lombardi , anche per rifondare su basi più solide lo stesso socialismo europeo che non vive una fase felice. Ma così come Lombardi era  avversario di una concezione minimalista e subalterna del riformismo (così come Rosselli) era molto distante dal velleitarismo minoritario e palingenetico di certa sinistra mentalmente labile. Diceva Rosselli che si distrugge solo nella misura in cui si sa costruire. Per Lombardi e Rosselli la radicalità va declinata sempre in chiave costruttiva. Significa andare alla radice dei problemi e proporre alternative forti e costruttive al tempo stesso. Le ragioni della crisi (e della scomparsa) della sinistra italiana è l'aver oscillato tra il complesso di legittimazione postcomunista presso le forze moderate , di qui la sua subalternità al capitalismo tecno-finanziario ed il massimalismo protestatario ed a tratti nichilista della cosiddetta sinistra radicale. L'attualità di Lombardi, Santi e Giolitti, sta proprio nell'individuare una via diversa e più costruttiva per ricostruire una sinistra che è indispensabile dopo la nascita e la evoluzione del PD. Una sinistra che non sia un Arcobalemo mascherato, ma che sappia far propria la storia migliore del socialismo italiano. Socialisti non si nasce si diventa, ma se si demonizza il patrimonio storico del socialismo italiano è impossibile diventarlo. Oggi idee come quella della economia mista (in cui coesistono pubblici e privato) della programmazione, della socializzazione del potere, della compatibilità ecologica dei cicli economici (senza cadere nelle utopie premoderne della decrescita) sono essenziali per costruire in positivo (e non gestire solo movimentismo di protesta) una alternativa all'attuale assetto economico e sociale. Oggi Renzi lancia un attacco ad una delle più importanti conquiste del socialismo italiano , lo Statuto del lavoratori. Che il PCI non votò. Questo dovrebbe dire molto a tanti militanti della sinistra (vera o presunta) della grande importanza della tradizione socialista.

lunedì 8 settembre 2014

SINISTRA SOCIALISTA: Non partecipiamo al Consiglio Nazionale del 13 settembre prossimo !

DOCUMENTO PER LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE PSI DEL 13 SETTEMBRE A CARRARA.

Perché,in assenza di un ordine del giorno, l’incontro indetto ha tutta l’aria di essere un’occasione preordinata per coinvolgere i compagni in una nuova ratifica della politica del segretario nazionale, che, ancora una volta, nel momento in cui si conferma la condivisione di una politica governativa lesiva dei più elementari principi di democrazia e di rispetto della Costituzione Repubblicana, manca del sostegno preventivo e costruttivo proprio del CN, l’organo depositario della funzione di indirizzo della politica nazionale del partito; 


Perché, comunque, ubicazione, contesto e motivazioni politiche, per altro ignote, non risultano discusse e decisi dalla Segreteria Nazionale;

Perché, al bisogno del Partito, disatteso da mesi, di elaborare una strategia condivisa, conseguente al divenire degli avvenimenti politici, che hanno stravolto le premesse, che dettero luogo alle conclusioni congressuali di Venezia, registriamo una richiesta di revisione della politica del partito, crescente da tutte le istanze di base, a cui non si può rispondere con un incontro conviviale, nel corso di una festa neanche di partito ;

Perché l’incontro conviviale è inserito in una festa cosiddetta di Partito che viene definita “festa Nazionale dei Riformisti”, indicando così la volontà politica di non definirsi socialisti, sottintendendo un progetto politico di trasformazione del Partito, già avviato attraverso la scelta di consolidare un rapporto privilegiato ed esclusivo con il PD di Renzi, che non condividiamo e al quale ci opporremo con tutti gli strumenti politici a nostra disposizione;

Perché, con la presente presa di posizione, intendiamo rivolgere formale richiesta al Presidente dell'assemblea Nazionale del Partito di indizione di un Consiglio Nazionale con all’ordine del giorno la discussione, per la sua definizione, della politica nazionale del PSI e della sua rappresentanza parlamentare."

I PRIMI CONSIGLIERI NAZIONALI DEL PSI FIRMATARI DEL DOCUMENTO.

BARTOLOMEI FRANCO
CENTRONE CARMEN
ATZERI PAOLO

BENZONI ALBERTO
CANEVESE CARLOTTA 
CHIRICO MARIA LUISA
COCCHI DESIREE
CULATTI ROBERTO
D’APICE VALTER
DI LAURO RAFFAELE
FERRO MICHELE
GITTO ANTONIO
GULISANO ANTONINO
IACOPINI GIUSEPPE
LA COMMARE GIACOMO

LIGORI MARCO
LONGO STEFANO
LOVO FRANCESCO
MAGISTA’ CICCIO
MANGANO MANFREDI
MAZZANTI MAURIZIO 
MENGOZZI CATIA
MORELLI RICCARDO 
MUNDO FRANCESCO
NUCERA CARMELO
PASCALE MARIO MICHELE
RICCIUTO ENRICO
SALVUCCI GIANFRANCO
SCIARRONI MARCONI FRANCESCA
VERONI ROBERTO
VILLA LORETTA 
VILLONA RAFFAELE ANTONIO
VIRGILII FRANCESCO
VITA LUCIANO

mercoledì 30 aprile 2014

Ancona 1914: sconfitto il riformismo italiano

di Alfonso Maria Capriolo  

Il 26, 27 e 28 aprile 1914, giusto cento anni fa, si svolse ad Ancona il XIV Congresso nazionale del Partito Socialista Italiano. E’ un Congresso a cui non viene dato grande rilievo dagli storici, essendo avvenuto a ridosso di eventi ben più importanti, come l’attentato mortale all’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria a Sarajevo il 28 giugno 1914, che costituì il pretesto per scatenare la 1° Guerra Mondiale.
Il Congresso di Ancona sancì, all’interno del PSI, l’incontestabile vittoria dell’ala massimalista e la definitiva sconfitta dei riformisti, presenti soprattutto nel Gruppo parlamentare e nella C.G.L., già messi in minoranza nel precedente Congresso di Reggio Emilia del 1912. Già la scelta della sede del Congresso era stata fatta per mettere i massimalisti in posizione di vantaggio: Ancona era considerata all’epoca la città più “rivoluzionaria” d’Italia, tant’è che il Sindacato dei Ferrovieri d’ispirazione massimalista (contrapposto a quello aderente alla Confederazione Generale del Lavoro, considerato troppo riformista e “contaminato” dalla presenza di lavoratori non socialisti) vi aveva trasferito la propria sede nazionale.
La presenza in città di figure importanti, come Errico Malatesta fra gli anarchici e Pietro Nenni, allora direttore del periodico repubblicano di Ancona, il “Lucifero”, dava vita ad un dibattito politico molto duro e infuocato, con forti tensioni sociali. Il Congresso socialista fu improntato all’esaltazione dell’intransigenza rivoluzionaria ed al dileggio dei riformisti, considerati quasi dei traditori della classe operaia.
Infatti, si consideravano ormai maturi i tempi per l’abbattimento del potere borghese, per cui ci si richiamava continuamente alla “purezza” ideologica, rifiutando ogni compromesso ed ogni gradualismo. Eppure, negli anni precedenti, erano stati conseguiti importanti miglioramenti della condizione di vita e di lavoro del popolo, grazie all’azione riformista di Filippo Turati e degli altri parlamentari socialisti (tra cui l’anconetano Alessandro Bocconi) ed alle aperture alle forze popolari del Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti. La diffusione delle Leghe bracciantili, delle Società di Mutuo Soccorso e la nascita del sindacato avevano consentito ai lavoratori di avere una rappresentanza capace di contrattare con il padronato e di spuntare condizioni di orario e di salario migliori.
Invece di proseguire queste positive esperienze riformiste, il Congresso di Ancona del 1914, in nome dell’intransigenza, bocciò l’ipotesi di alleanze con le altre forze popolari, come i repubblicani ed i popolari, per le elezioni amministrative del giugno 1914, e sancì l’incompatibilità tra l’iscrizione al Partito e l’appartenenza alla massoneria, il che porterà ad un grave indebolimento del PSI, con l’espulsione di molti quadri e dirigenti storici del Partito, appartenenti per lo più all’ala riformista. Nella polemica per l’intransigenza ideologica e contro la massoneria si distinse il battagliero direttore dell’Avanti!, Benito Mussolini, insediato l’anno prima alla direzione del quotidiano socialista, dopo l’estromissione del riformista Claudio Treves.
Gli tenne testa un giovane delegato del Polesine, Giacomo Matteotti, quasi anticipando quella contrapposizione che, dieci anni dopo, avrebbe condotto all’assassinio del leader dei socialisti riformisti, con l’avallo del capo del fascismo. Il Congresso avallò, a grande maggioranza, le scelte massimaliste, riconfermando Segretario Costantino Lazzari e tributando una mozione di plauso a Mussolini, per i successi di diffusione e di vendite del giornale del Partito.
Fu probabilmente in quest’occasione che il futuro duce cominciò a rendersi conto che la sua oratoria roboante, le sue uscite iperboliche, le sue argomentazioni populistiche potevano portarlo lontano, alla guida di masse che lo applaudivano freneticamente, ma che egli in realtà disprezzava. La sconfitta dei riformisti nel Congresso di Ancona determinerà sempre più l’affermarsi di una concezione ideologica e velleitaria dell’azione socialista, che, dopo la Grande Guerra e la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, porterà poi nel 1921 alla scissione comunista, e contribuirà all’affermazione del fascismo, presentatosi anch’esso inizialmente come movimento rivoluzionario ed antiborghese.

Alfonso Maria Capriolo
Direzione Regionale PSI Marche

lunedì 7 aprile 2014

CONTRASTARE IL RENZISMO CON UN PROGETTO ORGANICO E RAZIONALE E NON CON LE GRIDA

di Giuseppe Giudice

Mi è capitato spesso di incontrare gente che ha votato Grillo ed oggi ha simpatia per Renzi. "questo è uno che non fa chiacchiere inutili" è il commento più comune. Non ho la pretesa di fare un sondaggio, per carità, e sottolineo che costoro sono persone che non hanno un elevato livello culturale. Come purtroppo del ...resto il grosso del corpo elettorale. Claudio Signorile diceva che il più grande merito di Pietro Nenni era il suo profondo "senso del popolo" ( termine che preferisco all'intellettualistico "connessione sentimentale"). UN leader cioè che aveva la capacità di comprendere gli umori più profondi che agitano la società, e la povera gente in particolare. Nella politica occorre saper combinare insieme un Nenni ed un Lombardi: senso del popolo e capacità di leggere i mutamenti della società e dell'economia. Cose che mancano entrambe oggi. Nenni con il suo senso del popolo aveva sviluppato un grande carisma che andava ben oltre i confini de PSI. Sapeva esprimere concetti profondi con parole semplici e comprensibili da tutti. Famosi i suoi slogan: "un governo debole con i forti e forte con i deboli; "o la REpubblca o il caos": "a sinistra c'è sempre uno più puro che ti epura"; ecc. Naturalmente avere senso del popolo non significa inseguire gli umori effimeri ma saper dare risposte forti alle esigenze ed i bisogni. IL relativo successo di un saltimbanco come REnzi (che come sottolineava Barca manca completamente di una base culturale seria) è il frutto di una assenza di una sinistra in grado di avere idee e di saperle mettere in sintonia con le domande sociali. E questo perchè la sinistra "per caso" della II Repubblica è fatta in larga misura di apparati autoreferenziali (frutto della putrefazione di un postcomunismo senza idee) , di una tendenza alla burocratizzazione del sindacato che poi impedisce allo stesso di sviluppare coerentemente anche giuste intuizioni (basta vedere il Piano del Lavoro della CGIL rimasto sulla carta) e non fatto comprendere nelle sue linee essenziali per non disturbare il manovratore (cioè Letta). In una Italia che è stata una delle nazioni più colpite dalla grave crisi economica e sociale si sono persi due anni a discutere delle perversioni sessuali di Belusconi (quante trasmissioni ha fatto SAntoro nel merito?) che non rivestono alcun interesse per chi ha perso il lavoro, per chi vive il dramma della precarietà e della povertà. Come non interessano i noiosissimi appelli di uno jettatore come Rodotà. La costituzione la sta difendendo il compagno FElice Besostri che ventre a terra va nei circoli ARCI e nelle Camere del Lavoro a spegare come il maggioritario (quando mai un Rodotà ha contestato il Mattarellum) poi alla fine produce un sistema che rafforza i poteri non democratici a tutto scapito degli stessi diritti dei lavoratori. Insomma c'è stata una interminabile produzione di chiacchiere per mezzo di chiacchiere. Ed alla fine la gente si rompe i coglioni perchè poi si rende conto della inutilità della politica e si rivolge o a Grillo o ad una sua variante come Renzi. Fra l'altro la debolezza della politica permette lo scatenarsi di una battaglia ipocrita contro la "Casta" ipocrita perchè fatta da una altra casta fatta da gente di merda come i iornalisti che guadagnano più dei politici. Inoltre sulla crisi della politica a sinistra pesa la putrefazione dell'apparato postcomunista che ha avuto in D'Alema e nel dalemismo (con la nota fabbrica di polli di batteria chiamata "Fondazione Italiani-Europei") la sua punta di diamante. Ecco perchè poi Renzi diventa inarrestabile. Purtroppo. E c'è da dire che a sinistra de PD c'è il vuoto, dato che si dà spazio ad uno come Fratoianni che porta quel poco che c'è nella braccia di intellettualucoli che hanno promosso una Lista costruita dagli "scalfariani di sinistra". Noi possiamo criticare (e giustamente) Hollande, soprattutto per la sua debolezza verso la Merkel. E possiamo criticare la nomina di Valls. Ma il PS è ben altra cosa rspetto al disastro della sinistra italiana. Nel nuovo governo francese c'è comunque un equilibrio politico. MInistro della economia c'è un certo Montembourg (altro che Fassina!) che non solo è esponente della sinistra del partito ma è uno che non ha avuto paura di scontrarsi duramente con la commissione europea sul caso Peugeot, è accusato dai liberisti di essere un protezionista (una accusa che quelli della Bocconi-senza coglioni - rivolgono a ch difende gli interessi de lavoratori e dell'economia nazionale). E' un convinto nemico dell'austerità E sostitusce un personaggio incolore (benchè ex trotzkista) come Moscovici che è stato subalterno alla Germania ed alla Trojka. Insomma per superare in positivo Renzi occorre costruire un nuovo paradigma che ci tolga dai coglioni D'Alema, Santoro e Rodotà, che per quanto diversi sono tutti emblemi del disfacimento della II Repubblica.

Giuseppe Giudice

domenica 9 marzo 2014

Nencini come Totò, capostazione a Piovarolo

di Mario Gianfrate

L’inserimento della congiunzione e nel logo del Pes, tra socialisti e democratici, non è cosa di poco conto, un aspetto marginale o formale ma che ne modifica in modo dirompente la sostanza, introducendo elementi di confusione che snaturano e svuotano un contenitore- quello socialista europeodei contenuti per i quali era storicamente sorto, sviluppato e consolidato, ne muta i geni. L’esperimento tutto italiano – o all’italiana –, che ha devastato la sinistra nel nostro paese sbaragliando certezze e speranze, è stato esportato in Europa e, inevitabilmente, produrrà gli stessi deleteri guai che ha prodotto in Italia.
   D’altra parte è chiaro a tutti – tranne a coloro che, per ovvi motivi, fanno finta di non vedere – che il Congresso del Pes tenuto a Roma la settimana scorsa si è trasformato in un’operazione elettorale – l’alleanza tra Schultz e Renzi – determinando la presa di distanza dei laburisti inglesi che non digeriscono la visione europeista e fiscale del candidato tedesco.
   Quella e sanziona di fatto che i piddini non sono diventati socialisti – lo ha detto a chiare lettere Cuperlo - ma che hanno inteso realizzare con essi un’alleanza elettorale e strategica – o di mero potere - sulla logica delle “larghe intese”; è noto che, per lo stesso Renzi, “sinistra” e “destra” sono categorie che appartengono al passato, da appendere al chiodo dell’oblio, tra un paio di logore scarpette di calcio usate in gioventù e una stropicciata fotografia di Matteotti attaccata al muro, rimasta nascosta per anni all’interno di un materasso ripieno di lana e di crine, e che l’Internazionale ha fatto il suo tempo. Meglio la musica da discoteca.
   Il Psi – o quello che resta del più antico e glorioso partito italiano - da padrone di casa si è seduto al tavolo degli invitati. Molti, della base, mugugnano, umiliati nella loro fede e nei loro affetti – al socialismo, comunque la si pensi, hanno dato amore e sacrifici, lo hanno coltivato, giorno dopo giorno, tenero e antico virgulto, nei giorni del sole e nei giorni della burrasca, facendo barriera anche con il proprio corpo perché la pianta non fosse spezzata via dal turbine; ma tanti altri esultano per l’incarico di vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti attribuito a Nencini il quale detiene tutti gli incarichi interni ed esterni del/al Partito. Speriamo almeno che, emulo di Totò, capostazione a Piovarolo, sappia fare arrivare i treni in orario.

giovedì 6 marzo 2014

MANFREDI MANGANO PSI - RIFLESSIONI SULLA CRISI UCRAINA....

di Manfredi Mangano*

La situazione ucraina, purtroppo, è tutto fuorchè semplice: sono già state menzionate sommariamente in quest'Aula le linee di faglia geolinguistiche che attraversano il Paese. Ad oggi, però, la situazione sul campo è già diventata notevolmente più complessa di una mera divisione tra filo-russi e filo-ucraini. Se infatti a Donetsk e nell'estremo Est del Paese la mobilitazione della popolazione russa e russofona è di segno marcatamente filo-putiniano, se non apertamente secessionista, a Odessa, Dnipnopetrovks e Kharkov la situazione è più contestata e vede filo-russi e filo-ucraini confrontarsi in manifestazioni e azioni dimostrative da cui emerge chiara una non condivisione, anche all'interno della popolazione russofona, di programmi secessionisti.
In Crimea, il sentimento popolare è certamente favorevole al Cremlino: in ogni caso, non dobbiamo dimenticare che il modo in cui si è arrivati alla nomina dell'attuale premier filo-russo, seguendo per filo e per segno la linea di Putin durante la crisi, non sarebbe meno illegale dell'estromissione di Yanukovich. Il primo ministro della Crimea appartiene infatti al partito extraparlamentare dell'Unità Russa, che ha ottenuto solo il 4,2% dei voti alle precedenti elezioni regionali, ed è stato nominato coni un voto del Parlamento locale sotto lo sguardo vigile di dimostranti armati e "unità di autodifesa", perdipiù contravvenendo alle leggi ucraine, che intestano al Governo la nomina dei governatori regionali (medesimo fenomeno si è poi ripetuto a Donetsk e nelle altre città dell'Est, senza peraltro passare dai Parlamenti locali, ma con l'auto-proclamazione a governatori dei capi-dimostranti).

D'altro canto, nonostante il "regime change" a livello di governo centrale sia avvenuto in maniera formalmente corretta, non si possono dimenticare alcune questioni cruciali:

1 - L'accordo tra Governo e opposizioni che era stato mediato dall'Unione Europea poco prima prevedeva dimissioni spontanee di Yanukovich e nuove elezioni presidenziali e politiche a breve, con la formazione in ogni caso di un governo di unità nazionale per svolgere riforme costituzionali e politiche: questo accordo è stato violato dalle opposizioni, che si sono servite di un gruppo di oligarchi dell'Est e del Sud guidati da Petro Poroshenko, ricchissimo magnate del cioccolato di supposte tendenze "di centrosinistra", ma già fermo sostenitore di Leonid Kuchma, il Presidente precedente la Rivoluzione Arancione. Uomo noto per gli omicidi di giornalisti e la corruzione endemica, da cui Poroshenko si distaccò poco prima della Rivoluzione Arancione presentendo l'aria che cambiava, per poi tornare a fianco del Partito delle Regioni (che del blocco politico-criminale di Kuchma è emanazione e che era il partito di Yanukovich) quando la coalizione liberalconservatrice di Yushenko franò definitivamente. Poroshenko ha organizzato la rivolta di altri oligarchi, timorosi di non trovare un posto nel nuovo ordine, che hanno portato in dote all'opposizione circa 90 deputati, sufficienti per sfiduciare il Governo e il Presidente.

2 - Uno dei primi atti del nuovo Governo è stato emanare un decreto con cui venivano abolite le garanzie linguistiche per le minoranze russe, moldave e romene, gettando ulteriore benzina sul fuoco.

3 - A peggiorare ulteriormente la situazione, esponenti di Svoboda e di Pravy Sektor, partiti nazionalisti con tendenze xenofobe e antisemite che sono però stati in prima linea negli scontri di piazza, sono stati nominati al Governo in posizioni cruciali per la difesa, la sicurezza e l'ordine pubblico, senza dubbio riscuotendo le "cambiali" accumulate con i leader dell'opposizione e la stessa opinione pubblica.

In questo contesto, è chiaro che l'attuale classe dirigente ucraina è lungi dal rappresentare qualcosa di realmente alternativo a Yakunovich e al suo sistema di clientelismo corrotto: se non altro perchè attualmente si regge in Parlamento proprio sul sostegno dei più smaccatamente corrotti e clientelari suoi uomini.

La questione della repressione e del pericolo autoritario. Yanukovich è stato Primo Ministro negli ultimi anni di Presidenza di Leonid Kuchma: come tale, definirlo "sincero democratico" è qualcosa di lunare. Ciononostante, gli osservatori internazionali non hanno rilevato significative violazioni dei diritti politici della popolazione ucraina dopo la Rivoluzione Arancione, e l'elezione di Viktor Yanukovich alle Presidenziali 2010 è stata ritenuta complessivamente "free and fair".

Detonatore delle proteste, a fianco della rabbia crescente verso il malcostume (fenomeno, occorre dirlo, endemico nella classe politica ucraina, caratterizzata da un tasso di trasformismo e di dipendenza dai poteri privati allarmante) è stata la decisione di Yanukovich di congelare il cammino verso l'Unione Europea, per rivolgersi all'Unione Eurasiatica nascente patrocinata da Putin, in cambio di aiuti finanziari a fondo perduto per 15 miliardi di dollari e di un ulteriore sconto sul gas: un "boccone avvelenato", senza dubbio, per attirare Kiev nell'orbita del Cremlino, ma non certo una scelta autoritaria e suicida, considerato che certamente riscuoteva l'approvazione della popolazione russa e russofona, dei comunisti e di altre forze non "etniche". Inoltre, al di la delle sicure esagerazioni sui numeri, le dichiarazioni dell'ex premier Azarov sul fatto che l'adesione all'UE sarebbe costata tantissimo all'Ucraina, in termini di aggiustamento strutturale, è certamente giustificata: l'economia ucraina è salvo poche eccezioni in uno stato complessivamente fatiscente, e una adesione all'UE sarebbe seguita da misure di aggiustamento strutturale durissime, non controbilanciati dagli aiuti UE.

E' evidente che una prospettiva del genere sarebbe invisa all'Est industriale, che ne pagherebbe il costo sociale ed economico diretto, mentre sarebbe più tollerabile, se non auspicabile per l'Ovest agricolo e legato ai mercati e alla cultura polacca, che beneficerebbe della fine delle barriere doganali e degli aiuti della PAC, e alla borghesia emergente di Kiev e delle grandi città, che spera in nuove opportunità di viaggiare e cercare fortuna a Ovest e in uno Stato meno sclerotizzato e corrotto.

In questo contesto, appare legittima sia la scelta di Yanukovich di non firmare l'accordo con la UE, sia le manifestazioni di segno contrario, è la normale dialettica democratica: da un lato, Yanukovich ha erroneamente impostato su una piattaforma di scontro la relazione con la piazza, emanando una serie di decreti che restringevano i diritti di parola e di associazione e riunione per motivi di sicurezza, dall'altro l'opposizione stessa si è mostrata ben poco determinata a un compromesso con l'altra parte. L'intervento di forze estremiste da una parte e dall'altra ( i "Berkut", teste di cuoio note per la loro stretta connessione con l'entourage politico-criminale al potere, e i titushki, giovani palestrati dell'Est, contro le milizie di Svoboda e di Pravy Sektor, di derivazione skinhead) ha fatto precipitare il confronto a un livello militare, con circa 90 morti, di cui almeno 10-20 tra le forze dell'ordine, segno di una battaglia in piazza non unidirezionale.

Che fare ora ?

Non è accettabile una frammentazione dell'Ucraina, ma alle attuali condizioni, è folle pensare a una Ucraina integrata nell'UE e ancor più nella NATO, a meno che non si voglia la divisione del Paese. Tantopiù che lo Stato ucraino è vicino al default, e per ottenere gli aiuti UE necessari a colmare i rialzi tariffari e la fine dei fondi russi dovrebbe affidarsi alle condizioni da strozzinaggio del Fondo Monetario Internazionale.
L'unica soluzione credibile è la creatività: i rapporti UE-Ucraina potrebbero ispirarsi al framework in cui oggi sono regolati i rapporti con la Turchia, di fatto una quasi adesione al mercato interno senza però le strettoie politico-economiche, e lo stesso potrebbe darsi per l'Unione Eurasiatica. Non si può pretendere, realisticamente, che il Paese resti unito in caso di scelte geopolitiche unilaterali: l'Ucraina non è solo un Paese composito per cultura e vocazioni, è in ogni caso una terra di frontiera tra due sfere di influenza.
E' comprensibile che la diplomazia USA lavori ("Fuck the EU!", come venne intercettata l'ambasciatrice) per espandere la NATO a Est, se necessario spartendosi il Paese: l'Europa è chiamata a una posizione diversa, più realistica e più rispondente non solo ai nostri bisogni energetici, ma anche ai reali bisogni del popolo ucraino. Che non ha bisogno della macelleria sociale del FMI e che non vuole la guerra civile, sul cui fuoco pure tanti avvoltoi interessati soffiano.

Al contempo, l'Ucraina ha bisogno di riforme economiche e politiche, che non possono però essere realizzate in una società così divisa: c'è bisogno quindi un nuovo framework costituzionale inclusivo e consociativo, fondato su un regime parlamentare o al più semipresidenziale, un sistema elettorale proporzionale, e un reale decentramento amministrativo e regionale, con Governatori direttamente eletti, poteri più incisivi per le regioni e una autonomia rafforzata per la Crimea, oltre a garanzie per le minoranze etniche, linguistiche e religiose.

 Consiglio Nazionale PSI*

martedì 4 marzo 2014

NON E' PIU' TEMPO DI ASPETTARE - O SOCIALISMO O BARBARIE !

di Franco Bartolomei*

Cari Compagni ,
Sono accaduti negli ultimi mesi 5 rilevantissimi eventi politici ( L'avvento di Renzi alla Segreteria del PD , La dissoluzione dell'alleanza Italia Bene Comune , L'Accordo con FI su un modello di riforma elettorale proposto da Renzi ispirato ad una logica rigidamente maggioritaria con sbarramenti d'accesso impossibili per i partiti piu' piccoli , La Formazione di un governo presieduto da Renzi sulla base di un accordo tra PD e Centro, che vede l'ingresso nella compagine di governo del PSI con un ruolo marginale ed accessorio al PD, e da ultimo L'adesione del PD ad un PSE opportunamento riveduto nella sua denominazione ) che, in modo concordante e complementare , portano tutti ad una ridefinizione di un nuovo sistema politico all'interno del quale la presenza di un Partito Socialista autonomo viene di fatto ad essere messa assolutamente in discussione.

Purtroppo la risposta del Partito Socialista a tutti questi accadimenti e' stata erronea, ed insufficente per tentare di evitare questo esito che allo stato appare sempre piu' scontato .

Come Sinistra Socialista abbiamo gia' ampiamente chiarito le motivazioni della nostra contrarieta' radicale all'ingresso nel governo Renzi dei Socialisti , anche nell'ipotesi del riconoscimento di una nostra presenza nell'esecutivo , poiche' questo avrebbe significato l'accettazione di una rottura a sinistra dello schieramento riformatore , irrecuperabile in tempi politici ragionevoli vista la continuita' evidente di questo governo sui contenuti con le esperienze Monti e Letta e , peggio ancora , il nostro consenso sostanziale all'ipotesi di riforma elettorale di Renzi .

Allo stato attuale l'unica strada per salvare il Partito e' la presentazione alle elezioni europee di una nostra lista Socialista autonoma , che porti il suo sostegno al compagno Shultz in nome di una appartenenza al socialismo europeo che ci iduce a mettere in secondo piano le nostre riserve sulla politica dei socialdemocratici tedeschi , in ogni caso chiaramente orientata a mantenere un dialogo aperto con tutte le altre forze della sinistra europea ed italiana che si accingono a sostenere il compagno Tsipras .

Una nostra lista autonoma alle europee e' indispensabile per raccogliere tutte le nostre forze e salvaguardare la nostra struttura sul territorio , e per consentirci di traguardare l'attuale congiuntura politica verso la ricostruzione di una nuova soggettivita' politica socialista a sinistra del PD , in grado di ricostruire una sinistra di governo ben piu' autonoma culturalmente , e molto piu' rappresentativa della domanda di cambiamento che sale dal paese reale .

Al di fuori di questa scelta avremo solo una progressiva ed ineluttabile malinconica confluenza, ad ogni appuntamento elettorale, nelle liste del PD , cessando per il sistema politico di essere un partito reale , nonostante le nostre autoprofessioni di esistenza .

A nome della Sinistra Socialista chiedo quindi la convocazione di una Direzione Nazionale del Partito e di un Consiglio Nazionale, per decidere la presentazione della nostra lista alle Elezioni Europee , ed anche per attuare ( in Direzione ) le prescizioni dell'art 21 dello Statuto in relazione alla concessione della prevista deroga necessaria per l'assunzione di un incarico di governo da parte del Segretario Nazionale .

Segreteria Nazionale del PSI*

martedì 25 febbraio 2014

Lettera aperta ai compagni - di Biagio Marzo

di Biagio Marzo

Il discorso fatto al Senato dal presidente incaricato per avere la fiducia al suo governo è in chiave elettoralistica. Si dovrebbe votare nel 2015, invece, come ha promesso nel 2018 a scadenza normale.
Il gioco renziano è il medesimo fatto a scapito di Letta che sarebbe dovuto arrivare fino alla fine della legislatura e poi lo ha fatto fuori senza alcun riguardo.
Renzi non è affidabile e crede che gli altri non hanno capito il suo gioco delle tre carte con avallo di Berlusconi. Come dice Rino Formica Renzi e Berlusconi stanno realizzando il disegno di Licio Gelli.  In questo quadro il PSI è alle prese per l'ingresso al governo per avere un vice ministro e/o un sottosegretario. In base agli accordi sottoscritti nel corso della formazione delle liste elettorali politiche Bobo Craxi rifiutava il posto al Parlamento per entrare al governo quando ci sarebbero state le comdizioni. Ma Nencini in queste ore si sta mettendo di traverso non rispettando il patto. Pactum sunt servanda, ma per Nencini non vale alcun accordo, c'è solo la sua sfrenata ambizione. Sta vendendo al suo concittadino Renzi il PSI.
Non è più tempo di aspettare dobbiamo mandare a casa Nencini per cui bisogna mobilitarsi con documenti dei Comitati direttivi delle federazioni e dei Comitati regionali. Forza compagni salviamo il PSI !

mercoledì 12 febbraio 2014

E' SCOMPARSO IL COMPAGNO "ARDUINO PIERONI" PER ANNI L'ANIMA DEL PSI DI LORETO

Ancona - 12/02/2014 - E’ scomparso ieri , ad 87 anni, il compagno Pieroni Arduino di Loreto dove per anni era stato l’anima del PSI. Un compagno storico, un SOCIALISTA, che ha sempre operato in maniera spassionata facendo il massimo che poteva per far crescere il PSI.
In gioventù aveva conosciuto ed era stato influenzato nella sua formazione Giacomo Brodolini.
Con lui tutti i socialisti , non solo di Loreto , perdono un compagno autentico, determinato e SOCIALISTA con la S maiuscola.
Tutti i compagni delle Marche si stringono al dolore della famiglia ed al nostro cosigliere regionale Moreno Pieroni, legatissimo allo zio Arduino porgendo le condoglianze di tutti i militanti.

I funerali saranno domani Giovedì 13 – Febbraio nella Chiesa di  Villa Musone alle 15.00..
 

lunedì 10 febbraio 2014

TERZO CONGRESSO REGIONALE MARCHE DEL PSI - CONVOCAZIONE

A TUTTE LE COMPAGNE E I COMPAGNI ISCRITTI AL PSI DELLE MARCHE
AI  QUARANTA DELEGATI AL CONGRESSO REGIONALE DEL PSI DELLE MARCHE
AL SEGRETARIO REGIONALE DEL PSI MARCHE (DELEGATO DI DIRITTO)
A TUTTI GLI AMMINISTRATORI SOCIALISTI DELLE MARCHE
A TUTTI GLI EX AMMINISTRATORI E PARLAMENTARI SOCIALISTI DELLE MARCHE
A TUTTI GLI INVITATI RESPONSABILI DI ALTRI PARTITI
AI CANDIDATI ALLA CARICA DI SEGRETARIO DEL PSI MARCHE
A TUTTI I MEMBRI DELLA DIREZIONE NAZIONALE DEL PSI CHE VOGLIONO INTERVENIRE

AL COMPAGNO SEN. RICCARDO NENCINI
(SEGRETARIO NAZIONALE DEL PARTITO E PARLAMENTARE ELETTO NELLE MARCHE)


CARE COMPAGNE, CARI COMPAGNI....
E' convocato per Sabato 15 Febbraio alle ore 9,30  presso il Conero Break, via Albertini n° 6 ad Ancona (Vicino Uscita Autostrada Ancona sud, Zona Baraccola) il CONGRESSO REGIONALE MARCHE DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO  Con il seguente Ordine del Giorno :


Ore  9.30 : Apertura lavori, Nomina Presidente e Commissione Verifica Poteri ;

Ore 10.00 : Introduzione del Segretario Regionale del Partito ;

Ore 10.30 : Saluti degli ospiti intervenuti ;

Ore 11.00 : Presentazione dei Candidati e rispettivi documenti programmatici ;                    
Ore 12.00 : Intervento del Segretario Nazionale del Partito ;                
Ore 12.30 : Dibattito Congressuale ( previa iscrizione per gli interventi) ;

Ore 13.30 : Elezione del Segretario Regionale del Partito ;                   
Ore 13.45 : Elezione di tutti gli Organi Dirigenti Regionali del Partito ;
Ore 14.00 : Pranzo Sociale o Pausa Pranzo (se non e' stata ancora possibile la chiusura dei lavori) ;

Ore 15,30 : Chiusura Definitiva dei Lavori.

*Naturalmente gli orari sono indicativi considerando i tempi degli interventi.
____________________________________________________________________________



PS.:
In merito al Congresso si ricorda che questo è aperto alla partecipazione di tutti i compagni. Tutti, Delegati, invitati, iscritti, ecc... devono accreditarsi alla segreteria del congresso dove verranno consegnati i tesserini di riconoscimento, particolari per i delegati che dovranno esprimere il loro voto.
l’elezione del Segretario avverrà per voto palese da parte dei  QUARANTA DELEGATI DESIGNATI DALLE FEDERAZIONI PROVINCIALI E DAI RESPONSABILI DEI DOCUMENTI PROGRAMMATICI, ENTRO E NON OLTRE GIOVEDI' 13 FEBBRAIO 2014. Al termine dei lavori o come pausa pranzo, vorremmo organizzare il pranzo completo presso la sede del Congresso . 
Il Conero Break si è detto disponibile purché ci siano almeno 50 persone paganti al modico prezzo di 20 Euro. Quindi E’ INDISPENSABILE SAPERE CON CERTEZZA QUANTI RIMARRANNO A PRANZO.
Si chiede quindi alle FEDERAZIONI di provvedere alla raccolta delle adesioni, provvedendo anche al ritiro della somma in modo da essere INFORMATI TEMPESTIVAMENTE  sul numero esatto e comunicarlo  entro GIOVEDI 13 fEBBRAIO alle ore 12.00 


Vi chiediamo la massima collaborazione. 
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Saluti Socialisti.....


LA COMMISSIONE REGIONALE PARITETICA DI GARANZIA PSI MARCHE
(Organizzatrice dell'evento)
Tel. 392 9111797 - 334 2215237
Fax. 0733 1870145

domenica 9 febbraio 2014

"GAETANO VERGARI" RICONFERMATO SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA FEDERAZIONE DI PESARO URBINO DEL PSI


Questa mattina, presso la sezione di Fano, si è tenuto il Congresso Provinciale del PSI che, nell’occasione, ha festeggiato la vittoria di Massimo Seri alle primarie per la carica di sindaco della stessa città. La rinunione, dopo l’insediamento di Paolo Caporelli a presidente dell’assemblea e di Dario Darvini quale relatore incaricato a sostituire il segretario di federazione Vergari, assente per motivi familiari, ha avuto inizio. Mirco Pagnetti, segretario della sezione di Fano ha dato il benvenuto ai presenti augurando loro un buon lavoro. Successivamente il segretario regionale del partito,Luciano Vita è intervenuto con una breve relazione politica ricordando l’esito del congresso nazionale che ha confermato come segretario nazionale Nencini. Inoltre in vista del congresso regionale che si terrà ad Ancona il prossimo 15 febbraio ha annunciato la volontà di ripresentare la sua candidatura a segretario regionale. Quindi si è congratulato con Massimo Seri per la bella vittoria riportata nelle primarie che hanno dimostrato quanto sia importante agli occhi degli elettori la moderazione, la serietà, la coerenza e l’impegno costante che l’ hanno sempre distinto.
Anche Darvini si congratula con Massimo Seri per il successo conseguito, facendone una breve biografia e ricordandone le cariche che ha sempre ricoperto con grande impegno. Sottopone poi all’approvazione dell’assemblea la proposta da parte dell’esecutivo del partito di confermare alla segreteria provinciale Gaetano Vergari. 
L’assemblea approva all’unanimità. 
Dopo diversi interventi da parte di alcuni rappresentanti delle varie realtà della provincia ( Ambrogiani Sandro per Urbino, Maria Adele Berti per Fratterosa, Vito Rosaspina per Pesaro, Biscaccianti per Cagli,ecc.) è la volta di Massimo Seri che, giustamente, ringrazia tutti coloro, fra cui molti giovani, che hanno fatto un gran lavoro per raggiungere un risultato straordinario superando di gran lunga i candidati del PD fanese. Il messaggio che lancia ai presenti è quello di pensare al futuro, di guardare in avanti per cambiare le cose. Basta guardare al passato, basta continuare e recriminare su ciò che poteva essere e non è stato. E’ necessario, invece, prospettare ai cittadini, alle giovani generazioni un progetto, delle idee su ogni questione che attiene la vita della città; è necessario che il politico dia per primo l’esempio di correttezza, di onestà, di trasparenza e di solidarietà verso gli altri e senza dubbio arriveranno anche i risultati. Infine ha accolto con piacere di essere festeggiato dai presenti con i quali si è intrattenuto in modo cordiale pronto ad affrontare la campagna elettorale che dovrà sancire la sua carica a sindaco di Fano.
 

domenica 2 febbraio 2014

Il Compagno "Massimo Seri" vince le Primarie a Fano con il 50,32% dei Voti. Marchegiani 26,13%, Mascarin 23,41%

FANO – Il Compagno Massimo Seri ha vinto le Primarie di Centro Sinistra con il 50,32% dei voti  (2.149 preferenze). Stefano Marchegiani col 26,13% e a poca distanza Samuele Mascarin con il 23,41%

LA GIORNATA
Ore 21.16  A spoglio ancora in corso Massimo Seri (foto) è il candidato più votato dai 4.300 fanesi che oggi si sono recati nei seggi per esprimere la loro preferenza e scegliere così il candidato ufficiale del centrosinistra. In molti seggi Samuele Mascarin ha superato l’uomo del Pd Stefano Marchegiani.

ORE 21.55 – Manca solo il seggio di Palazzo Martinozzi. Tra poco conferenza stampa. Marchegiani e Mascarin chiusi in una stanza nella sede di via Rossini.

ORE 22.31 – Preoccupazione e morale sotto i tacchi in casa centro destra per la vittoria di Massimo Seri. Molti speravano che l’apparato del Pd potesse garantire la vittoria al segretario Marchegiani. Le cose invece sono andate come nessuno avrebbe voluto. Sfidare Seri diventa adesso un’impresa ardua. Più di duemila fanesi hanno scelto l’ex presidente dell’Avis cittadina come candidato sindaco. Per Sanchioni la strada adesso è tutta in salita.

lunedì 27 gennaio 2014

Le tre mosse di Renzi ereditate da Togliatti e De Gasperi


di Carlo Patrignani

L’anomalia patologica, iscritta nella ‘repubblica parlamentare’, nel sistema parlamentare dei due fratelli siamesi, Camera e Senato, per consentire l’occupazione dello Stato e dei suoi apparati ereditati dal ‘Ventennio fascista’, al sistema dei partiti, la partitocrazia, cui non si e’ voluto e non si vuole porre rimedio, sta in un sistema bloccato che ha impedito, e impedisce, l’alternanza al governo tra partiti diversi, come avviene nella maggior parte dei paesi europei. Questa anomalia patologica fu il frutto amaro dell’accordo tripartitico del ’47 tra la Dc di Alcide De Gasperi, il Pci di Palmiro Togliatti e il Psi di Pietro Nenni che, per il complesso del ‘tiranno alle porte’, rifiutarono ‘la repubblica presidenziale’ del Partito d’Azione, che, basata sul modello anglosassone, aveva il merito di mettere nelle mani del popolo la scelta di un governo gia’ sostanzialmente precostituito, epurato dal malcostume della dittatura irresponsabile e dalle fiacche consuetudini del decrepito parlamentarismo fascista. E, con una facciata adorna di solenni quanto simboliche dichiarazioni di diritti, aprirono le porte al ‘tiranno democratico’ che, tolta la camicia nera e riposto l’olio di ricino, ha dominato incontrastato per piu’ di trent’anni: la Dc che, di volta in volta, si e’ servita ai due ‘forni’ disponibili: destra e sinistra. Ed oggi con il declamato ‘innovatore’ di turno, Matteo Renzi, quest’anomalia patologica si rifa’ bellamente il trucco, l’Italicum, portando con se tutta l’eredita’ del ‘Ventennio berlusconiano’, frutto amaro della inerzia e della avversione della sinistra di rinnovarsi nel socialismo europeo, davanti al fallimento delle due ideologie dominanti: il comunismo storico, nel mito dell’Urss e la religione cattolica, nel mito della Dc. Come un tempo lontano Palmiro Togliatti e Alcide Gasperi, oggi Matteo Renzi e Silvio Berlusconi cambiano ‘verso’ alla storia di un Paese che, smarriti i valori fondamentali del socialismo delle origini: liberta’, uguaglianza, laicita’, giustizia sociale, scivola sempre più nelle maglie della ‘dittatura’ dei mercati finanziari e del potere temporale. Un tempo, si sognava a occhi aperti il ‘vento del Nord’, la fine del Ventennio fascista, l’epurazione del vecchio nella costruzione del nuovo Stato repubblicano, la partecipazione ampia e diretta del popolo tramite partiti e sindacati alla vita politica, la separazione tra Stato e Chiesa. Ma Togliatti e De Gasperi, in tre mosse cambiarono ‘verso’ al sogno del ‘vento del Nord’: 1) lasciarono, con il decreto di amnistia del ’46, il vecchio – magistrati e burocrati, esercito e gerarchi, intellettuali e collaborazionisti, giornalisti e delatori – nel nuovo Stato repubblicano; 2) inserirono nella Carta Costituzionale i Patti Lateranensi stipulati da Mussolini e Pio XI, con  cui Chiesa e Regime si erano legittimati reciprocamente; 3) costruirono “la repubblica parlamentare”, con il consenso del Partito Socialista Italiano, con cui si divisero, per ‘consociativismo’, il Potere: il Governo non dipendeva dal Parlamento, ma dalle segreterie dei partiti sbarrando la strada ad ogni sistema dell’alternanza tra partiti diversi. Lo stesso sta facendo Renzi: 1) ha lasciato, con il decreto della ‘profonda sintonia’, il vecchio, quanto prodotto dal Ventennio di Silvio Berlusconi, recuperandolo dai servizi sociali a una nuova Costituente, nel transito verso un regime ancora piu’ stringente; 2) ha dato ‘il via libera’ alla campagna anti-abortista dI Papa Francesco, in ‘profonda sintonia’ con il conservatore e cattolico, Mariano Rajoy, con il voto di sette eurodeputati del Pd al Parlamento europeo contro la risoluzione di Edite Estrela per l’aborto diritto umano delle donne da garantire ‘sicuro e legale’ in ogni Paese dell’Ue e con l’avvio della costruzione dei ‘cimiteri per feti’; 3) ha escogitato un sistema elettorale, l’Italicum, che, in rotta di collisione con le disposizioni della Corte Costituzionale, assegna un premio di maggioranza del 18% a chi arriva al 35% dei voti, portandolo al 53% su liste bloccate e senza preferenze: in piu’ una soglia dell’8% per non essere ricattati dai piccoli partiti. Dunque, un sistema confezionato su misura per i due maggiori partiti: Pd e Forza Italia! Unica nota stonata: un tempo ad essere emarginato fu il ‘fastidioso’ Partito d’Azione, oggi non c’e’, nessun partito che valga, neppur lontanamente, quel Pd’A. E allora non resta che mettersi al lavoro e ricostruire quanto c’e’ da ricostruire da parte di quanti non accettano il ‘moriremo democristiani’, titolo dell’ultima fatica letteraria del catto-comunista Giuseppe Vacca, ma che, per dirla con Antonio Gramsci, sono convinti che “anche quando tutto sembra perduto bisogna mettersi tranquillamente all’opera ricominciando dall’inizio”, ossia dal socialismo delle origini.

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