martedì 23 settembre 2014

In ricordo di Riccardo Lombardi


di Giuseppe Giudice

Riccardo Lombardi nasce in Sicilia, a Regalbuto (Enna) nel 1901. A vent'anni, con la famiglia si trasferisce a Milano, dove si laurea in ingegneria elettrotecnica. Di iniziale formazione cattolica dapprima aderisce al partito popolare dove si colloca nell'ala sinistra. Quindi rompe con il PPI ed aderisce al socialismo, militando nel PSU di Turati , Treves e Modigliani. Quindi a Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli ed al Partito D'Azione (che ne è filiazione). Da ultimo segretario del Partito D'Azione guida la confluenza della grande maggioranza di quel partito nel Psi di Nenni e Morandi dove sarà, con Vittorio Foa e Fernando Santi il più tenace difensore dell'autonomia socialista contraria al Fronte Popolare. Collaborazione con i comunisti, sì , ma mantenendo la piena distinzione di una forza autonoma socialista. La formazione politica di Riccardo è essenziale per comprendere le ragioni della sua politica. Diversi storici hanno sottolineato come vent'anni di fascismo abbiano impedito al socialismo italiano di fare quella riflessione critica collettiva che è invece avvenuta in altri partiti socialisti europei. Soprattutto nel senso di un superamento del socialismo anteriore a quello della I Guerra Mondiale. Il processo revisionistico avviato negli anni venti e trenta, che vede protagonisti uomini come Hilferding, Cole e DE Man , in un socialismo italiano costretto all'esilio , si scarica tutto su Giustizia e Libertà e su Saragat che sarà vicino alle correnti innovative dell'Austro-Marxismo. Insomma si tenta di superare il determinismo economico di un certo marxismo volgarizzato, sia nella versione hegeliano-dialettica della III Internazionale che in quella positivista della prima fase della II Internazionale. Lombardi è uno dei protagonisti di questo processo di ripensamento. Voglio qui ricordare che i dirigenti del Psi del doguerra vengono, in larga misura dal Partito D'Azione: LOmbardi, De Martino, Foa, Lussu, Vittorelli, Brodolini, Codignola. Questa formazione si rivelerà essenziale , dopo il 56, dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria , quando il PSI riacquista la sua piena autonomia di pensiero e di azione politica rispetto al PCI togliattiano. Lombardi è protagonoista, con Santi, Codignola e Giolitti di questa importante ed essenziale fase di autonomia socialista, che non è affatto anticomunismo, ma a-comunismo. Si tratta di costruire , nella sinistra , una posizione politica e culturale, autonoma, originale rispetto alla ortodossia togliattiana, ma non contrapposta ed antagonista al PCI (dove non c'era solo il togliattismo) . E quindi Lombardi ed i suoi collaboratori sono i tra i fautori del primo centro-sinistra , perchè ritengono che nella DC esistano forze progressiste che devono essere liberate dall'abbraccio del clericalismo conservatore e della Confindustria. Ed in effetto il primo centro-sinistra produsse il più grande processo riformatore mai realizzato nella storia repubblicana: nazionalizzazione della energia elettrica, politica di programmazione, scuola media unica, statuto dei lavoratori, eliminazione delle gabbie salariali. E tuttavia fu un processo dimezzato, perchè poi arrivò Aldo Moro per rallentare ed anestetizzare la carica riformatrice. Tant'è che ci fu un tentativo di colpo di stato (a cui non erano estranei pezzi importanti della DC) e si bloccò la legge di riforma urbanistica che vide la feroce opposizione della Confindustria e della Chiesa. Per questa ragione (qui sta la grande coerenza della persona) Lombardi poi prese le distanze dalla creatura che egli stesso contribuì a creare: il centro-sinistra. Lombardi ha una visione del socialismo alternativa a quella ortodossia marxista-leninista. Il suo è un socialismo pluralista, libertario e democratico fondato su una democrazia conflittuale. Come per Rosselli. Il socialismo non è la fine della storia , ma un processo aperto in cui si realizza progressivamente la socializzazione del potere e la fine di ogni dominio organico di classe (anche quella della borghesia burocratica dei paesi comunisti) in un continuo sforzo di perfettibilità. Da questo punto di vista egli supera l'idolatria dello sviluppo illimitato delle forze produttive che un certo marxismo ortodosso e funzionalista deriva di fatto dalla ideologia borghese. Non a caso egli parla del socialismo come di "una società diversamente ricca". Superata la fase dell'opulenza capitalista il compito del socialismo non è quello di una illimitata crescita quantitativa della produzione materiale, bensì di un suo mutamento qualitativo. Da questo punto di vista Lombardi è un precursore di quello che potremmo chiamare ecosocialismo. Un nuovo modo di produrre e consumare , legato ad un processo profondo di riorganizzazione della società , di cui la riduzione della durata del lavoro è uno dei tasselli fondamentali. E' innegabile la grande attualità del socialismo di Lombardi , anche per rifondare su basi più solide lo stesso socialismo europeo che non vive una fase felice. Ma così come Lombardi era  avversario di una concezione minimalista e subalterna del riformismo (così come Rosselli) era molto distante dal velleitarismo minoritario e palingenetico di certa sinistra mentalmente labile. Diceva Rosselli che si distrugge solo nella misura in cui si sa costruire. Per Lombardi e Rosselli la radicalità va declinata sempre in chiave costruttiva. Significa andare alla radice dei problemi e proporre alternative forti e costruttive al tempo stesso. Le ragioni della crisi (e della scomparsa) della sinistra italiana è l'aver oscillato tra il complesso di legittimazione postcomunista presso le forze moderate , di qui la sua subalternità al capitalismo tecno-finanziario ed il massimalismo protestatario ed a tratti nichilista della cosiddetta sinistra radicale. L'attualità di Lombardi, Santi e Giolitti, sta proprio nell'individuare una via diversa e più costruttiva per ricostruire una sinistra che è indispensabile dopo la nascita e la evoluzione del PD. Una sinistra che non sia un Arcobalemo mascherato, ma che sappia far propria la storia migliore del socialismo italiano. Socialisti non si nasce si diventa, ma se si demonizza il patrimonio storico del socialismo italiano è impossibile diventarlo. Oggi idee come quella della economia mista (in cui coesistono pubblici e privato) della programmazione, della socializzazione del potere, della compatibilità ecologica dei cicli economici (senza cadere nelle utopie premoderne della decrescita) sono essenziali per costruire in positivo (e non gestire solo movimentismo di protesta) una alternativa all'attuale assetto economico e sociale. Oggi Renzi lancia un attacco ad una delle più importanti conquiste del socialismo italiano , lo Statuto del lavoratori. Che il PCI non votò. Questo dovrebbe dire molto a tanti militanti della sinistra (vera o presunta) della grande importanza della tradizione socialista.

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