mercoledì 31 marzo 2010

L’insostenibile leggerezza del centrosinistra

L’insostenibile leggerezza del centrosinistra

di Giuseppe Giudice

Prendo a prestito dalla bella nota di Carolus Felix il titolo della mia breve riflessione.
Il risultato è nudo e crudo e credo non si presti ad interpretazioni di comodo.
Il centrosinistra esce duramente sconfitto tranne che in Puglia dove esso è egemonizzato da una cultura e da una prassi di sinistra non minoritaria.
Ho più volte messo in evidenza nei miei scritti come la crisi del centrosinistra venga da lontano e sta essenzialmente nel paradigma che era alla base dello stesso Ulivo e rappresenta la putrefazione del togliattismo; il pensare che la sinistra possa farcela se essa è subalterna al centro. Nichi Vendola è l’unico che con chiarezza e determinazione è stato in grado di ribaltare questo paradigma: una sinistra radicale nei valori e nei fini ma a vocazione maggioritaria ed innovatrice riesce a vincere e convincere in una regione tradizionalmente moderata e di destra. Quello di Nichi è il modello francese (adattato) che è l’opposto dell’Ulivo.
Il PD è in crisi grave ed irreversibile: è la deriva finale dell’ideologia ulivista. Un partito non-partito con una forte connotazione feudale incapace di delineare una identità ed un progetto.
L’ulivismo sposò il social-liberismo di Blair e di questa fuoriuscita dal socialismo ha fatto la sua ragion d’essere. Il gruppo dirigente post-comunista ha creduto di fondare sul puro antiberlusconismo il collante della coalizione senza esprimere nessun progetto di società alternativo ad esso. La sciagurata teoria delle “due sinistre” : quella che fa il “lavoro sporco” al governo e quella che fa casino nelle piazze, avallata sciaguratamente da Bertinotti (anche se quest’ultimo ha fatto autocritica seria su questo punto) ha fatto il resto e ha portato alla profonda crisi di Rifondazione. Fallita questa il PD ha puntato a coprirsi sul versante di una presunta radicalità con Di Pietro e Santoro. Ma questo è un radicalismo qualunquista (e con venature autoritarie), non esprime assolutamente una alternativa alla destra (i fa appello alla “destra per bene” ) speculare al berlusconismo (anzi lo rafforza).
La verità è che con il crollo dei due partiti storici della sinistra (PSI e PCI) il consenso operaio e popolare si è spostato verso una destra populista (sia nella variante berlusconiana che in quella leghista) andando a formare un pezzo consistente del blocco sociale che sostiene questa destra e che il centrosinistra non è assolutamene in grado di scalfire. Nel 1996 l’Ulivo vinse perché la Lega andò per suo conto.
Il social-liberismo dei DS prima e del PD poi (fuori moda nella misura in cui i partiti socialdemocratici europei lo stanno tutti rifiutando e stanno virando a sinistra) non era assolutamente di far scoppiare le contraddizione nel blocco sociale della destra. Anzi l’alleanza del PD con un parte dei poteri forti ha ancora più spinto a ricompattarlo. In più la presenza di Di Pietro ha allontanato dalla sinistra componenti libertarie ed antiautoritarie. Quindi l’Ulivismo ed i suoi derivati si sono caratterizzati per una subalternità al liberismo in economia e per una tendenza ad assecondare pulsioni autoritarie e poliziesche (alla Travaglio) nell’ambito di un modo totalmente sbagliato di combattere Berlusconi.
La Francia ci insegna (ed in futuro anche la Germania) che per battere la destra e costruire una organica alternativa ad essa occorre una sinistra forte ed unita ma guidata da una consistente forza socialista. Un socialismo autentico (alla francese ed alla Lafontaine) che rompe nettamente con il social-liberismo e rifiuta derive minoritarie ed archeologie ideologiche.
Come dicevo prima è quello che Vendola nel piccolo dell’esperienza pugliese ha tentato ed è riuscito a fare. Ma una rondine non fa primavera.
Vendola è un leader prezioso ma intorno a lui dobbiamo costruire un soggetto, un progetto ed una cultura politica forte e radicata. Dal PD non potrà venire nulla di buono. Esso è in forte crisi e si limiterà a giocare di rimessa sulla possibile crisi che potrebbe aprirsi nel PDL dopo il successo della Lega. E quindi dare la sua disponibilità ad un asse con Fini e Casini che a noi non interessa affatto ovviamente.
Se purtroppo in Italia il socialismo non riveste quel ruolo centrale non è solo colpa del PD(che è un partito che ha fondato in negativo-sul rifiuto del socialismo, la sua identità). C’è una responsabilità degli accattoni come Nencini che lo hanno sputtanato.
Oggi è ancora più importante ed indispensabile avviare la costituzione della Lega dei Socialisti per la Sinistra, al fine di partecipare al processo costitutivo di SEL , aggregare tutti i socialisti che credo si siano accorti di come il nencinismo abbia fatto sparire il PSI dalla geografia politica. Ma fornire anche a tutta la sinistra un contributo di pensiero, idee e lavoro politico.

PEPPE GIUDICE

L'insostenibile leggerezza dell'esserne ancora convinti

L'insostenibile leggerezza dell'esserne ancora convinti

di Carolus Felix

Anche queste elezioni stanno per essere archiviate, riflettendo a caldo sul loro esito, possiamo rilevare alcuni dati importanti. Il primo è l’astensionismo, trasversale che ha penalizzato non soltanto uno schieramento, ma tutti i partiti, dimostrando la progressiva disaffezione degli italiani per una politica che li riguarda sempre meno e da cui traggono sempre minori vantaggi di ogni sorta, sia di carattere generale che personale. Direi che il 20, 30, talvolta persino il 40% di astenuti, dimostra ampiamente che per masse sempre più numerose di compatrioti, questo sistema ha bisogno di una vera e propria rivoluzione istituzionale, politica e sociale, per poter tornare ad essere maggiormente credibile. Il secondo dato è l’avanzamento della Lega nel centro oltre che nel nord; la Lega capitalizza un consenso basato su una politica del doppio binario che spesso coincide con il tutto e il suo contrario. Ad esempio, votare per le centrali nucleari e per l’acqua da privatizzare e poi negare l’attuazione di tali misure nelle regioni in cui essa governa. E’ in fondo una politica che ha un obiettivo preciso che è in fase di progressiva attuazione: l’erosione dei consensi al partito di Berlusconi in tutto il nord per contendergli il controllo delle regioni in cui l’assetto produttivo e anche la fonte delle sue ricchezze è maggiore, e quindi ottenere sempre maggiori vantaggi in termini di autonomia e di utilizzo delle risorse economiche nazionali a favore prevalentemente delle regioni da essa controllate. Il terzo dato è che il PD non ottiene alcun significativo risultato e anzi, perde alcune regioni proprio perché sbaglia per l’ennesima volta le candidature: la Bresso al posto di Chiamparino, il candidato “sceriffo” De Luca per niente popolare anche nel centrosinistra, figuriamoci se in grado di sottrarre consensi al centrodestra. Il PD dimostra ancora una volta, dalla sua nascita, una tendenza perdurante: non riesce a sottrarre consensi al suo principale antagonista e continua a farsi erodere i suoi da Di Pietro che consolida le sue posizioni. E’ dunque un partito che non riesce, nonostante l’elezione di Bersani, a produrre alcuna novità e quindi ad essere credibile nella costruzione di una concreta alternativa su scala nazionale. Il quarto dato, significativo, è la vittoria di Vendola, vicino al 50% dei consensi, un successo molto importante e doppio, considerando tutto ciò che lo ha preceduto. Una lunga campagna mediatica di diffamazione e denigrazione, con l’arruolamento dei più disparati pennivendoli della variegata compagine del servilismo giornalistico italiano, con le bordate e gli agguati e gli attacchi degli stessi alleati del centrosinistra, tutti sistematicamente respinti sino alle primarie, che lo stesso Nichi ha dimostrato di aver saputo superare di slancio e con pura poesia. L’insostenibile leggerezza dell’essere convinti di un progetto concretamente alternativo, fatto di vere iniziative a favore della gente e specialmente di quella più svantaggiata, gli hanno fatto vincere la guerra, nonostante ogni battaglia sembrasse potesse essere sempre sull’orlo della sconfitta, o giocata sul filo del rasoio, su di una ostinata “spes contra spem” Nichi ha aperto un “foco de guerrilla” nel meridione e lo ha consolidato, una guerrilla a suon di versi scherzosi, strette di mano, abbracci, baci, condivisione, comizi, e soprattutto cose, fatti concreti che hanno convinto, “arruolato” consensi che potranno ulteriormente crescere. E soprattutto con il suo piglio rivoluzionario e gentile ha scompaginato lo schieramento avversario, dimostrando che la pazienza e l’attesa al varco sulle decisioni cruciali risulta vincente rispetto agli accordi di vertice clientelari, predefiniti e soggetti alla logica padronale. Persino lo schieramento a lui avverso di fronte a questa apertura disarmante si è diviso ed è stato sconfitto. Nichi Vendola ora ha bisogno di un vero partito che abbia una base teorica su cui fondarsi e su cui impostare un racconto alternativo, sia per sfuggire al rischio del populismo, sia per evitare la personalizzazione di Sinistra Ecologia e Libertà: l’alleanza di forze politiche di cui, per ora, è solo il portavoce. Il suo nome ha giovato alla causa ma non ha portato un incremento significativo dei consensi, su scala nazionale a SEL che, comunque, si consolida al 3%, su posizioni analoghe a quelle delle precedenti elezioni europee, in cui erano presenti al suo interno anche il PSI e i Verdi. Questi ultimi scontano miseramente la loro defezione, non avendo ottenuto consensi degni di essere menzionati. Sono ormai vuoti, partitini “a perdere” In Italia continua a mancare un partito di solida tradizione socialista che possa aggregare i consensi e costituire da base di lancio per la costruzione di una seria alternativa politica su scala maggioritaria e nazionale, come nel resto d' Europa o in Sudamerica. Questo partito può essere però validamente SEL, se trova con Vendola, ma non solo, una solida base teorica ed un radicamento nel territorio che possa portarlo a competere su questioni cruciali come lavoro, acqua, servizi pubblici, scuola, bisogni concreti della gente, fino a contrastare altri partiti che si stanno radicando, anche se in maniera del tutto ambigua. (come la Lega appunto che su scala locale nazionale dice e fa tutto, e contemporaneamente il contrario di tutto su base locale). Vendola ha dimostrato invece che si può fare nel territorio il contrario di quello che viene imposto a suon di decreti dal governo e proseguire in piena coerenza, fino a farsi riconoscere, ad esempio, la validità della politica energetica e rinunciare a costruire centrali nucleari in Puglia. Ma estendere questo modus operandi su scala nazionale non sarà facile, per cui sarà opportuno che egli si dedichi in questi tre anni a “ramificarsi” e radicarsi bene da sud a nord, almeno se nutre ambizioni più grandi, come merita. Per quanto mi riguarda, credo che l’impegno futuro dei socialisti che desiderano far crescere una speranza concreta di “fare futuro” in Italia, senza regredire continuamente nel berlusconismo e nel municipalismo leghista, debba essere rivolto prevalentemente a sostenere SEL e l’impegno di Vendola, senza ulteriori ambiguità. Ultimo dato: la vittoria sul filo di lana della Polverini, che comunque, da quando sono emersi i primi dati che la vedevano alla pari con la sua avversaria, aveva già dimostrato di avere vinto, essendo costretta a correre zoppa, e non per colpa sua, evidentemente, ma per colpa di chi probabilmente nel PDL non aveva tanto gradito la sua candidatura “finiana”, causando, non so quanto involontariamente, quell’ “incidente di percorso” che aveva portato all’esclusione del simbolo del PDL nelle liste di Roma e provincia. Il suo miracolo, la Polverini, se saprà ben guardarsi intorno, si renderà conto di averlo compiuto più verso i suoi alleati che contro i suoi avversari. Una lode infine alla Bonino, per la sua correttezza e per la sua riservatezza, oltre che per il coraggio di essere scesa in campo, quando nessuno ha osato farlo nel centrosinistra, per il solito Horror vacui, o per meglio dire a causa dell’incapacità del PD di saper scegliere l’ennesima candidatura vincente. Ultimamente infatti in quel partito, sembra si sia più esperti nel sabotare eventuali candidati vincenti, che nel saperli scegliere. I nipotini di Berlusconi dovranno dunque rassegnarsi, non farà il nonno come ora fa, volente o nolente, Prodi. Berlusconi sarà infatti ancora onerosamente occupato a tenere sulle ginocchia milioni di italiani e a dondolarli per almeno qualche altro annetto in più. Anche se i flaconi di Viagra li terrà sotto chiave e li dispenserà cautamente soltanto il “senatur”.

ALCUNE CONSIDERAZIONI A CALDO - di Pierluigi Camagni

ALCUNE CONSIDERAZIONI A CALDO

di Pierluigi Camagni

Dopo i risultati elettorali, soprattutto come gli attuali che vanno comunque in direzione non certamente come quella auspicata, per lo meno non appieno, non sono uso pensare che gli elettori hanno sbagliato (in questo caso votando ancora un centro-destra che ha poco rispetto dello stato di diritto e che poco ha fatto di concreto a parte interessarsi dei problemi del premier e proprio leader), ma cerco di capire dove abbiamo sbagliato NOI. Perchè di fatto abbiamo ancora una volta sbagliato, e dico abbiamo come sinistra nel suo complesso. Poi sentiremo dire che questo non è vero, che c'è una inversione di tendenza, ecc. ecc., ma il dato di fatto è che la sinistra continua a non saper interpretare le esigenze dell'elettorato. Non solo non riesce neppure a proporre un programma per il futuro che possa essere di interesse. Non a caso l'astensionismo, diversamente da quanto avvenuto in Francia, non favorisce il centro-sinistra, ma il centro-destra, proprio perchè, per le considerazioni di cui sopra, grossa fetta di chi non va a votare è rappresentata da elettori di sinistra. Non solo, un fortissimo rischio viene se la sinistra si lascia coinvolgere nell'antipolitica, e lo dico alle compagne e ai compagni, ad esempio, del popolo viola, che ho imparato ad apprezzare nelle ultime manifestazioni. In contesto in cui si dice che la politica è tutto uno schifo, statene certi, è storicamente dimostarto, chi vince sarà la destra. Non dimentichiamo che Berlusconi è nato proprio sfruttando le contestazioni di mani pulite, con le sue televisioni costantemente fuori ai palazzi dei tribunali. Quella che dobbiamo costruire INSIEME, è una alternativa POLITICA al centro-destra. E in questo contesto, i problemi della sinistra continuano ad essere, da tre anni a questa parte, sempre quelli: IRRISOLTI. Sono quelli che, già nel febbraio dello scorso anno, il professor Lazar, in un'intervista all'Espresso, evidenziava in cinque punti. Il primo, la leadership: troppi presunti leader in contrasto tra di loro e ASSENZA del NUOVO, vedasi le sconfitte di Penati o di Loiero; così, a tuttoggi, se di leader e novità si deve parlare, vedo solo NICHI VENDOLA. Il secondo, la strategia: bisogna fare una scelta chiara tra opposizione dura o opposizione moderata, perchè, diversamente, si perde sia l'elettorato di sinistra e non si conquista l'elettorato moderato. La risposta in tutta Europa, tranne che in Italia, è stata la riscopertà da parte dei partiti socialisti e socialdemocratici della propria identità di SINISTRA. L'ha fatto l'SPD in Germania, l'ha fatto il Partito Socialista Francese (che non a caso ha vinto le elezioni) ed anche il Labour di Gordon Brown. Il terzo, le alleanze: se si vuole è un corollario del secondo, bisogna decidere se guardare a sinistra o al centro. E' l'errore che continua nel PD, anche con la segreteria Bersani, si vedano le vicende che hanno portato alle primarie in Puglia e all'alleanza con l'UDC. Anche qui, non a caso, la sinistra che vince in Francia è una sinistra che sceglie un'alleanza AMPLIA e PLURALE a SINISTRA. Il quarto, la socilogia elettorale: diceva Lazar «Votano il PD le persone che sceglievano il PCI un tempo, del centro Italia, legate a categorie precise del settore pubblico, istruite, che abitano nelle grandi città, hanno più di 50 anni e non vanno a messa.» Occorre recuperare il contatto con i ceti popolari che, come magari al Nord, si sentono non presidiati e si abbandonano a tentazioni leghiste. Con l'avvertenza però che i tempi sono cambiati e quel ceto medio che una volta votava a sinistra, si va sempre più assottigliando, con un indice di disparità economica che, in Italia, è tra i più alti d'Europa e dell'area OCSE, e dove la crisi finanziaria prima e le politiche ultra-liberiste del governo di centro destra (che liberali non sono, nonostante Belusconi rivendichi anche questa tradizione insieme a quella socialista, favorendo banche e multinazionali) ha messo ancora più in ginocchio. Il quinto, l'identità: vuole il PD essere un partito di sinistra? Si sono perse le elezioni in Abruzzo, poi in Sardegna, poi le europee, ora queste regionali, cosa dobbiamo aspettare ancora per affrontarle? Mi scuso con chi ha già commentato, ma vorrei aggiungere ancora qualcosa. La prima: non ho mai amato e continuo a non amare questo bipolarismo, ma mi sembra evidente che bisogni farci i conti. Chi ha provato a porsi fuori, non ha avuto alcun risultato. L'UDC, in definitiva, non convince e continua a prendere gli stessi voti sia che si presenti da sola, sia che si presenti con una o con l'altra delle coalizioni, senza essere determinante. Perde nelle regioni in cui la coalizione in cui si colloca è perdente e vince nelle regioni in cui si colloca in una coalizione che, comunque, sarebbe vincente. L'elettore ha bocciato anche la politica dei tre forni. Attenzione, però, ho parlato di BIPOLARISMO e NON BIPARTITISMO, cui Berlusconi e Veltroni ai tempi ci volevano condurre. Quello agli elettori non piace e, non a caso, nelle coalizioni premiano non i grandi partiti ma i partiti fortemente identitari e con una precisa proprosta politica (vedi, in tal senso, anche quello detto da Lazar). La seconda: ribadisco che a sinistra non vedo in termini di leadership, novità, proprosta politica nulla di nuovo e proponibile che non sia NICHI VENDOLA, ma bisogna anche dire che SEL non può ridursi alla Puglia e al sud. In Lomdardia, ma è un dato comune a tutto il nord e non solo, SEL ottiene l'1,4% contro il 2% delle europee e, anche se elegge un consigliere (a proposito, i miei più sinceri e affettuosi auguri all'amica e compagna Chiara Cremonesi), non si può certo dire che ottiene un buon risultato. Vero è che alle europee nella lista di SEL erano presenti anche verdi e socialisti che ora, presentatisi da soli, prendono rispettivamente lo 0,8% e lo 0,3%, ma questo fa pensare ancora di più anche agli errori commessi nel decidere le alleanze. Resta il fatto di un messaggio che al nord non convince, nonostante il traino, comunque importante, del "marchio" Vendola. Allora, a mio avviso, ha ragione Nichi quando dice: "sogliamoci tutti" e diamo avvio ad un nuovo cantiere della sinistra, perchè è fallito quello del PD, ma anche altri non sono messi benissimo. Torniamo alle criticità di Lazar, per provare a vincere, occorre: un FORTE LEADER (ribadisco, vedo solo VENDOLA), una forte IDENTITA' e una forte UNITA', che non significa partito unico, a SINISTRA e di sinistra (come fatto in Francia), un conseguente PROGRAMMA fortemente caratterizzato con al centro i grandi temi della sinistra (che rimangono anche quelli che preoccupano i cittadini), primo tra tutti il LAVORO.

mercoledì 24 marzo 2010

STAINO

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Anniversario Fosse Ardeatine, Napolitano: "Penso solo a tenere unito il Paese"


Anniversario Fosse Ardeatine, Napolitano:
"Penso solo a tenere unito il Paese"

Roma, 24 marzo 2010 - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano presenzia al Mausoleo delle Fosse Ardeatine la cerimonia in ricordo delle 335 vittime dell’eccidio nazista di cui ricorre oggi l’anniversario. Con il capo dello Stato, presenti anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, il vice governatore del Lazio Esterino Montino, la candidata del centrodestra alle Presidenza della Regione Renata Polverini, il capo di stato maggiore della difesa Vincenzo Camporini, il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna e il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici.

Il presidente Napolitano, affiancato dal ministro La Russa, ha deposto una corona d’alloro all’ingresso delle Fosse Ardeatine, osservando un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime.

Quindi, dopo il ‘Silenzio' suonato dal picchetto dei Lancieri di Montebello, è iniziato il mesto appello della 335 vittime dell’eccidio nazista.

La cerimonia si è chiusa con una duplice funzione religiosa, cristiana ed ebraica. Monsignor Franco Sartori ha letto il Salmo 22 ‘Il Signore è il mio pastore' e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni il Salmo 130 ‘Dalle profondità ti ho chiamato, Signore'.

“Ho il dovere come si sa e come sta scritto nella Costituzione di rappresentare l’unità nazionale. Non penso ad altro che a tenere unito il Paese”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine della sua visita al Mausoleo delle Fosse ardeatine.

Il capo dello Stato si è soffermato brevemente con i giornalisti ed è stato salutato da alcune scolaresche presenti alla cerimonia e ha osservato che “i giovani partecipano come mai avvenuto prima”.

Le dodici tombe rimaste ancora senza nome al mausoleo delle Fosse Ardeatine potranno finalmente veder cancellata la scritta ‘Ignoto' che ancora le identifica. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa -a quanto apprende l’ADNKRONOS da fonti del dicastero- ha infatti deciso di affidare al Ris dei carabinieri l’effettuazione dell’esame del Dna per risalire alla loro identità.

Si conoscono, infatti, i dodici nomi vittime dell’eccidio nazista che causò 335 morti, ma finora è stato impossibile collegarli alle dodici tombe che ad oggi sono ancora senza nome.

La complessa operazione di identificazione sarà effettuata con risorse del ministero della Difesa, sperando di risolvere così una questione che si trascina oramai da troppi anni.

martedì 23 marzo 2010

Anche a noi la «Gauche plurielle»

Anche a noi la «Gauche plurielle»

di Carolus Felix

La vittoria dei Socialisti francesi è sicuramente una boccata di aria fresca in Europa e anche per noi, dato che l’Italia non è mai stata del tutto indifferente, nel corso della sua storia, alle vicende francesi. Il successo della gauche francese è certamente anche una bella “sberla” per tutte le prefiche paludate che non molto tempo fa diffondevano le loro giaculatorie sulla morte imminente del Socialismo in Europa. Beh, cari pennivendoli, il Socialismo europeo è vivo e vitale, nonostante il disperato e reiterato tentativo di occultarlo qui in Italia. Però è anche, almeno quello francese, un socialismo che sa rinnovarsi e trovare una nuova formula per affermarsi ed essere ancora credibile. E’ stata infatti l’alleanza fra socialisti e verdi (Europa Ecologie, ben al 18%) a consegnare alla sinistra francese unita il complessivo 53,85% dei voti, al secondo turno delle regionali. Allora, cari compagni, questa «Gauche plurielle» non vi ricorda proprio nulla? Non vi fa venire in mente, forse anche solo per assonanza, la parola Sinistra Ecologia e Libertà? Martine Aubry celebra giustamente un socialismo unitario ma plurale, che incalza la destra su questioni concrete, che la stessa destra ha dimostrato di non sapere né di volere affrontare. I francesi non si fanno certo intimidire né impaurire, hanno valutato e scelto per cambiare radicalmente, l’Alsazia in Francia è ormai l’unica roccaforte rimasta al centrodestra. Martine Aubry ha detto con chiarezza che “i francesi hanno respinto una politica ingiusta, fatta di regali fiscali per i più privilegiati a detrimento della lotta alla disoccupazione e al sostegno al settore pubblico” E da noi non sta accedendo forse lo stesso? I condoni fiscali di Tremonti, da perfetto “scudiero” dei grandi speculatori, i suoi tagli al settore pubblico, a partire dalla scuola, la precarizzazione inarrestabile del futuro delle nuove generazioni italiane, non gridano forse giustizia anche e soprattutto da noi in Italia? Specialmente considerando che queste sciagurate politiche neoliberiste durano da circa 15 anni, anche in virtù del collateralismo di un Partito che si definisce democratico, che è stato al governo, ma che non ha mai parlato di Socialismo né ha mai messo in pratica i suoi valori, anzi ha cercato di fare di tutto pur di rimuoverli definitivamente dall’orizzonte politico italiano. In Francia fanno presto a cambiare, dovremmo imparare anche noi, e sapere applicare tale lezione nelle urne alle prossime elezioni, soprattutto in vista di una nostra “sinistra plurale” che parli la lingua del Socialismo europeo e la sappia tramutare in azioni concrete, per una vera alternativa, che ci restituisca presto la dignità e il rispetto che uno Stato come l’Italia meriterebbe di avere in Europa. Dobbiamo, possiamo, vogliamo dunque avere anche noi presto una «Gauche plurielle», per il nostro Socialismo, per la nostra Ecologia e per la nostra Libertà.

La Sinistra del Fare, la Sinistra del ... Futuro ! Le Marche che verranno !

La Sinistra del Fare, la Sinistra del ... Futuro !
Le Marche che verranno !

di Manfredi Mangano

In primis devo scusarmi nuovamente per l'assenza prolungata, è stata una settimanaccia ! Vi devo però di nuovo ringraziare, sul blog abbiamo sfondato quota 600 e marciamo a ritmi di 15-30 visite al giorno ! Magari saremo "blog pieno e urne vuote", però per me è comunque una grande iniezione di entusiasmo ... vi comunico inoltre che sui muri della nostra cara città ci sono ora ufficialmente attaccati i miei manifesti ! Ditemi cosa ve ne pare ;)

E veniamo ora alla ciccia, che quest'oggi, complice anche l'imminente arrivo della nostra scadenza, si preannuncia ben corposa. Con voi voglio infatti ragionare, quest'oggi, su alcuni cenni di una possibile "nuova direzione" per le nostre Marche, e più in particolare per la nostra Fabriano.


E' chiaro che il modello della monocultura industriale fabrianese ha fallito. Allo stesso modo, hanno fallito più generalmente i nostri grandi imprenditori locali, lesti a organizzare cordate per la CARIFAC ma non altrettanto a innovare i loro prodotti, e quindi in larga parte travolti dalla crisi (chiaro segno sono gli altri rami della famiglia Merloni, Ariston e con più difficoltà MTS, che avendo largamente investito sulla modernizzazione dei prodotti, hanno superato finora quasi agevolmente la bufera). Ecco perchè sono estremamente felice che nel nostro panorama economico locale siano entrati due soggetti come la China Machi Group e VenetoBanca. Diceva l'economista Schumpeter che quando un imprenditore smette di inventare, e le sue creazioni si diffondono nel sistema economico, allora inizia la crisi, fino a quando qualcun'altro non arriva con idee più nuove. Questo è esattamente ciò che ci è successo, complice anche l'isolamento in cui la cappa protettiva targata Merloni ci ha tenuti finora.

Ecco perchè abbiamo un disperato bisogno di energie, pratiche imprenditoriali, modelli nuovi. Perciò, ben venga l'asse "Marco Polo" nel sistema economico cittadino. E ben venga anche una strategia di collaborazione con le Università cinesi, come quella avviata dall'Università di Camerino, dall'Università di Macerata e in passato anche dalla sede fabrianese dell'Università di Ancona: se i cinesi vengono da noi a fare innovazione, direi che non possiamo che cogliere l'occasione, e cercare di "mettere in rete" il nostro sistema universitario e di ricerca, di fronte a un mercato potenziale di queste dimensioni.
Una forma di collaborazione, peraltro, eventualmente allargabile anche alle imprese "straniere", seguendo nuovamente l'esempio dell'Università di Camerino, con la sua strategia di collaborazioni imprenditoriali e di imprese controllate dall'Ateneo che permette di mettere a frutto il settore ricerca e di aumentare le disponbilità economiche dell'Università stessa.

L'altra grande ragione per cui considero strategico l'arrivo di questi due gruppi è la loro dimensione geoeconomica: il China Machi Group produce sopratutto per il mercato balcanico e nord africano; VenetoBanca ha una dimensione adriatica che tocca anche i paesi balcanici, e la Regione ha investito pesantemente nelle infrastrutture portuali, aeroportuali e nella cooperazione allo sviluppo con queste aree geografiche. Come evidenziato dal video di LIMES che ho postato qualche tempo fa, il Mediterraneo ha tutte le carte in regola per essere la "nostra Cina", se lo sapremo sfruttare. Ben venga perciò l'inserimento della nostra regione in questa dimensione geopolitica e geoeconomica, è una sfida che possiamo e dobbiamo vincere.


Ma ciò non toglie che non possiamo ricadere di nuovo nella tentazione del "papà", sia esso papà Merloni o papà Mao. E' fondamentale diversificare il nostro sistema economico locale, incoraggiando la crescita del terziario e del terziario avanzato, e innovando le forme e i prodotti del settore industriale.


In quest'ottica, ritengo fondamentali:


-Il potenziamento della rete ferroviaria regionale, per decongestionare il sistema viario, per creare nuovi posti di lavoro, per assicurare collegamenti più efficienti e per rendere conveniente investire in zone ad oggi marginalizzate o in crisi della regione, come Urbino, Fabriano, o il Maceratese / Ascolano. In particolare, Fabriano, per la sua posizine geografica, può ambire a diventare uno snodo commerciale importantissimo, piazzata com'è sulla direttrice per Roma. Vanno perciò potenziate le reti Fabriano-Ancona, Fabriano-Civitanova e Fabriano-Pergola, e riaperta una linea Pesaro-Urbino da connettere con quest'ultima.


-Il potenziamento al massimo delle loro potenzialità delle nostre infrastrutture portuali, come avviato dal nostro assessore Lidio Rocchi, per inserirci nei mastodontici traffici commerciali del Mediterraneo.


- Il superamento definitivo del "digital divide" in tutta la Regione, a cui nella provincia di Ancona sta lavorando il nostro assessore Antonio Gitto. Internet, oltre a configurarsi come un "diritto di terza generazione", è anche un prerequisito fondamentale per la creazione di uffici e infrastrutture amministrative / produttive: in tal senso, rendere Fabriano una città "Wi Fi" potrebbe rilanciare il centro città oramai svuotato di attività commerciali. E' inoltre fondamentale colmare una volta per tutte il "buco Internet" delle nostre frazioni, anche qui per rilanciarne la funzione economica.


-La realizzazione, tramite l'Euroregione Adriatica a cui le Marche partecipano, di legami sempre più stretti tra le regioni del nostro Mare.


-Un chiaro e deciso investimento sul turismo e sulle attività culturali, in particolare nella negletta Fabriano, col sostegno alle associazioni culturali, e la creazione di "sistemi turistici integrati" tra l'interno e la costa, o tra le diverse aree dell'interno, mettendo in collaborazione tra loro le bellezze del nostro territorio. A questo va tuttavia affiancato un rilancio della nostra rete di trasporto pubblico locale, che particolarmente nell'area montana della provincia di Ancona è molto carente.


- Un potenziamento dei nostri legami con l'Europa: il Presidente Spacca si è impegnato a vincere la sfida dei bandi di eccellenza dell'Unione Europea, ma per farlo è necessario far entrare Bruxelles nella vita quotidiana, e abituare i nostri giovani e i nostri imprenditori a "pensare Continente". Propongo perciò alla Regione la realizzazione di un piano che permetta quantomeno a tutti i maggiori centri informagiovani marchigiani di dotarsi di un Punto Eurodesk, in cui imprese e cittadini possano interfacciarsi con le opportunità offerte dall'Unione.


Che ne pensate ? Come sempre, discutiamone su manfredimangano.splinder.c om !

A presto !

La Francia dà ragione al progetto della Sinistra Socialista.

La Francia dà ragione al progetto della Sinistra Socialista.

di Giuseppe Giudice

Devo necessariamente ritornare sulla vicenda delle elezioni francesi. Sia perché il secondo turno ha reso ancora più netta ed esplicita la vittoria socialista e della sinistra. Sia perché ciò che accade in Francia ci conforta come socialisti, in un primo tempo come associazioni politico-culturali ed oggi come costituenda Lega dei Socialisti per la sinistra, sono impegnati nella ricostruzione della sinistra in Italia (tramite il percorso di SEL) cercando di dare ad essa una chiara connotazione socialista.
Ricostruire la sinistra, certo. La fine dei DS e la nascita del PD ha liquidato quella poca (e mal messa) sinistra residua. E’ stata questa purtroppo la parabola negativa del postcomunismo italiano che dopo aver contribuito a demonizzare la tradizione socialista e non essersi mai riuscito a liberarsi dal togliattismo (il quale poteva avere un senso negli anni 50) e delle sue varianti sempre più scolorite è sprofondato nella putrefazione di tale ideologia (che ha tenuto lontano la sinistra italiana dall’Europa) tramite la creazione del PD, oscuro oggetto del desiderio. Un qualcosa senza identità, progetto e cultura politica: emblema di un centrosinistra moderato, senza anima e senza parole. Quello che è successo in Puglia la dice lunga sul PD. Premesso che non sono affatto felice quando uno è sottoposto a custodia cautelare (il rispetto per la libertà e dignità della persona è sacro) ed anzi ritenendo che l’arresto dell’ex vice-presidente Frisullo sia dovuto prevalentemente ad una esigenza di spettacolarizzazione delle indagini, è indubbio che il quadro emergente dalle inchieste giudiziarie, al di là dei risvolti penali, è piuttosto squallido. Un sistema di relazioni perverse tra politica ed un gruppo di imbroglioni mediato dalla prostituzione di alto bordo. E non è un caso che si tratti di amici di D’Alema. Se si da una occhiata complessiva al Sud, dalla Calabria alla Basilicata alla Campania, i gruppi dalemiani sono al centro di un sistema non trasparente di rapporto politica-affari. Naturalmente non voglio fare di tutta l’erba un fascio: personalmente conosco diversi “dalemiani” limpidi moralmente. Ma che il dalemismo abbia nel sud favorito la creazione di un sistema di potere regressivo ed oppressivo non c’è alcun dubbio. A ciò naturalmente dobbiamo aggiungere tutte le peggiori scorie post-democristiane (le terze e quarte file della vecchia DC- di gran lunga peggiori dei loro antenati politici) collocati nel PD (ma ve ne sono molti anche nell’IDV). Il dramma del sud è che queste terze e quarte fila si sono equamente collocate nel centro-destra e nel centro-sinistra, rendendo una barzelletta il bipolarismo. Il quadro descritto dimostra la grande lontananza della situazione italiana rispetto quella francese. I nostri “cugini” transalpini sono riusciti a superare fase critiche ed a costruire una SINISTRA (non un generico centro-sinistra) forte e coesa sotto la guida di un socialismo che non ha mai rinunciato ai suoi valori e principi di fondo ed oggi è una concreta speranza per poter rifondare a sinistra il socialismo democratico in Europa. Ora è anche vero che in Francia c’è un centrodestra molto più serio del nostro. Ma questa è una ragione in più che dà valore alla esperienza della sinistra francese. Del resto in ogni sistema politico gli schieramenti di solito si influenzano reciprocamente. Ad una destra seria corrisponde una sinistra forte e determinata. Ad una destra da avanspettacolo corrisponde un centrosinistra che è una armata Brancaleone. Tornando al tema. La vicenda francese ci insegna che una sinistra forte la si costruisce se c’è una guida socialista coerente con il proprio progetto politico. Quello che in Italia è mancato Poiché è perfettamente illusorio pensare di creare in poco tempo una forza che abbia i consensi, il progetto e le basi culturali del socialismo francese, dobbiamo cercare di convivere nel modo migliore con l’anomalia italiana, ponendo le basi di un suo superamento. Credo che la II Repubblica stia vivendo la sua definitiva agonia. Le pagliacciate di Berlusconi tendono a nascondere la profonda crisi del PDL. Poiché per la prima volta si sta organizzando una opposizione interna che mette in discussione la leadership. Un arretramento del centrodestra alle regionali (rispetto a politiche ed europee) potrebbe fare da detonatore di una crisi che cova sotto la cenere. Al tempo stesso il centrosinistra pare incapace di approfittare di tale crisi, per l’inconsistenza politica delle due forze principali: PD ed IDV. Basta vedere il modo profondamente sbagliato con cui è stata fatta l’opposizione, che si è concentrata sulle perversioni sessuali e sulle vicende giudiziarie del premier, trascurando completamente la gravissima crisi sociale che attraversa il paese. Basta vedere la totale assenza di opposizione da parte di PD ed IDV sul tentativo di disattivare l’art 18 dello Statuto dei Lavoratori e rendere ancora più precario il lavoro. Quindi c’è spazio potenziale per un grande lavoro di ricostruzione della sinistra. Ed in questo quadro un grande impegno per i socialisti che con la Lega dei Socialisti vogliono togliere ai servi del PD (un nome a caso…Nencini) la bandiera del socialismo italiano e portarla nella costruzione della nuova sinistra che di essa non può assolutamente fare a meno.

PEPPE GIUDICE

lunedì 22 marzo 2010

La clamorosa vittoria del PS alle regionali francesi

NENCINI: ORA ANCHE IN ITALIA UN NO ALL'INGIUSTA POLITICA DEL GOVERNO.

22/03/2009 - ‘’I francesi hanno detto no al loro governo, un no ad una ingiusta politica di mancate riforme, di tasse soffocanti, di diritti dei più deboli violati, di cattive amministrazioni locali: ora tocca agli italiani.
Tocca anche a noi dare un segnale politico di grande significato che faccia capire come Berlusconi sia arrivato al capolinea. Il passaggio essenziale è una forte alleanza fra tutte le componenti del centro sinistra; il programma è semplice e ripercorre le strade che Martine Aubry ha saputo battere senza paura: sono le strade del riformismo socialista, serio, competente, in grado di mantenere promesse e impegni’’.

Lo sottolinea il segretario del PSI, Riccardo Nencini, commentando i risultati delle elezioni regionali francesi.

sabato 20 marzo 2010

66° ANNIVERSARIO - ECCIDIO DI MONTALTO, 21 MARZO 2010

[Martiri+di+Montalto.jpg] PERAMEZZA NICOLA, GURRIERI GIUSEPPE, FAZZINI GIAN MARIO, MOGETTA ARMANDO, GERMONDANI ARDUINO, ANGELELLI UMBERTO, BARILATTI ACHILLE,PROIETTI ENNIO, PRINCIPI BRUNO, PERUGINI SPARTACO, CERQUETTI LUIGI, CAPPELLACCI LAURO, BARCARELLI ADINO, FERRARO MANLIO, SPOSETTI UGO, CARASSAI AUDIO, BERNARDONI LORENZO, CIARAPICA NICOLA, PASCOLINI BALILLA, SAPUTO GIACOMO, CUTINI MARIANO, CEGNA GIUSEPPE, SCIPIONI MARIANO, LUCENTINI UMBERTO, CASADIDIO RADAMES, PATRIZI ALBERTO, ORIZI GUIDOBALDO, RAMUNDO MARIO, PETTINARI ARMANDO, BARTOLI NAZZARENO, STACCHIETTI PRIMO, Comandante - Nerpiti Pacifico

venerdì 19 marzo 2010

Ciampi: mai mollare Penso ai fratelli Rosselli


 Corriere della
 Sera
L' intervista a L' ex capo dello Stato: la mia prova di forza con Berlusconi fu sulla legge Gasparri.

Ciampi: mai mollare, Penso ai fratelli Rosselli

«Non è questa l' Italia per cui ho speso la mia vita» Mi sembra brutto che la scelta sul decreto salva-liste possa essere maturata su un atto di forza del governo

ROMA - Un paio di settimane fa un vecchio professore è andato a salutare l' amico Ciampi nel suo studio a palazzo Giustiniani. Confidò poi di averlo trovato amareggiato come non mai. «Non è questa l' Italia per la quale ho speso la mia vita», si lamentava l' ex capo dello Stato, con il tono di chi registra una sconfitta, un fallimento. Ad avvilirlo era l' ultimo scandalo di corruzione, «testimonianza di come si stia imbarbarendo quel che resta dell' etica pubblica e del vivere civile», che allora dominava le pagine dei giornali. Ma oggi, quali sono i suoi umori? Che opinione si è fatto, presidente Ciampi, delle tensioni politiche e istituzionali che stressano il Paese sulla scia del provvedimento per sanare il caos delle liste? E la bocciatura del ricorso Pdl da parte del Tar del Lazio? «Guardi, gli umori com' è ovvio oscillano. E quest' ultimo episodio rischia di creare un caos maggiore. La mia prima reazione è un auspicio ad evitare le polemiche e suggerire a tutte le parti in causa di collaborare per una soluzione positiva e, appunto, condivisa. Che potrebbe essere un rinvio delle elezioni, nel Lazio o in tutt' Italia. Altrimenti la gente finirà per non capire più nulla... Per il resto posso soltanto dirle che, ogni volta che provo un senso di perdita e avvilimento, per fortuna riscopro ancora in me, a settant' anni di distanza, lo stato d' animo che a vent' anni sintetizzavo nel motto "non mollare"». «Non mollare» come lo intendeva Nello Rosselli? «Esattamente. Dal nome del foglio clandestino che circolava a Firenze durante il fascismo e che era stato ideato da Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini, ma soprattutto da Nello e Carlo Rosselli, assassinati nel 1937 a Bagnoles-de-l' Orne da una banda di francesi prezzolati da Mussolini. Quelle idee di Giustizia e Libertà mi hanno segnato per sempre. E nei momenti bui le rievoco e mi ci aggrappo dicendomi che bisogna reagire». Che cosa le pare così scoraggiante, nell' Italia dei giorni nostri, da richiamarsi alla testimonianza del Rosselli? Le tensioni sul decreto salvaliste, ad esempio? «Questo è un esempio. Non mi chieda però se io avrei firmato la legge: non voglio dare né consigli né pagelle di buona o cattiva condotta a nessuno. Certo, sarebbe stata responsabilità delle forze politiche, di governo e di opposizione, trovare un accordo che consentisse di risolvere il problema e far votare tutti gli elettori senza traumi e divisioni. Si è scelta una strada tra le tante, e mi sembra brutto pensare che possa essere maturata su un atto di forza del governo, perché così ne uscirebbero umiliate le istituzioni». Lei stesso ha fatto esperienza, quand' era al Quirinale, di qualche prova di forza con il premier Berlusconi. Come fu? «A me è successo con la legge Gasparri per le tv, che bocciai, e anche con la riforma dell' ordinamento giudiziario. Materie assai scomode e spinose, cui il premier era molto interessato personalmente, come sappiamo. Non dico di aver fatto sempre bene, perché tutti si sbaglia. Certamente però non ho "mai mollato" rispetto a ciò che mi dettavano la Costituzione e la mia coscienza. Ora comunque mi pare che si rischi di andare verso una sfida permanente. E il responso del Tar del Lazio complica tutto». Già, e anche questa vigilia di voto si esaspera la pretesa di dividere l' opinione pubblica tra istituzioni (la presidenza come i giudici) «amiche» e «nemiche». «Capisco le fatiche e i dilemmi del mio successore Napolitano. Pure di questo ne so qualcosa. Alla mia prima seduta da senatore a vita, al momento di votare la fiducia al governo Prodi fui coperto d' insulti in aula. Io, ricordo, mi fermai e rivolsi uno sguardo sprezzante a coloro che mi stavano fischiando e attaccando. Tutto si ripete sempre uguale. Con i soliti, insopportabili veleni». Quando lei compì ottant' anni, disse che l' Italia era diventata quella che sognava da ragazzo: «né fascista né comunista, libera». Adesso che si avvia verso i 90, che Paese le sembra il nostro? «Siamo da almeno 15 anni in un altro tunnel, diverso. E purtroppo non ne siamo ancora usciti. Del resto, finché ci sono persone che hanno come loro guida l' interesse personale e non hanno princìpi etici cui ispirarsi, il mondo non può andare bene».

Breda Marzio

martedì 16 marzo 2010

I becchini del Socialismo Europeo beffati dalla Francia

I becchini del Socialismo Europeo beffati dalla Francia

di Emanuele Macaluso - leragioni.it

In Francia le elezioni regionali confermano che il Partito socialista c’è, è vivo e forte e in questa competizione è il primo partito del paese. E, dopo polemiche aspre e lotte politiche, Martine Aubry conferma la sua leadership. Ancora una volta i becchini del socialismo europeo, così numerosi e rumorosi in Italia, debbono fare i conti con una realtà, una forza politica che mostra di avere radici profonde e di essere in grado di rinnovare la sua cultura, i suoi programmi, i suoi riferimenti sociali, le sue alleanze e la sua guida. In Italia i più zelanti necrofori del socialismo democratico europeo si trovano nel Pd e in quei gruppi che avevano indicato come leader Francois Bayrou (non ha raggiunto il 5% ed è fuori da tutto) il quale ha rinnovato la sua vocazione di uomo del centrodestra. Non mi riferisco solo ai Rutelli, ma a Veltroni, ai margheritini e ad altri esponenti del Pd. Oggi ci auguriamo che il vento che viene dalla Francia lambisca l’Italia. Ma il Pd non può restare ancora nel limbo e deve decidere: nel socialismo europer o nel nulla?

lunedì 15 marzo 2010

La Francia, il Socialismo e la Sinistra Italiana.

La Francia, il Socialismo e la Sinistra Italiana.
di Giuseppe Giudice  
 
Provo naturalmente una grande soddisfazione per lo splendido risultato dei compagni socialisti francesi che stanno trainando tutta la sinistra verso una grande vittoria alle regionali. Certo non voglio enfatizzare più di tanto tale risultato che è condizionato dal forte astensionismo; ma non v’è dubbio che in Francia si sta verificando una forte inversione di tendenza, che rianima un partito come il PS che qualche sprovveduto dava per spacciato e pone le basi per una possibile vittoria della sinistra alle presidenziali ed alle politiche del 2012 in uno dei paesi decisivi dell’Unione Europea. Sono sempre stato vicino ai socialisti francesi, sia per la loro capacità di elaborazione politica e teorica (il socialismo francese è stato molto influenzato, più di quello italiano, dal pensiero di Riccardo Lombardi) sia per il loro cocciuto essere stati controcorrente negli anni 90, quando gli altri due grandi partiti socialisti europei (la SPD ed il Labour inglese) si inchinarono al pensiero unico liberista. Il PSF rimase fedele invece alla missione politica dei socialisti: costruire una alternativa organica al modello liberista (a cui si rese profondamente subalterno anche il PDS e l’Ulivo).
Oggi con la grave e sistemica crisi del capitalismo liberista grossa parte del PSE sta seguendo la via tracciata a suo tempo dai compagni francesi. Lo testimonia lo spostamento a sinistra e la svolta radicalmente antiliberista della socialdemocrazia tedesca (non si esclude in futuro una fusione con la Linke); lo testimonia la stessa gestione di Gordon Brown in GB che rompe con il social-liberismo di Blair. Così come le posizioni di gran parte degli altri partiti socialisti e socialdemocratici europei espresse nel congresso PSE a Praga.
In Italia abbiamo invece una coalizione di centrosinistra che se potrà contrastare (anche grazie alle porcherie di un centrodestra indecente) alle regionali le paranoie totalitarie di Berlusconi, non è certo in grado di offrire un alternativa organica di progetto e proposta alla destra.
I francesi sono anni-luce più avanti di noi.
Lì la sinistra (e non il centrosinistra) è guidata da un partito socialista forte di un progetto chiaro e forte. Qui il centrosinistra da un PD che non è ne carne né pesce, non si considera di sinistra ma di centro-sinistra (un po’ e un po’), che ha una struttura feudale, in cui militano dirigenti che se avessero la cittadinanza francese militerebbero tranquillamente nel partito di Sarkosy (vedi Letta o Fioroni) o al massimo nel centro di Bayrou. Un centrosinistra in cui c’è un partito come quello di Di Pietro (che esiste fino a quando ci sarà Berlsuconi essendo speculare a lui). Ed infine una area comunista nella sinistra che ospita posizioni negazioniste dei crimini di Stalin come quelle di Diliberto o Canfora. Intendiamoci anche in Francia ci sono i comunisti (e perfino i trotzkisti): ma si tratta di compagni che hanno con forza e determinazione condannato radicalmente lo stalinismo. I compagni comunisti francesi, negli anni 90, hanno chiesto pubblicamente scusa per la complicità con lo stalinismo dei loro dirigenti degli anni 50 (Thorez e c.); un atto di coraggio e di onestà intellettuale che in Italia non v’è mai stato.
La nostra unica speranza è che cresca all’interno di questo centrosinistra una sinistra innovatrice, libertaria e di ispirazione socialista. Vendola è il leader naturale di questa area che se riesce a strutturarsi organicamente sarà la vera novità positiva della politica italiana.
Ma questa leadership di Vendola (che non è solo un bravo oratore ma un vero leader che esprime pensieri profondi) ha bisogno di essere riempita di contenuti politici e programmatici. Uno di questi è il socialismo: sì il socialismo. In Italia, dove ancora abbiamo le mummie alla Diliberto, permane la interdizione all’uso del termine socialismo e socialista. E lo si lascia utilizzare da un personaggio indegno come Nencini. Questo non lo possiamo consentire.
Chi è impegnato, come noi della Lega dei Socialisti della sinistra, per portare il pensiero e la tradizione socialista italiana nel progetto della nuova sinistra di cui Vendola è il leader, farà, forte delle sue convinzioni, la sua battaglia affinchè il termine socialismo sia essenziale nel linguaggio della nuova sinistra. Non è una rivendicazione identitaria, né la pretesa assurda di chiedere abiure a nessuno. E’ perché siamo convinti che senza socialismo la sinistra non ha senso e non ha progetto. Indipendentemente da quella che è la provenienza personale di ciascuno.

 

PEPPE GIUDICE

domenica 14 marzo 2010

Francia, riscossa socialista Sorpassata la destra di Sarkozy

Francia, Riscossa Socialista 
Sorpassata la destra di Sarkozy

Francia, riscossa socialista  Sorpassata 
la destra di Sarkozy   PARIGI - I socialisti sorpassano l'Ump, il partito di Sarkozy. Le prime proiezioni danno il Partito socialista al 29,1%, mentre la destra al governo si attesta al 27,3 %. Sono le indicazioni che emergono dalle elezioni regionali tenute oggi in Francia. 

Il dato più clamoroso è comunque quello dell'astensione. Si profila infatti un record negativo. Alle 17:00 la percentuale dei votanti era del 39,29%, cioè 10 punti al di sotto del primo turno delle regionali del 2004 alla stessa ora (49,66%). Al termine delle votazioni, l'astensione avrebbe raggiunto oltre il 50 % degli aventi diritto: i dati parlano di una "forbice" addirittura tra il 52 e il 55 %.
Sempre secondo le proiezioni i verdi si porterebbero all'11,5% (più bassi del previsto), la sinistra al 5,5%, i trotzkysti al 4%, il Fronte Nazionale (estrema destra) passerebbe all'11 %, i centristi al 4,5%. 

Sono dati che confermano le previsioni di un "possibile sorpasso" della "Gauche" sul centrodestra del presidente della Repubblica. Non ci sono ancora indicazioni su quante delle 22 regioni verranno conquistate dall'una e dall'altra parte. Venti delle amministrazioni uscenti sono di sinistra e solo due (Alsazia e Corsica) vengono governate dall'Ump. La "Gauche", in base alle ultime previsioni, puntava a fare il pieno. E ora sarà il secondo turno, domenica prossima, a decidere quali coalizioni guideranno le regioni di Francia.
 
La sconfitta del partito del presidente Nicolas Sarkozy appare comunque netta. L'Ump arretra in quasi tutte le regioni e nonostante negli ultimi giorni Sarkozy abbia smorzato i toni del valore "nazionale" del voto di oggi, lo scarto con i socialisti - che raddoppiano rispetto al 16% delle europee dell'anno scorso - è tale da costituire una vittoria per la gauche dopo anni di sconfitte brucianti.  
 
Il presidente francese, Nicolas Sarkozy ha riunito stasera all'Eliseo, subito dopo la diffusione dei risultati, i principali rappresentanti della maggioranza. I primi a raggiungerlo sono stati il premier, Francois Fillon, il segretario generale dell'Eliseo, Claude Gueant, e il ministro degli Interni, Brice Hortefeux.Successivamente si sono uniti altri ministri, fra i quali Michele Alliot-Marie (Giustizia) e Luc Chatel (Educazione).
 
"Gli elettori hanno espresso oggi il loro rifiuto di una Francia divisa e indebolita, hanno detto di volere una Francia più giusta e più forte": lo ha detto il primo segretario socialista, Martine Aubry, in una dichiarazione subito dopo la diffusione dei risultati del primo turno delle regionali che fanno del Ps il primo partito di Francia.
"I francesi - ha continuato - hanno posto il Partito socialista largamente in testa, siamo di fronte a un risultato storico, e dico grazie ai milioni di elettrici ed elettori che ci hanno dato". 
 
"Il voto di oggi - ha proseguito la Aubry - rappresenta l'adesione ad un progetto, che è quello di proteggere i francesi e preparare il loro futuro. E' un incoraggiamento per noi, e la dimostrazione che quando il Partito socialista è unito e rivolto ai francesi, ritrova la loro fiducia".
 
"Per noi - ha continuato - si tratta soprattutto del segnale di un dovere da rispettare, quello di unire la sinistra. Siamo il primo partito, dobbiamo radunare i nostri alleati, nella chiarezza degli impegni e nel rispetto di ognuno".
"Il voto di oggi - ha detto Martine Aubry - ci impone però soprattutto di continuare a batterci con tutta la nostra energia per l'economia, per mantenere i posti di lavoro che ci sono e preparare quelli di domani, aiutare i giovani e gli anziani che soffrono, lottare per gli alloggi, i trasporti, le pensioni, l'ambiente da proteggere, tutti settori nei quali lo stato è sempre più assente".
 
Il primo ministro francese, Francois Fillon, ha rivolto un appello ai sostenitori dell'Ump, subito dopo essere uscito dall'Eliseo dove era stato convocato, insieme con alcuni ministri, per una riunione straordinaria dal presidente della repubblica, Nicolas Sarkozy.
 
Commentando i risultati decisamente negativi per la maggioranza di governo, Fillon ha affermato che "nulla è deciso per il secondo turno" ed ha lanciato un invito "alla mobilitazione degli elettori della maggioranza presidenziale".
 
http://www.repubblica.it

13 MARZO 2010. QUALCUNO SI DEVE VERGOGNARE

13 MARZO 2010. QUALCUNO SI DEVE VERGOGNARE

14/03/2010 - Il 13 marzo, è stata scritta una bruttissima pagina, l'ennesima, da parte di alcune  tra le maggiori testate giornalistiche nazionali (soprattutto quelle on line), proprio all'indomani della sentenza del TAR Lazio che ha invalidato il provvedimento restrittivo emanato da Agcom per i talkshow politici nelle tv commerciali e celebrata con grandi peana dai supporters di San Toro e Polvefloris. Ecco i fatti.
Su Repubblica.it dalle prime ore del mattino viene collocato in home page uno speciale nel quale, tra le altre informazioni, compaiono le sigle dei partiti promotori, con relativo link ai rispettivi siti. Tutti risultano essere perfettamente funzionanti. Tutti, tranne il link al sito del PSI. L'errore viene segnalato dai nostri uffici alle ore 9.24, mediante una telefonata seguita da un'email alla redazione web del maggiore quotidiano online italiano. Trascorre l'intera mattinata senza che da Repubblica.it arrivi uno straccio di riscontro. Solo alle 14.00 circa, e comunque dopo parecchie ore, viene posto rimedio e il sito è finalmente visibile ai navigatori di repubblica.it. Non ci è dato di sapere con certezza quanti potenziali visitatori del nostro sito siano stati privati, per ore, della possibilità di accedervi. Siamo certi che siano molti. Troppi. Ovviamente a lor signori non è neppure passato per il capo almeno di scusarsi. Per carità: le scuse non avrebbero riparato il danno ma sicuramente in questo caso ci stavano.
E' finita qui? No: ilcorriere.it, secondo quotidiano on line italiano per numero di visite, sin dalla mattina, annuncia in home page che la diretta dell'intero evento sarebbe stata diffusa in streaming. Bene: la diffusione on line della manifestazione prevista per le 14.30 è iniziata con un ritardo di 10", esattamente, vedi il caso, quando Emma Bonino ha iniziato il suo intervento, successivo a quello di Riccardo Nencini che non è dunque stato diffuso. Abbiamo appreso successivamente che il corriere.it non ha responsabilità dirette sull'avvenuto, in quanto riceveva il segnale da Youdem i cui responsabili, degni eredi della ben nota scuola di giornalismo militante del PCI, hanno pensato bene di dare inizio alla diretta solo dopo che il segretario del PSI aveva terminato di parlare. E comunque, per evitare di uscire dal team dei webcensori, il CorriereTV, al termine della manifestazione ha confezionato un pezzo, collocato subito on line, nel quale appaiono in video e in voce quasi tutti i leader, compreso il n.2 dell'IDV, Leoluca Orlando(!). Tutti. Meno, ovviamente, Riccardo Nencini.
Non è ancora finita: ANSA, la maggiore agenzia di informazioni nazionale, nei suoi dispacci non ha dato conto dell'intervento di Nencini fino a che in serata ha confezionato un dispaccio con una sintesi approssimativa, e dunque pessima, dell'intervento di Nencini. In compenso, alle 15.18, dopo quasi un'ora dall'intervento del leader del PSI, ha collocato in rete un comunicato in cui si raccontava la fondamentale notizia della presenza di Pierluigi Castagnetti in Piazza del popolo (sic!). Ci piacerebbe sapere che cosa stesse o stessero facendo il o i redattori dell'ANSA mentre Nencini parlava.
Infine non poteva mancare a questo antro degli orrori anche lastampa.it che, nella home page, ha pubblicato, a manifestazione terminata, una foto galleria nella quale compaiono tutti i leader del centrosinistra tranne, indovinate un pò chi? Ma Riccardo Nencini, ça va sans dir!.
Noi non vogliamo recitare il ruolo dei piagnoni. Non è nelle nostre corde. Ma, come si usa dire: "il troppo stroppia". Siamo sgomenti, disgustati e stufi di dovere subire continuamente censure e discriminazioni, tanto gravi quanto immotivate, da una elite autoreferenziale, prona ai potenti di turno, che decide, con un livello di professionalità quantomeno discutibile, che cosa e come si può definire "informazione corretta". Se fossimo in un paese normale (e purtroppo, se qualche anima candida ancora non lo avesse capito, non lo siamo), questa gente dovrebbe provare vergogna. E pagare dazio. 

sabato 13 marzo 2010

13 MARZO. NENCINI: NAPOLITANO GARANTE DELL'UNITA' DEL PAESE E DELLA COSTITUZIONE

13 MARZO. NENCINI: 
NAPOLITANO GARANTE DELL'UNITA' DEL PAESE 
E DELLA COSTITUZIONE

13/03/2010 - “Un bel colpo d’occhio questa piazza, certo meglio di quella del predellino a Milano. Non è vero che la giustizia non funziona. Fate un bellissimo applauso al ministro Alfano che con grande rapidità ha già mandato gli ispettori a Trani”.
Così il saluto del segretario del Psi, Riccardo Nencini, il primo a parlare alla folla di Piazza del Popolo a Roma per la manifestazione del centrosinistra in difesa della democrazia, per la legalità, il lavoro e i diritti. Poi ha continuato citando Dante, perché anche l’Italia di oggi “è un paese diviso, senza una missione, senza una bandiera” e per questo il centrosinistra deve “rinnovare la politica, impegnarsi a offrire una proposta agli italiani, indicare la strada per un nuovo inizio. Per questo dobbiamo essere uniti e non commettere l’errore che nel passato ci ha portato alla sconfitta, quello di lavorare ognuno perr sé”. Molto applaudito quando ha sottolineato l’importanza dell’unità politica del centrosinistra, meno e con qualche fischio quando ha ricordato, con un chiaro riferimento alle recenti polemiche dell’Italia dei Valori, che “il presidente della Repubblica non deve essere messo in discussione perché è il garante dell’unità del paese e della Costituzione. Non possiamo tirarlo da una parte e dall’altra a seconda del momento, non possiamo farlo diventare come un Re Travicello”. Il segretario del Psi ha poi indicato alcuni punti chiave di quello che dovrebbe essere il programma di tutto il centrosinistra per “un’Italia laica, libera, fondata sul rispetto dei diritti e dei doveri, su una buona scuola pubblica. Su un nuovo patto tra merito e bisogno. Sulla tutela dei quattro milioni di lavoratori che oggi non ne hanno alcuna. La sinistra non deve vergognarsi – ha detto – di volere la meritocrazia, di fondare lo sviluppo sul merito”. Quanto alla libertà, il tema della manifestazione, “è come una palestra, come diceva Mario Luzi, dove bisogna andarci ogni giorno ad allenarla, altrimenti perisce” e ha concluso con le parole della canzone di Vasco Rossi, dedicata a Sally che “ha già visto cosa ti può crollare addosso, un pensiero le passa per la testa, forse la vita non è stata tutta persa”.
Con Riccardo Nencini in piazza a rappresentare il PSI erano presenti, Marco Di Lello, Gerardo Labellarte e Angelo Sollazzo della segreteria nazionale, Bobo Craxi, capolista del PSI a Roma e a Latina, Luigi Iorio, segretario nazionale della FGS insieme a molte compagne e compagni che hanno presidiato il gazebo del PSI.

La sinistra…oltre le regionali

La sinistra…oltre le regionali

di Giuseppe Giudice

Al di là delle firme e delle irregolarità formali (che comunque testimoniano uno stato non positivo dell’armata berlusconiana) queste elezioni non sembrano promettere grandi svolte.

Uno degli errori che si fanno quando ci si accinge a portare avanti un progetto di ricostruzione della sinistra è l’impazienza: il pensare che una scadenza possa rappresentare un momento salvifico. Era l’impazienza di chi gridava “partito subito” in SEL (come se la formazione di un soggetto politico non abbia bisogno dei suoi tempi che non possono essere né istantanei né biblici); può essere la illusione eccessiva sulla portata reale di queste elezioni; un pezzo della sinistra è facile preda delle sindromi emotive (un certo inspiegato entusiasmo per l’Arcobaleno si riversò in crisi depressiva dopo le elezioni).
Il fatto è che il processo di ricostruzione della sinistra è necessariamente lungo e graduale ed ha bisogno di tappe intermedie. Il disastro è profondo e strutturale. Nessun atto di volontarismo emotivo ci può salvare.
La stessa nascita di SEL (quale partito vero e proprio, con il congresso costituente) è solo la prima tappa di un processo più vasto, più lungo e più complesso.
La leadership di Vendola è un buon punto di partenza. Anzi è una benedizione che in tempi di deriva mediatica della politica vi sia un leader carismatico in grado di comunicare pensieri forti. Ma essa va naturalmente riempita di contenuti. La sua rielezione (i sondaggi sono significativamente positivi) è certo un elemento propulsivo che va oltre le vicende pugliesi.
Ma il quadro generale in cui ci troviamo è preoccupante per la gravissima crisi che attraversa il paese. Una crisi sociale ed economica profonda, mediaticamente oscurata (ma non solo dalla destra – che del resto tutto l’interesse a farlo- ma anche da una opposizione che preferisce concentrarsi sulle “Escort” o sulle pur gravi vicende giudiziarie ma trascura colpevolmente i temi sociali) si intreccia con la sostanziale implosione del sistema politico e con una regressione culturale e morale gravissima che attraversa il paese e che la crisi della politica alimenta di fatto.
Insomma abbiamo la simmetrica crisi dei due soggetti politici su cui si doveva reggere un bipolarismo artificiale: PDL e PD. Il primo perché non riesce a dare risposte al suo tema di fondo; che fare dopo Berlusconi. Il secondo perché (come il primo ) non è un partito ma un aggregato di notabili, capobastone, in una logica di feudalizzazione radicale dell’organizzazione politica.
Volendo fare dei riferimenti alla storia passata, il PDL somiglia agli antichi imperi orientali (Persia, Egitto) dove c’ era un monarca assoluto che si identificava pienamente con lo Stato (monarca che comunque viene insidiato da pretendenti), il PD alla crisi del Sacro Romano Impero dove l’imperatore (il segretario in questo caso) non contava un ….. e tutto era devoluto agli accordi interni ai principi ed ai feudatari.
Lo stato delle cose è questo, la sfiducia verso la politica è in costante aumento (se poi la gente va a votare comunque è perché spera di ottenere un magro posticino, foss’anche precario, dal gonzo di turno). Ma ciò che è aggrava ulteriormente il quadro è la profonda crisi strutturale dell’economia internazionale che assume sempre più i contorni di una crisi di sistema irreversibile del capitalismo, almeno nelle forme in cui si è espresso negli ultimi trent’anni.
Il sommarsi e l’intrecciarsi di tali criticità precipita l’Italia in una condizione della cui drammaticità di cui pochi si rendono veramente conto.
In Europa ed in Italia c’è bisogno di una sinistra che sappia esprimere un progetto di nuovo socialismo. Di fronte alla grave crisi sistemica del capitalismo occorre una sinistra non indeterminata ma in grado di esprimere un progetto organico di società alternativo rispetto a quello che è andato in pezzi: un progetto socialista.
La rifondazione a sinistra del socialismo democratico ( derivante dalla presa di coscienza contestuale del fallimento del comunismo e della crisi di quella socialdemocrazia che si è resa subalterna al capitalismo liberista) è vitale per il contesto europeo. Lo spostamento a sinistra di grossa parte del PSE e la stessa tendenza all’avvicinamento, se non alla riunificazione, tra SPD e Linke in Germania, vanno in tale direzione.
In Europa la sinistra socialista non sta certo in salute, ma esiste ed ha buone possibilità di riprendersi modificando le proprie coordinate.
In Italia con la nascita del PD l’apparato dirigente post-comunista ha compiuto l’ultimo atto della distruzione della sinistra (che non è solo politico ma anche culturale).
Il grosso problema che abbiamo è quindi quello dei tempi. La crisi in atto richiederebbe una sinistra per il socialismo subito. Lo stato delle cose non lo permette.
Abbiamo già detto che il processo ricostruttivo ha bisogno di pazienza e determinazione.
Per chi si riconosce nella cultura più autentica del socialismo italiano non c’è altra strada che partecipare alla ricostruzione della sinistra (tramite l’unico percorso disponibile e praticabile: quello di SEL), ben oltre la parentesi delle regionali che ha determinato un quadro contraddittorio. Il PS nenciniano di fatto non esiste più. Un partito che si presenta (con il proprio simbolo) in meno della metà delle regioni, che in tre regioni importanti si presenta con SEL (Campania, Puglia e Veneto) ed in altre tre (Emilia, Toscana e Liguria) si nasconde dentro il PD, non ha alcuna ragione di esistere.
Il movimento della Lega dei Socialisti per la Sinistra, in questa fase gioca un ruolo essenziale: essere punto di riferimento per tutti quei socialisti che credono in una rifondazione a sinistra del socialismo europeo, che considerano il PD un partito estraneo ai valori del socialismo e della sinistra, che intendono dar vita ad un nuovo soggetto politico della sinistra.
Il quadro contraddittorio di queste stramaledette regionali ha portato compagni, nelle varie regioni, a candidarsi con SEL ed in altre con la lista PSI. Non è affatto indice di opportunismo perché tutti pensano che dopo le elezioni si dovrà portare a compimento il processo costituente di SEL per una nuova sinistra. In quei limitati casi di presenza nelle liste PSI si è voluto rimarcare l’impegno di portare fino in fondo la battaglia per la sconfitta del nencinismo, parallelamente alla costruzione di SEL. A mio avviso il nencinismo è già stato sconfitto: di fatto il PS non esiste più ed è un bene per il socialismo.


Peppe Giudice

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