mercoledì 31 marzo 2010

L’insostenibile leggerezza del centrosinistra

L’insostenibile leggerezza del centrosinistra

di Giuseppe Giudice

Prendo a prestito dalla bella nota di Carolus Felix il titolo della mia breve riflessione.
Il risultato è nudo e crudo e credo non si presti ad interpretazioni di comodo.
Il centrosinistra esce duramente sconfitto tranne che in Puglia dove esso è egemonizzato da una cultura e da una prassi di sinistra non minoritaria.
Ho più volte messo in evidenza nei miei scritti come la crisi del centrosinistra venga da lontano e sta essenzialmente nel paradigma che era alla base dello stesso Ulivo e rappresenta la putrefazione del togliattismo; il pensare che la sinistra possa farcela se essa è subalterna al centro. Nichi Vendola è l’unico che con chiarezza e determinazione è stato in grado di ribaltare questo paradigma: una sinistra radicale nei valori e nei fini ma a vocazione maggioritaria ed innovatrice riesce a vincere e convincere in una regione tradizionalmente moderata e di destra. Quello di Nichi è il modello francese (adattato) che è l’opposto dell’Ulivo.
Il PD è in crisi grave ed irreversibile: è la deriva finale dell’ideologia ulivista. Un partito non-partito con una forte connotazione feudale incapace di delineare una identità ed un progetto.
L’ulivismo sposò il social-liberismo di Blair e di questa fuoriuscita dal socialismo ha fatto la sua ragion d’essere. Il gruppo dirigente post-comunista ha creduto di fondare sul puro antiberlusconismo il collante della coalizione senza esprimere nessun progetto di società alternativo ad esso. La sciagurata teoria delle “due sinistre” : quella che fa il “lavoro sporco” al governo e quella che fa casino nelle piazze, avallata sciaguratamente da Bertinotti (anche se quest’ultimo ha fatto autocritica seria su questo punto) ha fatto il resto e ha portato alla profonda crisi di Rifondazione. Fallita questa il PD ha puntato a coprirsi sul versante di una presunta radicalità con Di Pietro e Santoro. Ma questo è un radicalismo qualunquista (e con venature autoritarie), non esprime assolutamente una alternativa alla destra (i fa appello alla “destra per bene” ) speculare al berlusconismo (anzi lo rafforza).
La verità è che con il crollo dei due partiti storici della sinistra (PSI e PCI) il consenso operaio e popolare si è spostato verso una destra populista (sia nella variante berlusconiana che in quella leghista) andando a formare un pezzo consistente del blocco sociale che sostiene questa destra e che il centrosinistra non è assolutamene in grado di scalfire. Nel 1996 l’Ulivo vinse perché la Lega andò per suo conto.
Il social-liberismo dei DS prima e del PD poi (fuori moda nella misura in cui i partiti socialdemocratici europei lo stanno tutti rifiutando e stanno virando a sinistra) non era assolutamente di far scoppiare le contraddizione nel blocco sociale della destra. Anzi l’alleanza del PD con un parte dei poteri forti ha ancora più spinto a ricompattarlo. In più la presenza di Di Pietro ha allontanato dalla sinistra componenti libertarie ed antiautoritarie. Quindi l’Ulivismo ed i suoi derivati si sono caratterizzati per una subalternità al liberismo in economia e per una tendenza ad assecondare pulsioni autoritarie e poliziesche (alla Travaglio) nell’ambito di un modo totalmente sbagliato di combattere Berlusconi.
La Francia ci insegna (ed in futuro anche la Germania) che per battere la destra e costruire una organica alternativa ad essa occorre una sinistra forte ed unita ma guidata da una consistente forza socialista. Un socialismo autentico (alla francese ed alla Lafontaine) che rompe nettamente con il social-liberismo e rifiuta derive minoritarie ed archeologie ideologiche.
Come dicevo prima è quello che Vendola nel piccolo dell’esperienza pugliese ha tentato ed è riuscito a fare. Ma una rondine non fa primavera.
Vendola è un leader prezioso ma intorno a lui dobbiamo costruire un soggetto, un progetto ed una cultura politica forte e radicata. Dal PD non potrà venire nulla di buono. Esso è in forte crisi e si limiterà a giocare di rimessa sulla possibile crisi che potrebbe aprirsi nel PDL dopo il successo della Lega. E quindi dare la sua disponibilità ad un asse con Fini e Casini che a noi non interessa affatto ovviamente.
Se purtroppo in Italia il socialismo non riveste quel ruolo centrale non è solo colpa del PD(che è un partito che ha fondato in negativo-sul rifiuto del socialismo, la sua identità). C’è una responsabilità degli accattoni come Nencini che lo hanno sputtanato.
Oggi è ancora più importante ed indispensabile avviare la costituzione della Lega dei Socialisti per la Sinistra, al fine di partecipare al processo costitutivo di SEL , aggregare tutti i socialisti che credo si siano accorti di come il nencinismo abbia fatto sparire il PSI dalla geografia politica. Ma fornire anche a tutta la sinistra un contributo di pensiero, idee e lavoro politico.

PEPPE GIUDICE

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