martedì 29 gennaio 2013

Comunicato stampa - Tour elettorale "Riccardo Nencini" Segretario Nazionale PSI.

Alle redazioni Regionali delle testate giornalistiche del:
Corriere Adriatico
Il Resto del Carlino
Il Messaggero
L’ANSA 

COMUNICATO STAMPA
Il Segretario Nazionale del PSI Riccardo Nencini, candidato nelle Marche al secondo posto della lista per il Senato della Republica ,giovedì 31 gennaio p.v. inizierà il suo tour elettorale nelle Marche e toccherà tutte le più importanti località delle cinque province secondo il seguente programma :

31/Gennaio : dalle 16,00 alle 18,00 visita in varie aziende della provincia di Ancona alle 18,30 Hotel Miramare di Civitanova Marche conferenza stampa alle 20,00 ristorante S.Crispino di Trodica di Morrovalle incontro con gli elettori del centro sinistra parteciperà il candidato del PD al Senato, Morgoni

5/Febbraio: alle 11,00 Ancona incontro istituzionale con il Governatore Gianmario Spacca
alle 12,00 -13,30 Senigallia incontro pubblico.parteciperà la senatrice Amati PD
alle 14,00 -14,45 Falconara Marittima
alle 15,00 -16,45 Riviera del Conero- Sirolo, Numana, incontro operatori tur.
alle 17,00 – 19,00 Ancona Convegno su lavoro e impresa .Parteciperanno: Lodolini candidato PD alla Camera, l’ass. reg. Luchetti e l’ass. Prov. di Pesaro Seri.

15/Febbraio: alle 12,00 – 14,00 visita aziende comuni del Fermano alle 15,00 –18,00 Ascoli Piceno Convegno proposta di legge sulla tutela dei Beni Culturali. Parteciperà il candidato PD, on. Agostini.

18/Febbraio: alle 15,00 – 16,30 al Kursaal di Grottammare incontro operatori turistici e rapprsentanti associazioni di categoria.
alle 17,30 - 20,00 Camerino iniziativa congiunta con il PD.
alle 21,00 – 22,30 Fermo incontro pubblico-parteciperà l’on. Verducci del PD

22/Febbraio: alle 11,00 – 12,30 Urbino incontro pubblico sui temi dell’economia urbinate
alle 14,00 -15,00 Cagli incontro con rappresentanti di categoria e visite aziende
alle 16,00 – 18,00 Pesaro incontro pubblico.partecipera la candidata del PD
al Senato Fabbri.
alle 18,30 – 20,00 Fano incontro publico sui temi dell’economia Fanese

lunedì 28 gennaio 2013

A CENA CON "RICCARDO NENCINI" - HOTEL SAN CRISPINO TRODICA DI MORROVALLE (MC) 31/01/2013 ORE 20,00

IL COMPAGNO "RICCARDO NENCINI" SEGRETARIO NAZIONALE DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO INCONTRA AMICI, COMPAGNI E SIMPATIZZANTI DELLA COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA "ITALIA BENE COMUNE" PRESSO L'HOTEL SAN CRISPINO A TRODICA DI MORROVALLE (MC) GIOVEDI' 31 GENNAIO ALLE ORE 20,00 .

E' INVITATO CHIUNQUE VOGLIA PARTECIPARE E CENARE (ALLA MODICA CIFRA DI EUR 18,00) INSIEME  AL CANDIDATO SOCIALISTA DEL CENTRO SINISTRA AL SENATO DELLA REPUBBLICA.

giovedì 24 gennaio 2013

Abbiamo raggiunto un obiettivo senza precedenti oltre 13.000 visualizzazioni - www.socialistimarche.org

di Webmaster


In meno di un anno abbiamo raggiunto un obiettivo senza precedenti oltre 13.000 visualizzazioni del nostro spazio Web "PARTITO SOCIALISTA ITALIANO - REGIONE MARCHE" www.socialistimarche.org . Per un sito di partito periferico si puo' considerare un risultato eccellente, quindi la comunicazione del nostro partito nelle Marche funziona !  Adesso dobbiamo metterci  il cuore per il Socialismo.....ripartendo dalle origini, "IL NOSTRO FUTURO HA RADICI ANTICHE". Dobbiamo ringraziare anzitutto il segretario nazionale del Partito che si e' complimentato con noi in tempi non sospetti e tutti coloro che con i loro post ci hanno messo la faccia autorizzandoci la pubblicazione. Invitiamo per l'ennesima volta le Compagne e i Compagni di buona volonta', in particolare della nostra Regione, ad inviare materiale per la pubblicazione a webmaster@socialistimarche.org  oppure si puo' collaborare direttamente come editor.

Saluti Socialisti - W la liberta'(di stampa) - W il Socialismo !!!

domenica 20 gennaio 2013

ELEZIONI. NENCINI: L'IMPEGNO DEL PSI DELLE MARCHE. UN IMPORTANTE CONTRIBUTO ALLA VITTORIA DEL CSX


20/01/2013 - "L'impegno e la mobilitazione del partito socialista nelle Marche darà certamente un importante contributo alla vittoria della sinistra riformista in Italia". Lo dice Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, che ieri ha partecipato ad una riunione con i dirigenti regionali socialisti nelle Marche, ad Ancona, per organizzare la campagna elettorale in vista delle prossime elezioni politiche 2013. Il segretario socialista si è detto compiaciuto perché  "con i due capilista del Pd  alla Camera e al Senato, il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, e una donna impegnata nel mondo delle piccole e medie imprese, Camilla Fabbri, svolgeremo una campagna elettorale sobria, fatta di valori condivisi, per dare all'Italia più diritti e più libertà e per riportare il centrosinistra al governo". "L'obiettivo - conclude Nencini - è quello di dare forza al binomio marchigiano bellezza - creatività, da sempre patrimonio di questa meravigliosa terra".

martedì 15 gennaio 2013

Convocazione esecutivo regionale PSI - Marche / 19 gennaio 2013 (Sabato alle ore 10,30)


Ai componenti dell’Esecutivo Regionale LORO SEDI
 
Agli invitati di diritto LORO SEDI

Al Consigliere Regionale PSI Pieroni Moreno c/o Gruppo consiliare PSI

Al Segretario Nazionale PSI on. Riccardo Nencini

Oggetto: Convocazione Esecutivo Regionale Allargato

Cari compagni e care compagne,
è convocato l’Esecutivo Regionale P.S.I delle Marche, per il giorno 19 gennaio 2013(Sabato alle ore 10,30) presso la nuova sede regionale del partito, sita al primo piano(sopra al bar) di via Simeoni n.11(nei pressi di Piazza Stamira per discutere il seguente

Ordine del giorno

1) - Elezioni Politiche 2013 – Organizzazione campagna elettorale
2) - Tesseramento 2012- verifica situazione iscritti nelle varie federazioni
7) - varie ed eventuali

Sarà presente il compagno On. RICCARDO NENCINI , Segretario Nazionale

Stante l’importanza degli argomenti in discussione, siete invitati ad essere puntualmente presenti.

Il Presidente Regionale PSI                                             Il Segretario Regionale PSI
      f.to (Lidio Rocchi)                                                                  f.to (Luciano Vita)

Ancona , li 15/Gennaio/2013

lunedì 14 gennaio 2013

Bersani: "I mercati non hanno da temere, patto con Monti"

Washington, 14-01-2013 "I mercati non hanno nulla da temere, purché accettino le fine dei monopoli e delle posizioni dominanti. Capisco che possa sembrare bizzarro vedere la sinistra italiana che apre i mercati ma questo deriva dal fatto che in Italia la destra non ha una tradizione liberista, ma tende a essere statalista ed è più influenzata dalle lobby professionali". Così Pier Luigi Bersani, in un'intervista al Washington Post, rassicura i mercati in caso di vittoria del centrosinistra in Italia.
Non siamo socialisti
"Siamo noi - sottolinea rispondendo a una domanda sugli accordi europei che fissano le regole per il deficit e il debito pubblico - che abbiamo portato l'Italia nell'euro. E' Berlusconi che l'ha portata a deragliare. Siamo il partito più europeista nel nostro Paese. Non un partito socialista, ma un partito democratico". 
Con Monti
Guardando agli scenari del dopo voto, al quotidiano americano che gli ha chiesto se avrebbe offerto a Monti il Quirinale, Bersani ha risposto ribadendo la sua linea: "Siamo aperti alla collaborazione. Non allo scambio di favori, ma a un patto per le riforme e la ricostruzione del Paese".
La ricetta Merkel non è l'unica
"Lavoreremo per migliorare accordi che appaiono insufficienti a garantire la crescita, ma non li tradiremo mai", dice Bersani, che ha rivendicato i contenuti del patto con il leader di Sel Nichi Vendola nella parte che respinge l'austerità come "dogma". L'austerity "deve diventare permanente combinandola con politiche per la crescita. Confermeremo l'auterità ma accompagnandola con intelligenti politiche per la crescita. E' una questione che le forze progressiste europee stanno discutendo. Lo stesso Obama chiede agli europei di affrontare il tema".
La missione in Afghanistan
Bersani ha preannunciato che, in caso di vittoria elettorale, discuterà con gli alleati sull'impegno in Afghanistan. "La nostra politica è essere leali verso gli alleati senza però tacere".  "Siamo interessati a discutere con i nostri alleati, a rivedere gradualmente la nostra presenza in Afghanistan, come sta facendo Obama", ha ricordato."Vogliamo che il nostro Paese e l'Europa siano piu' presenti nel Mediterraneo - ha proseguito - e discutere lealmente di questo con gli Stati Uniti perché crediamo che Italia ed Europa possano incoraggiare un'evoluzione positiva della Primavera Araba e un suo esito democratico".

domenica 13 gennaio 2013

Monti chiama a raccolta tutti i riformisti: per il suo bis?

13/01/2013 DI CARLO PATRIGNANI - DEDICATO AL COMPAGNO "FRANCO BARTOLOMEI" CANDIDATO ALLA REGIONE LAZIO NELLE LISTE DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO.

Mario Monti ‘il riformista’, fresco del doppio pesante endorsement di Ppe e Vaticano, ha lanciato a tutti i riformisti presenti nella coalizione di emergenza nazionale per il rischio di fallimento del Paese, un appello a convergere in vista del prossimo governo: per un Monti-Bis? Chissà! E subito pero’ incassa il plauso del leader del Pd, Pier Luigi Bersani: “Visto? Il Pd ha una certa forza gravitazionale…”. Dopodiche’ c’e’ un tabù che non si vuol toccare, infrangere: il significato di riformista, derivato da riformismo, nota prassi politica che storicamente si è sempre contrapposta alla prassi rivoluzionaria di derivazione marxista-leninista: la rivoluzione, armata ovviamente, per la conquista del potere. La disputa culturale tra rivoluzione e riformismo, tra rivoluzionario e riformista, l’uno contrapposto all’altro, inconciliabili, ha interessato la storia della sinistra italiana nel dopoguerra. Il crollo del Muro di Berlino nel 1989 ha posto fine ad essa con la sconfitta della via rivoluzionaria, e il fallimento del comunismo, ma al tempo stesso non ha sancito in absoluto l’affermazione della seconda, la via rifomista. Non a caso, oggi, nel Pse è aperta la ricerca sui valori fondamentali della Socialdemocrazia del XXI° secolo. Pur avendo, con la via rifomista, ottenuto e conseguito, in particolare nei paesi del Nord Europa, la straordinaria conquista dell’Welfare State, le forze socialiste e socialdemocratiche, progressiste e laburiste, riunite nel Pse, avvertono l’urgenza di ristrutturare l’impalcatura teorica del riformismo, ridefinendo termini come ‘progresso’, ‘sviluppo’, ‘crescita’, ‘lavoro’, ‘benessere’ e di fronte alla grave crisi finanziaria e sociale addirittura di ripensare l’economia, la scienza economia, cominciando a studiare un’ermeneutica economica.

 Negli anni ’60 e ’70, dominati dall’ideologia comunista corrotta dal catto-comunismo di Palmiro Togliatti, tra il riformismo di Pietro Nenni e quello socialdemocratico nato dalla svolta di Bad Godesberg (1959) della Spd tedesca di Willy Brandt, si sviluppo’ il riformismo rivoluzionario che, sulla scia della ‘egemonia’ culturale e politica di gramsciana memoria, ribadiva la via parlamentare e democratica perla conquiste dei poteri ed accentuava la critica al sistema capitalistico: il capitalismo non era da aggiustare ma, attraverso le riforme di struttura, era da riformare radicalmente, anzi da rovesciare. Ne furono protagonisti indiscussi: Riccardo Lombardi, Bruno Trentin, Vittorio Foa, la Cgil di Giuseppe Di Vittorio e Fernando Santi, e poi la Fim-Cisl di Pierre Carniti. Dal piano del lavoro alla riduzione dell’orario di lavoro; dalla ‘liberazione’ del lavoro all’istituzione delle 150 ore di formazione continua; dallo Statuto dei lavoratori ai consigli dei delegati, per portare la Costituzione in fabbrica; dalla scuola pubblica dell’obbligo alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, dalla programmazione economica al superamento del segreto bancario e della rendita fondiaria per accrescere il ruolo dello Stato nell’economia e nella finanza: queste sono state le ‘riforme di struttura’, che quel ‘riformismo rivoluzionario’, propose per cambiare – elevandole anche nella qualità – le condizioni di vita del ‘popolo lavoratore’, della ‘povera gente’. Riforme di struttura che, arricchite dai contributi dei vari Paolo Sylos Labini, Antonio Giolitti, Giorgio Ruffolo e Federico Caffé, in quanto tali non potevano essere indolori specie per chi fruiva di rendite e posizioni di parassitismo. Andavano altresì ‘tagliate le unghie’ a quelli che Federico Caffé chiamava gli ‘incappucciati’, che con la complicità del sistema bancario occultavano i profitti ricavati dallo sfruttamento del lavoro e dei mercati del consumo, dirottandoli o alla rendita finanziaria o alla rendita fondiaria.

 Quest’ultima versione del riformismo è delle due sopra citate quella sopravvissuta al crollo del Muro ed alla crisi di identità della socialdemocrazia e che, rispetto alla grave crisi finanziaria, sociale ed economica, puo’ tuttora dare qualche indicazione per una possibile via d’uscita. Un’impostazione teorica che ha poco in comune con il riformismo socialdemocratico di cui Lombardi e Trentin soprattutto fin dalla fine degli anni settanta ne avevano colto in pieno i segni della crisi identitaria, come con la terza via neoliberista di Tony Blair e di Gerhard Schroeder nei primi anni duemila e fatta propria anche dal Pd di Walter Veltroni. Ma soprattutto non ha nulla a che vedere con il riformismo di Monti (e del centro-destra berlusconiano) che, al confronto, è ‘contro-riformismo’, sicché quelle passate da Monti per ‘riforme’ sono delle vere ‘contro-riforme’. Nel senso che quanto a suo tempo fatto – lo Statuto dei Lavoratori, la libertà sindacale e politica, l’Welfare State, la scuola pubblica, la qualità della vita, la fruizione di beni comuni e universali, come l’energia elettrica, ma anche la sanità, i trasporti, l’informazione – per il ‘popolo lavoratore’ e per ‘la povera gente’, è stato letteralmente rimesso in discussione dal governo Monti. Tanto che il 28% delle famiglie italiane è alla soglia della povertà, i consumi sono scesi al livello del 1945, una disoccupazione giovanile del 37%, piu’ di un giovane su tre non ha lavoro e oltre un miliardo di ore di cassa integrazione Il  ‘merito’ di Monti è aver riportato lo spread sotto quota 300: cio’ di certo sarà per lui un formidabile aiuto elettorale, lo rafforzerà nelle trattative per la futura formazione di un nuovo governo con il centro-sinistra, ma affosserà ogni tentativo di introdurre elementi di socialismo che tendano a correggere le cause che sono all’origine della grave crisi finanziaria, sociale ed economica, come l’abbattimento di ogni controllo sul movimento dei capitali e di vincolo sulle attività del sistema bancario, e la totale mano libera nell’offerta e nell’organizzazione del lavoro.

Ora, di fronte all’uso del tutto improprio ed arbitrario di riformismo da parte del ‘riformista’ Monti non solo non si registrano correzioni e precisazioni – tranne quelle puntuali e circostanziate di Susanna Camusso: “Serve un governo del lavoro [...] il tema del lavoro [é] presente solo a sinistra, ma assente nei ragionamenti di tutti gli altri” – ma si ascoltano apprezzamenti per ‘le riforme’ di Monti, di cui da tempo si è fatto ‘sponsor’ attivo, Enrico Letta, numero due del Pd: cos’hanno in comune Letta e Monti, oltre ad aver la stessa visione di riformismo ed esser entrambi credenti? Infine, dopo l’equivoco, il dubbio: ‘il riformista’ Monti ci racconta che, nel novembre 2011 quando è stato nominato Premier, l’Italia era a rischio di fallimento e si rischiava di non poter pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e poi che nel 2012 l’aumento del debito pubblico è imputabile agli aiuti forniti a Grecia e Portogallo. “Com’è possibile – si domanda su ‘Micromega’, Guglielmo Forges Davanzati – tenere insieme queste due affermazioni? E’ ragionevole pensare che uno Stato a rischio di fallimento si adoperi per aumentare questo rischio (o accetti di farlo) per destinare proprie risorse al salvataggio di altri Stati?”.

PSI - ASCOLI PICENO: CI HA LASCIATO IL COMPAGNO "AUGUSTO DI MARCO"


Ci ha lasciato il compagno Augusto Di Marco, membro della Direzione Nazionale del Partito Socialista Italiano. A tutti gli amici e compagni di Augusto che vorranno portargli un saluto, la salma verrà esposta presso l'I.F.O. di Mostacciano (Roma) lunedi 14/01 dalle ore 7.00 alle 11.00. Successivamente verrà portata ad Ascoli Piceno per il funerale.


 I socialisti Ascolani e Marchigiani partecipano al cordoglio con un grande ricordo del conterraneo, compagno Augusto Di Marco.
 


Riccardo Morelli 
Segretario Provinciale PSI Ascoli Piceno

venerdì 11 gennaio 2013

DALLE AGENZIE DI STAMPA. NENCINI: I SOCIALISTI FORTI COME ALLE ORIGINI. E’ NUOVO INIZIO.

 11/01/2013 - “Ci sarà una delegazione socialista in parlamento forte come quella che ebbero i socialisti delle origini. Anche per questo mi piace parlare di ‘nuovo inizio”. Lo dice Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, che ha confermato, stamane in conferenza stampa alla Camera dei Deputati, l’accordo raggiunto con il Partito Democratico per le prossime elezioni politiche 2013. Torna alle origini il Partito socialista italiano, a 120 anni fa quando entrò in parlamento. Si riparte dal 1892 e 1895.
Liste socialiste apparentate con quelle del Pd in Lazio, Campania e Calabria al Senato e una quota dei rimborsi elettorali del Pd da definire tra tesorieri. Sono alcuni punti dell’accordo firmato stamattina tra il Pd e Psi. Oltre al “Patto di consultazione”, che il Pd stringe con il Psi a suggello della piena sovranità di entrambi i partiti, l’accordo fissa nero su bianco i 5 seggi sicuri e i 3 in aggiunta in caso di vittoria del premio di maggioranza. I 5 candidati socialisti sono stati indicati nelle Marche (Senato, 2° capolista), in Basilicata (Senato numero 4); Campania 1 (6° postazione); Veneto 2 (8° postazione); Sardegna (4° postazione). In caso di premio di maggioranza, altri tre seggi sono indicati in Lombardia, Piemonte e Calabria. Il Pd si impegna “nell’ipotesi di rinunce di propri candidati nell’area del completamento delle liste, a ricercare prioritariamente la possibilità di inserire candidature socialiste”. Il Psi presenterà le proprie liste apparentate per il Senato in: Lazio, Campania e Calabria. Il Pd si impegna a riconoscere una quota del rimborso elettorale da concordare tra i rispettivi tesorieri. E’ prevedibile una presenza dei socialisti al governo.

LETTERA APERTA AI SOCIALISTI E AGLI ITALIANI CHE CI SONO VICINI

di Riccardo Nencini

11/01/2013 - Carissime compagne, cari compagni, 

quando una storia è al punto di svolta conviene fermarsi a riflettere. Mai decisioni affrettate. Coinvolgere chi è stato con te per poi assumersi tutte le responsabilità pensando al futuro della comunità. Questo si deve fare. Per questo motivo c’è stato ritardo nelle comunicazioni. E me ne scuso.
‘Chi è stato con te’ ha vestito diversi cappotti: quelli che hanno costruito la memoria di un secolo, noti ed ignoti, dai 'morti di Bava' - così li chiamavano gli avi – al Nenni che legge l'Avanti nel poster gigante incorniciato sopra la mia scrivania, alla foto di Bettino con un pugno di garofani in mano in non so quale congresso fino a chi, ieri mattina, ti ha salutato per strada dicendo: 'Ci sono' oppure ti ha criticato ma c’è e c’è stato. E’ a loro che dobbiamo una risposta. Compreso chi ti offende, chi si dichiara socialista ma vota stabilmente a destra, chi impartisce lezioni faticando in rete ma avendo smarrito anche l’indirizzo della sezione. E infine a quanti hanno dimenticato che il 1992 non è stata un’annata da conservare e che il 2008 è un fantasma che ancora ci insegue.
 
Vent'anni buttati.
Abbiamo vissuto anni difficili. E' tramontata la repubblica dei partiti e si è affermata la repubblica del populismo e degli uomini soli al comando. Un'Italia trafitta da crisi profonde, ai margini dell'Europa che decide, fragile e senza la certezza di una missione condivisa è la nazione che ci è stata consegnata.
Un nuovo inizio è possibile purchè prevalga il bene comune e il quadrilatero chiamato a presidiare la Terza Repubblica venga costruito attorno a inclusione, libertà, etica della responsabilità, coraggio.
Sono questi i temi cari alla cultura e alle azioni che hanno consentito al socialismo italiano di rendere il nostro Paese più civile e più libero. Roba vecchia, leggo dietro ad alcune affermazioni del professor Monti. Sarà! ma nel mondo, ovunque nell'universo mondo, il confine tra destra e sinistra passa proprio lungo quella linea.
Celebrando i centoventi anni dalla nostra nascita, anche agli avversari è apparso evidente il contributo scritto dai socialisti nella trasformazione dello stato e nel progresso italiano. Nessuna rilevante riforma del XX secolo è diventata legge senza di noi. Le tutele nel lavoro, l'allargamento dell'istruzione, le fondamenta del welfare e la valorizzazione dei diritti individuali sono alla testa di un processo di rinnovamento che senza l'attività politica e la caparbietà parlamentare del PSI non si sarebbe affermato.
Vale per noi quanto Voltaire scrisse per sé: 'Ho fatto un po' di bene. E' la mia opera migliore'.
La fine del ciclo berlusconiano e la dura lezione imposta dalla globalizzazione hanno creato le condizioni per voltare pagina anche in Italia. Era l'ora!
Ogni fine coincide con un inizio. A condizione che un orgoglio smisurato non ti faccia compiere errori irreparabili.
Siamo stati assenti per un'intera legislatura dalle due Camere. E' lì che dobbiamo tornare. In omaggio alla buona storia d'Italia che abbiamo fatto e soprattutto per dare corpo a proposte che potrebbero renderla migliore.
 
Cinque anni fa, il PSI rischiava di morire.
Senza un manipolo di parlamentari, senza finanziamento pubblico, senza linea politica dopo la sconfitta della 'Costituente Socialista', senza un organo di stampa, senza alleanze.
Abbiamo trovato il deserto. Abbandonati pressochè dall'intero gruppo dirigente, il tesseramento non ancora avviato, un bilancio economico che ci dava ossigeno soltanto per quattro mesi.
Una vita intera impressa sull'etichetta di uno yogurt. A scadenza.
Restare in piedi non è stato facile, eppure siamo vivi. Tesseramento in regola (Nenni ricordava spesso che 'chi non è iscritto non è socialista') e bilancio trasparente, il primo ad essere stato certificato da una società esterna; Mondoperaio e l'Avanti della Domenica pubblicano, l'Avanti on line sta crescendo con il suo salvadanaio di lettori; la linea politica che ci siamo dati nei Congressi di Montecatini, di Perugia e di Fiuggi è risultata vincente per l'intera sinistra riformista: fuori dalla coalizione Di Pietro e la sinistra radicale, apertura ai moderati; un accordo a tre siglato con la 'Carta d'Intenti' attorno a cui nascerà il governo dell'Italia.
 
Ragione e passione nei momenti decisivi.
So bene che la strada maestra si identificava con la presentazione di una lista socialista. Era già stata  imboccata con decisione.
L’arrivo di Monti e la tendenza della variegata area cattolica di centro a mantenere le mani libere hanno modificato d'un tratto il quadro politico.
Ho sempre pensato che per i partiti piccoli il rischio possa nascondersi nell'ultimo miglio. Temibile. Per una ragione: se cambiano le regole del gioco oppure se a cambiare è il gioco, non hanno la forza necessaria ad opporvisi. E' già successo. Poche settimane prima delle elezioni europee 2009 la legge elettorale è stata modificata. In un colpo i partiti medio-piccoli sono stati privati della possibilità di eleggere e, assenti dalle due Camere com'erano, non hanno potuto organizzare nessuna difesa.
Noi non abbiamo santi né in paradiso né altrove.
Siamo noi e basta. Con i calli di un secolo.
La nostra valutazione l’hanno fatta anche altri. Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi, Italia dei Valori, Api, Mpa non si presenteranno con le loro insegne ma saranno ospiti di partiti nuovi o, peggio, ospitati da singoli protagonisti alla ribalta.
Non me lo auguro ma potremmo essere gli unici tra tutti questi ad eleggere.
Abbiamo iniziato a percorrere il nostro ultimo miglio una ventina di giorni fa quando, formatasi la lista 'Centro Democratico' (Tabacci, API, Mpa, ex Idv, alcune liste civiche) apparentata al PD, ci siamo posti la domanda: lista socialista o alleanza elettorale col PD. Centro Democratico, nei sondaggi, ha una forza simile alla nostra. La legge elettorale prevede che solo una delle due possa avere accesso al parlamento.
 
Hic Rodhus, hic salta.
Tutti gli organi di partito chiamati a decidere, compagni che sono stati ministro, direttore dell’Avanti, dirigenti del vecchio partito con cui mi sono confrontato, a larghissima maggioranza hanno valutato il rischio troppo alto e si sono espressi per un accordo elettorale. Perchè fallire la prova avrebbe significato chiudere il libro iniziato a Genova in un mese d'agosto di fine ottocento.
E' il libro che io non intendo chiudere.
Troppe pagine ancora da leggere, troppe pagine ancora da scrivere.
 
Il futuro è in una missione.
Capisco chi ha cuore e non si piega all’Italia che cambia. Ma non possiamo comportarci come i reduci di Salò, naufraghi in un mare di cui avevano smarrito la bussola. La maggioranza dei nostri militanti ha vissuto gli anni che, ragazzo, ho vissuto anch’io. Autonomismo socialista, riformismo di Craxi capo del governo e di Pertini capo dello stato, meriti e bisogni, una sinistra moderna, europea. Ci siamo innamorati di una storia bella. Bella perché eravamo dalla parte giusta. Non tolleriamo che l’aver avuto ragione sia oggi testimoniato da un piccolo partito. Giudichiamo inaccettabile questa verità, un torto della storia che abbiamo sempre servito dalla parte giusta. La presentazione di una lista comune è il timbro su una alleanza. Punto e basta. Alleati col PD ma con la nostra libertà politica.
Con una frontiera comune in Europa, quella del socialismo e della socialdemocrazia.
Con un leader socialista condiviso da eleggere, nel 2014, ai vertici dell'Unione.
Ci sarà una nutrita delegazione socialista alle Camere. Altre energie le utilizzeremo al governo e al partito fino dalla prossima primavera.
Autonomia organizzativa nell’attività parlamentare e indipendenza nelle iniziative politiche. Un ‘patto di consultazione’ a significare la piena libertà dei due partiti.
La richiesta di battezzare il gruppo ‘Democratici e Socialisti’ come al Parlamento Europeo. In alcuni collegi senatoriali, liste socialiste per aiutare la sinistra a battere la destra. Liste socialiste anche nelle regioni al voto (Lazio, Lombardia, Molise).
L’intesa elettorale con il PD nasce dalla spinta del PSE ed è favorita dal cammino intrapreso da Bersani. Dal partito a vocazione maggioritaria con il pantheon ambiguo di Veltroni a un rapporto stretto con la casa socialista europea nel rispetto reciproco.
 
La presenza in Parlamento è l’ultimo mattone nella ricostruzione del partito.
Qualcuno ha scritto che abbiamo fatto un accordo per le seggiole. Già, ma senza ‘seggiole’ le idee non diventano leggi. E abbiamo preteso quanto ci spettava, nulla di meno. Il giudizio si dà alla fine. Sul lavoro che verrà fatto. Sui risultati.
Nel 2008 dissi ‘no’ alla proposta di fare il capolista in Toscana. La proposta veniva dal PD. Ho fatto il candidato nella nostra lista. Sconfitto. Bene così.
In ogni altra elezione ho sostenuto candidati socialisti imposti dalla Segreteria Nazionale.
Il parlamento l’ho conosciuto solo con i miei voti di preferenza, in Italia e in Europa.
So bene quanto contino i numeri ma il valore più grande consiste nell’opportunità che la nostra delegazione avrà di far conoscere ai cittadini idee per anni avvolte dal silenzio. Dunque, un patto con i socialisti e un patto con gli italiani. Pronto a spiegare a chi sostiene la tesi dell’ammainabandiera. Come e quando vorrà. Mai temuto il confronto con chi si impegna, con chi è mosso da una passione. Mi spaventano invece il velleitarismo e i chiacchieroni di mestiere, quelli dell’ “armiamoci e partite”, quelli che cinque anni fa inneggiavano alla lista socialista e poi non la votarono ( in alcuni comuni, più alto il numero degli iscritti rispetto ai votanti!).
Rappresenteremo la cultura laica, altrimenti assente, e legheremo il nostro nome a leggi che valorizzino i diritti della persona. Ci impegneremo a riformare il finanziamento ai partiti vincolandolo al rispetto dell’art. 49 della Carta: chi è in regola si, chi non è in regola no. Presenteremo come primo atto una proposta di legge che istituisca una ‘patrimoniale’ sulle grandi ricchezze tale da abbattere la pressione fiscale sui redditi medio bassi e da abrogare l’Imu sulla prima casa.
Queste le priorità. Le altre ci sono state indicate dalle nostre ‘Primarie delle idee’ di sabato scorso.
 
Dopo le elezioni si terrà il congresso. All’insegna di un profondo rinnovamento locale e nazionale. Solo una condizione. La ricordo a ciascuno di noi citando una frase scritta da Anna Kuliscioff nel 1926, un commento alla crisi socialista dei quattro anni precedenti: ‘ Vi voglio confidare un segreto. Sapete perché le folle non ci hanno più seguito? Non date retta a tante spiegazioni storiche o economiche. C’è una sola ragione. Abbiamo sofferto troppo poco. Un partito non può vivere di usufrutto su qualche anno di prigionia accantonato prima del 1900’.
Analisi fredda, spietata e in larga parte giusta. Valida anche per noi.
Riposare sul passato fa inaugurare i musei. E basta.

RICCARDO NENCINI

mercoledì 9 gennaio 2013

ASSOCIAZIONI E CIRCOLI DI CULTURA LAICA LIBERALE E SOCIALISTA PRONTI AD APPOGGIARE UNA LISTA AUTONOMA ALLA CAMERA !

di Nicola Cariglia
Superare incomprensioni, polemiche e divisioni e far si che un momento di difficoltà diventi occasione per rilanciare presenza e ruolo della cultura laica, liberale e socialista.

E’ quanto sollecitano alcuni circoli di area liberalsocialista dopo che si è arenato l’accordo che prevedeva la presenza nelle liste del PD di candidati di estrazione socialista e laica.

Il segretario del PSI Nencini, dopo aver dichiarato che “i socialisti non fanno gli ospiti in casa di nessuno” ha convocato d’urgenza la segreteria nazionale assieme ai segretari regionali del PSI per valutare l’ipotesi di una presentazione di liste autonome nell’ambito del centrosinistra.

A questo riguardo un appello è stato lanciato da esponenti di associazioni “di area”, per accantonare ogni divisione e mobilitarsi per appoggiare quella che potrebbe essere l’unica lista in campo di ispirazione liberalsocialista.

A nome di Italia Spirito Libero, il portavoce Nicola Cariglia ha dichiarato: "se il proposito di liste autonome sarà confermato, si renderà necessaria una mobilitazione straordinaria di tutte le associazioni, i gruppi, le presenze del mondo laico, liberale e socialista per trasformare un momento di difficoltà in straordinaria occasione per dimostrare e rilanciare la propria presenza".

L’ “Associazione culturale e politica Guido Calogero” di Salerno, in concorso con i due circoli di Spirito Libero della provincia, auspica e ribadisce l’esigenza che, nella fase attuale, sia riconosciuto e garantito il più ampio contributo di partecipazione della società civile e laica.

Analoghe prese di posizione da parte del Gruppo dei Centouno della Toscana e di altri circoli.

In ogni caso Italia Spirito Libero – ha preannunciato il suo portavoce- prenderà l’iniziativa di un incontro di circoli, associazioni e siti web per garantire appoggio ad una lista che comprenda personalità del mondo laico e socialista.

Autosospeso dal Psi Aieta scrive a Nencini....

Protesta del sindaco di Cetraro contro l'esclusione dei socialisti calabresi dalle liste. Aieta scrive al segretario Nazionale e si sospende dal partito.



09/01/2013 - "Estromettere i socialisti  calabresi significa decretare la fine del Partito in Calabria". E' quanto afferma in una lettera  inviata al segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini, il sindaco di Cetraro e assessore alla provincia di Cosenza, Giuseppe Aieta.  Il primo cittadino  ha reso noto la sua sospensione dal partito  in segno di  protesta. " Se le notizie sulle liste - aggiunge - dovessero risultare vere si consumerebbe  un'ulteriore ingiustizia e scorrettezza ai danni di una delle Regioni  più socialiste d'Italia." " Non si capisce - si sottilinea inoltre nella missiva- chi ha deciso i candidati da inserire  nelle liste bloccate, quanti candidati in posizione utile siano stati inseriti, quali criteri siano stati seguiti" " Non ci convice - conclude infine Aieta - la scelta operata perchè appare burocratica, oligarchica e tesa a garantire più che i territori che esprimono consensi, singole individualità che spero abbiano meriti da esibire"

martedì 8 gennaio 2013

Documento approvato dal Direttivo Regionale del PSI delle Marche, riunitosi ad Ancona il 4 gennaio 2013.


Il Direttivo Regionale del PSI delle Marche, riunitosi ad Ancona il 4 gennaio 2013, considerato il documento deliberato il 12 dicembre 2012 dal Consiglio Nazionale del PSI

 
APPROVA

Il seguente documento politico:



1. La crisi del PDL, conclamata e paradossale nel suo ritorno al passato, e le scelte del suo leader rischiano di avere effetti drammatici per l’Italia, a cominciare dalla reazione dei mercati finanziari. L'accelerazione della crisi di governo produce incertezze e destabilizzazione sia per la mancata trasformazione in legge di significativi D.L. (tra questi, il decreto relativo ai costi della politica) che per il nostro ruolo all'interno dell'Unione Europea. L’Italia risolverà nelle urne le incognite nate dalla sfiducia di fatto al governo Monti da parte dello schieramento che fa capo a Berlusconi.



Assistiamo infatti al tentativo di riproporre schemi e slogan usurati, nella convinzione che gli italiani non ricordino e possano ancora essere convinti da un canovaccio populista. Per chi, come noi, ha sempre richiamato la necessità di avere partiti trasparenti e dotati di forte legittimazione per sostenere una democrazia libera e autorevole, questa è anche la riprova che per rafforzare la credibilità e l’efficacia delle istituzioni serve la buona politica. Le primarie di coalizione sono state un successo. La sinistra riformista ha potuto contare sull’energia gratuita di tanti militanti, su una organizzazione seria e disseminata sull'intero territorio nazionale e prima ancora su di una cultura ispirata ai valori della partecipazione e della libertà.


2. La Carta d'Intenti traccia la meta che un esecutivo riformista si propone di raggiungere: efficaci politiche per lo sviluppo, una più equa distribuzione della ricchezza, politiche del lavoro,soprattutto giovanili e femminili, un argine alla speculazione finanziaria, diritti e sussidiarietà, la promozione di una maggiore solidarietà europea in una Europa politicamente più unita. Pur riconoscendo i meriti del governo Monti nell’aver affrontato una delicata fase emergenziale, rimaniamo convinti che dalla crisi l'Italia potrà uscire solo con una salda maggioranza democratica e con un programma politico che sappia andare oltre la più rigorosa delle austerità. Una coalizione riformista guidata dal candidato vincitore delle primarie (Pierluigi Bersani), che sappia dialogare, senza esserne prigioniera, con le culture moderate e cattolico-democratiche e che non confonda la propria strada con massimalismo e radicalismo; un progetto che si configuri come un “Patto con gli Italiani”; la certezza di priorità definite per allontanare il Paese dalla recessione più grave dal secondo dopoguerra. Sarebbe stato auspicabile la presentazione dei firmatari della Carta d'Intenti sotto un unico simbolo, poiché avremmo consegnato agli italiani un'idea di forte coesione, una concreta speranza di governabilità e un riferimento puntuale alla casa socialista europea. Prima ancora che per ragioni legate alla legge elettorale, per motivi di ordine politico. Tuttavia, la scelta identitaria di SEL ha vanificato il progetto originario.


Pertanto, in relazione alle elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati, auspichiamo la formazione di una lista socialista, che garantisca una chiara visione della nostra identità, della nostra storia e della nostra cultura (riformista e laica). Questa lista dovrà essere, inoltre, caratterizzata dalla presenza di Compagne e Compagni espressione esclusiva del territorio, ma aperta alle esperienze del mondo produttivo, delle associazioni dei lavoratori, della cultura e del volontariato.


I socialisti delle Marche ritengono,in subordine alla formazione delle liste socialiste, che sia comunque preferibile anche per la Camera dei Deputati ove fosse possibile, ed il Segretario Nazionale e la Segreteria Nazionale lo ritenessero opportuno, perseguire il tentativo di costituzione di una lista riformista, ispirata ai valori ed all’organizzazione del socialismo europeo, seppure senza la partecipazione di SEL.



3. Una nuova stagione legata ai diritti di cittadinanza, alla centralità delle tematiche “del lavoro e della conoscenza”, alla ridefinizione della cornice dello stato sociale, ed alla patrimoniale sulle grandi ricchezze, costituiscono i cardini del decalogo socialista. Con le “Primarie delle Idee” abbiamo chiamato i cittadini a definire le priorità del programma di governo vincolanti per la delegazione socialista in parlamento. I Socialisti delle Marche ribadiscono la grande capacità del Partito Regionale di essere riuscito sempre e con continuità, negli ultimi venti anni, a garantire la presenza di eletti ed amministratori in tutti i più significativi enti locali, Regione Marche in primis, ma anche Province, Comuni Capoluogo e grandi Comuni (Fano, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto, Camerino), nonché un forte radicamento organizzativo, e rivendicano, pertanto, un ruolo centrale nella geografia politica e parlamentare del PSI.


La scadenza elettorale per i socialisti delle Marche, viene a coincidere anche con un altro importante appuntamento; quello della (come prassi consuetudinaria)verifica di metà legislatura del Governo Regionale, in cui si dovrebbe procedere ad un rimpasto di giunta . Dopo tanti rinvii è giunto il momento di far valere, oggi più che mai il rispetto degli impegni presi nei confronti del Partito Socialista delle Marche. Chiediamo pertanto al Governatore Spacca di riconoscere al PSI quella pari dignità da sempre rivendicata, e nominare un proprio rappresentante nell’esecutivo regionale. Il Direttivo Regionale del PSI delle Marche dà mandato alla Segreteria Nazionale di sostenere le richieste sopra evidenziate e di sottoscrivere, nell’ambito del centrosinistra, gli accordi programmatici ed elettorali tesi a garantire all'Italia un governo di svolta.

lunedì 7 gennaio 2013

Elezioni, Pd: per i socialisti non c’è più spazio. Rometti: «Se è così riconsidereremo le nostre scelte»

di Ivano Porfiri


Nella vita niente è sicuro tranne la morte, figuriamoci in politica. A due giorni dalla chiusura delle liste del Pd per le elezioni, i posti sono sempre meno rispetto agli appetiti crescenti, alle recriminazioni. E a rischiare fortemente ora è uno che, fino a adesso, nessuno aveva mai messo in discussione nelle previsioni: l’assessore socialista Silvano Rometti. Il diktat viene da Roma, direttamente dalla segreteria nazionale: per il Psi solo 6 posti, di cui tre «esterni». Ergo, niente spazio ai territori. E a questo Rometti non ci sta: «Se non viene riconosciuta la nostra dignità, a questo punto riconsidereremo il ruolo politico tenuto finora in questa regione». E per il Pd umbro, dopo la tregua interna rischia di aprirsi un altro fronte.
Il quadro La brutta notizia l’ha portata Nencini alla segreteria nazionale: nonostante gli accordi dal Pd ci danno sei posti in tutta Italia, di cui tre riservati a donne ed «esterni» (di cui uno già assegnato a Pia Locatelli). Gli altri tre destinati allo stesso Nencini, al suo vice Marco Di Lello e al tesoriere nazionale Oreste Pastorelli. Nencini, in quel frangente, avrebbe definito «umiliante» la proposta che azzera le candidature dai territori, tra cui quella in Umbria, proponendo di rifiutare la candidatura. Idea, però, respinta dalla segreteria. Si continua a trattare ma i nervi sono tesi.
Assolutamente inaccettabile «Se queste indicazioni nazionali dovessero essere rispettate – spiega Rometti a Umbria24 – l’Umbria rischia di rimanere penalizzata. Significherebbe che il Pd decide di privilegiare le proprie questioni interne, l’appagamento delle correnti, l’allungamento delle liste delle primarie rispetto all’accordo con una forza politica seria e leale, che fin dall’inizio ha sostenuto il progetto politico di Bersani». Tutto questo, per Rometti e i socialisti umbri sarebbe «assolutamente inaccettabile« perché «qui non conta più il sostegno all’azione di governo diffusa ma altre logiche stimolate da una legge elettorale verticistica».
Dignità va riconosciuta Il Psi ne fa una questione di principio. «Anzi – puntualizza Rometti – di dignità politica, che viene prima delle giunte e delle maggioranze. Oggi il Pd ha 212 deputati, se vince ne avrà 340: nei 120 parlamentari in più non trovare 9 posti per noi è incredibile. Anche considerando che noi avessimo l’1% sarebbero, su 900 parlamentari, comunque 9 posti, gli stessi avuti dai Radicali che fra l’altro non ci saranno più. E l’accordo era questo».
Riconsiderare linea politica In questa situazione secondo Rometti «il Pd regionale sembra essere consapevole del nostro ruolo, da loro mai ci sono stati posti ostacoli. Però ora le logiche nazionali rischiano di penalizzarci nell’unica regione dove siamo veramente determinanti per tante giunte». Ripercussioni? «Beh, se davvero non ci si riconoscerà la dignità di una rappresentanza parlamentare sarà difficile continuare a tenere la linea tenuta in questi anni nel centrosinistra. Si badi bene, non è una minaccia ma bisognerà riconsiderare un po’ tutto nell’azione politica. Di certo, la nostra base non capirebbe».

TUTTI I POST - ARCHIVIO