sabato 12 marzo 2011

MACERATA - PRIMARIE SUBITO E LISTA UNITARIA DI SOCIALISMO E SINISTRA !

MACERATA - PRIMARIE SUBITO E LISTA UNITARIA DI SOCIALISMO E SINISTRA !
LA PROVINCIA DI MACERATA RINNOVERA' LA PROPRIA AMMINISTRAZIONE CON LE ELEZIONI PREVISTE PER 1L 15 E 16 MAGGIO 2010 !

LE ASSOCIAZIONI "SOCIALISMO E SINISTRA" E "LEGA DEI SOCIALISTI DELLE MARCHE" LANCIANO UN "APPELLO" AFFINCHE' LA SCELTA DEL PROGRAMMA E DEL CANDIDATO ALLA PRESIDENZA VENGA EFFETTIVAMENTE DAL BASSO... CIOE' DAGLI ELETTORI DEL TANTO DECANTATO "NUOVO CENTROSINISTRA" NATURALMENTE PER BATTERE LE DESTRE !

QUINDI IN PRIMO LUOGO, AUSPICHIAMO SUBITO....( SE SI VUOLE SI E'ANCORA IN TEMPO) UN PASSAGGIO DI PRIMARIE...ANZITUTTO DELLE IDEE E DEL CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA PROVINCIA DI MACERATA......


IL PARTITO CHE NORMALMENTE EVIDENZIA LA PRIMOGENITURA DELLE PRIMARIE NON CI VENGA A DIRE CHE E' TROPPO TARDI....O SI SENTE AUTOSUFFICENTE O PREFERISCE ALLEARSI CON I SOLITI CESPUGLI DI CORTE O ADDIRITTURA CON I CENTRISTI....NESSUN PROBLEMA......SI PRESENTINO ALLE PRIMARIE DEL "NUOVO CENTROSINISTRA MACERATESE" !!!


IN SECONDO LUOGO AUSPICHIAMO LA FORMAZIONE DI UNA LISTA UNITARIA ALL'INTERNO DELLA COALIZIONE CHE METTA INSIEME LA MIGLIOR TRADIZIONE DELLA SINISTRA MACERATESE...PENSIAMO A TUTTA L'AREA SOCIALISTA E DEMOCRATICA, AL NUOVO MOVIMENTO GUIDATO DA "NICHI VENDOLA" (CHE CONSIDERA SeL SOLO UN INIZIO PER UNA SCOMPOSIZIONE E RICOMPOSIZIONE DELLA SINISTRA NEL SOCIALISMO) , AL MONDO AMBIENTALISTA, A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI CIVICHE LOCALI CHE SONO DELLE GRANDI RISORSE SIA PER LE IDEE CHE PER GLI EVENTUALI CANDIDATI.... E A TUTTE LE COMPAGNE E I COMPAGNI SENZA UNA PARROCCHIA CHE VOGLIONO DARE IL LORO CONTRIBUTO......

NATURALMENTE AUSPICHIAMO ANCHE CHE CHI ANDRA' A CANDIDARSI IN UNO DEI 24 COLLEGI DELLA NOSTRA PROVINCIA SI SIA ACCORTO CHE ORMAI IL MURO DI BERLINO E' CADUTO DA ANNI.....

DIAMO LA POSSIBILITA' A TUTTI DI LEGGERE QUESTO APPELLO

GRAZIE !


domenica 6 marzo 2011

LA LEGA DEI SOCIALISTI DEL NORD EST SCRIVE A NICHI VENDOLA

LA LEGA DEI SOCIALISTI DEL NORD EST SCRIVE A NICHI VENDOLA

Caro compagno Nichi Vendola,

celiando sul fatto che la nostra Lega dei Socialisti del Nord Est è appena nata (il 5 di febbraio, a Trieste), potremmo esordire scrivendo che è fisiologico che i neonati strillino, e spetta al genitore premuroso prestare attenzione al loro pianto, per comprenderne le cause.

Non pensare, però, che questa lettera sia solo un querulo cahiers de dolèance: è anzitutto un invito ad andare avanti nel tuo entusiasmante progetto, ed un grazie.

Grazie perché sono state proprio le tue parole, pronunciate al Congresso di Firenze ed in altre occasioni, ad invogliarci a costruire questo ponte, la Lega, tra socialisti già attivi in SeL e compagni della sinistra del PSI.

Sai bene quanto noi che un ponte serve non soltanto a “passare dall’altra parte”: serve, prima di tutto, a mettere in comunicazione le persone, a favorire gli scambi – scambi che possono essere culturali, politici, di opinioni. Attraverso la Lega, puntiamo a coinvolgere compagni incerti e delusi, ma anche quanti, ostili od indifferenti al mondo della politica odierna, assistono sgomenti al cataclisma che c’investe, di cui la vicenda Mirafiori è niente più che un sintomo.

Propedeutica a qualsiasi intervento su una società ammalata ed ingiusta è l’edificazione di una grande Sinistra, una Sinistra – l’hai detto tu - che si ispiri ai valori (anzitutto) morali del Socialismo italiano, e che sia capace di guardare avanti, molto avanti.

Caro Nichi, amiamo ripetere con te che SeL è il seme che deve morire per dar vita ad una nuova, rigogliosa pianta. Ecco: noi socialisti vogliamo fare la nostra parte, stare al tuo fianco in un progetto tanto ambizioso quanto necessario ad un’Italia abbrutita ed imbruttita.

E’ però indispensabile che il tuo partito, SeL, ci consenta di porgere il nostro contributo, non sbarri la strada, non diffidi di noi.

Talvolta, nel Triveneto ed anche altrove, noi socialisti in SeL siamo trattati come degli “intrusi”, tollerati più che amati. Quelli che hanno scelto, invece, di rimanere nel PSI – pur condividendo la tua impostazione e magari solamente per ragioni affettive, o perché ritengono che il Partito di Nenni, Pertini e Lombardi non meriti di morire (post?)craxiano – sono invece considerati estranei, stranieri: più dell’ideale, conta la tessera. Tutto ciò rattrista ed ancor più preoccupa, perché rappresenta un ostacolo su quella strada che ci inciti ad intraprendere.

Per saper parlare ad ognuno quando sarà “grande”, la nuova Sinistra che vai costruendo deve esercitarsi sin da “piccola” alla buona, vecchia arte del dialogo. Deve essere inclusiva, non esclusiva; deve dare un segnale inequivocabile di discontinuità rispetto ad un passato di settarismo, incomprensioni, futili litigi. Deve essere migliore degli “altri”, non può accontentarsi di essere un po’ meno peggio.

Ti segnaliamo, a titolo di esempio, il caso di Trieste, dove la Federazione socialista, da sempre in odor di eresia per il suo “anticonformismo” – cioè per il suo ostinato ancoramento a sinistra – ha proposto al locale coordinamento di SeL un accordo, in vista delle amministrative di maggio, che faccia da prologo ad un’intensa collaborazione futura. I Socialisti offrivano – ed offrono – di rinunciare al proprio simbolo, e di concorrere nelle liste di Sinistra Ecologia Libertà. Lo scopo dell’iniziativa era quello di dare un secondo segnale di unità a sinistra, dopo quello lanciato sostenendo, assieme alla FdS, la bella candidatura Andolina alle primarie di dicembre, ma la risposta è stata un secco no: lo Statuto, sostengono, lo vieterebbe. Può darsi, e in ogni caso gli Statuti sono importanti; ma la Politica (quella con la maiuscola), e l’esigenza di cambiare passo lo sono un po’ di più, anche a tacere della particolarità della situazione triestina.

Carissimo Nichi, non permettere che formalismi e piccinerie uccidano il seme anzitempo! Te lo chiediamo in nome del comune ideale socialista; te lo chiediamo perché abbiamo fiducia in te e nel tuo sogno, che è anche il nostro.

Il cammino va percorso insieme, e tu lo sai.

Ti alleghiamo il testo del discorso con cui il nostro Segretario, Norberto Fragiacomo (PSI) ha concluso i lavori del Convegno di Livorno del 19 febbraio, al quale hai inviato un apprezzatissimo indirizzo di saluto.

Un saluto fraterno, ed un invito ad essere nostro ospite non appena i molteplici impegni te lo consentiranno.

Padova, 6 marzo 2011

Per la LEGA DEI SOCIALISTI DEL NORD EST

il SEGRETARIO

Norberto Fragiacomo

il VICE-SEGRETARIO

Paolo Trovato

il VICE-SEGRETARIO

Augusto Da Rin


domenica 27 febbraio 2011

Se Bertinotti e Vendola diventassero socialisti europei

Se Bertinotti e Vendola diventassero Socialisti Europei
di Mauro Del Bue

Non è senza soddisfazione che si deve commentare, da parte di un socialista italiano ed europeo, l’affermazione di Bertinotti a Livorno.
Secondo l’ex presidente della Camera sono fallite sia l’alternativa di sinistra stile 2008, sia il progetto del Partito democratico. E dunque non resterebbe che accostarsi al socialismo europeo. Noi siamo sempre stati parte della famiglia socialista europoa ma, è inutile negarlo, siamo anche stati da sempre socialisti italiani, cioè quella specie particolare di socialisti europei che ha saputo coniugare, con Craxi e poi, su scala europea, con Blair, il riformismo con il liberalismo. Dunque ancora piuttosto lontani da quell’idea di socialismo di Bertinotti, che dal Psi non a caso proviene, ma che poi lo lasciò in nome di un massimalismo sconfitto dalla storia.
Conosco personalmente Bertinotti ed ho anche collaborato per due anni con lui nell’ufficio di presidenza della Camera e conosco anche la propensione dell’ ex presidente al dialogo, la sua forte curiosità intellettuale, il suo atteggiamento sempre disponibile e mai settario. Scherzando gli dissi una volta “Ma tu in realtà sei un liberale di sinistra”. Il che contrastava certo con la sua identità politica. Un comportamento e un’identità che mi apparivano inconciliabili. Non mi stupirei dunque che Bertinotti arrivasse anche a sposare il socialismo liberale, dopo aver sposato prima il socialismo massimalista, poi il comunismo più o meno libertario, l’Unione de la gauche e adesso il socialismo europeo. E lo dico senza dietrologie. E non mi stupirei neppure che questa ammissione di Bertinotti, come è stato già scritto, preludesse ad analoga e anche più diretta e significativa adesione al socialismo europeo da parte di Vendola e del suo partito. Non so cosa farebbero a quel punto coloro che finora l’hanno osteggiata, nonostante noi del Psi avessimo sempre condizionato, ma invano, quella scelta alla nostra adesione al progetto politico di Sel. Certo rimarrebbero profonde divisioni in politica interna. Penso alla politica economica e industriale, al tema di Mirafiori. Penso a molti giudizi sulla magistratura italiana, penso ad alcuni affondi in tema di politica estera (ad esempio l’Afghanistan). Non si cancellerebbero le diverse impostazioni semplicemente con l’adesione a una cornice europea. Ma sarebbe anche assurdo considerare queste adesioni ininfluenti sulle nostre scelte. In fondo la nostra pervicace resistenza, la nostra insistenza, nonostante le condizioni così sfavorevoli, sul panorama politico italiano, dipendono soprattutto dall’adesione a una identità che nessuno in Italia finora rappresenta. Se anche altri la vogliono sposare non possiamo certo continuare a fare la vita da singoli, come se nulla fosse.....

mercoledì 23 febbraio 2011

Le amnesie di Bertinotti ed i limiti della politica Socialista

Le amnesie di Bertinotti ed i limiti della politica Socialista

di Franco Bartolomei

E' inutile lamentarsi che Bertinotti abbia potuto affermare il proprio approdo al Socialismo Europeo eludendo il dovuto riconoscimento delle ragioni storiche e politiche dei Socialisti Italiani.

Se il PSI, invece di gloriarsi in una sciocca valorizzazione della propria autosufficenza, fosse divenuto parte attiva di un processo costituente per una nuova forza unitaria della sinistra italiana, Socialista e Democratica, in grado di dare soluzione politica alla fine dell'esperienza politica del comunismo italiano, il compagno Bertinotti non avrebbe sicuramente potuto permettersi certe amnesie.

Purtroppo il PSI continua a concepire se' stesso fuori dal proprio naturale compito storico e politico di protagonista necessario della ristrutturazione dell'intera Sinistra italiana all'interno del processo in atto di rifondazione a sinistra del Socialismo Europeo, come risposta politica inevitabile alla crisi strutturale che attraversano i i modelli sociali , economici, e finanziari, imposti dal sistema neo-liberista, da cui dipende il futuro democratico del paese e la qualita' della societa' italiana del futuro

In questa partita, tutta a sinistra, il ruolo dei socialisti ,per quanto ridotti a piccole percentuali di consenso elettorale, potrebbe essere determinante per portare a maturazione processi poltici unitari ancora troppo in ritardo rispetto alle necessita' imposte dal precipitare della crisi, e per rendere concreta una proposta di governo alternativa.

Purtroppo il PSI non riesce ancora ad elaborare una proposta di ricostruzione unitaria della sinistra italiana attorno ad un progetto di governo che di fronte alla profondita' della crisi economica ,alle responsabilita' delle classi dirigenti finanziarie, ed al disastro sociale che abbiamo di fronte , sappia dare concretezza ad un nuovo modello di sviluppo della societa'.

Esistono purtroppo un insieme di ragioni politiche che stanno alla base di queste carenze della iniziativa politica del Partito Socialista che di fatto consentono a Bertinotti di portare a compimento un percorso autocritco di riavvicinamento alla Socialdemocrazia senza alcuna considerazione delle ragioni del Socialismo italiano, nonstante il suo riconoscimento della fine dell'esperienza storica e politica del Comunismo venga a maturazione proprio nel momento in cui la crisi del capitalismo nel mondo sviluppato avrebbe potuto, al contrario, far immaginare una rivalutazione delle sue ragioni sociali .

La mancata elaborazione dei motivi sostanziali della sconfitta del Craxismo, e la incomprensione delle ragioni strutturali di crisi del modello Neo-liberista che nel nostro paese era stato introdotto utilizzando l'involucro istituzionale della seconda repubblica, hanno infatti costituito le vere ragioni di una debolezza politica e culturale che ha afflitto i gruppi dirigenti Socialisti che si sono succeduti nello SDI e nell'attuale PSI in questo quindicennio, e che rischiano di marginalizzare definitivamente il ruolo del PSI proprio nel momento in cui il Socialismo Democratico diviene l'unico pssibile approdo di tutta la sinistra.

La stessa dispersione della grande occasione costituita dall'originario progetto di Sinistra e Liberta' altro non è che la ulteriore dimostrazione di fragilita' di un gruppo dirigente che si ostina purtroppo a proseguire la propria azione attraverso lo stesso schema interpretativo dei rapporti a sinistra usato negli anni '80, ormai assolutamente superato dalla crisi di quel modello sociale e di rapporti economici la cui affermazione nella societa' costitui la vera ragione strutturale dei successi dell'impostazione politica Craxiana, oggi assolutamente non piu' riproducibili.

Il crollo del modello sociale neoliberista, dopo un trentennio di egemonia sociale, politica e culturale, ha segnato di fatto la sconfitta storica di tutte quelle esperienze del Socialismo Democratico che avevano erroneamente ritenuto che la Questione Sociale nell'occidente sviluppato fosse stata ormai risolta da uno sviluppo repentino, ineluttabilmente destinato a superare definitivamente le antiche contraddizioni del sistema capitalista, per cui il compito dei socialisti dovesse essere ridotto ad assecondare al meglio le capacita' espansive insite nel mercato , nella logica d'impresa, e da ultimo nella stessa finanziarizzazione dell'economia.

Questa considerazione portava con se' l'idea forza che il Socialismo democratico dovesse ineluttabilmente tornare ad interpretare politicamente una visione strutturale della critica sociale e della sua azione riformatrice.

Sulla base di questa riflessione di partenza sarebbe stato necessario aprire all'interno dell'universo politico Socialista un processo critico di revisione dell'esperienza Craxiana, rileggendo la crisi di sistema che stiamo attraversando alla luce delle idee , delle analisi ,e della elaborazione culturale dell'altro grande filone di pensiero ed azione politica del Socialismo Italiano moderno , quello Lombardiano, storicamente concentrato sulla nescessita' delle trasformazioni strutturasli dei rapporti sociali come elemento chiave della politica riformatrice dei Socialisti, spazzato via dalla memoria ufficiale del PSI dopo l'82-84, e mai seriamente recuperato dai nuovi giovani gruppi dirigenti ( Boselli e Nencini) che lo hanno diretto nella esperienza politica della II Repubblica.

Questa debolezza culturale di un gruppo dirigente perennemente orfano di una precedente fase storica, definitivamente tramontata, costituisce la vera ragione di una incapacita' sostanziale di concepire il Partito socialista come forza trainante di un grande processo unitario di ricostruzione della sinistra, sulla base del superamento delle vecchie divisioni, del recupero di una forte capacita' critica dell'esistente , e sulla riappropriazione di una concezione strutturale della azione riformatrice del Socialismo.

Purtroppo questi nostri limiti indeboliscono la stessa rilevanza della novita' della scelta compiuta da Bertinotti ,suscettibile di aprire prospettive unitarie nuove a tutta la sinistra aiutando innanzitutto Vendola a collocarsi su un terreno di riferimenti poltici certi a livello europeo.

L'immobilita' del PSI rischia seriamente, in particolare, di favorire in SeL una sorta di complesso di Atlante, instillando la tentazioni di supplire , un po' goffamente, ad un ruolo non suo, attraverso l'occupazione di uno spazio che il PSI si ostina a non voler ricoprire con determinazione e coerenza.

Questa riflessione sui limiti della azione del PSI non deve tuttavia tralasciare la considerazione, tutta politica, che la scelta di Bertinotti deve trovare le sue radici, ben oltre la generica crisi finale delle ragioni di un processo di rifondazione del comunismo , in una valutazione delle vere ragioni della crisi di identita, di credibilita', e di rappresentativita' del Centro-sinistra, che conduce direttamente ad una rivalutazione del grande compromesso democratico e sociale realizzato nella I repubblica dalle grandi forze popolari costituzionali, direttamente sintetizzato nella azione di garanzia e di governo svolta per circa un trent'ennio dal PSI.

Bertinotti, infatti, non sempre ha sufficentemente collegato la sua critica da sinistra al PDS-DS-PD, alla individuazione dei legami tra i poteri forti internazionali economici - finanziari e monetari ed alla distruzione della I repubblica, ai comportamenti politici ed alle scelte di alleanza compiute dal gruppo dirigente del PDS e da Prodi.

In tal senso, pur non avendo correttamente mai sostenuto posizioni giustizialiste di esaltazione del nuovo assetto istituzionale costituito nel 92'-94' , avrebbe sicuramente dovuto marcare con piu' nitidezza la critica alla II repubblica, individuandola esplicitamente come l'involucro istituzionale all'interno del quale è avvenuta la trasformazione della costituzione materiale del paese, caratterizzata dalla introduzione di quel modello di rapporti sociali , culturali, ed economici , neo-liberista, che lo stesso Craxi, pur con tutti i suoi limiti, ha sempre rifiutato di importare , e che al contrario la classe dirigente ulivista ha integralmente fatto proprio, in adesione ai parametri di omologazione alle nuove regole economiche e finanziarie internazionali su cui ha sempre inteso misurare la propria affidabilita'.

Su questo terreno avrebbe potuto, senza particolari abiure, realizzare gia' da tempo una maggiore comprensione politica della sostanza sociale della politica Craxiana che avrebbe potuto allargare il suo stesso spazio di riferimento politico, e contemporaneamente avrebbe potuto consentire al PS-SI-SDI-PSI di aprire gia' da prima un dialogo politico con lui in funzione anti PD, cosa avvenuta successivamente troppo tardi, solo a ridosso del massacro Veltroniano della sinistra italiana realizzato nel 2008.

Qesta convergenza appare invece oggi assolutamente possibile, ed auspicabile , nell'interesse della rinascita della sinistra italiana.

Potra' avvenire se i Socialisti avranno il coraggio di investire totalmente il loro futuro politico nell'opera della ricostruzione di una nuova grande forza Socialista, in cui vadano a riconfluire tutti i grandi filoni delle culture della sinistra italiana, la cui divisione non ha ormai ragion d'essere, e se tutti coploro che approdano al Socialismo, come l'unica grande trincea della Sinistra nel mondo, considerino con onesta intellettuale l'azione di coloro che nel nostro paese hanno sempre finora rappresentato questo riferimento ideale e politico.

FRANCO BARTOLOMEI

Segreteria Nazionale del Partito Socialista Italiano


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