martedì 6 aprile 2010

Dibattito sul futuro del PSI

Dibattito sul futuro del PSI

di Felice Besostri

I dibattiti si fanno quando ci sono delle opinioni diverse, altrimenti ci sono le risoluzioni del politburo o altro organo equivalente, che dettano la linea. Non comprendo, quindi, quei compagni e compagne, che, quando non condividono le opinioni altrui, invitano i partecipanti al dibattito ad andarsene e di iscriversi al PD o SEL. Non appartiene alla tradizione socialista il monolitismo ideologico, caratteristica piuttosto del comunismo bolscevico. Le opinioni valgono per quel che argomentano e non c'è bisogno che abbiano alle spalle una segreteria nazionale di qualsivoglia partito.

Tutti abbiamo lavorato, lavoriamo e lavoreremo per il socialismo dentro o fuori una determinata organizzazione, però sapere in che direzione si sta lavorando è una questione di estremo interesse.

Sono contrario a rinchiudere il PSI in un recinto con UDC e PD, in un tale recinto non ci sarebbe spazio, non dico per il socialismo, che sarebbe troppo, ma neppure per la laicità. Il progetto di riforma della giustizia della maggioranza non mi convince come avvocato e il discorso sulle riforme istituzionali è contrassegnato da ambiguità e confusione. Se i miei studenti di Diritto Pubblico Comparato si presentassero agli esami e alla domanda sulla forma di governo presidenziale rispondessero parlando indifferentemente di presidenzialismo americano, semi-presidenzialismo francese e d elezione diretta del Premier, sarebbero invitati a studiare di più e meglio e, quindi, di fare il favore di ripresentarsi. Dovremmo avere maggiore fiducia nelle nostre idee e nei nostri valori, in fin dei conti, per quanto piccoli siamo l'unico partito della sinistra italiana con riferimenti internazionali ed europei nell'Internazionale Socialista e nel PSE. Lo scontro tra socialisti e comunisti, esploso nel XX° secolo è stato vinto ideologicamente e nei fatti dal socialismo democratico. Nei nostri paesi ogni critica alla società esistente non può che avere come riferimento il riformismo socialista. Dobbiamo confrontarci con gli ambientalisti, i comunisti, i radicali e i democratici liberali ( nel significato americano di “radical” e “liberal”) senza preclusioni aprioristiche ed anche, spero di non essere crocifisso o vituperato, con gli elettori dell'IdV e del Movimento 5 Stelle, per spigare a tutti che non c'è una risposta nazionale e tampoco locale ai problemi italiani. Per quanto mi riguarda non ho mai pensato di andare nel PD: sono uscito dai DS perché contrario e sono ancora convinto del progetto originario di SeL e per questo, benché delegato all'assemblea di fondazione a Roma non mi sono iscritto a SEL. Sono contrario a mettere nomi di leader nei simbolo di partito: il culto della personalità ha provocato abbastanza danni a sinistra. In questo non c'è un giudizio negativo su Vendola, ma una posizione di principio: avrei avuto problemi ad iscrivermi ad un PSI, che avesse il nome di NENNI nel logo. Parlo del leader socialista che ho più amato, tanto da perdonargli i numerosi errori e che rispetto nella memoria insieme a Lombardi, De Martino, Giolitti, Basso e Arfè. Per collocarsi a sinistra del PD non dobbiamo diventare degli assatanati estremisti iconoclasti, basta, come ho già scritto di recente, essere dei normali e onesti socialdemocratici europei. Continui quindi il dibattito tra chi ne ha voglia senza temere scomuniche.

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