sabato 5 febbraio 2011

Ma cosa è questa "Sinistra Socialista"?

«L'incipit di questo mio scritto odierno forse non piacerà ad alcuni e lascerà altri perplessi ma, nonostante ciò, esso per me è frutto di una radicata e profonda convinzione che, negli ultimi tempi, si sta persino rafforzando. Ebbene, essa è la seguente: La sinistra socialista non esiste. Cosa vuol dire infatti “sinistra socialista”? Vuol dire una “corrente” di partito che si esprime nell’ambito di un contesto in cui vi sono altre “correnti” di matrice diversa, se non opposta, e nel quadro di un soggetto politico che unitario è solo di nome e non di fatto. E ciò non tanto per mancanza di dialettica democratica, che è il sale di ogni democrazia e di qualsiasi forma di sana espressione politica, ma piuttosto perché le “correnti” di partito giungono ad una loro “composizione” solo per la stipula di “equilibri strategici”, che, tradotto in linguaggio militare, suona come “una pace armata”.

Mi pare che sia dunque questa la attuale condizione del PSI, stretto tra una cosiddetta “sinistra” su posizioni prudentemente “vendoliane”, e cioè pragmaticamente ma non fideisticamente disposta a sostenere la candidatura di Vendola alla guida della sinistra italiana, un “centro” che più centro non si può, nemmeno col “candeggio”, dato che la sua mira specifica è proprio quella di far parte di un’aggregazione “puramente” centrista con PD ed UDC, e infine una “destra” che ammicca, da non poco tempo, ai cosiddetti “fratelli in camicia azzurra”, a coloro che più che “socialisti” sono rimasti postcraxiani e che, usando e abusando ancora alquanto di tale “attributo”, continuano a militare nelle file del centrodestra e del partito padronale berlusconiano.

Allora, tornando alla mia affermazione iniziale, credo che questa convivenza alquanto “spuria” tra socialisti di tutte le “salse” e di tutti i colori, non sia né auspicabile e nemmeno fruttuosa, per la cultura, per i valori e per le prospettive del socialismo italiano. Anzi, credo che proprio questa “impossibile convivenza” abbia ridotto il Partito Socialista ad una sorta di “fantasma di se stesso”

Se infatti ripercorriamo, come abbiamo fatto numerose volte anche qui, la storia di questo partito anche con Craxi, e non lo farò di nuovo perché c’è già chi lo ha fatto meglio di me, ci accorgiamo che il Socialismo Italiano, fino all’avvento del berlusconismo e della metamorfosi centrista del postcomunismo italiano, in vena di compromesso storicamente eterno e permanente, è stato sempre indissolubilmente legato alla sinistra, è stato da sempre LA SINISTRA.

Ecco perché dico che per me l’espressione “sinistra socialista” non ha senso, non naturalmente perché ritengo che i compagni che ne fanno parte, non esprimano il meglio dei valori della cultura e della specificità del socialismo italiano, ma, anzi, per il motivo diametralmente opposto. Proprio perché considero che far parte di questa “minoranza illuminata”, anche al di là dei confini ristretti di un ristrettissimo partito, sia oggi la migliore espressione dell’appartenenza ad una tradizione e ad una storia che è “lumicino” solo in Italia, mentre nel resto del mondo continua a rischiarare validamente i foschi orizzonti del neoliberismo globalizzato a suon di totalitarismo economico a senso unico corporativo e guerrafondaio.

E’ per questo motivo che auspico in tempi rapidi, che spero non vengano penalizzati ulteriormente dall’incombenza elettorale, la ricostruzione di un soggetto politico che non abbia al suo interno più tali componenti così eterogeneamente autodistruttive, così compulsivamente protese all’autoannientamento solo per lasciare il “postarello” a qualche residuale e spasmodica “ambizione” clientelare.Quello che auspico è che non vi sia più una “sinistra socialista”, ma che i socialisti tornino ad essere indissolubilmente ed immancabilmente “la sinistra italiana”.

Io rispondo con un appello, da nord a sud, a tutte le nostre rosse bandiere e a tutte le nostre leghe, i network, i socialisti incazzati, autonomi, dispersi e quant’altro, che abbiano conservato un minimo di dignità e di spina dorsale, A FARE QUALCOSA CHE SIA SOCIALISTA E CHE SIA IMMANCABILMENTE LA SINISTRA.

Non voglio proporre l’ennesima creatura, la versione di una “cosa fenice”, che ci sia ciascun lo sa e dove sia nessun lo dice, e non voglio nemmeno scivolare permanentemente in una superficie liquida, in cui mi si dica che tale obiettivo è in “progress”, che verrà, magari con la luminosa speranza di un futuro messianico o escatologico, dalla benevolenza e lungimiranza di qualche leader, che magari nel passato non è stato nemmeno socialista e che oggi si appella al socialismo ma senza voler “disturbare” i suoi vecchi compagni comunisti.

No, compagni, voglio qualcosa di solido e non lo voglio per gentile concessione, ma me lo voglio costruire insieme a tutti coloro che lo sanno costruire e che ci credono fermamente. Per avere come risultato non il retino con cui acchiappare le farfalle del voto in fuga astensionista (e in permanente equilibrio precario) ma per conquistare quei consensi che derivano dall’adesione ad un progetto condiviso da decine di milioni di persone nel mondo. E su precisi valori che sono quelli per la difesa di beni pubblici essenziali come la scuola e l'acqua, la tutela della salute, una libera contrattazione e non sotto la spada di Damocle del ricatto della delocalizzazione aziendale, una giustizia uguale per tutti, una informazione senza bavagli, la stabilizzazione del lavoro precario, la pace come valore supremo..

Per questo desidero condividere la prospettiva socialista rivoluzionaria dell’oggi, che fu già di Rosselli e Lombardi

E cosa diceva Rosselli?

“Vaneggiamo? No. Le utopie dell’oggi possono essere le realtà del domani. I movimenti rivoluzionari, che ancora si attardano alla politica dell’ieri, debbono osare una politica anticipatrice, la politica del domani”

E Lombardi: “Bisogna persuadersi che l’Europa si può fare soltanto se è socialista, o almeno tendenzialmente socialista. Lasciare che le cose si svolgano senza un intervento costante dei socialisti per ciò che riguarda l’Europa, significa dire che l’Europa tra dieci anni finirà più capitalista, più atlantica e meno autonoma rispetto agli USA di quanto non sia oggi”

Di anni ne sono passati 30 e abbiamo visto come è andata e sta andando, con l’ “armiamoci e partite” e tutti i morti che ne son seguiti e ne seguono ancora..

E allora “osiamo”, cari compagni, non restiamo ostaggio di vecchie logiche del passato, della politica di ieri, non attardiamoci in diatribe sulla legittimità dello “stare” in questo o in quel partito, e tanto meno sulla “primazia” di questo o quel partito, questo o quel movimento.

NOI DOBBIAMO SOLO OSARE ESSERE NOI STESSI:

SOCIALISTI, ORA E SEMPRE !

Carlo Felici


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