lunedì 12 gennaio 2015

Alcune riflessioni preliminari, in ordine sparso, sul massacro di Parigi...

di Franco Bartolomei
Segreteria Nazionale PSI
Sinistra Socialista

Compagne e Compagni ,
Alcune riflessioni preliminari , in ordine sparso , sul massacro di Parigi :
1) La mano delle monarchie del golfo, e di parte della Cia, dietro i fondamentalisti dell' ISIS e' un fatto ormai acclarato e gli interessi che li sostengono sono economici e geopolitici, non certo filosofici o religiosi.
2) Quello che fa' rabbia e che la Francia quando pensava di rispolverare la sua grandeur contro Gheddafy e Assad giocherellava tollerante con questi "volontari Islamici " , rimanendo inerte , se non addirittura consenziente di fronte ALL'ARRUOLAMENTO DI TREMILA SUOI CONCITTADINI DI RELIGIONE MUSSULMANA NELLE FILE DEI FONDAMENTALISTI IN GUERRA IN LIBIA ED IN SIRIA.

3) GOLLISTI E SOCIALISTI FANNO QUINDI , ORA , ENTRAMBI , LA  FIGURA , GROTTESCA E TRAGICA AL TEMPO STESSO ,DI NOVELLI APPRENDISTI STREGONI 

4) Vedere Netanyau che sfila a Parigi mi sembra una presa in giro dopo il macello di Gaza , se il leader della destra israeliana fosse un vero amante della pace ,ed un propugnatore dei valori della Francia repubblicana , aiuterebbe concretamente ABU MAZEN nella sua lotta con HAMAS per l'egemonia all'interno del popolo palestinese , e non giocherebbe a distruggere accuratamente ogni possibile percorso di pace che il leader dell'OLP tra mille difficolta' cerca di imbastire.

sabato 10 gennaio 2015

A proposito di clima interno al PSI.

di Felice Carlo Besostri

Per incarco della Costituente Socialista ho impugnato i referendum del prof. Guzzetta nel 2007, in quell'occasione uscirono le sentenze n.15 e 16 /2008 della Corte Costituzionale, la base dell'annullamento del Porcellum. Dopo aver ottenuto con gli avvocati Bozzi e Tani l'annullamento del Porcellum ho mandato in Corte Costituzionale la legge elettorale lombarda e quella sul parlamento Europeo. Da allora sono invitato dalle università italiane a parlare di leggi elettorali. Ne sono usciti atti dei convegni con i miei scritti. Tranne Del Bue sull'Avantionline nessun ricoscimento da parte del Partito. Altri gruppi parlamentari mi hanno proposto per la Corte Costituzionale o indicato come esperto per le audizioni parlamntari sulla nuova legge elettorale e la revisione della Costituzione. Ma la vera sorpresa è aver constatato che i Socialisti hanno votato la DEL RIO... quella che ha tolto il diritto di voto ai cittadini per i nuovi organi provinciali e di città metropolitana., da me impugnata ad Avellino, Napoli, Milano e Torino. Anche la nuova legge elettorale TOSCANA la più incostituzionale tra quelle da me esaminate anche in altri stati europei quando insegnavo Diritto Costituzionale era stata votata dall'unico consigliere regionale Socialista. La nostra Costituzione un prodotto del pensiero Socilista basti pensre al secondo comma dell'art. 3 redatto da LELIO BASSO e che Socialisti veri hanno servito come Pertini e Saragat da PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA. Come si sentirebbe il compagno GIACOMO BRODOLINI fosse stato ancora vivo all'approvazione del Job Act e NENNI a fronte della manomissioni della Costituziuone e del referendum....?

GIUSEPPE IACOPINI - SINISTRA SOCIALISTA

GIUSEPPE IACOPINI

Compagne e Compagni, martedi' 13 Gennaio in una apposita riunione della federazione di Ascoli Piceno del PSI, il Compagno "Riccardo Morelli" annuncera' le dimissioni da Segretario Provinciale e l'uscita definitiva dal PSI di Nencini. Io personalmente e altri compagni che lo annunceranno direttamente gli faremo EKO. Probabilmente faremo spazio ad un metodo che ha sempre avuto successo nel partitino degli intoccabili considerando che nessuno si e' accorto che ancora esiste qualche Compagno che crede ai valori indissolubili come quelli del Socialismo Italiano ...Se cosi' sara', utilizzeremo da subito la nostra associazione, "Lega dei Socialisti Marche" per continuare a far politica con gli ideali di sempre e perche' no, partecipare Alle elezioni Regionali del 2015 !

martedì 23 settembre 2014

In ricordo di Riccardo Lombardi


di Giuseppe Giudice

Riccardo Lombardi nasce in Sicilia, a Regalbuto (Enna) nel 1901. A vent'anni, con la famiglia si trasferisce a Milano, dove si laurea in ingegneria elettrotecnica. Di iniziale formazione cattolica dapprima aderisce al partito popolare dove si colloca nell'ala sinistra. Quindi rompe con il PPI ed aderisce al socialismo, militando nel PSU di Turati , Treves e Modigliani. Quindi a Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli ed al Partito D'Azione (che ne è filiazione). Da ultimo segretario del Partito D'Azione guida la confluenza della grande maggioranza di quel partito nel Psi di Nenni e Morandi dove sarà, con Vittorio Foa e Fernando Santi il più tenace difensore dell'autonomia socialista contraria al Fronte Popolare. Collaborazione con i comunisti, sì , ma mantenendo la piena distinzione di una forza autonoma socialista. La formazione politica di Riccardo è essenziale per comprendere le ragioni della sua politica. Diversi storici hanno sottolineato come vent'anni di fascismo abbiano impedito al socialismo italiano di fare quella riflessione critica collettiva che è invece avvenuta in altri partiti socialisti europei. Soprattutto nel senso di un superamento del socialismo anteriore a quello della I Guerra Mondiale. Il processo revisionistico avviato negli anni venti e trenta, che vede protagonisti uomini come Hilferding, Cole e DE Man , in un socialismo italiano costretto all'esilio , si scarica tutto su Giustizia e Libertà e su Saragat che sarà vicino alle correnti innovative dell'Austro-Marxismo. Insomma si tenta di superare il determinismo economico di un certo marxismo volgarizzato, sia nella versione hegeliano-dialettica della III Internazionale che in quella positivista della prima fase della II Internazionale. Lombardi è uno dei protagonisti di questo processo di ripensamento. Voglio qui ricordare che i dirigenti del Psi del doguerra vengono, in larga misura dal Partito D'Azione: LOmbardi, De Martino, Foa, Lussu, Vittorelli, Brodolini, Codignola. Questa formazione si rivelerà essenziale , dopo il 56, dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria , quando il PSI riacquista la sua piena autonomia di pensiero e di azione politica rispetto al PCI togliattiano. Lombardi è protagonoista, con Santi, Codignola e Giolitti di questa importante ed essenziale fase di autonomia socialista, che non è affatto anticomunismo, ma a-comunismo. Si tratta di costruire , nella sinistra , una posizione politica e culturale, autonoma, originale rispetto alla ortodossia togliattiana, ma non contrapposta ed antagonista al PCI (dove non c'era solo il togliattismo) . E quindi Lombardi ed i suoi collaboratori sono i tra i fautori del primo centro-sinistra , perchè ritengono che nella DC esistano forze progressiste che devono essere liberate dall'abbraccio del clericalismo conservatore e della Confindustria. Ed in effetto il primo centro-sinistra produsse il più grande processo riformatore mai realizzato nella storia repubblicana: nazionalizzazione della energia elettrica, politica di programmazione, scuola media unica, statuto dei lavoratori, eliminazione delle gabbie salariali. E tuttavia fu un processo dimezzato, perchè poi arrivò Aldo Moro per rallentare ed anestetizzare la carica riformatrice. Tant'è che ci fu un tentativo di colpo di stato (a cui non erano estranei pezzi importanti della DC) e si bloccò la legge di riforma urbanistica che vide la feroce opposizione della Confindustria e della Chiesa. Per questa ragione (qui sta la grande coerenza della persona) Lombardi poi prese le distanze dalla creatura che egli stesso contribuì a creare: il centro-sinistra. Lombardi ha una visione del socialismo alternativa a quella ortodossia marxista-leninista. Il suo è un socialismo pluralista, libertario e democratico fondato su una democrazia conflittuale. Come per Rosselli. Il socialismo non è la fine della storia , ma un processo aperto in cui si realizza progressivamente la socializzazione del potere e la fine di ogni dominio organico di classe (anche quella della borghesia burocratica dei paesi comunisti) in un continuo sforzo di perfettibilità. Da questo punto di vista egli supera l'idolatria dello sviluppo illimitato delle forze produttive che un certo marxismo ortodosso e funzionalista deriva di fatto dalla ideologia borghese. Non a caso egli parla del socialismo come di "una società diversamente ricca". Superata la fase dell'opulenza capitalista il compito del socialismo non è quello di una illimitata crescita quantitativa della produzione materiale, bensì di un suo mutamento qualitativo. Da questo punto di vista Lombardi è un precursore di quello che potremmo chiamare ecosocialismo. Un nuovo modo di produrre e consumare , legato ad un processo profondo di riorganizzazione della società , di cui la riduzione della durata del lavoro è uno dei tasselli fondamentali. E' innegabile la grande attualità del socialismo di Lombardi , anche per rifondare su basi più solide lo stesso socialismo europeo che non vive una fase felice. Ma così come Lombardi era  avversario di una concezione minimalista e subalterna del riformismo (così come Rosselli) era molto distante dal velleitarismo minoritario e palingenetico di certa sinistra mentalmente labile. Diceva Rosselli che si distrugge solo nella misura in cui si sa costruire. Per Lombardi e Rosselli la radicalità va declinata sempre in chiave costruttiva. Significa andare alla radice dei problemi e proporre alternative forti e costruttive al tempo stesso. Le ragioni della crisi (e della scomparsa) della sinistra italiana è l'aver oscillato tra il complesso di legittimazione postcomunista presso le forze moderate , di qui la sua subalternità al capitalismo tecno-finanziario ed il massimalismo protestatario ed a tratti nichilista della cosiddetta sinistra radicale. L'attualità di Lombardi, Santi e Giolitti, sta proprio nell'individuare una via diversa e più costruttiva per ricostruire una sinistra che è indispensabile dopo la nascita e la evoluzione del PD. Una sinistra che non sia un Arcobalemo mascherato, ma che sappia far propria la storia migliore del socialismo italiano. Socialisti non si nasce si diventa, ma se si demonizza il patrimonio storico del socialismo italiano è impossibile diventarlo. Oggi idee come quella della economia mista (in cui coesistono pubblici e privato) della programmazione, della socializzazione del potere, della compatibilità ecologica dei cicli economici (senza cadere nelle utopie premoderne della decrescita) sono essenziali per costruire in positivo (e non gestire solo movimentismo di protesta) una alternativa all'attuale assetto economico e sociale. Oggi Renzi lancia un attacco ad una delle più importanti conquiste del socialismo italiano , lo Statuto del lavoratori. Che il PCI non votò. Questo dovrebbe dire molto a tanti militanti della sinistra (vera o presunta) della grande importanza della tradizione socialista.

lunedì 8 settembre 2014

SINISTRA SOCIALISTA: Non partecipiamo al Consiglio Nazionale del 13 settembre prossimo !

DOCUMENTO PER LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE PSI DEL 13 SETTEMBRE A CARRARA.

Perché,in assenza di un ordine del giorno, l’incontro indetto ha tutta l’aria di essere un’occasione preordinata per coinvolgere i compagni in una nuova ratifica della politica del segretario nazionale, che, ancora una volta, nel momento in cui si conferma la condivisione di una politica governativa lesiva dei più elementari principi di democrazia e di rispetto della Costituzione Repubblicana, manca del sostegno preventivo e costruttivo proprio del CN, l’organo depositario della funzione di indirizzo della politica nazionale del partito; 


Perché, comunque, ubicazione, contesto e motivazioni politiche, per altro ignote, non risultano discusse e decisi dalla Segreteria Nazionale;

Perché, al bisogno del Partito, disatteso da mesi, di elaborare una strategia condivisa, conseguente al divenire degli avvenimenti politici, che hanno stravolto le premesse, che dettero luogo alle conclusioni congressuali di Venezia, registriamo una richiesta di revisione della politica del partito, crescente da tutte le istanze di base, a cui non si può rispondere con un incontro conviviale, nel corso di una festa neanche di partito ;

Perché l’incontro conviviale è inserito in una festa cosiddetta di Partito che viene definita “festa Nazionale dei Riformisti”, indicando così la volontà politica di non definirsi socialisti, sottintendendo un progetto politico di trasformazione del Partito, già avviato attraverso la scelta di consolidare un rapporto privilegiato ed esclusivo con il PD di Renzi, che non condividiamo e al quale ci opporremo con tutti gli strumenti politici a nostra disposizione;

Perché, con la presente presa di posizione, intendiamo rivolgere formale richiesta al Presidente dell'assemblea Nazionale del Partito di indizione di un Consiglio Nazionale con all’ordine del giorno la discussione, per la sua definizione, della politica nazionale del PSI e della sua rappresentanza parlamentare."

I PRIMI CONSIGLIERI NAZIONALI DEL PSI FIRMATARI DEL DOCUMENTO.

BARTOLOMEI FRANCO
CENTRONE CARMEN
ATZERI PAOLO

BENZONI ALBERTO
CANEVESE CARLOTTA 
CHIRICO MARIA LUISA
COCCHI DESIREE
CULATTI ROBERTO
D’APICE VALTER
DI LAURO RAFFAELE
FERRO MICHELE
GITTO ANTONIO
GULISANO ANTONINO
IACOPINI GIUSEPPE
LA COMMARE GIACOMO

LIGORI MARCO
LONGO STEFANO
LOVO FRANCESCO
MAGISTA’ CICCIO
MANGANO MANFREDI
MAZZANTI MAURIZIO 
MENGOZZI CATIA
MORELLI RICCARDO 
MUNDO FRANCESCO
NUCERA CARMELO
PASCALE MARIO MICHELE
RICCIUTO ENRICO
SALVUCCI GIANFRANCO
SCIARRONI MARCONI FRANCESCA
VERONI ROBERTO
VILLA LORETTA 
VILLONA RAFFAELE ANTONIO
VIRGILII FRANCESCO
VITA LUCIANO

mercoledì 30 aprile 2014

Ancona 1914: sconfitto il riformismo italiano

di Alfonso Maria Capriolo  

Il 26, 27 e 28 aprile 1914, giusto cento anni fa, si svolse ad Ancona il XIV Congresso nazionale del Partito Socialista Italiano. E’ un Congresso a cui non viene dato grande rilievo dagli storici, essendo avvenuto a ridosso di eventi ben più importanti, come l’attentato mortale all’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria a Sarajevo il 28 giugno 1914, che costituì il pretesto per scatenare la 1° Guerra Mondiale.
Il Congresso di Ancona sancì, all’interno del PSI, l’incontestabile vittoria dell’ala massimalista e la definitiva sconfitta dei riformisti, presenti soprattutto nel Gruppo parlamentare e nella C.G.L., già messi in minoranza nel precedente Congresso di Reggio Emilia del 1912. Già la scelta della sede del Congresso era stata fatta per mettere i massimalisti in posizione di vantaggio: Ancona era considerata all’epoca la città più “rivoluzionaria” d’Italia, tant’è che il Sindacato dei Ferrovieri d’ispirazione massimalista (contrapposto a quello aderente alla Confederazione Generale del Lavoro, considerato troppo riformista e “contaminato” dalla presenza di lavoratori non socialisti) vi aveva trasferito la propria sede nazionale.
La presenza in città di figure importanti, come Errico Malatesta fra gli anarchici e Pietro Nenni, allora direttore del periodico repubblicano di Ancona, il “Lucifero”, dava vita ad un dibattito politico molto duro e infuocato, con forti tensioni sociali. Il Congresso socialista fu improntato all’esaltazione dell’intransigenza rivoluzionaria ed al dileggio dei riformisti, considerati quasi dei traditori della classe operaia.
Infatti, si consideravano ormai maturi i tempi per l’abbattimento del potere borghese, per cui ci si richiamava continuamente alla “purezza” ideologica, rifiutando ogni compromesso ed ogni gradualismo. Eppure, negli anni precedenti, erano stati conseguiti importanti miglioramenti della condizione di vita e di lavoro del popolo, grazie all’azione riformista di Filippo Turati e degli altri parlamentari socialisti (tra cui l’anconetano Alessandro Bocconi) ed alle aperture alle forze popolari del Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti. La diffusione delle Leghe bracciantili, delle Società di Mutuo Soccorso e la nascita del sindacato avevano consentito ai lavoratori di avere una rappresentanza capace di contrattare con il padronato e di spuntare condizioni di orario e di salario migliori.
Invece di proseguire queste positive esperienze riformiste, il Congresso di Ancona del 1914, in nome dell’intransigenza, bocciò l’ipotesi di alleanze con le altre forze popolari, come i repubblicani ed i popolari, per le elezioni amministrative del giugno 1914, e sancì l’incompatibilità tra l’iscrizione al Partito e l’appartenenza alla massoneria, il che porterà ad un grave indebolimento del PSI, con l’espulsione di molti quadri e dirigenti storici del Partito, appartenenti per lo più all’ala riformista. Nella polemica per l’intransigenza ideologica e contro la massoneria si distinse il battagliero direttore dell’Avanti!, Benito Mussolini, insediato l’anno prima alla direzione del quotidiano socialista, dopo l’estromissione del riformista Claudio Treves.
Gli tenne testa un giovane delegato del Polesine, Giacomo Matteotti, quasi anticipando quella contrapposizione che, dieci anni dopo, avrebbe condotto all’assassinio del leader dei socialisti riformisti, con l’avallo del capo del fascismo. Il Congresso avallò, a grande maggioranza, le scelte massimaliste, riconfermando Segretario Costantino Lazzari e tributando una mozione di plauso a Mussolini, per i successi di diffusione e di vendite del giornale del Partito.
Fu probabilmente in quest’occasione che il futuro duce cominciò a rendersi conto che la sua oratoria roboante, le sue uscite iperboliche, le sue argomentazioni populistiche potevano portarlo lontano, alla guida di masse che lo applaudivano freneticamente, ma che egli in realtà disprezzava. La sconfitta dei riformisti nel Congresso di Ancona determinerà sempre più l’affermarsi di una concezione ideologica e velleitaria dell’azione socialista, che, dopo la Grande Guerra e la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, porterà poi nel 1921 alla scissione comunista, e contribuirà all’affermazione del fascismo, presentatosi anch’esso inizialmente come movimento rivoluzionario ed antiborghese.

Alfonso Maria Capriolo
Direzione Regionale PSI Marche

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