mercoledì 23 marzo 2011

Nencini non offenda la memoria dei combattenti della guerra di Spagna !

Ancona, 22/03/2011 - Oggi il Segretario Nazionale del PSI Riccardo Nencini ha dichiarato: "Anche in Libia oggi come nella Spagna del ’36, c’è una democrazia nascente a cui i popoli amanti della libertà devono dare un’opportunità. Cosa avrebbero fatto Vendola, Ferrero e Diliberto nel ’36? Si sarebbero arruolati nelle brigate internazionali – conclude il leader socialista - o avrebbero manifestato contro la guerra facendo l’occhiolino a Franco?”

Siamo puttosto sorpresi, perché da un fine studioso di storia come lui ci si sarebbe aspettato che sapesse che nel '36 in Spagna la democrazia con la repubblica era già bella che nata (dopo varie tornate elettorali), e che il governo allora in carica era stato democraticamente eletto prima che Franco mettesse in atto il suo golpe militare. In secondo luogo, paragonare i combattenti delle brigate internazionali di allora di provata fede democratica, socialista, anarchica, comunista e libertaria con i soldati dei servizi segreti delle potenze della NATO che collaborano con dei ribelli armati attraverso l'Egitto dai medesimi, confondere la difesa di una repubblica che aveva un preciso programma di governo, con un tentativo di insurrezione, o golpe, messo in atto da chi non si sa nè con cosa e né come vorrebbe trasformare la Libia, ci pare davvero troppo.

Noi ribadiamo che non si deve fare l'occhilino a nessuno, ma solo sapere un po' di storia, per esempio che prima di Gheddafi, in Libia, sotto un regime monarchico e corrotto che alcuni rivoltosi ancora celebrano, il livello di analfabetismo era del 94% e la mortalità infantile raggiungeva il 40%, solo 3 libici erano laureati e tra loro esisteva un solo medico. Con Gheddafi in Libia non è più morto nessuno di fame (tranne ovviamente i suoi oppositori e gli emigrati degli altri paesi deportati nei suoi campi..con il tacito ipocrita assenso indifferente di tutta la comunità internazionale..). Ci si deve ricordare che gli stessi zelanti "liberatori" di oggi, gli hanno venduto ogni genere di armi per decenni, le stesse che adesso lui usa contro di loro. Addirittura negli ultimi tempi aveva seguito la linea economica tracciata dagli USA, riducendo l'intervento statale nelle imprese, accettando la possibilità di privatizzare e persino la possibilità di aprire basi militari USA in Libia. E incassando consensi crescenti, fino al "baciamano" dagli stessi che ora gli fanno la guerra.

Non ci risulta che gli eroici combattenti della guerra di Spagna, tra cui Carlo Rosselli, fossero in affari con Franco o gli vendessero armi prima di combatterlo.

E allora dove sono "le ambiguità", segretario, dove sta "il senso unico"? Qui non si tratta di essere pacifisti, ma soprattutto in pace con la realtà e la storia.

Noi siamo vicini alla sofferenza del popolo libico verso il quale si doveva aprire immediatamente un cordone umanitario sotto la copertura dei caschi blu dell'ONU.

Nè con Gheddafi dunque e nemmeno con la guerra a tutti i costi, ma dalla parte del popolo sofferente a cui, per ora, il mondo riesce solo a donare fuoco e bombe.

Lega Dei Socialisti - Marche


P.S.

Per dovere di cronaca, possiamo solo aggiungere alcune informazioni che ci sono pervenute dalla lettura di un articolo di Maurizio Matteuzzi dal titolo "E se i buoni non fossero così buoni?" il quale cita, come autorevole fonte, non Gheddafi ma il Combating Terrorism Center di West Point, il data base del Pentagono, e i cablo diffusi ieri anche da Wikileaks.

Secondo tali notizie, si conoscono alcuni nomi dei capi di origine tribale che appaiono in posizioni preminanti nel cosiddetto governo provvisorio di Bengasi. Il suo segretario è Mustafà Mohammed Abdul al Jeleil, il quale risulta essere stato, fino al 21 febbraio scorso, addirittura ministro della giustizia di Gheddafi e che che nel dicembre 2010 fu inserito da Amnesty International nella lista dei maggiori criminali contro i diritti umani del Nord Africa (insomma un vero e proprio sgherro patentato). L'altro punto di forza delle cosiddette "brigare ribelli" è il generale Abdul Fatah Younis, che è stato ministro dell'interno di Gheddafi, e cioè capo dei suoi servizi di sicurezza, oltre che della famigerata polizia politica del regime.

Non sembrerebbero dunque davvero personaggi dal profilo "libertario", come gli eroici combattenti della guerra civile spagnola. E nemmeno è minimamente paragonabile a loro la "truppa" di cui dispongono. L'est della Libia infatti risulta essere tra i maggiori esportatori al mondo, in rapporto alla popolazione, di "suicid bomber" ovvero di kamikaze in Irak.

Tra i 700 jihadisti la cui entrata fu "numerata" tra il 2006 e il 2007, quasi il 20% risultava di provenienza libica (60% da Derna e 24% da Bengasi) e tra loro sono menzionati molti veterani dell'Afghanistan. Tali kamikaze libici risultano essere i primi in assoluto, superando anche quelli provenienti dall'Arabia Saudita: sono circa l'85%.

Questo sarebbe il quadro dei "combattenti per la libertà" menzionati da Nencini? Vi figurate cosa potrebbe accadere a due passi dalle nostre coste se davvero riuscissero a prevalere, fino a controllare una vasta area del territorio libico includente molte delle sue risorse energetiche?

Ci auguriamo che coloro che non hanno ancora perso la "bussola del futuro" Socialista in Italia sappiano darsi delle risposte sollecite.


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