martedì 25 giugno 2013

L' ANTIBERLUSCONISMO E LA QUESTIONE SOCIALISTA.....

di Giuseppe Giudice

L'antiberlusconismo per esistere ha bisogno di Berlusconi. E' una ovvietà ma è su questi paradigmi che si è formato l'anomalo bipolarismo della II Repubblica sintesi di cattiva politica ed antipolitica. L'Ulivo non sarebbe esistito se Berlsconi non fosse stato il capo della destra e suo elemento primario di aggregazione. Prodi, D'Alema e Veltroni , al di là delle miserevoli ipocrisie, avevano tutti bisogno di un Berlusconi leader, altrimenti il giocattolo del falso bipolarismo si sarebbe rotto. Perchè non si è fatta la legge sul conflitti di interessi? Evidentemente perche ai leader del centrosinistra da operetta Berlusconi doveva stare in campo. L'Ulivo compromesso storico in formato bonsai (e poi il PD) per tenere insieme postcomunisti berlingueriani e postdemocristiani demitiani aveva bisogno di due elementi: la demonizzazione dei socialisti era un fatto strategico, perchè bisognava evitare una evoluzione del centrosinistra e dei DS verso il socialismo democratico. E la lotta al berlusconismo che con opera altamente mistificatoria lo si è considerato come erede del craxismo (al quale si possono rivolgere parecchie critiche ma è cosa diversa dal berlsconismo se non per alcuni aspetti esteriori) e di fatto della stessa tradizione socialista italiana. Per cui, per i socialisti non c'è stato alcuno spazio nella II Repubblica, per le loro idee, la loro tradizione. L'Ulivo era un minestrone in cui c'erano impresentabili notabili democristiani, vecchi arnesi della nomenclatura post-togliattiana, i reggicoda della Lobby De Benedetti-Scalfari (tra cui i nuovisti alla Veltroni) , concita De Gregorio, Furio Colombo; i fascisti come Travaglio (oggi Prospero e Travaglio si beccano, ma tutti e due hanno scritto sullo stesso giornale: specchio di lampanti contraddizioni; i Flores D'Arcais, i Rodotà, gli intramontabili narcisismi di una intellettualità radical - chic. Pertanto a nessuno più di me può far piacere che Berlusconi esca dalla scena politica. Perchè la sua uscita creerebbe un generale rimescolamento di carte e romperebe soprattutto i paradigmi fasulli su cui è sorto l'ulivismo. E rilancerebbe la questione socialista quale questione centrale di una sinistra di governo. Senza Berlsconi il PD salterebbe e finirebbero comunque tutti i falsi partiti oggi esistenti. Ora può darsi che non ci sarà limite al peggio e che al posto del PD ci sia qualcosa di ancora peggiore. In Italia tutto può essere. Ma quantomeno si aprirebbe una fase che offre delle condizioni di possibilità per una seria riforma della politica. Per questo forse da più parti si vuole continuare a tenere in piedi il Cavaliere. Del resto la sua esistenza ha giustificato il rifiuto del socialismo da parte dei postcomunisti ed una sinistra subalterna al mercatismo.

1 commento:

  1. GIUSEPPE GIUDICE27 giugno 2013 17:26

    Il problema grosso che c'è a sinistra (dal Pd a SeL) è l'incapacità di uscire dal postcomunismo, che non vuol affatto segnare la passata appartenenza al PCI , quanto piuttosto la rivendicazione provinciale di una identità indeterminata e sospesa nel vuoto. Questo vuoto ha prodotto sia il PD che la perversione politica della "sinistra senza aggettivi" ed aveva bisogno per affermare la sua effimera esistenza della rimozione della cultura e della tradizione socialista. Nel corso della storia repubblicana gli errori li hanno commessi entrambi i partiti Psi e PCI. Ma dopo la scissione del 1947 che ha fatto del PCI il primo partito della sinistra, il peso e la incisività più forte degli errori e dele colpe ricade sul PCI e sulla sua lentissima evoluzione. Non c'è dubbio che la cultura socialista abbia avuto storicamente ragione su punti dirimenti. Ma è evidente che una egemonia comunista mal esercitata abbia profondamente danneggiato la sinistra. Una vera egemonia si basa sulla capacità di persuasione non sulla rimozione delle idee altrui (che ha colpito anche il comunismo eretico). In iTalia sono stati rimossi per troppi anni Mondolfo. Rosselli, Turati. E c'è anche una responsabilità socialista di Nenni e Morandi in questa rimozione . In nome di una malintesa "unità di classe" si è accettato di nascondere le ragioni dell'autonomia socialista. Non è un caso che la sinistra ha ricominciato a respirare con il primo revisionismo socialista di LOmbardi. Golitti e Santi e con il secondo di Salvadori e Ruffolo. Il neotogliattosmo di oggi è solo un tentativo di nascondere il vuoto di elaborazione e di erigere dighe a difesa di una nomenclatura che non ha più nulla da dire. Ecco perchè è vitale la rivalutazione dei due revisionismi socialisti.

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