mercoledì 13 gennaio 2010

IL LUNGO DECLINO DEL PARTITO SOCIALISTA ED IL NOSTRO PROGETTO DI RINASCITA

IL LUNGO DECLINO DEL PARTITO SOCIALISTA
IL NOSTRO PROGETTO DI RINASCITA !!!

di Michele Ferro*

Il Congresso Socialista del 1976 decretò l’Alternativa di Sinistra ed elesse Segretario Francesco De Martino. Mi piace ricordare che Francesco De Martino è stato non solo il mio maestro di vita e di politica ma anche il mio professore di Storia del Diritto Romano all’Università di Napoli, e rimane nel mio cuore e nella mia mente il ricordo affettuoso di un grande socialista ed anche di un grande Uomo di una eccezionale sensibilità umana e di una moralità intransigente.

Poi, con un colpo di mano, ci fu il Midas e l’avvento di Bettino Craxi alla guida del Partito. Molti militanti socialisti, soprattutto giovani, non approvarono né il metodo né la sostanza politica di quella scelta. (la Direzione del Partito fu occupata per parecchi giorni), perché si riteneva che quella scelta avrebbe portato il Partito verso posizioni moderate e socialdemocratiche (allora la polemica con i socialdemocratici era ancora viva e dolorosa). Al congresso del 1978 queste posizioni furono sostenute da una piccola minoranza di compagni con la famosa mozione 4 di Achilli, Leon, Amendola, Codignola ed altri, che si era separata dalla Sinistra lombardiana a seguito dell’accordo di quest’ultima con Craxi per il governo del Partito. I rappresentanti dei Lombardiani che trattarono l’accordo con Craxi erano Signorile (che fu eletto vicesegretario), Cicchetto e De Michelis. Bisogna riconoscere che Lombardi non assunse mai una posizione benevola nei confronti della politica di Craxi, ma preferì isolarsi in una testimonianza sterile, anche se piena di importanti intuizioni politiche, piuttosto che rompere con i suoi più stretti collaboratori che, per sete di potere ed ambizione politica, avevano tradito il suo messaggio politico e morale.

Al congresso di Palermo del 1980 la mozione 4 fu pesantemente battuta e sostanzialmente cancellata come componente politica.

All’interno del Partito oramai non esisteva più una vera opposizione politica e i pochi oppositori sopravvivevano isolati ed impossibilitati ad organizzarsi. Ciò che accadde dopo è ancora vivo nel ricordo dei Socialisti, La presidenza della Repubblica a Sandro Pertini, il Governo Craxi, Tangentopoli e la fine del PSI.

Molti compagni che avevano dato vita a quella mozione, anche se oramai non più organizzati in componente, continuarono a conservare una posizione di opposizione alla politica di Craxi pur apprezzando alcune scelte su eventi specifici, come Sigonella, l’impegno per liberare Aldo Moro in forte contrasto con i vertici della DC, le scelte sui diritti civili, il contributo alle lotte di liberazione in vari paesi del Mondo (Palestina, Sud America) mentre motivo di forte disaccordo fu il Referendum sulla scala mobile, in netto contrasto con la difesa del tenore di vita dei lavoratori, che è poi stato l’inizio di un processo che ha portato alla flessibilità e poi alla precarietà. Questa scelta fu considerata un tradimento nei confronti della classe sociale che avevamo il dovere, come socialisti, per la nostra storia e per i nostri valori, di difendere fino in fondo.

E d’altra parte i risultati concreti del governo Craxi si rivelarono alla fine molto scarsi sia sul piano economico che su quello delle riforme, tra cui anche quella istituzionale (la Grande Riforma), che fu costretta a rimanere, per l’avversione degli alleati di Governo, a livello di innocua formulazione propagandistica. Il periodo della Presidenza Craxi perciò non può considerarsi continuatore del riformismo del primo centro-sinistra, nel quale i Socialisti riuscirono ad imporre ai propri alleati le più importanti riforme della storia della Democrazia italiana.

Ma quello fu il periodo in cui il sistema del finanziamento occulto ai partiti tramite le tangenti divenne una regola codificata tra le forze politiche e lo strumento attraverso il quale fu possibile consentire anche l’arricchimento personale della classe politica. I politici che erano rimasti fedeli al principio che l’onestà deve essere la prima virtù di un politico venivano giudicati incapaci ed inutili per gli interessi del Partito e venivano perciò immancabilmente accantonati. Questo fu, per molti socialisti, il crollo di tanti ideali per i quali ci si era battuti per anni, spesso con sacrifici personali e pagando prezzi altissimi alla coerenza con i propri valori e le proprie idee.

La magistratura ha fatto il suo dovere. Il fenomeno andava combattuto in tutti i modi e i processi che hanno portato alla condanna di importanti personaggi della politica sono stati giusti. Si salvò allora il PCI, ma non perché i giudici non vollero toccarlo, ma perché il suo sistema di gestire questo fenomeno era regolato all’interno del Partito con la massima disciplina e con la massima cautela, e comunque non consentiva ai singoli dirigenti di approfittarne. Ciò non esime il PCI dalla condanna morale che pure deve coinvolgerlo.

Comunque la Magistratura non è riuscita ad estirpare il fenomeno e nella così detta seconda Repubblica la corruzione, il voto di scambio, l’arrivismo, l’uso distorto del potere ai fini del tornaconto economico, sono gli strumenti normali per la gestione di una carriera politica. A questo si aggiunge la qualità media della classe politica che oggi è al livello più basso nella storia della nostra Democrazia. E’ evidente che i nuovi sistemi elettorali e i metodi di formazione delle classi politiche anche all’interno dei Partiti hanno determinato il verificarsi di questo fenomeno, si pensi solo al fatto che i deputati non vengono più eletti dal popolo ma nominati dai Partiti e quindi quasi sempre in base al grado di fedeltà al Capo e all’utilità politica per lo stesso.

Ora si pensa alla modifica della Carta costituzionale per adeguarla ai nuovi tempi. Il mio timore è che qualsiasi modifica costituzionale, decisa in questo particolare momento politico, rischia di accentuare il processo di degrado della nostra democrazia e la disponibilità del Partito Democratico ad essere coinvolto in questa operazione è un errore che potrebbe portare gravi conseguenze agli equilibri democratici del nostro Paese.

Il crollo del PSI fu inevitabile, determinato anche dall’incapacità dei dirigenti di affrontare la situazione con il coraggio di riconoscere i propri errori e affrontarne le conseguenze.

Scaricare tutte le responsabilità sulla magistratura a servizio di qualche Partito non solo fu sbagliato, perché non era vero, ma non fu utile alla sopravvivenza del PSI.

Poi nacque il “SI” e la base del Partito, sempre pronta ad affrontare con ottimismo le nuove situazioni, coltivò la speranza che la nuova classe dirigente fosse in grado, nell’umiltà e nel riconoscimento degli errori commessi, di riprendere la ricostruzione del Partito Socialista partendo dai valori originari, dalla storia antica, accantonando definitivamente l’esperienza craxiana, tornando cioè al ruolo che i socialisti dovevano avere nella società italiana, un partito moderno e riformista, ma legato alle classi che erano state la sua forza originaria, dimenticando per sempre i nani e le ballerine di craxiana memoria.

Non fu così, il gruppo dirigente intorno a Boselli si pose come unico obiettivo quello della sopravvivenza, stringendo alleanze elettorali con chiunque si dimostrasse disponibile, diventando sempre più moderato e passando da sconfitta a sconfitta, senza un progetto politico, sperando di volta in volta di eleggere qualche deputato o qualche consigliere regionale o qualche assessore comunale esclusivamente per recuperare i mezzi economici per la sopravvivenza. E quanti di questi eletti utilizzavano il Partito per incassare la poltrona per poi traghettare verso altre formazioni politiche più vantaggiose.

Poi arrivò la grande speranza della Costituente socialista, molti che si erano allontanati dal Partito si riavvicinarono convinti che questo poteva essere il momento giusto per un grande rilancio delle idee socialiste. Si avvicinarono al Partito anche uomini e donne importanti provenienti da altre formazioni della sinistra, insomma l’entusiasmo era alle stelle e si percepiva la sensazione che si stesse preparando la nuova stagione del Socialismo.

Anche questa occasione è stata sciupata, l’esigenza del gruppo dirigente di non avere ingerenze estranee nella guida del Partito e la nomina di Nencini alla segreteria, espressione di quel gruppo dirigente, ha determinato l’allontanamento di tutti coloro che avevano riposto le proprie speranze nella Costituente. Anche molti vecchi compagni socialisti si sono allontanati dal Partito negli ultimi tempi. Anche la scelta di costituire liste elettorali sotto il simbolo di Sinistra e Libertà, mentre fu vissuto da molti compagni come presupposto di un nuovo corso politico, dal gruppo dirigente fu utilizzata soltanto a fini elettorali e di eventuale sopravvivenza. Infatti il Partito socialista ha abbandonato il progetto appena se ne è presentata l’occasione, anche grazie ad alcuni errori dei dirigenti degli altri gruppi aderenti a Sinistra e Libertà.

La linea politica del Partito diventa sempre più moderata e sempre più lontana dalla storia e dalla tradizione socialista. Appare sempre più evidente il percorso di avvicinamento al Partito Democratico e la volontà di raggiungere accordi politici ed elettorali con l’UDC di Ferdinando Casini, Partito che sta ponendo in essere una politica spregiudicata scegliendo di volta in volta le alleanze più convenienti. A me sembra una politica disonesta e mirante solo alla conquista di posizioni di potere. Ricorda tanto quella dei due forni di Andreottiana memoria, ma erano altri tempi.

Ora per i Socialisti che continuano a credere nei valori autentici del Socialismo, che non condividono la linea moderata ed opportunista dell’attuale dirigenza basata sull’esclusivo principio della sopravvivenza a tutti i costi, che ritengono che la riaffermazione delle idee e dei valori socialisti passa per la creazioni di una nuova forza politica che veda la convergenza di tutti coloro che a queste idee ed a questo valori credono, indipendentemente dalla loro provenienza politica, e dalla loro collocazione passata (quanti autentici socialisti militano attualmente in altre formazioni di sinistra!) si apre una stagione di grande impegno e di un lavoro intenso per costruire le condizioni politiche ed organizzative per ridare ai Socialisti il ruolo che storicamente spetta loro nella Società italiana.

*Vice segretario del Partito Socialista del Lazio.


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