venerdì 22 gennaio 2010

“Socialisti per la nascita di una nuova sinistra”

“Socialisti per la nascita di una nuova sinistra”

1° Febbraio, data importante per l’avvio ufficiale di un movimento dei “socialisti per la nascita di una nuova sinistra”

di Giuseppe Giudice

Il convegno del 1 Febbraio a Roma che sancirà di fatto la nascita del movimento dei socialisti per una nuova forza politica della sinistra italiana, rappresenta un appuntamento di grande rilevanza politica per quei socialisti che, iscritti o non al PS, vedono il futuro della nostra grande tradizione politica nell’impegno attivo per costruire una nuova forza politica della sinistra di cui il pecorso di SEL (all’interno del quale intendiamo essere presenti) non è che il primo e significativo passo.
Colgo qui l’occasione per ringraziare i cari compagni Franco Bartolomei, Giorgio Pesce, Sergio Ferrari e Renzo Penna che in qualità di responsabili delle associazioni “socialismoesinistra” e “Labour-Riccardo Lombardi” sono i promotori di tale iniziativa che è assolutamente necessario sostenere per ridare voce alla speranza socialista.
La nascita del PD con il suo carattere decisamente moderato, connesso al suo rifiuto di aderire al socialismo europeo, segna da un lato il pieno fallimento della classe dirigente post-comunista che nel suo tenace rifiuto di far pienamente propria l’eredità migliore del socialismo italiano lo ha condotto alla liquidazione della sinistra italiana sugellata dall’abbraccio fatale con il centro postdemocristiano, dall’altro rimarca con forza l’esigenza di far rinascere una sinistra di ispirazione socialista, libertaria e popolare, interprete di un riformismo forte e radicale che punta a modificare strutturalmente l’attuale modello economico e sociale segnato drammaticamente dalla profonda crisi del capitalismo liberista.
Il nostro recupero della tradizione socialista è quindi nel segno di una riattualizzazione del socialismo riformatore di Lombardi, Santi e Brodolini (quello che realizzò le grandi riforme di struttura degli anni 60) per un progetto di società alternativo a quello delle varie destre (sia quella populista che quella tecnocratica – in parte presente quest’ultima anche nel C.S.) basato sulla centralità del valore sociale del lavoro, sui principi di giustizia sociale e su una programmazione democratica dello sviluppo che da un lato punti alla regolazione e controllo sociale del mercato, e dall’altro si faccia carico dei drammatici problemi della sostenibilità ecologica (aggravati dalle ferite imposte dalla globalizzazione liberista) verso un equilibrio alternativo nel rapporto tra produzione ed ambiente naturale. Una sinistra, inoltre che basi la sua identità sul nesso inscindibile tra diritti sociali e diritti di libertà individuali e collettivi.
E’ evidente che la nostra idea di socialismo democratico si pone in netta discontinuità rispetto alle derive liberiste, moderate e di destra che hanno caratterizzato parte delle socialdemocrazie europeee degli anni 90 e dei primi anni di questo secolo (e che ne hanno determinato la crisi). E si pone in netta discontinuità ed anzi con forti accenti critici rispetto alla esperienza dell’Ulivo che in pratica ha applicato nel nostro paese il modello liberista-Thatcheriano (sia pure con deboli correttivi) in condominio con la destra berlusconiana.
In definitiva credo che ci si debba riconoscere in quel movimento che è finalizzato a rifondare da sinistra il socialismo democratico europeo, un movimento che oggi interessa sia partiti interni al PSE (come i compagni francesi) che esterni (come la Linke di Lafontaine).
La via per far rinascere la sinistra, una sinistra che possa essere in grado di rappresentare potenzialmente vasti strati di società, è questa. Non è certo quella del moderatismo e della fuoriuscita da destra dalla socialdemocrazia (come il PD), né in una sinistra comunista identitaria e minoritaria, incapace di metabolizzare le dure lezioni della storia e che si caratterizza né più né meno come una federazione di Riserve Indiane, politicamente impotenti ed inutili.
La presa di Napolitano su Craxi rappresenta la fine di un’epoca. Tra di noi vi sono critici molto severi del craxismo. Ma la lettura dominante, nella II Repubblica, era quella di considerare Craxi ed il PSI degli anni 80 non come un fenomeno politico (da criticare o meno politicamente) ma quale fatto prevalentemente criminale. La conseguenza immediata di tale lettura, che è stata fondativa della II Repubblica, è la demonizzazione dei socialisti e della intera nostra tradizione politica, anche quella più lontana da Craxi. Per cui non solo Craxi, ma anche Lombardi, Nenni, Saragat, Basso, Santi e via discorrendo furono oggetto di una “damnatio memoriae”. Per cui la sinistra veniva unilateralmente identificata con quella comunista togliattiana e berlingueriana.
Di questa “damnatio memoriae” furono responsabili i post-democristiani che per rifarsi una verginità sostennero attivamente l’idea di Craxi come capro espiatorio. I post-comunisti non si opposero di certo. Anzi utilizzarono i post-dc ed i poteri forti per accreditarsi. La cancellazione della parola socialista provocò di fatto la fine di ogni cultura di sinistra tra i post-comunisti (il togliattismo era inservibile perché condannato dalla storia) ed ha aperto pienamente la strada l’egemonia di un liberismo di terza o quarta mano.
La presa di posizione di Napolitano fa crollare questo castello di sistematica deformazione della verità, in quanto relega Craxi al giudizio storico e libera di fatto la tradizione socialista dalla maledizione.

Ma tale “ricollocazione” di Craxi non significa affatto che si possa riabilitare il craxismo sia come modo degenerato di gestire il partito ed il potere (del resto lo stesso Craxi ha fatto una dura autocritica su questo punto) sia come neo-ideologia apologetica della modernizzazione (che appartiene a Martelli ed Amato non a Craxi ) che ha rappresentato una chiara fuoriuscita dal socialismo. Del resto il craxismo (comunque lo si voglia giudicare) è fenomeno prodotto da una fase storica precisa non riproducibile. E lontana. Il socialismo democratico di oggi si presenta quale alternativa al modello di modernizzazione imposto dalla globalizzazione liberista e dei suoi valori. Per una idea alternativa di modernità intesa quale civilizzazione democratica, giustizia sociale emancipazione del lavoro e centralità della libertà e dignità di ogni persona.

Il socialismo di Riccardo Lombardi, Olof Palme ed Oskar Lafontaine!

PEPPE GIUDICE

7 commenti:

  1. Vincenzo Lorè22 gennaio 2010 19:44

    Caro Peppe come ben sappiamo la partita più importante si sta giocando in Puglia, e sai che non lo dico per campanilismo.
    L'atteggiamento liquidatorio del Pd dopo aver sbarrato l'ingresso in Parlamento a qualsiasi forza riconducibile alla sinistra,.. ha raggiunto l'apice con le operazioni meschine messe in campo per annientare Vendola...e' ovvio che con Vendola fuori gioco...salterebbero forse le ultime possibilità per la costruzione di una forza di ispirazione socialista in Italia!!

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  2. Giuseppe Giudice22 gennaio 2010 19:45

    Vincenzo, già il fatto che il PD è stato costretto ad accettare le primarie è di per se una grossa vittoria politica per Vendola e per noi. Infatti Vendola è riuscito a far esplodere pienamente le contraddizioni presenti nel PD.

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  3. Franco Bartolomei22 gennaio 2010 19:47

    Caro Giuseppe ,se siamo stati in grado di organizzare una iniziativa politica di questo livello ed impegno è sicuramente ,in grande misura,merito del costante aiuto politico ,culturale , ed umano che in questi mesi di attività ci hai assicurato.
    Grazie al tuo lavoro politico abbiamo potuto raggiungere un livello di elaborazione politica di assoluto valore, che può consentirci di sostenere adeguatamente il compito che ci siamo prefissi con il Convegno del 1° Febbraio a Roma.

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  4. Faliero Ciappei22 gennaio 2010 19:50

    Tutto ciò che tratti da ora in poi, cioè per il futuro lo condivido e sottoscrivo non avrei molto da aggiungere. Sull' analisi del periodo Craxiano, no assolutamente, quel periodo è stato segnato, ancora oggi ne paghiamo le conseguenze politiche,da uno smantellamento dell' ETICA SOCIALISTA E DELLA MORALITA'. Non sono a dire che il PCI in quella fase abbia giocato un ruolo per una ricerca di collaborazione stile “ AUTONOMISTI “ De Martino ecc. ecc.
    La " ricollocazione " di Craxi da parte di Napolitano è scontata. Come tu sai sarebbe confluito con tutta o in parte dell' area " migliorista " del PCI nel PSI. Convintosi che il modo di fare politica fosse il consenso POPOLARE ottenuto , CON IL VOTO DI SCAMBIO , rinunciando alla MORALITA' E ALL' ETICA POLITICA. Ricordiamoci che ad introdurre Candidati dello spettacolo, per ottenere i Voti è stato proprio lui.Ha giocato sull' immagine svuotando il PSI di contenuti Politici.Ha portato il debito pubblico dal 60% al 120%. Non ha rispettato il ruolo sociale del SINDACATO, pur avendo in Benvenuto,UIL, totalmente a sua disposizione,Del Turco nella CGIL come vice segretario e di Minoranza nella CISL.Ha mobilitato tutte le strutture a favore del taglio dei 2 punti di scala mobile.
    A mio parere, non insindacabile,astutamente Craxi aveva capito che per corrodere potere alla DC, doveva strappare il più possibile uomini e posti chiave,per gestire il sottogoverno.
    In questo modo e inserendosi tra il PCI e la DC avrebbe condizionato la POLITICA ITALIANA.
    In poche parole CRAXI, non aveva un PROGETTO POLITICO, mirava solo ed escusivamente per il POTERE e peggio ancora per il suo PERSONALE.
    Come sai, non sono per attaccare, tanto meno i compagni, per il loro trascorso, che stanno facendo uno sforzo enorme, di abbandono dell' anti PCI / anti PSI in modo preconcetto e settario.Da questa premessa, che tu hai già condivisa bisogna RIPARTIRE e tracciare in un “ MANIFESTO “ il PROGETTO, i CONTENUTI e il Fine che ci prefiggiamo.

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  5. Giuseppe Giudice22 gennaio 2010 19:51

    Vedi Faliero, una grossa parte della tua critica al Craxismo la condivido sul piano politico. Ritengo anche io che un certo modo di gestire il partito abbia prodotto (anche al di là delle intenzioni un forte decadimento etico in contrasto netto con gli ideali socialisti (che sono un patrimonio etico prima che politico). Il Debito pubblico è cresciuto dal 57% al 125% nel periodo che va dal 1980 al 1994 (i4 anni). Craxi ha governato (da premier) dal 1983 ai primi mesi del 1987. Sulla scala mobile già ho risposto citando una intervista di Carniti. Comunque nel periodo di governo di Craxi non vi fu riduzione del salario reale (che invece c'è stata forte negli anni della II Repubblica) e vi fu un abbassamento dell'inflazione dal 15% al 6%. Non condivido il tuo giudizio su Napolitano che credo sia definibile un filo-craxiano. Napolitano agli inizi degli anni 80 si prodigò insieme a Riccardo Lombardi per mantenere aperto il dialogo tra PCI e PSI contro gli opposti integralismi craxiano e berlingueriano.
    Sul futuro credo che la pensiamo allo stesso modo, ed è questo che conta.

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  6. Napolitano sapeva benissimo quanti e quali soldi il PCI ha ricevuto per decine di anni da una potenza situata in un'alleanza militare contrapposta e nemica rispetto a quella di cui faceva parte l'Italia e cioè l'URSS.
    Ma non ha mai parlato e sicuramente mani ne parlerà, essendo stato anche lui, in fondo, complice di quei finanziamenti e delle loro conseguenze politiche.

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  7. Sono d'accordo: " Ma tale “ricollocazione” di Craxi non significa ... che si possa riabilitare il craxismo sia come modo degenerato di gestire il partito ed il potere ... sia come neo-ideologia apologetica della modernizzazione ... che ha rappresentato una chiara fuoriuscita dal socialismo....
    Il socialismo democratico di oggi si presenta quale alternativa al modello di modernizzazione imposto dalla globalizzazione liberista e dei suoi valori": una strada che è alternativa al craxismo, alla sua concezione autoritaria e centralista del partito, alle sue strategie di reperimento dei fondi ed alle sue alleanze sociali.

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