PREFERISCO ESSERE UN SOCIALISTA SENZA PARTITO ANZICHE MILITARE NEL PSI DI OGGI ------- di SERGIO ELETTO
Io penso che chiunque abbia un minimo di istinto
“socialista” che alberga ancora dentro la propria anima non possa assolutamente
accettare di (ri)scendere in campo al fianco di chi ha formulato una riforma
del lavoro dove, testualmente, viene “introdotto
il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti” e, ancora più
nauseante, dove “il datore di lavoro
riceve la possibilità di licenziare senza giusta causa un proprio dipendente”,
dando così un calcio al fondo schiena dell’articolo 18 dello Statuto dei
Lavoratori, seminale conquista cui proprio la migliore tradizione del
socialismo riformista ha dato linfa e corpo. Mi viene difficile persino
nominarlo il nome dell’odioso job act, quindi mi è ancora più difficile restare
a galla come semplice militante in una realtà che non ha il coraggio di tenersi
strette le proprie tradizioni e di farne tesoro. Anzi, sembra provarne anche un
po' vergogna, viste alcune sortite di qualche esponente regionale, carpite di
recente, che invitavano in fase di preparazione elettorale a fare molta
attenzione proprio nell’utilizzo del simbolo del partito. Altrimenti, secondo
loro, chi ci avrebbe più votato? Qualche accenno al passato ci dimostra,
invece, il contrario, a partire dall’esperimento della lista Insieme che,
all’epoca delle ultime politiche, ricevette persino la benedizione di Romano
Prodi, abbia portato tanto lontano. Una lista composta da quattro realtà
differenti che, se non erro, raccolse in totale la percentuale dello 0,6, la
cui fetta raccolta dal PSI arrivò al massimo a sfiorare lo 0,2 di voti
ottenuti. E non mi pare che nemmeno la successiva scelta di fare la fusione
completa con +Europa per le passate Europee abbia fatto meglio: risultato di
certo più ampio, ma ottenuto al costo di far oscurare completamente la nostra
identità dal simbolo della lista, favorendo di conseguenza l’esposizione
mediatica tout cour della macchina liberal-chic coniata dalla Bonino e dal Dalla
Vedova. Ecco quindi perché da semplice militante pochi giorni fa non ho
partecipato alla riunione indetta nella sede di Porto Recanati del PSI “Bettino
Craxi”, dove si sarebbe discussa la candidatura del nuovo segretario in pectore
regionale, perché a suonare per l’ennesima volta sarebbe stata la stessa
musica: costruire una realtà comune con chi in comune con Noi non ha un bel
niente, se non l’interesse di superare i relativi scogli elettorali per entrare
nelle istituzioni. La nostra dignità di Socialisti credo valga qualcosina in
più, visto il nostro passato, ma anche le tante ‘pugnalate’ alla schiena
ricevute durante la Prima Repubblica, e che il tempo galantuomo, almeno in
questo, ha dimostrato e sta dimostrando sempre di più il contrario. Facciamo
parte del primo movimento italiano sorto nel 1892 in difesa dei lavoratori,
parte integrante della Resistenza, nobile protagonista della Costituente
Repubblicana e continuando così, accontentandoci di restare sempre da mero
supporto ombra ai Renzi di turno, non faremo altro che dissolvere il nostro
seminale patrimonio storico al vento. Potremmo guadagnare un posticino al
Senato, o chissà dove, vero, ma costantemente al prezzo di piegarsi ai voleri
degli alleati di turno. Non sarebbe stato meglio resettare tutto, rinunciare a
effimere glorie e ripartire, come detto anche a precedenti incontri non troppo
lontani, dalla base, circolando in maniera capillare nei Comuni, facendo
sentire alla gente, afflitta oggi ancor di più dal disastro sanitario e
finanziario del covid 19, che siamo vivi e vegeti, al loro fianco, al fianco
degli studenti, al fianco dei lavoratori precari, ecc, ecc. Essendo un perfetto
sconosciuto questa sorte di lettera vuol essere solo lo sfogo di un militante
che nei vari anfratti della Sinistra aveva trovato proprio nel Socialismo la
scelta più ovvia, democratica e giusta per tentare di risolvere i problemi
delle classi più svantaggiate, e che tutt’ora ha questa convinzione.
W IL SOCIALISMO !