mercoledì 30 dicembre 2009

UNA ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI SOCIALISTI PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA E DEL SOCIALISMO.

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UNA ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI SOCIALISTI
PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA E DEL SOCIALISMO.



di Giuseppe Giudice

Il documento redatto dai compagni espressione di associazioni e circoli socialisti, nonché dai delegati socialisti eletti nelle assemblee locali e presentato all’assemblea nazionale di SEL del 19 e 20 Dicembre è la testimonianza di un lavoro tenace e proficuo prodotto in questi mesi.
Un lavoro connotato, fra l’altro, da elevato spessore e densità di analisi e proposta, non semplicemente finalizzato (anche se è fra i suoi obbiettivi) a modificare radicalmente la linea del PS ma volto a dare un contributo forte al processo costituente di SEL, quale primo mattone per la ricostruzione della Sinistra Italiana.
E’ un lavoro collettivo fatto in questi mesi, un lavoro che non nasce da ceto politico auto replicante (questo è un elemento importante da sottolineare) ma dalla passione Socialista di militanti ed intellettuali che hanno saputo creare una comunità politica, inizialmente virtuale, ma di cui vi sono tutte le condizioni affinchè diventi realtà organizzata anche a livello nazionale. Una comunità che ha vissuto l’assenza del Socialismo dalla sinistra non come un vuoto identitario da riempire con la testimonianza ma come una mutilazione grave per la sinistra italiana. Quindi come una condizione da superare rilanciando la grande attualità delle ragioni del Socialismo quale cultura e progetto senza i quali la sinistra è una pura astrazione. Il lavoro svolto da associazioni come “Socialismoesinistra” e “Labour” (quest’ultima parte del gruppo di Volpedo) è stato essenziale come pure lo è stato il contributo di tanti compagni facenti parte di questa comunità che si è creata spontaneamente dalla convergenza di idee, analisi e passioni. Dicevo che oggi ci sono le condizioni (anzi è una richiesta che viene avanti a gran voce) affinchè questa comunità diventi una associazione nazionale per la ricostruzione del socialismo e della sinistra (aperta a socialisti iscritti o non al PS). Il cui fine è certo quello di dare una propria connotazione al percorso costituente di SEL (che riteniamo essere il progetto politico in cui meglio si possa incastonare la nostra iniziativa) ma , se permettete, va anche oltre SEL. Quest’ultima infatti ha senso solo se (come già affermato) è il primo passo verso un soggetto più vasto della sinistra. Proprio per questo la iniziativa dei socialisti per la sinistra (che non intende muoversi come una componente politicista interna a SEL) vuole offrire un percorso di elaborazione, dibattito e lavoro politico che traguardi verso una prospettiva più ampia di SEL stessa. La profonda crisi della II Repubblica di cui non si intravede lo sbocco se non in una implosione del sistema stesso, la incapacità del PD non solo nel fare l’opposizione ma nel definire un progetto democratico adeguato alla crisi di sistema, i toni abbaiati dell’IDV che si conferma come pura e semplice operazione parassita rispetto al PD (né potrebbe essere altrimenti visto che tale partito è speculare alla degenerazione politica e culturale che ha prodotto il berlusconismo), il dato inoppugnabile che la elezione di Bersani non ha assolutamente modificato la natura sostanzialmente centrista e moderata del PD (anch’esso del resto figlio dell’antipolitica della II Repubblica e come tale passibile di una crisi radicale con la sua implosione); tutti questi elementi messi insieme rendono urgente una qualche forma di aggregazione di ciò che è rimasto della sinistra. Il processo costituente di SEL deve andare avanti fino al congresso costituente e dare forma definita al nuovo soggetto politico. Ma questo non esclude che si discuta e si converga con il resto della sinistra anche se non è prefigurabile per oggi un progetto politico generale unitario. La stessa Fed. di Ferrero e Salvi non può certo ritenere di risollevare le proprie sorti andando al carro di un cialtrone come Di Pietro inseguendolo sull’antipolitica giustizialista. E comunque alcune prese di posizione all’interno della Fed fanno pensare alla possibilità di poter costruire alleanze elettorali per le regionali nonché battaglie comuni (ribadite anche da Vendola) su temi come quelli del lavoro (abrogazione legge 30) e sul nucleare. Ma, al di là delle posizioni di Ferrero (che non condivido per niente), bisogna pensare che tra chi ha votato per la FEM alle europee c’è molto elettorato contrario ad una sinistra rinchiusa in un recinto minoritario. Insomma io credo che su un progetto di socialismo del XXI Secolo è aggregabile in prospettiva una area più vasta di SEL e possa comprendere elettorato della FEM e del PD. Ma senza un profilo identitario chiaro un soggetto politico non fa molta strada. Se è sbagliato rinchiudersi nel recinto minoritario di un comunismo astratto ed astorico è altrettanto sbagliata la posizione di chi propugna una “sinistra senza aggettivi” di sapore nuovista, quasi da veltronismo di sinistra. La scissione tra Socialismo e sinistra è la madre delle sconfitte culturali e politiche della sinistra italiana. Sul superamento di tale scissione deleteria deve lavorare la nostra associazione. Lo deve fare all’interno di SEL e lo deve fare oltre SEL. Vedete compagni io credo che, a parte poche eccezioni, pochi all’interno degli attuali gruppi dirigenti della sinistra abbiano la consapevolezza della profonda crisi di sistema di quella “costituzione materiale” chiamata II Repubblica. Costituzione Materiale perché essa ha significato uno specifico sistema di rapporti politici, di relazione tra politica ed economia, tra politica e realtà territoriali. Un sistema fragile che non è riuscito a creare un equilibrio stabile (non a caso si parla di “transizione infinita”) e che ora pare giunto al capolinea con gravi incognite su da cosa possa essere sostituito. Il guaio è che in questa crisi di sistema la sinistra si trova al minimo delle sue forze. I partiti sono importanti (chi è della mia generazione lo sa per certo); ma i partiti “vivono” nel sistema e sono soggetti alle sue leggi (costruire alleanze, essere presenti nelle istituzioni): pertanto non sono in grado di prefigurare una fuoriuscita dal sistema stesso (perlomeno non da soli). Questa è la ragione per cui ritengo che le associazioni politiche di tendenza, in una fase critica come l’attuale, abbiano una rilevanza particolare in quanto strumenti più agili dei partiti e maggiormente in grado di legare insieme elaborazione culturale-progettualità politica, creazione di comunità politica in cui si intergra riflessione , dibattito e lavoro politico. Dobbiamo concepire quindi associazioni e partiti come due forme di comunità politiche differenti nelle modalità d’essere ma convergenti negli obbiettivi. Quindi massimo impegno nel percorso costitutivo di SEL ma anche massima autonomia nell’elaborazione politica. Anche per far capire a chi in SEL ragiona troppo da ceto politico (non certo Vendola ) che c’è molto più da guadagnare (per il progetto di SEL) confrontandosi con chi vuole discutere di idee e progetti che tenere in caldo qualche posticino per dirigenti del PS che non hanno avuto il coraggio di fare una seria battaglia nel proprio partito per sostenere SEL (come altri hanno invece fatto) e vogliono mantenere i piedi in più staffe . Credo che comunque il percorso sia tracciato. Una convenzione nazionale dell’area socialista di sinistra per lanciare la nostra idea è indispensabile. I socialisti si sono sentiti di fatto estranei alla II Repubblica. Non i craxiani (di vario tipo) mossi più da rancori che ragionamenti (per non parlare dei furboni andati con il Cavaliere). Chi è rimasto più estraneo culturalmente e politicamente a questi ultimi quindici anni è stato il socialismo di sinistra (quello di Lombardi e Fernando Santi). Questo socialismo che può trovare nuova linfa in Europa dopo la crisi della destra socialdemocratica di Blair e Schroeder può anche essere il filo conduttore della rinascita della sinistra italiana (fuori dalla II Repubblica).

PEPPE GIUDICE



Al movimento "Radical-Socialista" piace "Lara Ricciatti"

Al movimento "Radical-Socialista" piace"Lara Ricciatti"

Lara Ricciatti - click per ingrandire 30/12/2009 , Fano (Pesaro Urbino) - "A conclusione del 2009 vogliamo segnalare una preoccupazione ed insieme esprimere una speranza - scrive il Movimento Radical-socialista di Fano - La preoccupazione è che l’attuale fase politica sta sempre più emarginando, se non addirittura cancellando, quelle sensibilità che con più coraggio sono pronte a battersi per la difesa dei lavoratori, per la tutela dell'ambiente, per la pulizia nel governo della cosa pubblica, per l'eguaglianza dei diritti e di fronte alla legge, per la laicità delle istituzioni, per le libertà individuali, per una società più aperta e solidale, per un benessere diffuso come alternativa ad una società che concentra in poche mani potere, ricchezze ed opportunità.

L’auspicio è che le prossime elezioni regionali diventino un'occasione per cominciare a invertire la china che ha inquinato la politica italiana negli ultimi quindici anni.

Come Movimento Radical-Socialista seguiremo con interesse e simpatia chiunque si impegni, nel campo laico e progressista, a rinnovare le idee e il personale politico; a ricercare con costanza e convinzione l’apporto dei movimenti, dei comitati e delle associazioni della società civile; a valorizzare i giovani e le donne. Su di loro in particolare si fondano le nostre speranze per una politica più pulita e più giusta, libera da quei giochi di segreteria che anche a livello locale, ed anche nel centrosinistra, garantiscono un'oligarchia di potenti, sordi perfino alla propria base se le indicazioni che da essa provengono non risultano funzionali alle decisioni prese da pochi a tavolino.

Serve anche in ambito regionale l'impegno e l'energia di giovani come ad esempio la Fanese Lara Ricciatti. Per il suo impegno e le sue capacità, per aver dimostrato nei fatti di credere nell’unità della sinistra e per l’apertura che ha sempre manifestato nei confronti di comitati e associazioni (un’attenzione che l’ha portata a collaborare ed infine ad aderire anche al nostro Movimento), auspichiamo la sua candidatura nelle liste regionali, considerandola un’opportunità non solo per il suo partito - Sinistra, Ecologia e Libertà - ma per l’intera Sinistra Fanese e provinciale".


domenica 27 dicembre 2009

La Russa offende il Paese e le forze armate

La Russa offende il Paese e le forze armate


Poche ore a Natale, La Russa si trova a Livorno, presso la caserma Vannucci. Qui parla dei molti meriti dei militari italiani, bene. Poi quella che inizia a rimbalzare come gaffe ma che, a ben vedere, di gaffe non ha nulla. Il ministro della Difesa si lascia sfuggire una frase che sarebbe fuori luogo anche in sottoscala frequentato da naziskinTra i reparti schierati in questo piazzale c’è l’elite delle nostre forze armate, come il Comsubin della marina, erede della non dimenticata Decima Mas“. Un offesa grave al Paese e alla Repubblica, d’accordo, ma anche un offesa ai militari che con professionalità e senso del dovere svolgono quotidianamente il loro mestiere e che senz’altro non hanno nulla a che vedere con una sanguinaria unità di torturatori, assassini asserviti all’occupante nazista.

Capita così che i (sedicenti) difensori della Patria, come l’ex missino La Russa, finiscano per offendere il Paese e per gettare ombre sulle sue Istituzioni. No, l’esercito italiano non è in nessun modo erede della Decima Mas, neppure lontano parente. Se il ministro vuole cercare legami tra l’esercito italiano e il regio esercito, meglio farebbe a cercarli guardando all’eroismo e al supremo sacrificio della Divisione Acqui, che piuttosto che passare dalla parte dei nazisti preferì affrontarli (nonostante le soverchianti risorse dei tedeschi) e ne fu trucidata.

Rifletta La Russa e magari, approfittando della pausa natalizia, rilegga la sentenza nei confronti della Decima, dove si parla di continue e feroci azioni di rastrellamento di partigiani e di elementi antifascisti in genere, talvolta in stretta collaborazione con le forze armate germaniche, azioni che di solito si concludevano con la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e la uccisione degli arrestati. Peraltro il comandante della Decima, non pago di quegli anni, provò a far riprecipitare l’Italia nell’orrore fascista durante l’anno 1970, quando fu protagonista di un maldestro tentativo di golpe con la forestale.

Credo che Berlusconi, dopo i continui appelli alla distensione del clima politico, dovrebbe pretendere le scuse e, perchè no, le dimissioni di La Russa.

http://www.leragioni.it


mercoledì 23 dicembre 2009

AUGURI !

PROVINCIA DI MACERATA




GRUPPO CONSILIARE

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AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO 2010






Francesco Acquaroli

- Capogruppo Sinistra e Liberta' Provincia di Macerata
- Sindaco di Morrovalle




lunedì 21 dicembre 2009

Vendola vara una nuova SEL

Vendola vara una nuova SEL

di Felice Besostri

SeL è morta, viva SEL! A Roma nell’improbabile cornice di un Convention Center (english oblige) di una grande catena alberghiera americana ha preso l’avvio il processo di costituzione di un nuovo partito della sinistra,con grandi ambizioni, cioè di costruire una sinistra nuova dopo due ripetute sconfitte nelle elezioni politiche nazionali del 2008 e nelle europee dl 2009 e nell’attesa della rivincita nelle regionali del 2010.
Sinistra e Libertà era la sigla con la quale, appunto alle europee,si erano presentate le forze reduci dal disastro della Sinistra Arcobaleno e dal deludentissimo risultato della lista del PS reduce dalla Costituente Socialista. Nel complesso la sinistra divisa è andata meglio di quella unita: un aumento di più del 50%, tuttavia non sufficiente a vincere la strumentale soglia di accesso del 4%, introdotta alla vigilia della competizione elettorale dall’inciucio Veltroni – Berlusconi, con la benedizione di Bossi e Di Pietro.
Una scelta avveduta, perché ha consentito agli inciucisti di eleggere un bel numero di parlamentari in più ( precisamente +3 per PdL e PD, +2 per la Lega Nord e +1 per l’IdV ) un bel colpo se la Corte Costituzionale, non rovinerà la festa: il Tar del Lazio ha, infatti, rimesso alla Consulta la questione della legittimità costituzionale del 4% e del furto di seggi a danno delle Circoscrizioni IV Italia Meridionale e V Italia Insulare.
L’alleanza elettorale di Sinistra e Libertà era, anche, un progetto politico di dare vita ad una nuova aggregazione politica, cioè la costituzione di una stabile aggregazione di forze di sinistra e ambientaliste, che volevano superare le loro divisioni senza dimenticare le loro storie.
Il processo aveva contraddizioni e ambiguità, che ne hanno impedito lo slancio nella campagna elettorale e che la sconfitta ha accentuato. Tra chi voleva accelerare la costruzione di un partito o partitino e chi voleva avere le mani libere per alleanze elettorali a geometria variabile sono aumentate le incomprensioni, che sono via via aumentate, perché la loro gestione, sicuramente in casa socialista, è stata affidata a ristretti gruppi dirigenti, che hanno privilegiato i loro obiettivi politici ed anche personali.
L’assemblea costitutiva di SEL doveva essere l’occasione per porre questioni politiche sul programma, sulle basi ideologiche e sulle affiliazioni internazionali della futura formazione e non di porre questioni giuridiche, come quella dell’utilizzo del simbolo di sinistra e libertà o di impedire che i socialisti ponessero ad ogni livello le questioni di fondo per una sinistra nuova e nel contempo lanciare messaggi divergenti dall’obiettivo originario di SeL. Paradossalmente si è favorito il progetto che formalmente si contestava.
Nella costituzione di SEL avranno un maggior peso le componenti di minoranza dei Verdi rispetto ai socialisti. I socialisti potevano avere un diverso ruolo se si facevano parte attiva nel recupero dei Verdi al progetto originario di SeL e/o ponendo con forza il problema del rapporto con il socialismo europeo, di cui pur sono gli unici rappresentanti in Italia.
Vendola è chiaramente il leader di SEL e il suo discorso conclusivo è del tutto condivisibile per le cose dette.
Vendola non ha avuto timore di incontrare freddezze, come quando ha rigettato il giustizialismo ovvero di non riscuotere facili consensi astenendosi da una facile polemica con Nencini,ma riconoscendo, invece, il suo debito nei confronti dei socialisti e sottolineando la necessità di una loro presenza in una sinistra nuova,diversa da quella del passato, anche di quella di cui lui ha fatto, fino a poco tempo fa, parte.
A causa dell’assenza socialista ha potuto glissare sulla questione fondamentale in un’ottica europea, dei riferimenti internazionali e ciò in contraddizione sull’individuazione dei problemi di questo nostro mondo globalizzato: silenzio sul PSE e sull’importante svolta del Congresso di Praga, ma anche nessuna esaltazione della LINKE, fino a poco tempo fa modello obbligato di riferimento.
Alla fine l’assemblea ha dovuto fare i conti con gli equilibri interni e, pertanto, ha dovuto rinunciare alla vera novità procedimentale prevista dalle norme: l’elezione a scrutinio segreto del gruppo dirigente, cioè dell’unica pratica corrente e maggioritaria nei partiti del socialismo europeo. Una soluzione dettata dal realismo, ma che proprio per questa ragione doveva essere scelta politica e non dettata dallo stato di necessità, dopo aver previsto una modalità assurda, irrealistica e cervellotica di votazione. L’appello nominale delle centinaia di delegati per ritirare la scheda di votazione, neppure iniziato alle 2 dl pomeriggio avrebbe comportato il sequestro dei delegati per diverse ore: un tempo incompatibile con gli orari di un rientro reso ancora più problematico dallo stato delle strade e delle linee ferroviarie.
Con questa elezione Vendola ha segnato un punto anche nella vicenda pugliese. Ora è il portavoce di una formazione a cui il PD non può rinunciare a cuor leggero se vuol contenere le perdite preannunciate per le prossime regionali. Vendola si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, facendo un accenno alla candidatura di Penati, il più stretto collaboratore di Bersani, in Lombardia.
L’originario progetto di SeL può essere ripreso? E’ difficile, ma non impossibile. E’ l’intenzione di una serie di personalità ed associazioni socialiste, liberal- socialiste, repubblicane e liberali di sinistra, già coinvolte nelle fasi precedenti,ma il loro sforzo ha una possibilità di successo in questo momento,soltanto se trova come interlocutore il gruppo dirigente nazionale del PSI, che deve chiarire le sue reali intenzioni.


sabato 19 dicembre 2009

AUGURI A VENDOLA ! - Ufficio Stampa PSI

AUGURI A VENDOLA, MA NON USI IL SIMBOLO
O IL NOME DI SINISTRA E LIBERTÀ

19/12/2009 - “I socialisti - afferma una nota dell’Ufficio stampa del Psi - fanno i migliori auguri all’Assemblea nazionale del movimento guidato da Nichi Vendola che si riunisce oggi a Roma, ma ricordano che il simbolo di Sinistra e Libertà non può essere utilizzato senza il consenso di tutti i soci fondatori e neppure parte della denominazione dell’associazione stessa. In questo caso infatti si può ingenerare una confusione che sarebbe lesiva dell’identità dell’associazione Sinistra e Libertà e dei partiti ad essa aderenti. Questo è quanto avverrebbe, se ad esempio, scegliessero di chiamare il loro movimento Sinistra Ecologia e Libertà”.

giovedì 17 dicembre 2009

L'OBLIO

L'OBLIO

di Marco Andreini

17/12/2009 - Vorrei scrivere ai miei Compagni Socialisti , e vorrei condividere con loro e a tutti i livelli un pensiero che mi sta assillando da quando a Ballarò ho visto il sondaggio di Pagnoncelli, che dà il nostro partito allo 0,3%. Il pensiero che mi frulla è il seguente , come sarà mai possibile che L'idea del Socialismo che nel mondo è ancora viva , e rappresenta la forma più alta del pensiero progressista di tutti i popoli, in Italia venga rappresentata da un partito che non arriva nemmeno a cifre uguali a quelle del partito umanista.
Potrà anche essere colpa del destino cieco e baro, del complotto di tutti , sempre degli altri , ma è assolutamente sconvolgente preoccupante che il gruppo dirigente del partito , continui in una folle corsa che ci sta portando tutti nel baratro DELL'OBLIO.
Noi i reietti che hanno presentato il documento al consiglio nazionale , non solo vogliamo andare avanti , e lo vogliamo fare all'interno del partito , ma vogliamo farci carico di aprire immediamente una campagna per chiedere la convocazione di un congresso straordinario .
Un partito un gruppo dirigente che non ha mai la capacità di fare autocritica , di riparare a errori paurosi (vedi la nostra partecipazione all'assemblea del 19 di SeL) , non merita di continuare a dirigere il partito. Invece che in 30 0 40 potevamo essere in 300 , di modo che le idee del socialismo e i nostri valori potessero diventare uno degli elementi fondanti di SeL, il gruppo dirigente del nostro partito stia tranquillo che quei Compagni che andranno a Roma saranno in grado, pur in pochi ,di far si che i valori del socialismo europeo, e la storia del nostro partito abbiano in noi reietti strenui e appassionati propugnatori.


mercoledì 16 dicembre 2009

IL PROGETTO DI SINISTRA E LIBERTA' NON DEVE FINIRE ! - Felice Besostri

IL PROGETTO DI SINISTRA E LIBERTA' NON DEVE FINIRE: PER UNA SINISTRA, IN ITALIA COME IN EUROPA, SOCIALISTA, AUTONOMA, DEMOCRATICA, ECOLOGISTA, LIBERTARIA, EUROPEISTA E LAICA.

di Felice Besostri

A Roma è stata convocata un'assemblea nazionale sul futuro di SeL. L'assemblea è stata indetta dalla Sinistra Democratica di Fava e dal MPS di Vendola, cioè da parte di alcuni dei soggetti che avevano dato vita a Sinistra e Libertà per le elezioni del Parlamento Europeo: non ci sarà la Federazione dei Verdi e non ci sarà il PSI. La Federazione dei Verdi, con il suo congresso, si è chiamata definitivamente fuori, adeguandosi al trend europeo dei Verdi, mentre i socialisti hanno posto pali e paletti alla trasformazione di un alleanza elettorale in un partito politico.

Per evitare equivoci dico subito che ogni partito, che non definisca un proprio programma e le proprie basi ideologiche, nonché, nell'attuale fase di internazionalizzazione dell'economia e della politica, la propria affiliazione internazionale, è prematuro e, comunque, ha basi fragili.

Dopo il fallimento della Sinistra Arcobaleno la sinistra italiana non può più permettersi di fare ammucchiate al solo fine di superare clausole di sbarramento (Detto incidentalmente, di dubbia costituzionalità, come ha ritenuto il TAR Lazio con ordinanza depositata il 15 dicembre, proprio nel ricorso promosso unitariamente da tutte le componenti di Sinistra e Libertà). Sinistra e Libertà ha rappresentato un inizio o una speranza di progetto politico, al di là delle intenzioni e riserve mentali di chi vi ha dato vita. La risposta sul significato di Sinistra e Libertà è stata data soprattutto dai suoi elettori, che in grande maggioranza non provenivano dall'elettorato di riferimento dei soggetti costitutivi. Questo aspetto positivo era ed è controbilanciato da quello negativo di non essere stati capaci di trascinare tutto il proprio elettorato potenziale in Sinistra e Libertà. Come nel resto d'Europa la sinistra è punita dall'astensione del suo elettorato tradizionale deluso o insoddisfatto dalle politiche perseguite o dalla scarsità dei risultati raggiunti o ancora dalla sfiducia verso le proposte concrete per uscire dalla crisi. Il mio partito, quello socialista, l'unico al quale sono e intendo rimanere iscritto, ha deciso di non partecipare all'assemblea di Roma e ha invitato tutti i suoi iscritti, e a maggior ragione i suoi dirigenti a non partecipare a coordinamenti e assemblee sotto l'egida di una parziale Sinistra e Libertà e, tuttavia sono qua, da socialista, ma senza rappresentarli. I socialisti sono rappresentati collettivamente dai loro organi nazionali ed è con essi che si devono fare gli accordi o registrare i dissensi. Ho già scritto e confermo che sarebbe una iattura che il PSI si dividesse in filoSEL ed antiSEL, così come chi partecipasse all'assemblea si dividesse tra antisocialisti viscerali e filosocialisti ecumenici: sia in un caso che nell'altro sarebbe tradito lo spirito originario di Sinistra e Libertà, quello di ricostituire una nuova sinistra in Italia. Non ci sarà una sinistra nuova, possibile e futura, se non ci si libera dagli stereotipi e dal settarismo. La mia presenza qui vuole essere anche una testimonianza individuale di una sinistra ampia e plurale. Non c'è bisogno di essere un personaggio carismatico, come Martin Luther King, per dire I have a dream, un sogno può coltivarlo ciascuno di noi ed il mio è quello di avere anche in Italia una sinistra, come in Europa, socialista, autonoma, democratica, ecologista, libertaria, europeista e laica.

Vorrei una sinistra, come non c'è mai stata in Italia, con vocazione maggioritaria. Vocazione maggioritaria non significa aspirazione a stare in maggioranza, comunque e con chiunque, ma proposta di governare il proprio paese con propri programmi e con propri uomini e donne alla guida del governo. Una vocazione, che dal consenso democratico e soltanto da esso, tragga la sua legittimazione e forza. L'accettazione senza riserve del nesso indissolubile tra socialismo, libertà e democrazia è l'unica scriminante possibile. Per questo si devono superare le ragioni della divisione del XX° secolo tra socialisti e comunisti. Questo superamento è necessario, ma non sufficiente per costituire una nuova sinistra:senza l'apporto dell'ecologismo, del femminismo e dei diritti civili non ci sarà una nuova sinistra. Piuttosto dai nostri padri del secolo passato e del XIX° secolo dovremmo imparare che non c'è sinistra senza un'idea altra di società. In altre parole senza una critica della società esistente e dei suoi valori fondanti non abbiamo una ragione di esistere e di aspirare a governare questo nostro paese sulla base di una riconquistata egemonia, che sostituisca quella della destra. Il fallimento delle ricette neo liberiste è sotto gli occhi di tutti sia a livello globale che europeo e nazionale, eppure il consenso per i partiti conservatori non diminuisce, salvo poche eccezioni nel nostro continente. Mi convinco sempre più che la parola SINISTRA, costituisca un recinto chiuso e non un terreno di espansione, al più definisce dove ci si colloca e non dove si intenda andare. Socialismo e comunismo avevano un ben più forte capacità simbolica, che deve essere ritrovata, sia pure senza fare sconti ad errori o tragedie, che hanno generato.

Quelli che partecipano all'assemblea e quelli, che non vi partecipano hanno l'obbligo di fare chiarezza ed il modo più semplice è quello di rispondere almeno a due domande:

  1. E' possibile costruire una nuova sinistra senza una forte e accettata presenza socialista?
  2. E' possibile una significativa presenza socialista al di fuori di una chiara opzione di sinistra?

La mia risposta è no ad entrambe le domande, ma non sono rilevanti le mie risposte, esse, come le mie azioni impegnano soltanto me stesso. Devono rispondere le nomenklature poiché decidono anche per gli altri. Non vorrei che nel deterioramento dei rapporti giochino riflessi di conservazione autoreferenziali e che si voglia conservare un proprio tesoretto da portare, ciascuno per proprio conto al PD. Non voglio nemmeno pensare che una specie di sindrome leghista si sia impadronita di compagni, che devono dimostrare chi ce l'ha più duro. La posta in gioco non è l'abilità nello scrivere documenti di polisemica interpretazione, ma il nostro futuro di persone che credono che un'altra società sia possibile e che dipenda anche da noi. Come altri ho creduto e credo nel progetto annunciato ed enunciato da Sinistra e Libertà e non posso assistere da spettatore al suo fallimento. Quando con altri compagni socialisti ho accettato di fare campagna elettorale per il Parlamento europeo ed addirittura di candidarmi per la Provincia di Milano, senza i Verdi e con un candidato presidente non convincente, ci ho messo la mia faccia e la mia storia di una militanza socialista e di sinistra iniziata nel 1961. Se fosse stata un'alleanza elettorale destinata a finire dopo le elezioni, avrei detto NO, GRAZIE! Neppure mi sento di interpretare con mezzo secolo di ritardo quei personaggi da rivista Candido, cui era dedicata la rubrica “Contrordine compagni!” Quindi mi assumo la responsabilità ed il rischio di partecipare a questa assemblea e voi quella di porre la parola fine ad un progetto, come sarebbe inevitabile se una parte, ancorché maggioritaria, ma questo oggi nessuno lo può dire, decidesse di trasformarsi in un partito, che pretenda la rappresentanza esclusiva di Sinistra e Libertà: questa è la sostanza, che non cambia se si aggiunge nel nome e nel logo una verde scritta ecologia. So che questa preoccupazione è condivisa da altri soggetti costitutivi di SeL, come l'Alleanza Lib-Lab, un esempio della capacità di attrazione del progetto, anche al di fuori dagli ambiti tradizionali delle sinistre. Sono qui, perché, come partecipante al Gruppo di Volpedo, sono impegnato nella trasformazione del PSE, il cui ultimo congresso di Praga rappresenta una decisa svolta a sinistra e con quella forza Sinistra e Libertà nel suo complesso si dovrà confrontare. Sono qui soprattutto per la ragione che i compagni della zona 8 di Milano, quelli con cui ho lavorato politicamente prima, durante e dopo le elezioni mi hanno eletto delegato in piena conoscenza delle mie opinioni sempre liberamente espresse in riunioni pubbliche. Un patrimonio prezioso di pratica unitaria, che non può essere disperso e che deve continuare in un costante confronto di idee e proposte. Questo spirito farà sì che alle prossime elezioni regionali lombarde si ricostituirà Sinistra e Libertà, una scelta avallata dalle Tesi approvate dalla maggioranza del Congresso provinciale straordinario del PSI di Milano e provincia e dal documento finale, in perfetta sintonia con le decisioni del livello regionale. Sono qui non per fare il socialista sciolto o in liquidazione, ma riconfermare un'adesione al progetto, che deve uscire rafforzato da questa assemblea.


martedì 15 dicembre 2009

Gli utili idioti e la politica inutile

Gli utili idioti e la politica inutile

di Giuseppe Giudice

E così è arrivato l’utile idiota di turno per poter avviare la causa di beatificazione di Berlusconi quale martire della libertà. Nel momento in cui il centrodestra forse viaggiava verso la sua implosione. Ma l’utile idiota (lo dico in senso oggettivo riferendomi al mio conterraneo Tartaglia – la sua famiglia è di Melfi, provincia di Potenza) è un povero cristo con problemi di labilità psichica la cui mente è stata probabilmente urtata dalle smargiassate e dalla proterva megalomania del premier. Ma le migliaia di coglioni che su F.B. hanno fatto di Tartaglia un eroe nazionale non sono in cura (probabilmente dovrebbero andarci): sono l’espressione di una politica sfasciata. Al di là della ovvia e doverosa condanna di un gesto di violenza contro un premier megalomane, politicamente imbroglione e che ha una concezione feudale dello stato, ma non è neanche Pinochet, Videla o Ceausescu (in quei casi si può giustificare il tirannicidio – lo afferma pure S.Tommaso D’Aquino) dobbiamo interrogarci su un dato: ma è possibile che oggi il tasso di radicalità della sinistra si misura dal livello di antiberlusconismo urlato e non dalla capacità della sinistra di essere alternativa sulla base del progetto politico e di società che dovrebbe esprimere. Un progetto che leghi insieme la difesa della Costituzione con l’indicazione delle politiche concrete in grado di affrontare i gravissimi problemi sociali che questo paese sta vivendo e di cui solo la CGIL di Guglielmo Epifani oggi parla. Una sinistra che non ponga al centro della sua azione e proposta quella della crisi sociale e va dietro ai pifferi dei “professionisti dell’indignazione (Santoro, Di Pietro, Travaglio) è morta e sepolta prima di poter iniziare il percorso della sua ricostruzione. Ma avete notato che nessuno parla e dà la rilevanza che andrebbe data ai gravissimi problemi che riguardano la crescita della disoccupazione, il drastico aumento della povertà e tutti gli altri effetti della crisi con un governo assolutamente incapace di affrontarli e la cui politica anzi aggrava. Invece si è parlato per tre mesi delle Escort, dei postriboli del premier, dei suoi guai giudiziari (che certo sono più seri delle Escort). Che la stampa e le televisioni della destra non parlino di tali problemi ed anzi spandono a piene mani un ottimismo veramente fuori luogo, lo si capisce bene. Molto meno si capisce il comportamento dei giornali e dei programmi televisivi che erroneamente vengono qualificati di sinistra che hanno preferito le Escort ai problemi dei lavoratori e dei disoccupati. Ora , un precario, un cassaintegrato, un lavoratore che teme di perdere da un momento all’altro il posto di lavoro, un pensionato che non ce la fa ad arrivare a metà mese, ma sai quanto glie ne può fregare delle Escort o degli stessi problemi giudiziari di Berlusconi? Poi magari ci lamentiamo che queste categorie votano a destra. Ecco perché le manifestazioni come quella del 5 Dicembre non delineano affatto una ripresa della iniziativa a sinistra, perché al di là delle buone intenzioni dei promotori, essa non ha progetto, si presta ad essere strumentalizzate da un cialtrone come Di Pietro (che ha fatto indossare la coppola anche a quel fesso di Ferrero) , distrae dai veri problemi del paese. Credo che la CGIL dovrebbe prendere l’iniziativa di una grande manifestazione accompagnate da adeguate iniziative di lotta per aiutare la sinistra a ritrovarsi ed impedire che lo scontro politico degeneri definitivamente su una disputa urlata tra Berlsuconismo e Dipietrismo (le due facce speculari della degenerazione politica italiana).

domenica 13 dicembre 2009

Sui Socialisti e la Sinistra - Peppe Giudice

Sui Socialisti e la Sinistra

di Giuseppe Giudice

Condivido pienamente la breve nota di Felice Besostri il quale dice in sostanza: il Socialismo europeo sta nettamente virando a sinistra, mentre Nencini immagina per i socialisti (quei pochi che sono rimasti con lui) il ruolo di cuscinetto tra PD ed UDC. Del resto la stravagante iniziativa di far commemorare Pietro Nenni a Casini e Bersani è un chiaro segnale in tale direzione. E’ veramente strampalato e paradossale commemorare un grande leader della Sinistra italiana quale è stato Pietro Nenni e non invitare i rappresentanti della Sinistra italiana, quali Vendola, Bertinotti, Mussi ed aprire un confronto politicamente e culturalmente denso. Del resto credo che se Nenni fosse vivo considererebbe Casini un clerico-fascista e Nencini un liberale di destra e certamente sarebbe molto vicino alle posizioni di Bertinotti (se non più a sinistra).
Tanto per rinverdire i fatti storici: il primo centro-sinistra fu caratterizzato dall’incontro tra il PSI (di Nenni, Lombardi, Brodolini, Fernando Santi) e la sinistra DC che era allora, nel 1963, rappresentata da Fanfani. Il governo Fanfani fece la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la scuola media unica, pose le basi per una politica di programmazione economica. Tale politica fu ferocemente ostacolata dalla destra interna ed esterna alla DC, dalla Confindustria, dall’ala pre-conciliare della Chiesa cattolica (fu appoggiata invece da Papa Giovanni). Dopo venne Moro e la politica riformatrice fu depotenziata (di qui il dissenso di Riccardo Lombardi) e non fu approvata la riforma urbanistica (voluta da Lombardi); fra, l’altro, contro il centrosinistra vi fu un tentativo serio di colpo di Stato diretto dal Generale De Lorenzo (comandante dell’Arma dei Carabinieri) con il sostegno attivo della destra democristiana rappresentata dal Presidente della Repubblica Antonio Segni (padre di Mario) e con l’appoggio della CIA. Ma anche se fu un processo dimezzato il primo centrosinistra fu la fase riformatrice più seria che abbiamo avuto in Italia (Statuto dei Lavoratori, Pensioni retributive, eliminazione Gabbie Salariali). Ora invitare a commemorare Nenni ad uno che è l’erede di quella destra democristiana e clericale che vedeva Nenni come il fumo negli occhi è sconcertante. Così come è sconcertante che il presunto PSI di Nencini non abbia commemorato Riccardo Lombardi nel 25 ° dalla scomparsa.
Vi pongo, cari compagni, una domanda: che cosa ha più a che fare con il Socialismo e con la sinistra questo ectoplasma di partito gestito da Nencini? Besostri dice: il socialismo italiano non può che collocarsi nettamente a sinistra ed a sinistra del PD.
Oggi a sinistra del PD c’è il cantiere aperto di SeL che certo ha i suoi limiti e le sue contraddizioni, ma è l’unico progetto in piedi in grado di immaginare un percorso di ricostruzione della sinistra. Io ho aderito ad SeL, molti compagni del PSI lo hanno fatto. Leggo con piacere che in diverse realtà territoriali molti compagni socialisti sono stati delegati a Roma e sono entrati nei coordinamenti provvisori regionali e provinciali di SeL. Il compagno Iacopini ci comunica che a Macerata ben quattro Socialisti sono nel coordinamento provinciale.
SeL deve sciogliere una serie di nodi. Non tutti potranno essere sciolti il 19 ed il 20, dove vi sarà solo l’avvio del processo costituente del nuovo partito. E’ positivo che esso si configura come un processo aperto con organismi di coordinamento provvisori ed integrabili, fino allo svolgimento del vero e proprio congresso costituente che non potrà avvenire prima di Giugno 2010. Ritengo pertanto essenziale l’apporto dei Socialisti, che altrimenti si ritroverebbero a fare la minoranza in un partitino di cui non condividono nulla. Naturalmente (se non vi saranno provvedimenti disciplinari da parte di Nencini – vedi caso Livorno- in questo caso consiglio un bel pernacchio) i compagni che lo desiderano potranno mantenere la doppia tessera in attesa di un congresso del PSI che probabilmente non vi sarà mai. Dicevo comunque dei nodi da sciogliere in SeL, che non sono di poco conto e che hanno bisogno dell’apporto Socialista. Si è sempre detto che SeL vuole essere un soggetto che vuole coprire lo spazio intermedio tra un PD moderato (anche dopo Bersani) ed attratto dal centro e la sinistra minoritaria e di pura testimonianza di Ferrero. Certo, questo non basta però a definire il profilo identitario di un partito, la sua collocazione europea (un tema delicato che va affrontato con chiarezza ma con gradualità), la sua missione storica. Insomma il nodo più serio che si ha difficoltà a sciogliere è quello che non può esistere una sinistra senza aggettivi. Del resto quando si dice Sinistra e Libertà si dà una aggettivazione al termine. Sinistra da sola non significa niente. E’ una collocazione parlamentare, è un luogo geometrico, non un progetto politico.
E’ il termine Socialismo che dalla seconda metà dell’800 da senso e significato reale (in Europa perlomeno) alla parola sinistra, in quanto esprime un progetto di emancipazione e giustizia sociale senza del quale il termine sinistra perde ogni significato reale. Un progetto quanto mai attuale, vista la profonda crisi del capitalismo liberista e le gravi diseguaglianze ed alienazioni da esso provocate.
Insomma noi Socialisti dobbiamo operare affinchè la demonizzazione della parola socialismo sia totalmente rimossa dalla sinistra. Del resto, se facciamo una analisi profonda, è questa demonizzazione la causa primaria della decadenza culturale della sinistra italiana e della sua subalternità. E’ una battaglia che dobbiamo combattere con intelligenza e rispetto. Soprattutto dobbiamo spiegare che essa non è diretta contro qualcuno per una malintesa rivendicazione di primogenitura. Se si fosse un po’ più razionali credo che un compagno che proviene dall’esperienza comunista si potrebbe benissimo riconoscere nella parola socialismo perché questa parola appartiene anche a lui: fa parte della sua storia e della sua identità.
Ha ragione Besostri quando dice che l’Italia è l’unico paese al mondo in cui si è voluto continuare a dare un senso alla divisione tra socialisti e comunisti, quando questa è caduta definitivamente nell’89. E questo senso lo hanno mantenuto artificialmente in vita coloro che dietro le etichette non hanno nessun vero progetto politico dai Ferrero-Diliberto ai Nencini! In un progetto di socialismo del XXI secolo si può oggi riconoscere tutta la sinistra italiana (tranne le componenti più velleitarie ed astratte). Corollario di tale ragionamento è il tema della collocazione europea. E’ evidente che una forza di sinistra non può non porsi il tema del rapporto con quella che è di gran lunga la forza principale della sinistra in Europa: il PSE. Soprattutto nel momento in cui si traccia una discontinuità con le derive liberali e moderate degli anni 90 e inizio secolo ed a Praga, come dice Besostri, si traccia una chiara rotta a sinistra. Io sono convinto che SeL debba intrattenere relazioni anche con partiti come la Linke (che è un partito socialista di sinistra anche se fuori del PSE) ma il tema di un rapporto preferenziale con il PSE è ineludibile (poi si discuteranno le forme ed i modi). Naturalmente sono questioni che non vanno poste come diktat ma come argomento privilegiato di discussione nella fase congressuale vera e propria. Per fare ciò come socialisti nella sinistra dobbiamo meglio strutturarci, non solo in relazione alla vicenda di SeL, ma per dare un contributo di idee e proposte a tutta la sinistra diffusa. Il sito socialismoesinistra in questi mesi è stato molto frequentato, si è stabilita telematicamente una rete con diverse realtà importanti. Possiamo diventare coordinandoci anche con il gruppo di Volpedo una realtà politica seria, perché in grado di reggere il confronto ed il dibattito politico. E se, malauguratamente, il progetto di SeL dovesse saltare (lo ripeto, spero proprio di no), potremmo forse diventare il nucleo di una ricostruzione di una forza Socialista e di sinistra (a sinistra del PD)


venerdì 11 dicembre 2009

Un'occasione perduta.

Un'occasione perduta

di Felice Besostri

Se l'invito a Casini sta a significare che è l'unico erede potabile della Dc con cui Nenni ha dato avvio al Centro Sinistra, originariamente concepito come incontro tra le masse (sic!) Socialiste e Cattoliche, niente da dire.

Temo invece che sia il prologo di una ennesima operazione centrista. Qualcuno nel PSI ritiene che il nostro ruolo di Socialisti sia quello di fare da cuscinetto tra UDC e PD. Piuttosto su Nenni avrei sfidato tanti suoui critici "da Sinistra" bisognava invitare Bertinotti od Occhetto o quntomento Macaluso.

O I SOCIALISTI SI COLLOCANO NETTAMENTE A SINISTRA, SENZA CEDERE UN'UNGHIA ALL'ESTREMISMO OVVERO NON HA SENSO CHE ESISTANO.


Il Congresso del PSE di Praga ha messo nettamente la barra a sinistra.
Dopo anni che rompiamo l'anima con il Socialismo Europeo, siamo noi che ce ne discostiamo?


Il compito dei Socialisti è quello di dare un nuovo inizio alla ricostituzione ed al rinnovamento della Sinistra Italiana per farla uscire dalla marginalità politica e dall'esclusione dalle istituzioni con una leale cooperazione con tutti, individui, gruppi, movimenti ed associazioni, che si pongano lo stesso obiettivo, senza preclusione a priori, che non sia quella del nesso indissolubile tra Socialismo, Democrazia e Libertà e nel rispetto dei tempi dettati dall'agenda politica ed elettorale, a cominciare dal rinnovo dei consigli regionali.

mercoledì 9 dicembre 2009

CONGRESSO PES. ELETTO IL NUOVO UFFICIO DI PRESIDENZA.

CONGRESSO PES.
ELETTO IL NUOVO UFFICIO DI PRESIDENZA.

L'ITALIA RAPPRESENTATA UNICAMENTE DAL PSI
L'intervento di Pia Locatelli

08/12/2009 - Il congresso del PES a Praga ha eletto il nuovo ufficio di presidenza, che affiancherà il riconfermato Poul N. Rasmussen. Nel nuovo vertice del PES c'è una novità: infatti rispetto al precedente congresso di Porto nel 2006, e per la prima volta dal 1992, anno di fondazione del PES,ne farà parte per l'Italia soltanto un rappresentante del PSI, Luca Cefisi, e non più anche un rappresentante dei DS. Il posto degli ormai disciolti DS rimarrà vacante, finché il PD di Bersani non scioglierà le riserve circa la sua piena appartenenza al PES. Secondo Cefisi "sarebbe utile che il PD decidesse di partecipare pienamente alla vita del PES, e non solo come invitato ai congressi. Non sono più i tempi- ha osservato l'esponente del PSI- di una concorrenza a sinistra negli organi europei, ma di costruire nel PES l'unità dei riformisti. Dunque, auspico di essere al più presto raggiunto da un esponente del PD nell'organo di governo del PES, perché il Partito del socialismo europeo deve diventare il punto di riferimento nel nostro continente dei riformisti italiani. Penso – ha concluso Cefisi - al PD ma anche alla Sinistra di Fava e a quella di Vendola" Il congresso del PES ha anche ratificato il ritorno dei socialisti italiani al loro nome storico, PSI.
La presidente del CN del partito Pia Locatelli è intervenuta al congresso nella sessione sulla crisi finanziaria internazionale.
Per Locatelli, "la finanza è uno strumento, non un fine in sé. La crisi non è una casualità, ma il risultato di ben precise scelte politiche. Troppe sono le vittime della crisi- ha aggiunto la Presidente dell'Internazionale Socialista donne - occorre compiere scelte politiche di governo dell'economia, ponendo norme al segreto bancario, favorendo la trasparenza, l'affidabilità dei sistemi finanziari. I fallimenti dei vertici di grande banche e istituzioni finanziarie, un mondo molto maschile e maschilista,-secondo Locatelli - indicano anche che l'apertura alle donne anche in questi ambiti sarebbe un progresso, e del resto è provato che le donne al vertice degli istituti finanziari mostrano di solito una performance più prudente e equilibrata.


martedì 8 dicembre 2009

LO DOBBIAMO FARE NOI !!!

LO DOBBIAMO FARE NOI !!!


di Peppe Iacopini*

Si continua a far politica, anche nel mondo Socialista solo ed esclusivamente per mantenere posizioni personali o addirittura guardando solamente, non piu' lontano della punta de naso !
Nella situazione in cui ci troviamo, se effettivamente non vogliamo confluire nel PD (Non sara' sicuramente il mio caso) l'unica strada da percorrere, che sicuramente ci dara' quella autonomia a Sinistra, di cui ci riempiamo la bocca da sempre.....E' un percorso unitario insieme a coloro con cui lo abbiamo gia' iniziato, che hanno le nostre stesse idee di Socialismo ma non riescono ancora a rendersene conto o alcuni dopo le tragedie del passato,hanno addirittuara paura di questo nome....(Parlo naturalmente di SeL) occupando uno spazio Socialista Fondamentale all'interno del percorso stesso....anche perche' (Non mi stanchero' mai di ripeterlo) non possiamo ancora insistere con i nostri Compagni Virtuali del partitino PSI (ormai ad uso e consumo di singoli) sulla bonta' di SeL, ma dobbiamo convincere i nostri eventuali Compagni di percorso che l'unica strada da seguire e' il SOCALISMO !!! Quindi dobbiamo lavorare per arrivare senza fretta (I gatti furiosi fanno i figli cechi) a Rifondare un Grande Partito di massa, di Sinistra, Socialista, che superi tutte le divisioni, cominciando da quella storica del 1921 !!! Non sara' facile, ma tutti, con pazienza e lungimiranza, si dovranno convincere che e' l'unica strada e spazio rimasti......Dovevamo farlo prima ? Non lo ha fatto Occhetto con la sua Bolognina, Non lo ha fatto D'Alema con le sue Cose 1,2,3, Non e' riuscito a Craxi con la sua Unita' Socialista.....Non lo fara' mai il PD che purtroppo, non ha nulla a che fare con il Socialismo !!!!

LO DOBBIAMO FARE NOI !!!

MAGARI ENTRO IL 2011, in occasione dei 90 Anni della scissione di Livorno.......CE LO CHIEDE LA STORIA !!! CE LO CHIEDNO LE NOSTRE GIOVANI GENERAZIONI, CHE NON HANNO VISSUTO LE LACERAZIONI!!! CE LO CHIEDE L'ATTUALE SITUAZIONE POLITICA !!!

QUINDI, AVANTI COMPAGNI, W IL SOCIALISMO !!!!

Da sempre Socialista*


OPINIONI E COMMENTI DI UN SOCIALISTA - PEPPE GIUDICE

Perché odio il giustizialismo


di Giuseppe Giudice

Il 5 Dicembre a Roma c’erano tanti giovani con la faccia pulita, che hanno organizzato da soli una bella manifestazione contro la pretesa di un plutocrate megalomane ed imbroglione di essere al di sopra della legge e della costituzione. Nonostante i miei dubbi iniziali sulla possibilità che tale bella prova di democrazia potesse essere strumentalizzata da chi ha utilizzato sempre strumentalmente la questione morale devo dire che il comportamento di quei giovani mi ha fatto ricredere. Le dichiarazioni irresponsabili di Nencini che ha paragonato di fatto quella bella manifestazione all’influenza suina sono frutto di ottusità e di incapacità di interpretare quello che si muove nella società. Anche se sono convinto che sul semplice antiberlusconismo non si costruisce una proposta politica alternativa alla destra. Tuttavia io personalmente ad una manifestazione in cui vi sia Di Pietro difficilmente potrei aderire. Qualcuno potrebbe dire: ecco, il solito Socialista che ce l’ha con Di Pietro perché ha distrutto il PSI. Non è così, anche perché sono convinto che il PSI, in larga misura, si è distrutto da solo, prima che scoppiasse Tangentopoli. Vedete queste note non sono tanto un tentativo di analisi politica di quella che è stata la storia italiana degli ultimi 15 anni, quanto la confessione personale di un Socialista, Lombardiano ma comunque Socialista, e di come questo Socialista e questa persona, all’anagrafe Giuseppe Giudice di Potenza, ha vissuto questi anni.

Tutti sappiamo che si può far politica per diverse ragioni che sono così riassumibili:

1) perché spinti da passione politica ed ideale autentica
2) perché spinti da interessi personali (carriera, denaro, potere)
3) perché spinti da smania di protagonismo personale
4) perché spinti da rancore, frustrazione e risentimenti

Di queste motivazioni la prima è nobile. Le altre sono tutte non-nobili (spesso ignobili). Fra l’altro spesso tali motivazioni possono anche intersecarsi fra loro. Il comportamento umano è sempre complesso. Guardando alla storia repubblicana possiamo affermare che la prima motivazione è stata prevalente nei grandi protagonisti della storia repubblicana al di là della fede politica.
Amendola e Berlinguer,Nenni e Lombardi, De Gasperi e Fanfani, per fare degli esempi erano in larghissima misura spinti da ideali e molto, molto poco da interessi personali. Il contrario di oggi in cui i nostri presunti leader (a qualsiasi schieramento appartengano) sono in larga misura attratti dalle ultime tre motivazioni. Berlusconi, ad esempio, è una perfetta sintesi tra la motivazione 2 e 3. Di Pietro molto dalla 3 con qualche incursione nella 2 e si rivolge ad una base spinta dalla motivazione 4. Occorre anche aggiungere che i leader odierni oltre che spinti da nessuna motivazione ideale sono anche caratterizzati da un bassissimo spessore culturale (Di Pietro è in buona compagnia). Naturalmente vi è tanta gente che fa politica perché ancora spinta da motivazioni ideali e passione civile, ma vive una profonda frustrazione in questa fase. Del resto oggi l’unico vero grande leader che per passione e spessore politico e culturale è paragonabile a quelli della migliore storia repubblicana è Nichi Vendola. Proprio quest’ultimo che è l’espressione di un comunismo eretico, critico e libertario (molto vicino per diversi aspetti al mio socialismo di sinistra) ha detto che il giustizialismo è l’espressione dei novelli Torquemada e Savonarola, di una concezione autoritaria della politica e della vita, che fa leva sulle frustrazioni ed i risentimenti (non sulla autentica ricerca della giustizia). Esso prefigura uno stato poliziesco e forcaiolo, un’etica securitaria fondata sul sospetto , l’invidia e la delazione, in pratica su alcuni degli istinti più bassi della natura umana. Ma i Torquemada moderni non sono dei fanatici religiosi. E’ piuttosto gente furba che in una fase di profonda decadenza della cultura politica e non solo, della deformazione mediatica dei fatti, strumentalizza un sentimento in cui c’è certo l’indignazione verso il degrado morale, ma che spesso è mescolato alla frustrazione personale, per cui non si combatte la corruzione politica per uno spirito autentico di giustizia ma perché sotto sotto “uno si sente di fottere” per non poter fare lo stesso. Del resto nella mia esperienza di vita ho imparato a dubitare di coloro che ostentano pubblicamente la propria onestà e moralità e fanno i censori dei comportamenti altrui. Le persone veramente oneste nell’animo sono umili, compiono il proprio dovere senza bisogno di ostentare nulla. Ho quindi sempre pensato che i pubblici censori e i moralisti da strapazzo sono comunque persone che hanno parecchi scheletri nell’armadio. Quello che diceva Gesù resta eterno. Rileggetevi la parabola del fariseo e del pubblicano, o quando dice ai capi dei Farisei “le prostitute ed i peccatori vi precederanno nel regno dei cieli” oppure “voi siete quelli che volete apparire giusti di fronte agli uomini, ma ciò che è giustizia per gli uomini è abominio per Dio”. Se non vogliamo risalire al Messia basta far riferimento a Balzac il quale affermava: “non tutti i farabutti che ho conosciuto erano moralisti, ma non ho mai conosciuto un moralista che non fosse un farabutto”. Ma il giustizialismo ha avuto una precisa funzione politica: è stato l’apripista della ideologia e della prassi liberista in Italia. Se dobbiamo giudicare Mani Pulite sul piano dell’efficacia della lotta alla corruzione essa è totalmente fallita. Ha aperto la strada ad un sistema politico di cui Berlusconi è uno dei suoi perni ed in cui la corruzione e l’immoralità politica (spesso trasversale ai due schieramenti) ha raggiunto vette che fanno impallidire gli ultimi anni della I Repubblica. Se invece la giudichiamo come una operazione gestita dai poteri forti per liquidare di fatto “da destra” la I Repubblica e buttare via insieme il bambino e l’acqua sporca essa è perfettamente riuscita. Del resto fu la destra di allora (la Lega, il MSI) ad agitare la campagna giustizialista. Vittorio Feltri fu uno dei più spietati sostenitori del partito delle manette facili. Berlusconi con le sue televisioni fu un grande sponsor del Pool di Milano – ricordo bene il 1993. Il Corriere della Sera di proprietà della Fiat e Repubblica di proprietà della Olivetti erano gli addetti stampa di Borrelli e Di Pietro. Insomma i tre più importanti gruppi economici italiani si schierarono apertamente a favore di un giustizialismo antipolitico per liquidare il sistema dei partiti e sostituirlo con dei “non partiti” che di fatto avrebbero dovuto essere organici ai grossi centri di potere economico. Il PDS cavalcò il giustizialismo per evitare di finire anch’esso tra le maglie delle inchieste e per inseguire un novello seguace di Torquemada, Leoluca Orlando Cascio (che però qualche anno prima aveva fatto l’assessore nella giunta Ciancimino a Palermo).
Sul piano ideologico, il giustizialismo con la sua demonizzazione dei partiti e della democrazia rappresentativa , diffonde l’idea del ritiro della politica dalla economia e del fatto che se si lascia l’attività economica alla libera regolazione del mercato si elimina la corruzione e si premia il merito! Sono tutte enormi sciocchezze ovviamente, come la storia economica e la crisi in atto hanno ampiamente dimostrato. Ma allora furono idee sostenute a piene mani anche da ambienti di sinistra! Qualcuno potrebbe obiettare: certo Mani Pulite è fallita, ma non si può fare niente contro la corruzione?
Io credo che la questione morale ha radici in distorsioni della politica determinate dal fatto che l’Italia è stato caratterizzato da un sistema politico bloccato per 50 anni. Si doveva favorire l’evolvere del sistema verso una democrazia dell’alternativa, con soggetti politici più omogenei alla realtà europea. Il sistema di finanziamento illecito ai partiti che era un dato strutturale si era mescolato negli anni 80 agli arricchimenti personali.
Se si voleva fare opera seria di giustizia occorreva separare gli arricchimenti personali che andavano perseguiti con intransigenza fino alla confisca dei beni illecitamente acquisiti con gli arricchimenti, da quello che era il dato strutturale dei finanziamento ai partiti il quale poteva essere affrontato per il futuro con una normativa più rigorosa e trasparente rispetto al finanziamento dell’attività politica (che ci deve essere, altrimenti la politica la potrà fare solo il Berlusconi di turno). Era semplice da affrontare ma non fu fatto.
Alle elezioni del 1994 si rompe il patto tra i poteri forti che avevano all’unisono appoggiato il giustizialismo. Fininvest diventa partito. Una grande lobby economica e mediatica diventa partito-azienda con a capo un plutocrate megalomane e sul cui arricchimento rapido si nutrono seri dubbi, creando un “caso Italia”. E ricomincia lo scontro frontale tra le due lobby dell’informazione Fininvest (poi Mediaset) contro De Benedetti (questo scontro, tra le righe, percorre tutti i quindici anni dal 94 ad oggi). Ma la II Repubblica deve comunque legittimarsi (è interesse di entrambi gli schieramenti). Si deve lanciare un messaggio chiaro al paese: si apre una fase nuova, fatta di soggetti politici nuovi. Ma non sono affatto nuovi perché in essi vi sono le seconde e le terze file dei partiti della I Repubblica . L’unico partito nuovo è la Lega (capirete!) La
via d’uscita qual’è : addossare a Craxi ed al PSI di conseguenza tutta la responsabilità della degenerazione della I Repubblica. Sono soprattutto gli ex democristiani che insistono su questo punto (devono rifarsi una verginità) sostenuti dal PDS che ha bisogno di loro per il loro solito problema di legittimazione a governare. Per cui la vicenda di Craxi non diviene più vicenda politica da criticare ma va derubricata a storia criminale. Ed è questo che è inaccettabile per me, Socialista Lombardiano convinto, critico ma su un piano strettamente politico del Craxismo. Addossare a Craxi tutta la responsabilità di un sistema pervasivo e diffuso di illegalità e corruzione (che per essere così pervasivo e diffuso doveva avere responsabilità molteplici); non solo: demonizzare i Socialisti, far sparire la parola Socialismo dal vocabolario politico, cancellare la memoria di uomini integerrimi come Nenni, Lombardi, Pertini non è solo stata una colossale opera di mistificazione politico-culturale, ma un vulnus contro la storia della democrazia e della sinistra: ed è quest’ultima che ne è alla fine uscita a pezzi da tale vicenda. La storia ha dimostrato che il Socialismo italiano (al netto delle degenerazioni politiche ed ideologiche) ha dalla sua la maggior parte delle ragioni nella sinistra. Distruggere il Socialismo anche nella sua forma più nobile ha distrutto culturalmente la sinistra e ci ha condotti all’insostenibile leggerezza del PD! Craxi è e resterà un personaggio controverso; per certi aspetti schizofrenico politicamente. Craxi è indubbiamente chi ha favorito l’ascesa di Berlsconi, chi ha fatto il CAF, chi ha imposto una gestione bonapartista del partito fondata su un patto scellerato con il “partito degli assessori” ed i “signori delle tessere” (la vera madre delle degenerazioni nel PSI). Ma Craxi è anche chi ha respinto l’arroganza americana a Sigonella, ha sostenuto attivamente la causa palestinese, ha aiutato i socialisti cileni in lotta contro la dittatura, i democratici del Salvador, ha fatto entrare nell’Internazionale Socialista il Fronte Sandinista del Nicaragua. Insomma c’è una chiara schizofrenia politica in chi conserva dei tratti squisitamente socialisti e di sinistra e dall’altro traccheggia con un personaggio discutibile come Berlusconi, si accorda con Forlani. Una schizofrenia che è rimasta in molti craxiani convinti. Una schizofrenia che ha investito tutto il PSI, nel quale erano rimasti militanti socialisti autentici (Facebook, mi ha dato la possibilità di constatare quanti compagni la pensino come me) e personaggi terribili che nulla avevano a che vedere con la sinistra ed il socialismo. Il Manifesto che è un giornale che non mi piace per niente, espressione di un comunismo crepuscolare che ha bisogno sempre di far confluire la molteplicità dei fenomeni nell’unicità degli schemi interpretativi (molti comunisti sono più hegeliani che marxisti, o meglio figli di un marxismo che è un hegelismo travestito) afferma che con Craxi inizia il ciclo liberista in Italia. Questa è una cazzata (non l’unica del Manifesto). Si può accusare Craxi di tutto tranne che di essere stato liberista (anche se alcuni suoi seguaci come Amato e Martelli lo sono effettivamente). Craxi lo si può accusare correttamente di bonapartismo, se vogliamo, di venature peroniste e populiste ma non di liberismo. Craxi per sua formazione politica era decisamente favorevole all’intervento pubblico in una economia mista e così ha operato opponendosi sempre a processi indiscriminati di privatizzazioni. La vicenda della Scala Mobile del 1984 non ha proprio nulla a che vedere con il liberismo. Consiglio a tutti quello che di quel fatto racconta Pierre Carniti un socialista cristiano eterodosso (molto vicino culturalmente a Riccardo Lombardi) nonché uno dei massimi esponenti sindacali nella storia repubblicana. Ebbene Carniti ci ricorda che allora, con un tasso altissimo di infazione, due politiche erano possibili. O una politica dei redditi che tenesse sotto controllo la dinamica dei redditi senza alterare i rapporti di forza sociali a favore del capitale (questa era la ricetta post-keynesiana contro l’inflazione) o una politica deflazionista selvaggia: era la ricetta liberista e monetarista di Milton Friedman (ridurre drasticamente la quantità di moneta in circolazione e provocare in tal modo una drastica riduzione della produzione e dell’occupazione per poi far riprendere la crescita con condizioni più favorevoli per il capitale). Craxi scelse la prima via. Carniti dice che l’opposizione del PCI non fu nei contenuti ma per far cadere Craxi e favorire l’avvento di De Mita al governo. Comunque Craxi due anni dopo recuperò pienamente il rapporto con la CGIL sulla semestralizzazione degli scatti di contingenza. Craxi non abolì la scala mobile, come vogliono far credere quelli del Manifesto, ma ne riformò il funzionamento. La Scala Mobile fu abolita invece nel 1993 dal governo Ciampi che fu la prova generale del nuovo centrosinistra della II Repubblica. Fra l’altro Carniti (che nel 94 spinse Craxi a fare il decreto) è un critico profondo del comportamento della sinistra negli anni 90 e della sua subalternità al liberismo. D’Alema, Amato e Prodi (il cui maestro Andreatta, nel 1984 era un fautore del monetarismo) sono quelli che in Italia hanno attuato la politica thatcheriana. Eliminazione del sistema pensionistico a ripartizione, privatizzazioni selvagge dell’energia, della telefonia, delle ferrovie, di diversi importanti settori industriali (con il risultato da un lato di aver favorito la deindustrializzazione e dall’altro di aver aiutato un capitalismo finanziario di rapina nei servizi pubblici), ideologia della flessibilità. Ma perché il centrosinistra italiano si è reso così subalterno? Credo perché il gruppo dirigente post-comunista (D’Alema e Veltroni) abbia voluto legittimarsi agli occhi del nuovo capitalismo finanziario internazionale, ma soprattutto perché il centrosinistra è rimasto prigioniero dello schema dettato da Berlusconi. Da persona molto intelligente Vendola ha detto che la sinistra ha demonizzato Berlusconi ma alla fine lo ha interiorizzato. In che senso? Nel senso che l’antiberlusconismo era l’unico collante del centrosinistra e per esistere ha dovuto alimentarlo. Dall’altro le forze dell’Ulivo hanno assunto atteggiamenti speculari nel senso della privatizzazione e della personalizzazione della politica. Di fatto la sinistra non è riuscita ad andare oltre questo schema e proporre un progetto di società alternativo a quello delle destre. Del resto nel momento in cui abbandoni ogni riferimento alla cultura socialista…..
Un antiberlusconismo urlato ma mai praticato sul serio. Nel periodo 1996-2001, quando aveva la maggioranza parlamentare l’Ulivo non è riuscito a fare due cose essenziali per mettere KO Berlusconi: la legge sul conflitto d’interesse e la riforma del sistema televisivo. Eliminando la pericolosa anomalia italiana. In realtà, a mio avviso, né D’Alema, né Di Pietro vogliono la fine del berlusconismo. Il primo perché vi vede la fine del nuovo compromesso storico tra postcomunisti e postdemocristiani che è il PD. Il secondo perché perderebbe il lavoro. Di Pietro desidera fortemente che Berlusconi esista e che il PD faccia magari con lui qualche accordo così da apparire come l’unico vero antiberlusconiano. Non so che succederà nel centrodestra, ma una sua implosione oggi è più possibile. Purtroppo la sinistra, nella sua cultura, nella sua identità e nella sua funzione è stata quella più penalizzata dagli schemi politici della II Repubblica. Sono impegnato nel processo di costruzione di una nuova sinistra. Credo che sia indispensabile. Ma i problemi che incontriamo sono in gran parte frutto dell’incapacità di andare oltre gli anni 90. Per questo è indispensabile una profonda rilettura di quella storia che ha triturato politicamente e culturalmente la sinistra italiana. Per questo è importante che una ritrovata cultura socialista liberata dai fantasmi del passato sia presente nel processo di costruzione della nuova sinistra.

PEPPE GIUDICE


Alcune note su Nencini e D’Alema.


di Giuseppe Giudice

Il documento della direzione del PS si colloca a metà tra il pietoso ed il grottesco. Se l’obbiettivo è quello di confluire nel PD (in un PD omogeneo alla sterzata a destra impressa da D’Alema) lo si poteva dire con chiarezza e senza arrampicarsi sugli specchi. Fra l’altro è scritto anche male (sembra redatto da Sollazzo). Fra l’altro nel documento c’è un elemento assai curioso: si parla di un nuovo centrosinistra alternativo alla sinistra antagonista. Si omette di dire che, quantomeno, il centrosinistra dovrebbe essere soprattutto alternativo al centrodestra (ma forse si vogliono mantenere le porte aperte a Brunetta e Sacconi). Del resto immaginare una coalizione alternativa solo al povero Ferrero, con il suo 3%, non ha grande senso. Comunque lo pseudo-documento della direzione evidenzia con chiarezza la volontà, fra l’altro perseguita da tempo, da parte di Nencini e c., di far fallire SeL, magari dietro suggerimenti Dalemiani. Sarà solo un caso, ma tali decisioni (anticipate dalla segreteria) avvengono in contemporanea alla offensiva dalemiana contro Vendola. Io sono sempre stato convinto che Vendola avrebbe dovuto fare il leader di SeL e non candidarsi alla presidenza della Regione Puglia; sarebbe stato un atto di chiarezza che avrebbe aiutato SeL. Ora sono però convinto che Vendola vada difeso fino in fondo, perché c’è un chiaro tentativo in atto di impedire che nasca, a sinistra del PD, una aggregazione dotata di un minimo di credibilità politica. Non è un caso che D’Alema tifasse per Ferrero e Diliberto alle europee. Voleva che a sinistra del PD vi fosse una aggregazione residuale e marginale politicamente ed ideologicamente che non desse alcun fastidio politico. Oggi D’Alema (tra il silenzio sconcertante di Bersani) persegue il disegno di una alleanza organica con l’UDC. Sappiamo tutti che i progetti di D’Alema sono tutti finiti nel cesso (“Cosa 2”, Bicamerale) che i danni che ha prodotto alla sinistra sono irreparabili (D’Alema è stato il cavalo di Troia del liberismo e del Thatcherismo in Italia- privatizzazioni a favore di un capitalismo di rapina, flessibilità, contro-riforma pensionistica. D’Alema ha fatto eleggere Di Pietro al senato, quando era politicamente finito). Lo stesso accadrà per l’alleanza con l’UDC. La quale è tutt’altro che disponibile ad un alleanza organica di centro-sinistra, paventando piuttosto una politica di alleanze a geometria variabile nelle diverse regioni. Che è perfettamente organica alla strategia di Casini che punta all’implosione del centrodestra ed al ridisegno del sistema politico. Quindi anche questa mossa dalemiana condurrà al disastro non solo la sinistra (già ampiamente disastrata) ma l’intero centrosinistra. E’ comunque stupefacente che nel PD nessuno parli. A dimostrazione dei limiti profondi di quel partito e del fatto che “nessun Bersani ci salverà”. Ma tale deriva dalemiana ci deve costringere ad andare avanti con coerenza nella costruzione della nuova sinistra. E che i Socialisti autentici devono abbandonare Nencini al suo destino di portaborse aggiunto di D’Alema. E’ tanto più importante, perché le idee e la cultura del socialismo autentico sono vitali per la rinascita della sinistra.

PEPPE GIUDICE


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