domenica 28 febbraio 2010

Le ragioni del sostegno a Franco Bartolomei

Le ragioni del sostegno a Franco Bartolomei 
 
di Carlo Felici
Cari compagni, oggi mi soffermo a riflettere sulle ragioni di una candidatura: quella del compagno Franco Bartolomei alle elezioni regionali nelle liste del PSI.
Come egli stesso ha specificato in un suo esauriente, preciso e puntuale intervento, tale candidatura segue coerentemente un percorso, che è quello di valorizzare le ragioni, la storia e i principi del Socialismo italiano all’interno della sinistra. Per questo è nata la nostra associazione SocialismoeSinistra, per questo, nonostante i veti della segreteria del PSI, non abbiano abbandonato il percorso tracciato a Bagnoli, partecipando all’Assemblea di SEL a dicembre e infine, sempre per questo, ci siamo autoconvocati il primo febbraio, costituendoci come Lega dei Socialisti che intendono ancorare il Socialismo italiano alla sinistra e partecipare con piena dignità e in modo costruttivo al processo costituente del nuovo partito della Sinistra Italiana, che nascerà dopo le elezioni regionali e dopo il congresso del PSI.
Grazie a questo difficile e delicato lavoro abbiamo ricevuto anche il plauso e l’incoraggiamento di Nichi Vendola, il quale ha sottolineato la necessità imprescindibile dei valori socialisti nel rilancio di una cultura e di una prassi alternativa di governo, sebbene non ci abbia mai invitato ad entrare immediatamente in SEL, “tradendo” il PSI, come è sembrato supporre impropriamente l’attuale segretario di questo partito.
Sappiamo che in queste elezioni vigono le cosiddette “geometrie variabili”, per cui in alcune regioni in cui esiste uno sbarramento per noi difficile da superare, ci presentiamo insieme ad altri partiti del centrosinistra, mentre in altre in cui non c’è, cerchiamo con coraggio di farci valere da soli.
Sappiamo anche che nel nostro partito non esiste una linea generale di orientamento largamente condivisa e che quella della segreteria certamente non rappresenta tutti, così come non c’è ancora stato un incontro congressuale che potesse portare allo scioglimento definitivo di tali nodi e di molte altre contraddizioni.
Probabilmente il percorso sarebbe stato più facile se si fosse avvalorata fin dall’inizio una doppia adesione a Sinistra Ecologia e Libertà e al PSI, per concorrere comunque insieme alla vittoria dei candidati del centrosinistra in maniera unitaria in tutte le regioni. Ma purtroppo, nonostante la nostra ostinazione a volere comunque tenere aperto un importante canale di interazione e comunicazione con SEL, anche indipendentemente dalle decisioni dei vertici del partito, tale orientamento non c’è stato ovunque.
Così come non c’è stata la disponibilità di far candidare da subito importanti personaggi del direttivo socialista da parte di SEL, che giustamente, dal suo punto di vista, adotta un atteggiamento prudente per evitare altre accuse di “sostenere il tradimento”.
A questo punto molti di noi, lo so bene, sono alquanto stufi e vorrebbero dare un segnale forte, tagliando nell’immediato certi nodi gordiani, e votando quindi soltanto i candidati di SEL. Devo confessare che tra questi, per natura e per carattere tendente a sfuggire attendismi ed ambiguità, ci sono stato anche io.
Poi però, la consapevolezza di essere tornato a fare politica attiva dopo i 50, l’età giusta secondo Platone, mi ha fatto riflettere su una questione importante che è la seguente.
Noi non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo fare gli “utili idioti” di nessuno, e quindi non dobbiamo portare l’acqua con le orecchie né al PD e nemmeno a SEL.
Abbiamo piuttosto il compito di lottare affinché le ragioni del Socialismo italiano tornino ad affermarsi e possano essere largamente condivise.
Dobbiamo quindi convincere gli elettori ad aggiornare, come più volte ha sottolineato anche Vendola, il vocabolario della politica, stabilendo una volta per tutte che in Italia non si deve, non si può e non si vuole avere più vergogna della parola socialista, perché essa da sempre è sinonimo di sinistra e non di ladro.
Non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo dunque accettare un ruolo subalterno che ci porti a rincorrere sempre e comunque percorsi già tracciati da altri (vedi PD) verso imprescindibili “benedizioni” nell’accordo a tutti i costi con l’UDC (e anche con Di Pietro) e nemmeno che ci immiserisca dentro un’alleanza in cui si ha ancora largamente timore e diffidenza (tranne che nel suo portavoce e in alcuni suoi collaboratori) della parola e del simbolo socialista.
Ha senso stare in Sinistra Ecologia e Libertà solo se, come partito, accetterà la sinonimia di Socialismo con Sinistra e dunque anche con l'immagine simbolica nominalmente definitiva delle stesse ragioni fondanti del Socialismo italiano. Solo per questo si può pensare di sciogliere un piccolo partito che però ha una antica e straordinaria storia. Ma senza questa prospettiva, è sicuramente più opportuno lottare affinché quel piccolo partito abbia una diversa conduzione, una diversa strategia e un potenziale di espansione maggiore.
In ogni caso, il risultato delle prossime elezioni regionali sarà decisivo per il PSI, perché sicuramente i candidati che saranno eletti, avranno un peso molto rilevante nelle future strategie che verranno configurate nel prossimo congresso.
E a mio avviso, chi sarà riuscito a farsi eleggere solo con la sua credibilità, solo con il suo nome e solo con la sua candidatura, con il solo simbolo del PSI, sarà ancora più forte, a prescindere dal ruolo che vorrà esercitare in seguito.
Per questo credo che il compagno Bartolomei, che ha avuto il coraggio di sfidare una serie di circostanze sfavorevoli (la sua posizione spesso criticata dalla Direzione Nazionale, la sua presenza non stabile e non ancora pienamente rappresentata nel coordinamento nazionale di SEL, la difficoltà di raccogliere nel solo Lazio e non in tutta Italia i consensi necessari per risultare eletti, ecc.) vada sostenuto, per avvalorare le sue ragioni che sono quelle della lotta condivisa da tutti noi di SocialismoeSInistra e della Lega dei Socialisti.
Io dunque ho deciso di sostenerlo perché credo che comunque una sua buona affermazione nei termini di un consenso democratico, darà più mezzi e più forza al nostro movimento, facendoci trovare più preparati e combattivi, sia all'appuntamento congressuale del PSI, sia in vista della nascita del nuovo soggetto politico della sinistra italiana a cui i socialisti non possono né vogliono mancare. Perché se mancassero i socialisti, sicuramente SEL non sarebbe altro che la riedizione di altri copioni già visti in passato e avrebbe la breve vita di un arcobaleno affacciatosi solo dopo una tempestosa quanto affannosa ricerca di alleanze e consensi.
Sappiamo infatti molto bene che le sorti di SEL sono legate molto strettamente a quelle di Nichi Vendola, e non per niente si è voluto aggiungere il suo nome a quello che è tuttora un cartello elettorale e non un partito, compiendo un’operazione mai osata a sinistra, che ha fatto un po’ sorridere o sghignazzare gli oppositori, dandogli lo spago necessario per parlare di un certo “populismo di sinistra”.
Questa operazione è auspicabile che finisca con le elezioni regionali, e che il nuovo soggetto politico della sinistra possa procedere con un suo nome e con una sua autonomia, dovuta non solo ad un leader, ma a tutta una politica condivisa e largamente praticata nel territorio.
Compagni, alle elezioni regionali ci è ancora data la possibilità, negata ormai in ambito nazionale, ma da ripristinare a tutti i costi, di votare non tanto per un simbolo, per un partito, per uno scatolone o per un “pacco” come direbbero a Napoli, ma per una persona, per ciò che vale e per quello che rappresenta concretamente in termini di azioni e di intenti reali, misurandone evidentemente la coerenza e quindi la stima del suo operato. Per questo, conoscendo Franco ed avendo fiducia in lui e nelle idee di cui si é fatto sempre portavoce, frutto delle sue riflessioni e dei nostri suggerimenti, che ha sempre saputo accogliere e condividere, credo che la sua candidatura vada sostenuta.....
hasta la victoria!

Le ragioni della nostra partecipazione alle Elezioni Regionali del Lazio nella lista del PARTITO SOCIALISTA ITALIANO.

Le ragioni della nostra partecipazione alle Elezioni Regionali del Lazio nella lista del PARTITO SOCIALISTA ITALIANO.

Ritengo mio dovere chiarire ai compagni di tutte le nostre realtà di partito, ed ai lettori del nostro sito, il significato politico e le ragioni di opportunità che mi spingono ad avanzare in rappresentanza dell’Associazione SOCIALISMOeSINISTRA. e della SINISTRA SOCIALISTA, la mia candidatura alle elezioni regionali del Lazio nella lista del PARTITO SOCIALISTA ITALIANO.
L’associazione SOCIALISMOeSINISTRA si è costituita da meno di un anno, riunendo molti compagni del PARTITO SOCIALISTA attorno all’idea forza che la drammatica crisi finanziaria, economica e sociale ,che sta attraversando i paesi sviluppati, segni l’avvio di una nuova fase storica in cui il Socialismo, nuovamente inteso come concreto progetto di riorganizzazione democratica delle strutture sociali, sia destinato a tornare ad essere una concreta soluzione ai problemi dello sviluppo delle democrazie moderne generati dalle difficoltà strutturali che incontra il capitalismo a livello globale.
Questa nostra convinzione poggia il suo fondamento sulla constatazione oggettiva che stiamo vivendo una vera e propria crisi di sistema suscettibile di aprire una lunga fase di stagnazione delle economie avanzate tale da incrinare la fiducia collettiva in un futuro caratterizzato dai livelli di garanzia sociale e di crescita della ricchezza sociale finora conosciuti.
La crisi in atto è quindi destinata a cancellare l’egemonia del pensiero neo- liberista, mercatista e tecnocratico attorno a cui sono stati consolidati, a partire dagli anni ’80, gli equilibri di potere responsabili dei processi di sviluppo economico e di ridefinizione dei rapporti sociali oggi entrati in crisi.
Di fronte a tali gravissimi rischi di involuzione sociale e democratica, la SINISTRA Italiana ed Europea devono necessariamente recuperare una concezione del Riformismo Socialista fondata sulla affermazione della superiorità del momento della decisione politica rispetto alla centralità degli interessi del mercato.
Il Socialismo europeo, in particolare, deve riassumere una dimensione del proprio agire proiettata a perseguire una trasformazione strutturale degli assetti economici e sociali, in grado di individuare e proporre un diverso modello di sviluppo, diversi parametri di riferimento della sua qualità, e nuove regole di controllo sociale delle variabili economiche.
Abbiamo quindi ritenuto che questo nuovo percorso politico della Sinistra dovesse necessariamente condurre ad una sua ristrutturazione attraverso il superamento della divisione tra coloro che come noi provengono dalle file del Socialismo Italiano ed Europeo e chi finora si è riconosciuto nell’esperienza politica post- Comunista.
Su questa base di analisi di fondo ed in attuazione del suo conseguente obiettivo politico abbiamo costruito un sistema di strumenti mediatici per la diffusione delle nostre idee, ed abbiamo sviluppato nel PARTITO SOCIALISTA e nella SINISTRA alcuni momenti fondamentali di iniziativa politica, che hanno segnato in modo irreversibile il dibattito interno tra i SOCIALISTI ed all’interno delle altre forze politiche che hanno dato vita nel marzo dello scorso anno a Sinistra e Libertà, e che a Dicembre hanno costituito Sinistra Ecologia e Libertà.
Nel febbraio 2009 in un grande convegno di studio e di analisi dei caratteri della crisi abbiamo manifestato la nostra particolare visione della situazione, anticipando una visione del carattere sistemico della recessione in atto che è ormai divenuta patrimonio comune di gran parte della Sinistra.
Negli organi di direzione politica del PARTITO SOCIALISTA abbiamo definito le linee di una scelta strategica del PSI per la costruzione di una nuova forza della Sinistra Italiana, sulla base del progetto originario di Sinistra e Libertà, che superasse definitivamente le antiche divisioni a sinistra all’interno di un processo di rifondazione del SOCIALISMO EUROPEO , necessario a recuperare una forte identità riformatrice di fronte al fallimento del modello economico esistente.
Di fronte all’abbandono del progetto da parte della Segreteria del Partito abbiamo assunto una posizione di decisa opposizione interna, sempre più condivisa dai compagni delle strutture di Partito e delle Associazioni Socialiste indipendenti, decidendo di partecipare da SOCIALISTI all’assemblea di SeL di dicembre al fine di tenere aperto il filo del dialogo in attesa del chiarimento definitivo di linea che cercheremo al Congresso Nazionale che seguirà le elezioni regionali.
Il 1° Febbraio, infine, in un grande convegno nazionale abbiamo formalmente ricostituito la SINISTRA SOCIALISTA, dando vita, insieme con i compagni della “Labour”, con tutti i delegati SOCIALISTI presenti all’assemblea di Dicembre, e con tutti i firmatari dei nostri documenti presentati al Consiglio Nazionale ed alla Direzione Nazionale del PSI, ad un comitato promotore nazionale di una LEGA dei SOCIALISTI per la NUOVA FORZA della SINISTRA destinata a riunire tutti i SOCIALISTI, iscritti o meno al PSI ed alle associazioni SOCIALISTE indipendenti, convinti della necessità del nostro progetto politico .
A questa nuova organizzazione abbiamo affidato il compito di elaborare la nostra mozione congressuale al prossimo Congresso Nazionale del PARTITO SOCIALISTA ITALIANO.
Le Elezioni Regionali rappresentano ora un banco di prova decisivo su cui misurare il consenso esistente attorno al nostro progetto tra i militanti e gli iscritti del Partito Socialista e delle Associazioni Socialiste indipendenti, e tra gli elettori ed i simpatizzanti che hanno come tradizionale riferimento politico e culturale l’area Socialista.
Per questo semplice motivo ritengo necessario proseguire la battaglia politica condotta nell’ultimo anno da SOCIALISMOeSINISTRA e dalla SINISTRA SOCIALISTA, formalmente ricostituita al grande convegno nazionale del 1° febbraio a Roma, per la rifondazione a sinistra del Socialismo Italiano ed Europeo, utilizzando una nostra candidatura alle elezioni per il Consiglio Regionale del Lazio nelle liste del PARTITO SOCIALISTA ITALIANO, a sostegno della candidatura di Emma Bonino a presidente della Regione, come occasione utile per verificare il lavoro compiuto e per allargare ulteriormente la nostra rete di contatti e rapporti con i cittadini e la pubblica opinione fuori dal recinto del dibattito interno del Partito.
Una candidatura a cui, anche a nome di tutti i compagni di SOCIALISMOeSINISTRA, intendo quindi attribuire un significato del tutto particolare di anticipazione di quel decisivo confronto congressuale nel Partito, che riteniamo debba essere il momento chiave della nostra battaglia politica e dal cui esito trarremo tutte le nostre future determinazioni.
In questo confronto Congressuale che, inevitabilmente, immediatamente dopo le elezioni regionali dovrà decidere le scelte politiche future dei SOCIALISTI , riteniamo di poter affermare, a fronte del fallimento della strategia di autosufficienza abbozzata maldestramente dalla Segreteria del Partito, e soprattutto in forza di un nostro possibile successo elettorale in una regione di importanza strategica come il Lazio, la prospettiva della partecipazione del PARTITO SOCIALISTA ad una costituente per la costruzione di una NUOVA FORZA DELLA SINISTRA ITALIANA.
Un progetto di una nuova forza politica unitaria della sinistra italiana che, sulla base della ridefinizione dei programmi e degli obiettivi del Riformismo Socialista, vada a riunificare tutti coloro che alle precedenti elezioni europee avevano già individuato nel progetto originario di SINISTRA e LIBERTA’ il possibile disegno politico in grado di superare le vecchie fratture nella sinistra e di rappresentare, a sinistra, una reale alternativa politica al disastroso fallimento del Partito Democratico.
Un progetto politico nuovo in cui i SOCIALISTI rappresentino una componente determinante, all’altezza del compito di indicare una prospettiva credibile di rinascita nel nostro paese di una sinistra autenticamente riformatrice, laica democratica e SOCIALISTA, necessaria a ricostruire le condizioni per la affermazione del centro- sinistra alle future elezioni per il governo del paese.
In nome di questo obiettivo di rinascita della Sinistra Italiana, e quale momento del disegno politico a cui lavoriamo da tempo, avanzo quindi la mia candidatura nella lista Socialista del Lazio, chiedendo di sostenerne le ragioni e di diffonderne il significato politico a tutti i compagni che in Italia hanno sostenuto la nostra battaglia nel PSI, a tutti i lettori ed i partecipanti del nostro Sito, della nostra rivista telematica, e degli spazi di comunicazione nei social network da noi trasformati con tenacia in occasioni di diffusione e comunicazione delle nostre idee, ed infine a tutti coloro che ritengono fondamentale la partecipazione dei SOCIALISTI ad un progetto unitario di ricostruzione della SINISTRA ITALIANA, necessario a difendere la nostra visione costituzionale, sociale, egualitaria e libertaria , della DEMOCRAZIA ITALIANA.

FRANCO BARTOLOMEI
Componente della Direzione Nazionale del PARTITO SOCIALISTA ITALIANO. 

Segretario della Associazione SOCIALISMOeSINISTRA”

mercoledì 24 febbraio 2010

In regione con Manfr ! - Circoscrizione di Ancona

In regione con Manfr - Manfredi Mangano per Alleanza Riformista con Spacca Presidente


Buonsalve a tutti ! Iniziamo coi fondamentali: Mi chiamo Manfredi (ciaaaaaaoooo Manfredi xD), Manfredi Mangano. Sono nato il 4 settembre del 1987 a Venezia, da Cecilia Beccaro e Massimo (per i genitori Massimino) Mangano, ma da quasi sempre vivo a Fabriano, ridente cittadina della Provincia di Ancona. Attualmente, condivido la mia vita con mia madre, mio fratello Alvise, la mia ragazza Elisabetta, i miei amici, 4 gatti, 1 cane, 1 porcellina d'India, 1 tartaruga, e un numero imprecisato di libri, che presto mi sfratteranno dalla mia stanza. Sono uno studente di Scienze Politiche, fresco di laurea dell'Università di Camerino e attualmente matricola di laurea specialistica all'Università degli Studi di Forlì. Presiedo una associazione culturale attiva nel campo del gioco di ruolo e di simulazione, almeno fin quando non si stuferanno di me e non mi cacceranno, e, come anticipatoVi, leggo 'n sacco. E, in più, sono candidato alle prossime elezioni regionali delle Marche, 28 e 29 marzo 2010 (ricordate la data!) nella lista Alleanza Riformista, una coalizione tra Partito Socialista Italiano, Movimento dei Repubblicani Europei e i cristianosociali dell'Unione Popolare Cristiana, lista che si schiera a sostegno del Presidente uscente Gianmario Spacca, ambendo a rappresentare l'ala saldamente di sinistra, laica e solidale dell'alleanza di progresso. La politica, infatti, è un'altra delle mie grandi passioni (probabilmente quella più sconveniente xD): ne sono caduto vittima da ragazzino, leggendo sui libri di storia delle lotte civili e operaie nel nostro Paese, e dal 2005 sono iscritto a formazioni eredi della tradizione Socialista italiana ed europea. Attualmente ricopro l'incarico di responsabile nazionale Scuola e Università per la Federazione dei Giovani Socialisti, e sono membro del comitato promotore per la Lega dei Socialisti, una associazione che mira, partendo dal tessuto dell'associazionismo politico e del PSI stesso, a gettare i semi di una nuova sinistra per il nostro Paese. PERCHE' CANDIDARMI ? Perchè una scelta così autolesionista, mi chiedete ? Si può dire che ce l'avessi nel sangue, credo, e non per particolari "eredità politiche familiari", ma proprio perchè la vita della mia famiglia è costellata da questioni politiche irrisolte: quelle che ancora oggi impediscono al nostro Paese di dirsi pienamente civile. Prima istantanea: mio nonno, Mirko, nato a fine anni '20, tornato dalla guerra a piedi con solo i vestiti e lo spazzolino, oramai magro come un chiodo dopo mesi di prigionia in Jugoslavia, che è tornato ad essere magro come un chiodo, su quella poltrona dove un cancro lo ha inchiodato dopo anni di lavoro alla Montedison di Porto Marghera. Anni duri, di sacrifici, che hanno permesso alle sue figlie di non farsi mancare nulla del necessario, anche grazie alla sapiente regia contabile della nonna, e poi di studiare e farsi una vita, nonostante i loro genitori fossero un operaio chimico e una segretaria. Il lavoro a cui dedicato tanti anni lo ha ripagato uccidendolo, dopo una lenta agonia conclusasi nel 1992: calpestate le più basilari norme di sicurezza, trincerandosi dietro la maschera del “Non sapevamo fosse pericoloso”. Seconda istantanea: mia madre, che da dopo il divorzio con mio padre si butta sul mercato del lavoro, prima con soddisfazione, poi sempre più nel grigiore, 10 ore di lavoro al giorno, anche se non si sta a catena tolgono la voglia di sognare. Una vita di sacrifici anche la sua, per assicurare a me e mio fratello la possibilità di crescere, vivere, sperimentare e anche di permetterci qualche lusso. Stress, caos, scene degne di Kafka che vanno avanti ancora oggi. Non sono stati mia madre e mio nonno a farmi appassionare alla politica, ma sono stati loro a darmi il senso di cosa la politica debba fare: potrà sembrare una frase fatta, ma la politica non è solo fare carriera, o almeno non dovrebbe esserlo. La politica è un'arte, l'arte nobile e fondamentale del buongoverno, dell'amministrazione sulle cose, della fornitura di servizi ai cittadini, l'arte del rendere possibile qualcosa che oggi non possiamo permetterci, ma che con un sacrificio comune potremo raggiungere. PERCHE' SOCIALISTA ? Perchè nel nostro Paese, oramai privo di identità e di speranze, c'è un grande bisogno di riscoprire quei valori che alla fine del dicianovvesimo secolo spinsero in piazza milioni di Donne e Uomini, per “fare la Rivoluzione”. Ma al di là dei proclami roboanti, e delle ardite elaborazioni dei filosofi, l'obiettivo da raggiungere era chiaro e concreto: un posto di lavoro dignitoso, poter guardare in faccia il padrone e chiedergli un aumento senza essere licenziato, acqua, luce e riscaldamento, protezione per il lavoro di donne e bambini, fabbriche più salubri e meno simili a gironi danteschi, scuola gratuita per tutti, una politica estera di pace che non spedisse “i nostri ragazzi” a morire per “scatoloni di sabbia”. Ne abbiamo fatta di strada, da allora. Il vecchio proletariato non esiste più, anche i più male in arnese nella nostra società oramai hanno il telefonino. Ma su tante cose, non ci siamo proprio mossi, e su tante altre ancora siamo decisamente tornati indietro. PERCHE' ALLEANZA RIFORMISTA, PERCHE' GIANMARIO SPACCA. Le Marche, fino ad ora, hanno rappresentato un'isola felice in un mare di precarietà e privatizzazioni, ma alla fine la Grande Crisi è arrivata anche qui, e oggi il nostro modello di vita è messo a repentaglio. Già, ma da cosa ? Sostiene Pereira siano stati i cinesi. Sostiene Pereira siano stati gli operai marocchini che ci rubano il lavoro. Sostiene Pereira che sia colpa di chi ha governato la Regione, dimenticandosi che fino a 15 anni fa le attuali leadeship di maggioranza e opposizione erano nello stesso partito. Io, di mio, la penso diversamente: penso che oggi, effettivamente, le Marche siano la Regione in cui si vive meglio di questo nostro Paese. Ma penso anche che, per quello che abbiamo ottenuto, siamo diventati “compiacenti”. Ci siamo adagiati sui compromessi e sulle spartizioni di potere, e abbiamo scommesso sulla resistenza di un modello economico datato perchè ci assicurava pace e tranquillità, pazienza il clientelismo e pazienza la stagnazione culturale, stiamo bene. E ora, che ci siamo bruscamente risvegliati, abbiamo paura di riaddormentarci, perchè non sappiamo se troveremo un altro sogno o solo un brutto incubo senza fine. E' questo il senso della lista Alleanza Riformista: ricordarci che, per quanto possiamo star bene, le frontiere del disagio, della povertà e dell'esclusione si sono spostate in avanti con noi. Che per quanto siamo progrediti, non possiamo cullarci indefinitiamente sugli allori. E che solo insieme potremo uscire da questo tunnel. E' questo anche il senso che voglio dare alla mia candidatura: restituiamo al modello Marche la sua anima a partire da chi ne ha gettato le basi. Ripartiamo dalla solidarietà socialista tra lavoratori, dall'universalismo e dall'europeismo di Mazzini, dal primato cristiano della persona (e lo dico da agnostico anticlericale). Parliamo di reddito di cittadinanza e centralità della formazione per combattere la disoccupazione, di un piano strategico di opere pubbliche e investimenti ecocompatibili per aggredire la crisi. Parliamo di cultura, di difesa della scuola pubblica, di razionalizzazione del nostro sistema universitario. Parliamo della cultura del merito, e della trasparenza della pubblica amministrazione, nel curriculum degli amministratori come nella gestione di appalti e commesse. Parliamo di diritti civili, di integrazione, di Marche come regione della tolleranza e dell'apertura ai Balcani, al Mediterraneo, all'Asia. E, sopratutto, parliamone e combattiamo, insieme. Ciascuno con la sua Storia, ciascuno con le sue speranze, ciascuno di noi con in mano un tassello delle Marche che verranno. Io, purtroppo o per fortuna, non ho grandi mezzi: non potrò fare manifesti 6 metri per 3, e probabilmente neanche 1 metro per 50 centimetri. Ma non per questo ho intenzione di restare in silenzio! Abbiamo Facebook, abbiamo questo blog che mi accingo a inaugurare, manfredimangano.splinder.com, abbiamo il caro vecchio volantinaggio in piazza. Perchè c'è bisogno di Sinistra, in questo Paese e in questa Regione, una Sinistra salda sui suoi principi ma che accetta il dialogo, una Sinistra che parla, parla … ma poi agisce. Una Sinistra del Fare. Fatevi sentire, Facciamoci Sentire !

A presto,


Manfredi Mangano,  

Candidato di Alleanza Riformista – Spacca Presidente,

Circoscrizione di Ancona


mercoledì 17 febbraio 2010

Le Regionali, la Sinistra, il Socialismo

Le Regionali, la Sinistra, il Socialismo
di Giuseppe Giudice 

Sono tra coloro che ritengono che le regionali cambieranno ben poco il quadro politico attuale. Mi pare difficile poter intravedere una rimonta del centrosinistra rispetto alle politiche (e comunque il CS è destinato a perdere alcune delle regioni conquistate 5 anni fa).
Sono anche tra coloro che ritengono che queste elezioni avvengono in uno dei punti più bassi in cui è giunta la politica italiana.
Con un centrodestra che cerca di liberarsi di Berlusconi, non riuscendo a trovare o a mettersi d’accordo su una leadership alternativa; con un centrosinistra che si re-impernia sull’asse PD-IDV (un asse, come abbiamo visto, incapace di mettere in discussione il blocco politico e sociale della destra).
Ne abbiamo già parlato: sull’antiberlusconismo superficiale non si costruisce una alternativa organica alla destra, perché non si mette in discussione il suo blocco sociale (che, a differenza di altri paesi è formato da ampi strati popolari), paradossalmente si rafforza la leadership del plutocrate, perpetuando le caratteristiche di un bipolarismo chiuso che esclude rinnovamento e rigenerazione della classe politica.
Nichi Vendola, certo la sorpresa più piacevole uscita da una sinistra anchilosata, un comunista deliziosamente eterodosso lontanissimo dagli schemi togliattiani e berlingueriani, ha detto una cosa estremamente significativa: la sinistra ha demonizzato Berlusconi, ma al tempo stesso ne ha interiorizzato i comportamenti. Per cui alla fine lo scontro tra berlusconismo ed antiberlusconismo è una sorta di gioco di ruolo che poco ha a che vedere con i contenuti reali della proposta politica. In più il centrosinistra ha fatto propri gli elementi portanti del berlusconismo: personalizzazione esasperata della politica, pragmatismo separato da principi e visioni ideali forti e strutturate, confusione tra propaganda politica e marketing pubblicitario.
Questo antiberlusconismo superficiale (perché non fa i conti con le sue cause) si esprime in una forma moderata (PD) ed in una radicale-urlata o se vogliamo abbaiata (Di Pietro). I termini moderatismo non sono qui usati nel significato tradizionale del linguaggio della sinistra, perché non hanno alcuna attinenza alla maggiore o minore radicalità di un progetto di società alternativo a quello della destra ma solo ad una minore o maggiore intransigenza nella contrapposizione a Berlusconi sul tema della questione morale.
Ma qui è il punto: dove sta la radice dello spaventoso degrado dell’etica politica, di cui Berlusconi è certo un emblema, ma che coinvolge trasversalmente i due schieramenti? Vendola, a Bagnoli, disse giustamente che la radici della nuova questione morale (dieci volte superiore a quella della I Repubblica) è nella “privatizzazione della politica”. Vale a dire nella scomparsa di fatto dei partiti e dei corpi intermedi che garantivano la partecipazione democratica.
Ora , al di là delle diverse opinioni sulla nascita della II Repubblica (se essa fu il frutto esclusivo delle decisioni prese sul veliero Britannia o piuttosto di un processo più complesso) essa ha avuto nel liberismo mercatistico la sua costituzione materiale.
Tale elemento strutturale aveva bisogno non tanto dello stato minimo ma della “politica minima”.
L’eliminazione dei corpi intermedi e l’instaurazione di un rapporto personalistico tra leader ed elettorato (ridotto ad una sorta di “audience”) è la caratteristica di questo peronismo postmoderno di cui Berlusconi e Di Pietro sono le due facce.
La gestione dello stato è affidata alla tecnocrazia ed alla magistratura. Quella della economia ai grossi centri di potere economico e finanziario che hanno usufruito delle privatizzazioni a “costo zero” e dato vita ad un capitalismo finanziario di rapina.
La politica si feudalizza: si occupa sempre più di beghe locali e campanilistiche e sempre meno di progetti politici di rilevanza sistemica (la gestione dello stato e della tecnocrazia e della magistratura). Il PD è tipico risultato della feudalizzazione. Un conglomerato di notabili, feudatari grossi e piccoli con un segretario nazionale che conta poco e nulla.
Il gruppo dirigente (o meglio i burocrati) post-comunista ha grandi responsabilità in tale processo che ha condannato la sinistra.
Non essendosi riuscita a liberare dagli schemi togliattiani (che sono stati la vera camicia di forza della sinistra) ha cercato di applicarli stupidamente anche in un contesto radicalmente diverso da quello in cui il togliattismo è nato (e forse aveva un senso).
Il centrosinistra, insomma l’Ulivo è l’espressione della incapacità della sinistra di assumere la guida dei processi politici ed affidare ai postdemocristiani ad un pezzo del capitalismo e della finanza la propria legittimazione.
Vendola è l’anti-D’Alema (come Lombardi era l’anti-Togliatti): perché sconvolge tale schema.
Avanza l’idea di una sinistra protagonista della ricostruzione del tessuto democratico del paese. Una sinistra che si può anche alleare con il centro ma non si fa guidare dal centro.
Ma proprio per questo è una sinistra che ha bisogno di ricostruire una propria identità, una propria cultura (Vendola dice “un proprio vocabolario”)
Abbiamo visto che la II Repubblica si è fondata nel momento della massima egemonia ideologica del neoliberismo. Oggi ci troviamo nel pieno della crisi del capitalismo: una crisi grave e sistemica di cui non si intravede l’uscita. Solo in Italia non ce se ne rende conto. Perché la televisione e la stampa (anche quella presuntamente progressista) parla d’altro (massaggi di Bertolaso et similia). Ma la gravità della situazione sociale è sulle spalle di milioni di famiglie.
Questa nuova sinistra ha bisogno del socialismo e dei socialisti. La crisi del capitalismo la si può affrontare solo con un forte progetto alternativo di società. Una politica riformatrice ha senso solo se acquisisce dei forti connotati strutturali.
Ma non abbiamo bisogno di “socialisti” qualsiasi. Non abbiamo bisogno di quelli che celebrano il lutto per gli anni 80 (che comunque sono stati una parentesi negativa per il socialismo italiano- pur senza demonizzazioni). Non abbiamo bisogno di piccoli notabili e cacicchi di contrada.
Abbiamo bisogno di socialisti che hanno compreso l’importanza e la centralità di quella tradizione del socialismo riformatore di Lombardi e Santi (che tentò appunto di essere l’alternativa al togliattismo).
Vendola è un grande leader intorno al quale si può ricostruire un soggetto.
Ma un soggetto ha bisogno di un progetto.
In una fase in cui è necessario rifondare a sinistra il socialismo democratico su un progetto di superamento graduale e democratico (che certo presenta fasi intermedie) del capitalismo, il pensiero di Lombardi rappresenta quel sentiero interrotto della sinistra che dobbiamo far riemergere.
Noi della Lega Della Sinistra Socialista ci proponiamo con modestia di dare il nostro contributo in tale direzione molto oltre la scadenza delle regionali e scontando la possibile crisi dei soggetti attuali.
 

PEPPE GIUDICE

sabato 13 febbraio 2010

LA BATTAGLIA SOCIALISTA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il PSI propone l’introduzione del Reddito di Cittadinanza per tutti i cittadini senza lavoro e privi di un reddito sufficiente a condurre una vita dignitosa.
Il Reddito di Cittadinanza è calcolato sulla base all’equivalente mensile del salario minimo, da introdurre per legge.
Hanno diritto al Reddito di Cittadinanza:
- i cittadini di ogni fascia di età, perché povertà, precariato e disoccupazione non colpiscono soltanto i giovani, ma anche persone adulte, disoccupati over 50, genitori single, cittadini senza reddito e privi del sostegno di una famiglia.
- ogni tipo di disoccupati, perchè cessino le discriminazioni tra chi appartiene a settori già tutelati e coloro che sono invece  lavoratori precari, cittadini emarginati dal mondo del lavoro, privi di qualsiasi tutela.
Il Reddito di Cittadinanza è una misura:
- finanziabile ricorrendo alla fiscalità generale e razionalizzando in un unico fondo risorse oggi frammentate, comprese quelle finalizzate a sostenere la Cassa integrazione guadagni per i lavoratori dell’industria o l'indennità per i braccianti agricoli.
- modulabile, tenendo presente le diverse situazioni di bisogno, quali figli a carico e costi di abitazione, secondo i modelli di welfare europeo più avanzati.
Chi percepisce il Reddito di Cittadinanza è sottoposto a verifica periodica e condizionato alla partecipazione a programmi di formazione o avvio al lavoro.

venerdì 12 febbraio 2010

Il messaggio del compagno Vendola, ed il congresso del Partito Socialista Italiano.

Il messaggio del compagno Vendola, ed il congresso del Partito Socialista Italiano.
di Franco Bartolomei*

12/02/2009 - Il Convegno Nazionale del 1° Febbraio dei SOCIALISTI e delle ASSOCIAZIONI SOCIALISTE firmatarie della dichiarazione del 20/12/2009 ha ribadito con decisione la validità del Progetto Costituente di una nuova forza della SINISTRA,’ segnando l’apertura di una fase nuova nel dibattito sul futuro dei rapporti tra il Partito Socialista e le altre forze politiche che in Dicembre hanno dato vita a Sinistra Ecologia e Libertà.
I Compagni convenuti a Roma da tutta Italia hanno infatti ribadito le ragioni politiche della conferma dell’ impegno del PARTITO SOCIALISTA nella costruzione di una nuova forza della Sinistra , definita nel suo disegno fondativo al momento della costituzione nel Luglio scorso di SINISTRA E LIBERTA’, avviando un lavoro di ridefinizione della identità e dei contenuti di un nuovo progetto riformatore dei Socialisti sul quale affrontare e definire le fasi successive di un processo costituente , tuttora correttamente mantenuto aperto, come richiesto, dalle altre forze partecipanti nella loro assemblea del 19 e 20 Dicembre . In attuazione di questa impostazione politica a conclusione dei lavori è stato nominato un comitato promotore nazionale di 100 compagni, provenienti da tutte le realtà territoriali del Partito e dalle associazioni Socialiste, con il compito di strutturare organizzativamente una Lega nazionale dei Socialisti, che riunisca tutti i compagni sostenitori di questo nuovo progetto politico, e lavorare, sulla base dei contenuti e delle analisi sviluppate nel dibattito , alla preparazione di una mozione per il Congresso Nazionale del PSI che immediatamente dopo le elezioni regionali ,come stabilito, dovra’ definitivamente decidere sulla partecipazione o meno dei Socialisti alla costruzione del nuovo Partito. Ai compagni riuniti è giunto un cordiale messaggio di saluto e di ringraziamento del compagno Vendola che è successivamente è divenuto oggetto di una forte strumentalizzazione politica della segreteria del partito diretta a far definitivamente saltare i fili di un dialogo politico nuovamente riannodato. Il Segretario del Partito Socialista nell’intento, legittimo, di contrastare l’opinione dei compagni che intendono rilanciare il progetto costituente originario di SINISTRA e LIBERTA’ , e sicuramente preoccupato di mascherare quello che si va sempre più palesando come un autentico disastro politico del Partito alle elezioni regionali, si è inoltrato, sbagliando, in considerazioni polemiche sul messaggio inviato da Vendola , omettendo, è da presumere deliberatamente, di valutare la notevole sostanza positiva del contenuto politico di quello scritto. Il messaggio nel rivolgere un naturale invito a partecipare alla costruzione della nuova forza della Sinistra ai SOCIALISTI che hanno deciso di sostenerlo alle primarie della Puglia contro l’allineamento della segreteria nazionale del partito alle indicazioni di voto di D’Alema, contiene una nettissima affermazione della specifica rilevanza storica e politica del SOCIALISMO ITALIANO quale apporto fondamentale del progetto di SeL, assolutamente nuova nei suoi contenuti e nelle sue implicazioni nella dialettica politica della Sinistra italiana successiva al 93’. Siamo lontani anni luce dal generico, ipocrita, e strumentale richiamo, tipico della Sinistra ufficiale della II repubblica , all’ esperienza del Socialismo Europeo, richiamata esclusivamente in contrapposizione al percorso politico di governo del PSI, schiaffeggiata in faccia ai Socialisti Italiani quale sorta di fulgido archetipo da loro miseramente tradito . Un richiamo del genere ,rimasto del resto privo di qualsiasi successiva concreta conseguenza sulla cultura di governo dell’ULIVO, è stato sbandierato, peraltro molto maldestramente ,quale possibile fonte di legittimazione di una sinistra di governo post- comunista , prima prodiana, ed oggi riunificata attorno all’asse PD- IDV, molto debole culturalmente, del tutto priva di identità riformatrice , e ,quel che è peggio, costantemente prigioniera della necessità impellente di ricorrere sistematicamente a legittimazioni di poteri esterni al proprio schieramento sociale di riferimento, acquisite attraverso una sostanziale omogeneità delle politiche di governo da essa espresse al modello neo- liberista sul quale è stata ridefinita la costituzione materiale del paese all’interno del nuovo involucro istituzionale della II Repubblica. Il messaggio di Vendola ai compagni della Sinistra Socialista affronta finalmente con chiarezza, in modo a nostro parere assolutamente soddisfacente, questo punto chiave irrisolto del rapporto tra i Socialisti ed il resto della Sinistra Italiana riguardante il giudizio sulla valenza del ruolo svolto dal Socialismo italiano nella storia politica e sociale del paese, intimamente connesso alla conseguente corretta lettura della reale natura politica dei processi avviati nel paese con la distruzione delle rappresentanze politiche della I Repubblica. Tale riconoscimento del patrimonio politico e culturale del Socialismo italiano , anche, e forse soprattutto, nella sua concreta lunga esperienza di governo della societa’italiana, procede infatti di pari passo con la condivisione della nostra riflessione sullo smantellamento del compromesso democratico e sociale costruito tra le grandi forze popolari costituzionali ( DC- PSI-PCI) per il tramite della sintesi attuativa dei governi del Centro-Sinistra (64/92) progressivamente portato a compimento ,a partire dal periodo 92/94 , anche con il consenso delle nuove rappresentanze della sinistra di governo. La corretta valutazione della rilevanza del Riformismo Socialista nella precedente costruzione democratica del paese si innesta quindi su una profonda e contemporanea critica della successiva involuzione democratica della nostra società , generata dalla ridefinizione su un terreno neo-liberista dell’insieme dei rapporti sociali e produttivi, accompagnata dalla drastica marginalizzazione della capacità di governo reale dei processi economici e finanziari da parte del sistema politico, parallela alla perdita di sovranità degli stati a fronte dei processi di globalizzazione finanziaria e monetaria, e caratterizzata dallo stravolgimento e dalla successiva omogeneizzazione alle logiche di mercato dei modelli culturali collettivi. Dalla crisi verticale di questo modello economico, emersa prepotentemente nell’ultimo biennio a livello globale, nasce quindi la necessità a Sinistra di un progetto di riforma complessiva del modello di sviluppo delle società sviluppate di fronte all’esaurimento delle loro prospettive di crescita, i cui cardini di riferimento risiedono in un processo di rifondazione del Socialismo e della Sinistra che parte innanzitutto dal pieno recupero della originaria concezione strutturale del Riformismo Socialista Italiano ed Europeo. Su queste basi politiche , che trovano finalmente piena conferma nel caloroso messaggio del compagno Vendola al nostro convegno del 1° febbraio, tutti i SOCIALISTI hanno il dovere verso la propria storia ed i propri valori di valutare serenamente questo nuovo grande progetto di rinascita della Sinistra costituito da SINISTRA E LIBERTA’, nel quale il Socialismo Italiano può serenamente investire la propria volontà di riaffermare le ragioni della centralita’ politica .dei suoi valori e della sua cultura. Su queste basi misureremo tutti la nostra autentica lealta’ nei confronti del Partito, a partire dal suo Segretario Nazionale, il quale ne ha dato finora ben scarsa prova arrivando a giustificare la assenza di liste Socialiste in regioni fondamentali in cambio della garanzia di posizioni amministrative individuali da parte del PD, invertendo di colpo la linea politica del Partito in pieno spregio dei deliberati degli organi di Partito che indicavano SINISTRA e LIBERTA’ come l’indirizzo politico su cui impegnare le energie dei SOCIALISTI.. Ma di questo parleremo al congresso , e dal modo in cui questo si svolgera’, e dai suoi risultati politici, trarremo le nostre conseguenze.


*Direzione Nazionale del Partito Socialista Italiano.
*Segretario Nazionale della Associazione SOCIALISMOeSINISTRA.

SE IL PSI AVESSE ASCOLTATO LOMBARDI.....

A pochi giorni dalla scomparsa del compianto compagno Antonio Giolitti, pubblico un suo articolo scritto in memoria di Riccardo Lombardi.
                              Riccardo Morelli                        
SE IL PSI AVESSE ASCOLTATO LOMBARDI.....

UBIQUITA' e isolamento sembrano due caratteristiche coesistenti, e apparentemente contraddittorie, nella personalità politica di Riccardo Lombardi. La sua presenza di militante, di leader, di interlocutore, è stata attiva e costante su tutto l' arco della sinistra, come dirigente del Partito d' Azione e poi del Psi, come ascoltatore attento, osservatore penetrante e critico acuto del Pci e di gruppi e individui fuori dei partiti. Instancabile e spesso implacabile. E tuttavia isolato, nonostante le amicizie profonde e durature che aveva saputo suscitare e coltivare (tra le quali credo di poter annoverare, con commozione, anche la mia). Isolato perchè eretico e indocile riguardo alle liturgie e alle servitù imposte dai riti partitici (sempre insofferente, ricordo, di quelle che egli chiamava le "litanie" sciorinate dai microfoni); ma soprattutto, direi, perchè refrattario a quella sorta di sciovinismo di partito che è andato imperversando da quando - come ha osservato recentemente Asor Rosa su queste colonne - ogni partito pensa anzitutto ai fatti propri, "ognuno per sè, e tutti contro tutti... neanche l'ombra di un cosiddetto interesse generale":
neppure - aggiungo io - quella di un interesse generale della sinistra, che era invece la motivazione permanente e profonda dell' impegno politico di Riccardo Lombardi. Era quello per lui il pensiero dominante e il criterio guida, in funzione dell' alternativa e perciò della capacità di governo della sinistra. Una endiade, questa, inscindibile: vana l' idea dell' alternativa se non associata a capacità di governo; vana questa se non al servizio dell' alternativa di sinistra come componente essenziale dell' ingranaggio democratico. Dunque, capacità di governo da valere e da verificarsi in rapporto agli obiettivi di riforma; perciò ci volevano - come egli amava dire - Nsocialisti ministri e non Nministri socialisti. Tre momenti della sua lunga e tormentata vicenda politica mi sembrano significativi rispetto a quanto ho appena annotato.
ALL' INIZIO degli anni 60 Lombardi intraprese insieme con un piccolo gruppo, del quale io mi trovai a far parte, un lavoro estremamente intenso, direi quasi accanito, di preparazione alla partecipazione di "socialisti ministri" al governo di centro-sinistra: analisi di problemi, elaborazione programmatica di obiettivi, priorità, linee di azione. Era un primo tentativo di riformismo operante e non vociferante. Il centro-sinistra doveva esser messo alla prova oltre che come formula politica (secondo la massima della "politique d' abord" cara a Pietro Nenni) anche come terreno di sperimentazione della capacità di governo di un partito socialista che tale prova intendeva affrontare non solo per se stesso ma per tutta la sinistra (di proposito evito di scrivere "in rappresentanza" di tutta la sinistra, perchè posta in questi termini la pretesa sarebbe stata eccessiva). Per questo insistemmo tanto nel rifiuto della cosiddetta "delimitazione della maggioranza", e cioè della formula morotea che significava rigetto pregiudiziale dei voti comunisti anche se aggiuntivi a quelli di una maggioranza autosufficiente. Per questo non approvammo, nella famigerata "notte di San Gregorio", un programma di governo che ci sembrava fragile e sdrucciolevole per le sue reticenze e ambiguità. Grazie a questa gravidanza difficile il primo centro-sinistra nacque come esperimento che poteva e doveva essere interessante per tutta la sinistra: ma il Pci non volle e non seppe comprendere il significato e le possibilità di quella audacia lombardiana. Da allora Riccardo Lombardi assunse la leadership di un gruppo che andò via via prendendo distanze sempre maggiori dalla coalizione di governo e quindi dalla maggioranza del partito.
La differenziazione si accentuò, fino a diventare opposizione, di fronte alla progettata unificazione tra Psi e Psdi. Opponevamo a quella operazione tre obiezioni fondamentali. Si presentava come un accordo tra i vertici, arrogante nei confronti della manifesta indifferenza e diffidenza della base, da realizzarsi in termini di "fifty-fifty", con la conseguenza, chiaramente prevaricante, di spostare sensibilmente verso il centro la collocazione del partito socialista. Altra conseguenza, e seconda obiezione, era l' irresistibile scivolamento del partito socialista sul versante della coalizione di governo con la Dc in posizione subalterna e irreversibile, che significava rinuncia a esercitare un ruolo nella sinistra per l' alternativa. La terza e non minore obiezione risaliva alla differenza, ormai incolmabile, nella concezione stessa del socialismo, nel modo d' intendere e di mettere in pratica la ragion d' essere di un partito socialista. Negli ultimi anni l'ubiquità di Lombardi nel dialogo con tutte le componenti della sinistra è stata particolarmente feconda, ma al tempo stesso si è accentuato, all' interno del Psi, il suo isolamento, in seguito al dissolvimento della cosiddetta corrente di sinistra nella unanimità intorno al nuovo leader. Volatilizzato ogni dissenso e spento ogni dibattito, era rimasta, isolata ma non smorzata, la voce stimolatrice, critica e se necessario fustigatrice di Riccardo Lombardi. Certo, la scelta più chiaramente e nettamente autonomista che dalla fine del 1976 ha caratterizzato la linea politica del Psi era condivisa da Lombardi. Ribadiva la scelta occidentale e riformista. Offriva una prospettiva di rinnovamento e di rilancio per tutta la sinistra. Potevano derivarne, nelle condizioni concrete della politica italiana, due linee di azione per il Psi: si poteva spendere l'autonomia per acquistare maggior peso in un rapporto di alleanza con la Dc, da equilibrare mediante un rapporto più stretto con i partiti "laici", e dare così al paese una garanzia di stabilità democratica, di moderato riformismo, di una capacità di governo coerente con obiettivi di lungo periodo; oppure si poteva esplicitamente e lealmente, facendo prendere atto dei vincoli imposti dal ruolo storico del partito socialista e dalla peculiarità della situazione politica italiana (bipolarismo incombente), perseguire una "doppia linea", cioè una strategia di lungo periodo mirante all' alternativa democratica di sinistra e di medio periodo derivante dalla responsabilità di assicurare al paese un governo democratico hic et nunc. E' questa, per così dire, l' ambiguità oggettiva imposta al partito socialista dall' ambiguità storica di un partito comunista permanentemente alla ricerca di una terza via tra una esecrata socialdemocrazia e un inaccettabile socialismo reale: la necessità, cioè, e quindi l' ambiguità, di assumersi la propria parte di responsabilità di fronte al problema della "governabilità" del paese e al tempo stesso di perseguire e promuovere la maturazione e la legittimazione dell' intera sinistra come alternativa di governo pienamente credibile e praticabile. Si trattava di fare di necessità virtù, rifiutandosi di accettare come dilemma cornuto o un regime di "compromesso storico" o un regime "pentapartitico".
Mi sembra che il massimo di virtù, per il partito socialista, debba consistere in una politica tendente a rendere il paese governabile e ben governato oggi, senza compromettere l' alternativa e cioè la governabilità domani in condizioni non più di emergenza ma di normalità democratica. Di fatto il Psi ha imboccato un' altra strada, che ha perlomeno il vantaggio di essere più corta, dato che va da piazza Augusto Imperatore a Palazzo Chigi. L' alternanza sostituisce l' alternativa. Grazie all' assonanza, la variante è quasi impercettibile: appena due sillabe. Si tratta, invece, di un capovolgimento di strategia. Riccardo l'aveva ben visto. Tutto l'impegno è portato sulla capacità di governo, hic et nunc. L' alternanza è una scommessa sulla capacità del Psi di fornire una guida efficiente al governo del paese, in coalizione con una Dc la quale in rapporti di forza sta al Psi pressappoco come 3 sta a 1. Non si tratta, evidentemente, di alternare al governo un indirizzo democristiano e un indirizzo socialista: al contrario, perchè l' alternanza sia accettata occorre che sia predeterminato un indirizzo univoco e invariabile, per esempio con un "patto di legislatura". Di qui è facile e quasi ineluttabile scivolare in una situazione in cui l' alternanza diventa la premessa o il coronamento di un assetto spartitorio a tutti i livelli, di una sistematica e consensuale prevaricazione dei partiti sulle istituzioni, con tutte le occasioni di corruzione e concussione che ne derivano. Condizione necessaria, sebbene non sufficiente, per evitare tale degradazione, è un preciso e concreto programma di azione governativa, con le sue priorità, i suoi obiettivi e i suoi strumenti. Nell' ambito di tale programma il Psi, come membro di una coalizione, dovrebbe stabilire in quali settori (e perciò in quali ministeri) intende concentrare il proprio impegno, anche al fine di qualificare in modo visibile la propria partecipazione al governo. In funzione di tale impegno dovrebbe essere selezionato e preparato il personale di governo, cioè, in concreto, una squadra di ministri e sottosegretari sui quali il partito fa affidamento; e, per sostenerli, bisogna creare o potenziare gli strumenti di elaborazione politica nell' ambito del partito e gli strumenti d' informazione o di partecipazione reciproca tra partito e opinione pubblica. O ci si attende tutto da un potere carismatico emanante da Palazzo Chigi? La domanda non è temeraria. La troviamo esplicitamente formulata anche nella rivista mensile del Psi. Nell' editoriale del numero 6/7 di N.Mondoperaio Federico Coen scrive che "era prevedibile che la presidenza socialista abbinata con la segreteria del partito avrebbe portato all' azzeramento di quest' ultimo, come puntualmente è accaduto... E poichè un partito azzerato nei suoi organi direttivi non è riformabile... la parola d' ordine dell' autoriforma si è ridotta a un puro slogan... La Dc non può pretendere che i socialisti si rinchiudano nel pentapartito come in una gabbia. La ricerca di un orizzonte strategico di più ampio respiro in cui collocare la prospettiva riformista non è un delitto di lesa coalizione, è un dovere elementare per un partito socialista che si rispetti". Nel suo ultimo discorso pronunciato il 29 giugno Riccardo Lombardi lanciava lo stesso segnale d' allarme: "Il Psi rischia di diventare un partito che non ha più ragione di vita". Meglio che con i necrologi, la sua memoria va onorata raccogliendo quel suo avvertimento. -

giovedì 11 febbraio 2010

Giorgio Ruffolo ricorda "Antonio Giolitti"

Antonio Giolitti, i sorci e le riforme


di Giorgio Ruffolo

Il manifesto 9 febbraio 2010 - Sono stato legato ad Antonio Giolitti da una lunga fraterna amicizia. Ricordo ancora con emozione il giorno che lessi una sua recensione di un mio articolo sulla disoccupazione pubblicato su Moneta e Credito, ero un giovanotto, e ne fui molto fiero. Cominciò così, a partire da un successivo incontro alla Casa Einaudi, dove lui lavorava, e poi nel partito socialista dove lui era entrato dopo i fatti d'Ungheria, nella corrente della sinistra nella quale i «giolittiani» costituivano un gruppo particolare, si chiamava Impegno Socialista, tra il 2 e il 4 per cento degli iscritti al partito: più 2 che 4, se ricordo bene. E poi nell'esperienza di programmazione. Anni di impegno vero, tormentato ed esaltante al tempo stesso. Anni di grandi riforme, lo si può dire oggi che di riformismo non si fa che parlare, allora non se ne poteva neppure parlare, a sinistra, perché il riformismo era considerato poco meno di un cedimento al nemico, si doveva dire, per carità: riformatori, non riformisti. Però le riforme, in quella stagione di centro sinistra, si fecero davvero. In quegli anni cambiò la scuola, cambiò il sistema pensionistico, si introdusse il sistema sanitario, si fece lo statuto dei lavoratori, si completò la grande rete autostradale, si costituirono le regioni. Gli uffici della programmazione si installarono in un grande corridoio dove enormi sorci inseguivano timidi gattini. Era il tentativo di inserire una strategia di progresso sociale e di equilibrio territoriale in uno sviluppo economico poderoso ma tumultuoso disordinato, iniquo. Erano sogni? Forse: diventarono incubi, quando le contraddizioni che si erano inserite nel contesto politico italiano, non corrette da una politica di programma, esplosero, in una congiuntura sempre più difficile. La sinistra, che è immemore, dovrebbe riflettere su quella esperienza: e soprattutto su quale dovrebbe essere il contributo di una cultura aggiornata a una progettazione politica che oggi brilla per assenza. Giolitti era il rappresentante di una classe politica di cui si sono molto affievolite le tracce: quando politica e cultura diventavano parte di un solo messaggio. Con lui si poteva parlare di politica, naturalmente: ma anche di musica, della quale era particolarmente esperto, e di arte e di letteratura, e ci si poteva divertire scherzando, lasciandosi guidare dal suo stile ironico e arguto. In compenso, non ricordo di avergli sentito raccontare una sola barzelletta. Egli resterà con me e per me, per il resto della mia vita, un modello di professione politica, nel senso weberiano, non del mestiere, ma della vocazione; prima che quella vocazione si identificasse, in modo così desolante, con il nudo potere, con il denaro, con la volgarità.


mercoledì 10 febbraio 2010

L'elettorato socialista non esiste !

L'elettorato socialista non esiste !


di Pier Luigi Camagni

L'altro giorno, mi sono trovato nella posta, proveniente dalla mailing-list molto frequente e diffusa di un amico, un considerazione su dove sia finito il voto socialista.

Nella sua dotta analisi Walter Marossi, confrontando il voto in termini assoluti della lista PSI nel 1990, e in quelle successive delle liste più o meno di ispirazione socialista, e del totale dell'elettorato in Lombardia nelle stesse tornate elettorali, giunge alla conclusione che 2/3 dell'elettorato socialista sarebbe, udite udite, finito nel centro-destra.
A parte la non novità di tale affermazione - l'hanno detto in molti, in particolare nel centro-destra, per porsi come eredi della tradizione socialista e, se possibile, ancora di più far man bassa nel suo possibile elettorato - come quella che nel governo Berlusconi vi sarebbero più ministri socialisti che nello stesso governo Craxi - anche questa tutta da dimostrare, visto che non mi sembra che basti dire che qualche ministro o qualche esponente del PdL, per il semplice fatto di aver avuto in tasca una tessera PSI, sia ipso facto ANCORA SOCIALISTA - mi sembra che sia errata. Ed è errata perchè si basa sulla assunzione di fondo che esiste o sia esistito un elettorato socialista. Non esiste l'elettorato socialista, così come non esiste l'elettorato cattolico e, almeno in parte, quello comunista o anche quello fascista o post-fascista; e la dimostrazione che non esiste sta proprio nei dati elettorali e nei cambiamenti avvenuti nella società ben prima dei fatti che portarono alla fine della cosiddetta prima repubblica. Da tempo non esiste - o è, comunque, molto ridotto - un elettorato ideologico, che vota qualsiasi cosa basta che si esponga un simbolo (sia esso una rosa, un garofano o una falce e martello) o ci si fregi di una denominazione; esiste, quello sì, un elettorato identitario, ma sull'identità, tutta la sinistra, italiana ed europea, è ben lontana dal lavoro svolto dalle destre. Questo perchè, diversamente dalle ideologie, l'identità implica una chiarezza di idee che a sinistra si fatica a trovare.
All'indomani del voto sardo e abruzzese del 2009, Marc Lazar (politologo docente a Sciences Po di Parigi e alla Luiss di Roma), su L'Espresso, individuava in 5 punti la crisi della sinistra italiana:
  1. Leadership: «La gente ha faticato a comprendere il perché della guerra Veltroni-D'Alema. È il ritorno del vecchio che oscura il nuovo che si sta costruendo.» Troppi presunti leader in contrasto tra di loro e assenza del nuovo; così, a tuttoggi, se di leader e novità si deve parlare, vedo solo Nichi Vendola.
  2. Strategia: «Il PD non è uscito dal dilemma se fare un'opposizione dura come vuole Di Pietro o responsabile. E così perde di volta in volta l'elettorato radicale o quello moderato.» E, in questo senso, la risposta in tutta Europa, tranne che in Italia, è stata la riscopertà da parte dei partiti socialisti e socialdemocratici della propria identità di SINISTRA (l'ha fatto l'SPD, l'ha fatto il Partito Socialista Francese ed anche il Labour di Gordon Brown.
  3. Alleanze: «Non ha sciolto il dubbio se guardare alla sua sinistra o al centro.» E l'errore continua nel PD, anche con la segreteria Bersani, si vedano le vicende che hanno portato alle primarie in Puglia e all'alleanza con l'UDC.
  4. Sociologia dell'elettorato: «Votano il PD le persone che sceglievano il PCI un tempo, del centro Italia, legate a categorie precise del settore pubblico, istruite, che abitano nelle grandi città, hanno più di 50 anni e non vanno a messa.» E' una affermazione che vale anche per i socialisti, occorre recuperare il contatto con i ceti popolari che, come magari al Nord, si sentono non presidiati e si abbandonano a tentazioni leghiste. In tal senso, intedevo, quando dicevo che non esiste un elettorato socialista, ma esistono, invece, questo sì, tanti potenziali elettori interessati a proproste politiche socialiste (che non sono, come dicevo prima, l'alzare un simbolo o una denominazione). Con un'avvertenza però, e cioè che i tempi sono cambiati e quel ceto medio che una volta votava socialista perchè, già allora, conquistato dalle politiche socialiste (non dalla ideologia socialista), si va sempre più assottigliando, con un indice di disparità economica che, in Italia, è tra i più alti d'Europa e dell'area OCSE, e dove la crisi finanziaria prima e le politiche ultra-liberiste del governo di centro destra (che liberali non sono, nonostante Belusconi rivendichi anche questa tradizione insieme a quella socialista, favorendo banche e multinazionali) ha messo ancora più in ginocchio.
  5. Identità: «Cosa è il PD? Farà parte o no del Partito Socialista Europeo? Che tipo di narrazione fa se davanti ha una destra che gioca molto sulle emozioni e sui sentimenti? Narrare non significa far sognare, ma scegliere la mobilitazione che si vuole suscitare.» Questo quinto punto rappresenta un po' la somma di tutti i precedenti e ci sta a dire che, mentre il centro-destra ha fortemente rafforzato la propria identità (leadership di Berlusconi, comune appartenenza al Partito Popolare Europeo, politiche che impegnano la pancia di quell'elettorato, ecc.), la sinistra, e i socialisti in essa, ha ancora molto da fare.
Non occorre inseguire, quindi, un elettorato socialista che non esiste, ma fare CHIARAMENTE proposte politiche SOCIALISTE E DI SINISTRA che possano trovare consenso nell'elettorato, anche in quello che in questo momento non vota o vota al centro o, adirittura, a destra.
Del resto, lo stesso dato elettorale europeo di SEL lo aveva confermato, laddove, pur con un programma decisamente minimo, aveva trovato in quel milione di voti conseguiti ben il 60% rappresentato da elettori che non era dei partiti e movimenti che a SEL avevano dato vita,
ma che si erano ritrovati in una nuova proposta di sinistra, laica, socialista ed ecologista.



Il Veltroni “azionista”

Il Veltroni “azionista”


di Emanuele Macaluso - leragioni.it

Sulle ragioni per cui dopo il 1989 la sinistra italiana non ha avuto più un ruolo autonomo, con un partito che avesse una sua identità, sono stati scritti libri e tanti articoli. A volte, però, basta leggere un articolo, una frase di un esponente di quel gruppo dirigente che con Occhetto guidò l’ultimo Pci, la svolta, il Pds, i Ds e infine il Pd per capire che le cose non potevano andare diversamente. Oggi, 9 febbraio, Repubblica pubblica un lungo articolo di Walter Veltroni, il quale riscopre il Partito d’Azione e i valori che esso espresse che sarebbero di grande attualità. E si rammarica del fatto che non siano stati posti al centro dell’agire politico. Ora, Veltroni non è un giornalista, un “opinionista” (orrendo neologismo), è stato per 25 anni nei centri di guida politica della sinistra, è stato segretario del Pds e segretario del Pd, sedi dalle quali poteva imprimere una svolta “azionista”. L’idea, che c’è anche nel lungo testo di Repubblica, che poteva fare il Partito d’Azione mettendo insieme Ds e Margherita, con Rutelli, Binetti, Fioroni e alleandosi con Di Pietro, fa ridere.

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