giovedì 13 agosto 2009

LO STATUTO DEI LAVORI,
I LAVORI IN UN NUOVO STATUTO


Il “terzo popolo” non ha diritti nel mondo del lavoro, vive una professione precaria, senza certezze e senza voce nel sindacato. Sinistra e Libertà deve ripartire da loro, dai quasi 5 milioni di precari, per ridargli i diritti fondamentali.

di Riccardo Nencini*

13/08/2009 - E’ al terzo popolo che la Sinistra Riformista deve guardare, ed all’intreccio tra diritti sociali e diritti civili.

Battere dunque strade diverse da quelle tradizionali, rese marginali ed inefficaci dai mutamenti profondi della società italiana nella domanda, nell’offerta e nell’organizzazione del lavoro.

Il terzo popolo è figlio della societa’ della conoscenza, il mondo nel quale viviamo da almeno un quindicennio, nella penisola ed altrove. Il terziario al posto dell’industria, scrivono i sociologi. L’individuo al posto della massa. Emerson che spodesta Marx.

Il terzo popolo si muove senza diritti nel mondo del lavoro, ha una professione precaria e quasi sempre un titolo di studio in tasca. Esce dalla famiglia di provenienza attorno ai trent’anni (mix uomo/donna), si lega più tardi in unioni stabili ma dà vita ad una diversa forma di famiglia (diversa rispetto a quella tradizionale naturalmente), non ha certezze, non ha sicurezza, non ha tutele, non ha voce nel sindacato (che lo evita in quanto soggetto atipico destinato a turbare il quieto vivere).

Il terzo popolo sono i nostri figli - almeno 4.500.000 - e sono passioni che se ne vanno. In questa Italia, né ammortizzatori sociali di base né valorizzazione del merito ed investimento su giovani talenti. Un disastro.

La sinistra nuova deve ricominciare da qui, ingaggiando una dura battaglia contro il governo e, se necessario, contro pezzi di sindacato e di certa sinistra che si alimentano di consuetudini, di luoghi comuni, di slogan spazzati via da tempo e da questa generazione.

Sostenere la bontà della flex security, di un salario minimo collegato alla formazione professionale ed alle specializzazioni ( indennità di cittadinanza ) e prevedere una riforma del diritto del lavoro per estendere ai precari almeno i diritti fondamentali studiati e proposti dai giuslavoristi della scuola di Giugni, padre dello Statuto dei Lavoratori, è il minimo che si possa fare. E’ la priorità. Il luogo dove si intersecano i valori della inclusione, della giustizia sociale, della dignità di vita.

Su questo tema Sinistra e Libertà deve impiantare - qui ed ora - una campagna pubblica, una iniziativa di legge popolare consentita dalla nostra Costituzione, e sfidare maggioranza ed opposizioni parlamentari ad inserirla nell’agenda. Prima che l’inverno, con le foglie, si porti via anche affetti e intelligenze.

*Dirigente di Sinistra e Libertà - Segretario Nazinale PS


3 commenti:

  1. RAGAZZI ANDATE AVANTI, QUESTE SONO PAROLE CHE NONSENTIVO DA MOLTO TEMPO.
    SIANO STATI INVASI DA CONSUETUDINI E LUOGHI COMUNI ABATTIAMOLI E DARE BATTAGLIA AD ALCUNI PEZZI DEL SINDACATO CREDO SIA IL PUNTO DI PARTENZA.SONO SEMPRE PIU’ CON VOI, ANDIAMO AVANTI, COMPLIMENTI. AVRETE SUCCESSO E’ UN AUGURIO

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  2. Se la sinistra vuole accreditarsi come vera alternativa di governo, deve ripartire dalla questione del lavoro. GLi italiani sono stati truffati dalla legge Biagi, applicata solo a metà, per la parte che ha fatto comodo agli imprenditori e che ha condannato migliaia di giovani ad un destino di precariato a tempo indeterminato.
    Scuola, lavoro, integrazione, giustizia, equità fiscale e servizi sociali, sono i valori che possono e devono fare la differenza rispetto ad una destra che non ha scrupoli a saccheggiare le risorse dello Stato per puri fini di potere.
    Ma tutto questo, assieme alla valorizzazione di un merito che non sia premiato in quanto fine a sé stesso, ma come fattore innovativo che torna a vantaggio della comunità, non deve portare ad entrare in collisione con il mondo sindacale, ma spingerlo invece a battaglie condotte per l’innovazione e per la condivisione di valori fondamentali sanciti dalla Costituzione, più che per privilegi di categoria.
    Il fronte dell’alternativa deve essere ampio e unico, non può allontanare né la sinistra comunista né le forze sindacali in nome di una sorta di “riformismo” che, se non è ampiamente condiviso e se non incide profondamente nel cambiamento degli assetti sociali vigenti, non sarà credibile, perché assimilato ad una semplice variante di sistema. Lo stesso con cui le destre si sono imposte e fanno la loro politica autoreferenziale.

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  3. Leggete un bellissimo articolo sulla LOTTA dei LAVORATORI della INNSE sul sito http://www.larinoviva.it

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