lunedì 31 agosto 2009

NO ALLA SCELTA CONTRO IL FUTURO


ROBERTO MUSACCHIO spiega l’importanza della campagna contro le scelte nucleariste del governo e per la conversione alla green economy. Il pacchetto clima approvato dall’Europa potrebbe essere un modello di riferimento da cui partire.

di Roberto Musacchio*

31/08/2009 - C’è una campagna che dovremo fare con grande intensità’, ma anche con la dovuta capacità, ed è quella contro le scelte nucleariste del governo. E, aggiungo subito, a favore di una conversione ecologica dell’economia, quella che si chiama l’economia verde, e che può trovare un primo avvio da quel pacchetto clima che l’Europa ha già approvato e reso operante.

I due temi stanno insieme e permettono di dispiegare molteplici connessioni e disegnare un profilo forte della nostra impresa politica.

La scelta nuclearista del governo non e’ estemporanea ma indica una collocazione generale. Una scelta che parla a poteri vecchi ma ancora forti. Che non a caso è andata di pari passo alla contrapposizione proprio con il pacchetto clima europeo e che ha visto Berlusconi sconfitto. Che cerca ora di insinuarsi nella riabilitazione del nucleare in funzione anti serra tentando un gioco di sponda con la Francia, che salta e mina il contesto europeo (come accade anche con Berlusconi che fa da accompagnatore agli accordi turco-russi sul gas). Che propone una concezione dello sviluppo che non tollera critiche di modello. Che è animata da una logica accentratrice ed autoritaria nei processi decisionali.

Una scelta voluta, per ora minoritaria nel contesto europeo e in quello mondiale segnato dalla novità Obama, ma che vuole essere da riferimento a chi considera l’economia verde una boutade o un pericolo per gli assetti di potere dati. E qui veniamo al punto centrale della questione: il futuro dell’economia verde.

La conferenza ONU di Copenhagen è alle porte e sono in pieno svolgimento i lavori formali ed informali di preparazione (per saperne di più consultare il sito del kyoto club). La questione è tutt’altro che tecnica e riguarda relazioni assai complesse tra le economie a fronte di una crisi ambientale strutturale e in piena crisi della globalizzazione. Molti parlano di un cantiere aperto verso il capitalismo verde. Sono sia coloro che auspicano una sopravvivenza del sistema sia chi denuncia i rischi di un mancato cambiamento. Ma è proprio così scontato che l’economia verde diverrà una versione ambientalizzata del capitalismo oppure la dimensione dei problemi, gli intrecci tra crisi economica, sociale ed ambientale della globalizzazione, i nuovi scenari dati dall’emergere delle nuove aree (dalla Cindia all’America Latina), è tale che si profila la necessità di un cambio di paradigma?

Il puzzle dell’accordo per il dopo Kyoto dice che è difficile pensare di reinserire i vecchi tasselli nelle vecchie postazioni per riprodurre il medesimo quadro. E che si è passati da un mosaico a pochi pezzi ad uno assai più complesso. Come si potranno ridurre del 60-80% le emissioni nel mentre si vede che con la “decrescita” del PIL l’inquinamento resta stabile mentre aumentano i disoccupati? Come si recuperano duecento anni di inquinamenti che hanno sedimentati gli attuali gap di sviluppo e tecnologici? La portata delle domande è tale che qualcuno continua a pensare, in continuità con la vecchia America di Bush, che non è il caso di darsi risposte che potrebbero risultare non gradite a chi non vuole cambiare.

E’ a questi che parla la scelta nuclearista di Berlusconi. Ma la partita è aperta, anche grazie a quel pacchetto clima che l’Europa, nonostante la sua crisi di identità e progetto, è riuscita a pensare, difendere ed approvare. Un pacchetto che, a differenza delle troppe genericità del G8, ha cifre e date certe, comprese quelle intermedie.

Sono i tre 20%, di riduzione delle emissioni, di risparmio energetico, di fonti alternative (senza il nucleare)da realizzare entro il 2020 e dunque da cominciare a fare subito. Possono essere l’asse di una opposizione di fondo al governo, capace di indicare anche un’alternativa insieme radicale e concreta.

Le stesse elezioni regionali sono l’occasione per dire no alla scelta nucleare che per altro avviene contro le prerogative delle autonomie e costruire progrmmi regionali fondati sul pacchetto clima.

*ex parlamentare europeo - Movimento per la Sinistra - Sinistra e Libertà


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