martedì 25 agosto 2009

SINISTRA E LIBERTA’: DA CARTELLO ELETTORALE
AD ALLEANZA POLITICA
di Franco D’Alfonso*

25/08/2009 - Il vecchio ed abusato detto dei Blues Brothers , “quando il gioco si fa duro allora i duri cominciano a giocare” sembra essere molto citato e poco praticato dalle nostre parti. Alle prime difficoltà politiche del progetto di SeL, infatti, paiono già affiorare tutti i difetti e gli automatismi che hanno portato a tanti anni di fallimenti. Se ne vedono i sinistri segnali : il rumoreggiare di un confuso “basismo” contrapposto ai gruppi dirigenti per definizione inetti se non venduti e poltronisti, che non “vedono” ed anzi negano che il Partito e la Politica già esistono e gli impediscono di vincere le elezioni come è chiaro debba essere ; lo scrutarsi torvo fra i diversi gruppi dirigenti , con l’affiorare di accuse di perseguire strategie individuali diverse , in probabile accordo con una o l’altra fazione del PD ; la tentazione di tornare alla “purezza” delle origini , peraltro più misteriose delle sorgenti del Nilo , al grido di “chi ci sta ci sta” ; l’avvio, qua e là, della solita fessissima caccia ai potenziali “traditori”. Ma questi sono appunto segnali e non cause di una possibile crisi del progetto SeL, L’ingavinarsi in sterili discussioni sul tasso di affidabilità dei Verdi o del PS e sui relativi congressi ovvero rimestare la minestra dell’unità della “vera e pura” Sinistra vuol dire cercare di eludere, ancora una volta, i problemi di analisi e proposta politica da risolvere . Una seria analisi del voto non lascia dubbi sulla possibilità di nascita di un nuovo partito della sinistra : il fallimento dell’ipotesi veltroniana ( 8,5 milioni di voti contro il 14,5 del Pdl dicono che il PD non vincerà mai le elezioni senza alleanze politiche) unito all’esistenza di 5,5 milioni di voti espressi ( di cui uno verso SeL) sono la prova che esiste una chiara “domanda” di Sinistra diversa dal PD , mentre quello che manca è l’”offerta” che interessi e catalizzi l’attenzione di questa ampia fascia di elettorato. Io credo che sia ancora di grande attualità e necessità la questione della nascita di una nuova formazione politica della sinistra , laica , moderna e coraggiosa , come sempre sono state le formazioni vincenti della sinistra in Europa e nel mondo e credo che in questa nuova formazione, in questo nuovo progetto debbano trovare ruolo e protagonismo le idee e la cultura dei Socialisti come quella degli ambientalisti e di quanti provengono da una tradizione comunista , se si vuole percorrere assieme una via nuova per la sinistra italiana. Una formazione che inevitabilmente si costituisca in soluzione di continuità tanto con tutta la storia partitica dei Socialisti quanto con quella di tutte le altre formazioni politiche odierne, con il suo carico di sentimenti e soprattutto di risentimenti che non possono e non devono essere riproposti . Una formazione che non potrà non essere parte integrante della Sinistra europea, in una dimensione al di fuori della quale non esiste più nemmeno la possibilità di pensare ed agire in politica: e la sinistra europea , con dimensioni , idee e politiche in grado di misurarsi con la realtà di oggi è quella del Partito Socialista Europeo . Non è certo un problema nominalistico (fra l’altro la maggior parte dei partiti aderenti al PSE non si chiama “socialista” ), ma è in gioco la cultura di una sinistra che abbia una visione del mondo e dei problemi quotidiani diversa da quella dei conservatori e che sia in grado di proporre credibili “sogni” e suggestioni politiche non legate al solo carisma di un leader. Pur senza negare la necessità ed a volte l’indispensabilità di un leader, va fatta fruttare la fertilità di un filone culturale e politico che espresse nel secolo scorso una straordinaria generazione di leader nazionali accomunati da uno stesso disegno, da uno stesso metodo che univa personalità diverse operanti in scenari nazionali tra loro molto più diversificati rispetto a quanto non lo siano oggi . Sciogliere i nodi politici prima di ogni altra cosa è indispensabile: una formazione politica di piccole dimensioni non può permettersi di aspirare a tenere assieme un arco lungo di posizioni, ma deve assumerne poche, chiare e nette, senza tirarsi dietro equivoci politici su priorità e prospettive, pagando, ma solo a questa condizione, anche il prezzo di questa chiarezza con la perdita iniziale di parti potenzialmente interessate al progetto . Non fosse altro che per la scarsità di forze e risorse, si impone il dare seguito all’esperienza di SeL delle ultime elezioni europee, passando da una fase di cartello elettorale a quella di alleanza politica. Per fare questo credo che si debba “andare a vedere” la politica, verificare che cosa si pensa sui temi economica, sociali, sulla giustizia e verificare se sia possibile alzare il valore del “minimo comune multiplo” dalla convenienza elettorale e dalle comuni battaglie sulle libertà civili, fino al livello della costituzione di liste elettorali comuni in tutte le realtà ed alla nascita di un nuovo soggetto politico. Ma per fare questo occorre parlare di politica, porre problemi come ha fatto per esempio Lanfranco Turci con un articolo sul sito dei SeL che ha provocato un’accesa e partecipata discussione, partita con insulti sanguinosi e conclusa con richieste di scambio dati ed informazioni. Si tratta di una via difficile, faticosa e senza risultato garantito , ma vale a poco cercare scorciatoie che cozzano sia con il livello di maturazione politica comune, oggettivamente oggi scarsino, sia con le abitudini e gli automatismi delle strutture e dei gruppi dirigenti esistenti o residuali che si trovano nello “spettro” di azione del progetto SeL. E’ chiaro che nulla di nuovo potrà sorgere se tutto basato su difficili accordi fra gruppi dirigenti che vengono da sconfitte seriali ultradecennali, ma non sono convinto che il punto di partenza sia un rogo purificatore , acceso poi non si sa bene da chi . Se occorre accelerare ed approfondire subito il confronto politico , ritengo invece che il percorso organizzativo debba seguire tempi e modalità molto più graduali. In assenza di una definizione politica condivisa della nuova formazione non ha molto senso intimare lo scioglimento a quel poco che oggi esiste e pensare che tutti debbano essere allo stesso livello di maturazione. Ritengo si debba delineare un percorso che sia rispettoso dei tempi che i Verdi o altri, per fare un esempio , hanno ritenuto di doversi dare e permettere l’adesione progressiva a Sinistra e libertà sia nei modi che nei tempi senza strappi o lacerazioni generali o territoriali che possono essere invece evitate con le dovute attenzioni. La mia personale proposta è quella di procedere secondo quello che fu il modello organizzativo (ovviamente non quello politico..) di “Izquierda Unida” in Spagna negli anni ’90 , basato sulla presentazione di Liste regionali coordinate in sede nazionale, costituitesi e consolidatesi in funzione dell’appuntamento elettorale attraverso un meccanismo di “convenzione” che approvò i programmi politici nelle singole Regioni ed il documento politico nazionale, scelse le candidature ed il gruppo dirigente “elettorale” attraverso un’assise cui potevano partecipare qualsiasi potenziale sostenitore , pagando una quota di “iscrizione elettorale” destinata a sostenere la campagna elettorale . E’ un meccanismo apparentemente minimalista , perché finalizzato alla scadenza elettorale immediata , ma che comporta inevitabilmente un grande passo in avanti politico , dal momento che programma e candidature non sono scaturite da contrattazioni e quote fra gruppi e sigle , ma sono stati sanciti da un “congresso elettorale” che ha tratto la sua legittimazione da un’adesione individuale e specifica di migliaia di compagni. Ed è un meccanismo che permette l’adesione differenziata , anche per territorio , alle diverse forze politiche , in funzione di inevitabili problemi politici e di compatibilità momentanea , che come sappiamo esistono e possono essere molto seri nel momento nel quale si cerca di amalgamare storie anche personali ricche di conflitti difficilmente componibili in tempi ristretti . La verifica elettorale, che è poi la verifica politica per eccellenza, dirà se il progetto è incamminato nella giusta direzione , magari ancora sull’esempio di IU che dopo tre verifiche elettorali così costruite, si trasformò in partito unico federale, con lo scioglimento dei diversi componenti come organizzazioni nazionali avvenuto in via per così dire “naturale”. E ricordandoci di quanto disse Albert Einstein ( mica un pirla, come riconoscerebbe anche Mourinho) : “ Solo gli stupidi ripetono gli esperimenti con le stesse modalità e procedure e si aspettano risultati diversi”

*Direzione Nazionale PS

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