lunedì 27 luglio 2009

"I caratteri della crisi ed il compito dei Socialisti"
di Franco Bartolomei*

27/07/2009 - La crisi economica in atto non è esclusivamente finanziaria, né le sue cause sono limitate all'area statunitense da cui si è propagata.
La crisi del modello attuale dei rapporti economici e finanziari è comune a tutto il mondo globalizzato, ed in particolare colpisce le economie dei paesi dell’ occidente sviluppato. Il fenomeno statunitense, che le forze liberiste vorrebbero confinare in un accidente che non mina la validità del modello liberista, è stato solo la manifestazione, inizialmente più appariscente ,di una rottura degli equilibri causata dalla degenerazione finanziaria dei volani della crescita economica mondiale, che rappresenta la vera causa della crisi. In tal senso, il fenomeno statunitense per ragioni specifiche: avere la moneta di riferimento degli scambi mondiali, essere oggetto dei reinvestimenti finanziari dei paesi esportatori negli Usa, avere il deficit pubblico non sottoposto a nessun vincolo di natura sovranazionale, ha esasperato più di altri l'aspetto finanziario del moderno modello della crescita delle economie più sviluppate generando, anche grazie a sviluppo di modelli econometrici non sperimentati, un volume impressionante di titoli a rischio reale di insolvenza (11 volte il PIL mondiale). La necessità di evitare un default generalizzato del Sistema ha così costretto la nuova amministrazione USA ad un intervento di salvataggio, senza precedenti, del sistema bancario e finanziario, realizzato dalla Federal Riserve scaricando sul deficit pubblico tutti i rischi di insolvenza esistenti o latenti nel circuito. Ma il processo degenerativo di partenza su cui si è innestato questo bubbone è stata la contraddizione, di categoria marxiana, propria di tutte le economie più sviluppate degli ultimi 15 anni tra volume desiderato di domanda aggregata, che si vorrebbe far crescere indefinitivamente, e insufficiente massa di redditi (in particolare salariale) che concorrono a sostenere questa domanda aggregata. Contraddizione che il modello di sviluppo economico mondiale affermatosi nell'ultimo ventennio ha allargato a dismisura.attraverso un processo tendenziale di trasferimento di ricchezza verso le classi detentrici dei poteri d’impresa e/o capitale finanziario. a sua volta utilizzato per garantire la redditività dell’investimento finanziario. Questo modello di sviluppo è stato follemente alimentato illudendo le società più sviluppate che la soddisfazione dei bisogni collettivi potesse essere assorbita con la rendita finanziaria diffusa, con la facilitazione del credito al consumo e l'indebitamento di massa, e non con una adeguata e progressiva crescita dei redditi da lavoro dipendente, e una crescita del valore aggiunto generato dalla produzione reale di beni e servizi. Un corretto processo di crescita avrebbe invece dovuto essere perseguito attraverso un reimpiego dei profitti in innovazione, ricerca, investimento produttivo, e sostegno fiscale ad una spesa sociale impiegata a copertura delle necessità derivanti da ristrutturazioni del mercato del lavoro, che reclamate originariamente per esigenze di competitività e produttività si sono al contrario progressivamente ridotte a momenti, quasi esclusivi, di trasferimento di ricchezza dai salari a redditi non più reinvestiti nel tessuto produttivo. In sintesi i salari, ed anche il valore aggiunto di impresa, non sono allo stato più sufficienti complessivamente a consumare ciò che si produce, ed in tal senso la crisi in atto è una crisi di domanda a cui si dovrebbe rispondere essenzialmente incrementando i fattori costituenti la domanda aggregata: consumi, spesa sociale ed esportazioni. Pertanto se la crisi non è finanziaria, ma rappresenta la conclusione ultima di un modello di sviluppo basato sull'indebolimento dei sindacati, sull'appropriazione dei frutti della produttività da parte dei profitti e delle rendite, sullo spostamento da salari a profitti di punti di PIL, e sulla finanziarizzazione della economia come mezzo di sostegno strutturale della domanda nei paesi sviluppati minacciati dai nuovi produttori emergenti, la fine di questo tipo di modello capitalistico, e l'inizio di una nuova fase delle economie mondiali, fa risorgere la necessità di affermare le tematiche che costituiscono da sempre il cuore dell'esperienza storica e politica del socialismo europeo. Torna quindi di attualità un modello che diffidando della mano invisibile del mercato, crede nel primato della ragione (leggasi programmazione economica), della solidarietà (leggasi welfare state), e della governabilità (leggasi riformismo), e nell'equilibrio sociale come valore assoluto e costante di riferimento della azione dei governi. La sinistra socialdemocratica europea,compreso il nostro Ulivo, ha purtroppo subito passivamente, in questa fase storica, il ricatto delle classi dirigenti che hanno imputato alle tradizionali politiche socialdemocratiche (Leva fiscale, politica dei redditi, Welfare, Deficit spending, rigidità e garanzie per il mercato del lavoro) il rischio di una impossibilità del sistema produttivo europeo di reggere la continuità della crescita economica rispetto ai fattori di concorrenza provenienti dai nuovi paesi produttori mondiali. L’ incapacita’ di reagire sul terreno dei programmi a questa offensiva ha portato le forze del Socialismo Europeo a considerare ineluttabile, e priva di alternative, la svolta liberista e l'abdicazione ad ogni forma di controllo dei processi economici da parte dei governi in favore di una tecnocrazia finanziaria e bancaria, principale responsabile del disastro in atto. Tale amara considerazione non oscura in ogni caso la considerazione che il Socialismo europeo, pur con la sua difficoltà a ragionare compiutamente attorno ad un nuovo modello di sviluppo economico e sociale che giunga a ridefinire gli stessi criteri di riferimento e di qualificazione della crescita economica di una società sviluppata, rappresenta pur sempre la forza politica decisiva per la ricostruzione di un nuovo progetto di riforma economica e sociale delle società occidentali, a patto di recuperare una concezione del riformismo socialista più attenta ad intervenire sugli assetti strutturali della società, ed a non risolvere i suoi compiti e la sua funzione storica nella sola cura dei sintomi delle crisi e delle contraddizioni del sistema. Su tale riflessione di fondo si deve innestare un progetto del Partito Socialista finalizzato alla costruzione di un nuovo soggetto politico unitario tra le forze politiche (essenzialmente il Partito Socialista, Sinistra Democratica, ed i compagni usciti con Vendola e Sansonetti da Rifondazione) che hanno già realizzato con successo l’esperienza elettorale di SINISTRA E LIBERTA’. Forze politiche che pur provenendo da storie diverse si trovano oggi a convergere sulla necessità di ricostruire una nuova forza unitaria ., che ,dal riferimento ai valori fondanti di una visione Democratica del Socialismo , sappia e voglia trarre una maggiore capacità di interpretazione dei processi economici ed una nuova volontà di rappresentanza democratica della società reale, necessarie a compiere un lavoro di proposta e di programma in grado di riconnettere i fili spezzati di una iniziativa unitaria della sinistra italiana. Sarebbe quindi necessaria fin da Settembre una convocazione degli Stati Generali dei quadri di base ed intermedi di tutta le forze interessate a trasformare l’esperienza elettorale di SeL in una nuova forza politica unitaria che divenga il momento fondativo di un vero processo costituente...... In quella sede potremo delineare in modo condiviso i caratteri , i programmi, ed i valori di riferimento del nuovo soggetto, convinti come siamo che Sinistra e Liberta’ avra’ una reale ragion d’essere solo se sapra’ rappresentare, con vigoria e determinazione,le ragioni di una nuova concezione del Riformismo Socialista in grado di rappresentare i lineamenti di uno sviluppo sociale alternativo possibile, capace di risolvere a sinistra le cause strutturali che hanno determinato la crisi del modello di sviluppo neo-Liberista.

Direzione Nazionale Partito Socialista*

Corte dei Conti, col "Lodo Bernardo"
Niente indagini su premier e enti !!

di LIANA MILELLA - www.repubblica.it

Segnalato da Ric.

ROMA, 27/07/2009 - Un'indagine fresca, con 400 inviti a dedurre, sulle consulenze concesse dagli alti dirigenti del ministero dell'Economia? Se ne occupa la procura della Corte dei Conti del Lazio. Ma i pm contabili potrebbe vedersi costretti a fare marcia indietro perché, prima di indagare, devono essere certi di avere tra le mani "una specifica e precisa notizia di danno". Non solo: devono sapere, prima ancora di avviare l'accertamento, che quel danno "sia stato cagionato per dolo o colpa grave". Le inchieste sulle consulenze della Moratti, sulla clinica Santa Rita, sull'azienda dei trasporti di Genova? Tutto in fumo. Non basta: se a qualche procuratore della Corte dei conti, della Puglia o del Lazio, fosse venuto in mente di contestare al premier Berlusconi un "danno all'immagine", con l'apertura di un processo e la conseguente richiesta di un risarcimento allo Stato, per via del suo comportamento "allegro" tra villa Certosa e via del Plebiscito, ormai non potrà più farlo.

Perché un "lodo", l'ennesimo del governo di centrodestra, può mettere in sicurezza i vertici del ministero dell'Economia, ma anche il presidente del Consiglio. Il "lodo" è quello del deputato Pdl Maurizio Bernardo, nato a Palermo ma eletto in Lombardia, in quota al presidente Formigoni, che nel suo emendamento al dl anticrisi scrive: "Le procure regionali della Corte dei conti esercitano l'azione per il risarcimento del danno all'immagine nei soli casi previsti dall'articolo 7 della legge 27 marzo 2001 numero 97". I "soli casi previsti" sono quelli della "sentenza irrevocabile di condanna". E quindi, ragionano alla Corte, poiché Berlusconi potrebbe non essere coinvolto penalmente per le feste nelle sue abitazioni, anche se ha danneggiato l'immagine dello Stato, nessuno potrà chiedergli un risarcimento.
La Corte dei conti è in subbuglio per il lodo Bernardo.

Il procuratore generale Furio Pasqualucci si scontra duramente con il presidente, di nomina governativa, Tullio Lazzaro. Il primo scrive al presidente della Camera Fini per chiedergli di bloccare il lodo, il secondo è sospettato di essere, almeno in parte, l'ispiratore delle norme. Sicuramente di quella, bloccata da Fini perché non discussa in commissione Bilancio, che attribuisce al presidente l'iniziativa disciplinare contro i magistrati a cui il pg, finora unico titolare, non si può opporre. La norma potrebbe rispuntare al Senato e garantisce al presidente, che guida la sezione disciplinare, un potere totale sui processi contro i colleghi. Pasqualucci è stanco e ha deciso di lasciare anzitempo l'incarico. Ha già fatto sapere che se ne andrà a gennaio.

Non basta. Raramente, nelle leggi ad personam del Cavaliere, una quindicina di righe hanno assommato un intento che il pg Pasqualucci definisce "punitivo" contro la Corte e per l'Associazione dei magistrati "mette a rischio le indagini". Norme che l'opposizione alla Camera ha duramente contestato - Donatella Ferranti del Pd, Massimo Donadi dell'Idv - con l'idea, domani quando ci sarà il voto finale, di protestare ulteriormente. Ma tant'è: nel lodo Bernardo è scritto che la Corte potrà perseguire il danno erariale "di uno degli organi previsti dall'articolo 114 della Costituzione o altro organismo di diritto pubblico". Che significa restringere l'area dei soggetti indagabili e tirar via d'un colpo municipalizzate, enti mutualistici, comunità montane, Bankitalia. Come in ogni buona legge ad personam anche il lodo Bernardo si applica ai processi in corso. Dopo il "colpo" inferto dal ministro Brunetta (nel consiglio di presidenza della Corte, il loro Csm, i togati ridotti da 9 a quattro) e da Alfano (il presidente avoca a Roma, alle sezioni riunite, le questioni su cui c'è stato un giudizio difforme in periferia), il dl anticrisi rischia, come dice l'Associazione magistrati, di "ridurre la nostra autonomia e indipendenza".

domenica 26 luglio 2009

UNA LUNGA RIUNIONE !!!


Dalla riunione che si è tenuta giovedi scorso e a cui hanno partecipato le segreterie dei soggetti politici che hanno dato vita a SL, sono uscite decisioni importanti per il futuro di Sinistra e Libertà. Si è discusso di un organismo politico nuovo, dell’Albo delle adesioni, delle strutture e di molto altro.

Giovedì 23 luglio, una lunga riunione. Vi hanno partecipato 60 persone, le segreterie delle forze politiche e dei movimenti che hanno promosso il progetto politico di Sinistra e Libertà.

Più volte ci siamo sentiti dire che l’esteriorità, la forma, la costruzione delle regole della politica senza una pratica politica è in se un esercizio di stile inutile.

Nella riunione delle segreterie la pratica politica è diventata, innanzitutto, una proposta di 16 campagne da offrire alla discussione su internet che dovrà produrre una sintesi di 5 campagne da far partire subito, da far diventare leggi di iniziativa popolare.

Abbiamo messo in vetrina il testo dei 16 brevi titoli che individuano alcuni dei tanti punti di impegno politico necessari. Credo sia importante che si sia offerta alla nostra comunità virtuale, che non è soltanto quella raccolta e raccontata dai gruppi dirigenti, la possibilità di decidere essa stessa quali siano tra le sedici campagne le cinque sulle quali veramente Sinistra e Libertà può incidere, lavorando con uno strumento di democrazia essenziale ed elementare come una legge di iniziativa popolare.

Si è deciso, inoltre, di avviare nell‘immediato, altre due campagne politiche: una sulla scuola e una sul nucleare sulle quali sono già al lavoro gruppi di compagne e compagni.

Sul nucleare la vicenda è già esplosa. I tempi di gestazione e di gestione saranno lunghissimi ma lo scontro politico, la vertenza politica, si sono già aperti e si apriranno di più nei mesi successivi per la scelta dei siti. Al di là del fatto che se mai ci sarà una centrale nucleare, passeranno ancora degli anni, questo è il tempo e il momento in cui bisogna decidere come rispondere: un referendum, evitare il referendum, richiamare le ragioni che erano già dentro un referendum che abbiamo votato e fatto approvare dagli italiani?

C’è poi il tema della scuola. Non è un appuntamento lontano. Tra qualche settimana la scuola diventerà un’altra vertenza che in modo automatico esploderà nel Paese. Faremo come l’anno scorso tifando per qualcuno dei protagonisti di questa vertenza o proveremo ad anticiparne le ragioni per costruire una proposta politica sulla scuola che passi anche attraverso Sinistra e Libertà?

L’altro punto discusso sono state le forme organizzative, le strutture, l’organizzazione della politica. E’ un punto estremamente politico, cioè di merito. Le cose che sono state proposte e che dovranno essere assunte nella Assemblea Nazionale del 19 settembre a Napoli, se conservate con questa loro intenzione, rappresentano un grande passo avanti.

Il primo di questi è che il 19 settembre deve essere legittimato un organismo che non sia più la conferenza periodica dei cinque segretari, ma un organismo politico nuovo, non pletorico, provvisorio, che abbia la funzione di dirigere il processo politico di costituzione di Sinistra e Libertà fino alle elezioni regionali, ma anche la funzione e la responsabilità di fare politica, di dirigere la politica. Un organismo in cui Sinistra e Libertà definisce ed esprime se stessa. E’ un organismo che - e questo è un punto fondamentale - non può essere formato solo dalla selezione dei gruppi dirigenti attuali ma che almeno la metà di questo organismo non venga dagli organismi di direzione delle componenti di Sinistra e Libertà. Ci sono molte ipotesi su come questo organismo possa essere definito. Se ne dovrà discutere.

E’ stato proposto, inoltre, che questo organismo si dia un Portavoce, affiancato nel lavoro da un Coordinatore. Sarebbe un passaggio di forma ma anche di grande sostanza che potrebbe essere esteso anche alla dimensione locale.

Una ulteriore proposta uscita dalla riunione è quella di un “Albo delle adesioni” che consenta anche a chi non è iscritto a nessuno dei partiti promotori di SL, di stare, contando a pieno titolo e non solo come elettore, dentro la costruzione di Sinistra e Libertà.

Infine è stato ribadito, dopo quanto stabilito nel seminario del 3 luglio scorso , che il simbolo di Sinistra e Libertà è quello con il quale si andrà alle elezioni regionali e amministrative. Dovrà cadere quel meccanismo di veto che ha impedito la presentazione della lista di Sinistra e Libertà nel caso in cui una sola componente decidesse di presentarsi in forma autonoma. Su questo c’è un impegno dei segretari nazionali, ribadito nella riunione di ieri. Non ci deve essere, cioè, eccezione alcuna alla presenza del simbolo di Sinistra e Libertà alle prossime consultazioni regionali e amministrative.

Il 7 settembre ci sarà un’altra riunione per organizzare questi criteri con una proposta compiuta da presentare il 19 settembre alla Assemblea Nazionale.

I commenti che vorrete inviarci saranno il vostro contributo concreto ad una Assemblea Nazionale che tutti vogliamo sia un passo avanti nella realizzazione del progetto politico di Sinistra e Libertà.


sabato 25 luglio 2009

CentraVACANZE.......

di Emanuele Pecheux

25/07/2009 - L'intento, in origine, consisteva nello scrivere una breve nota nella quale informare i frequentatori del sito del
Partito Socialista e del gruppo su FB che, durante il periodo agostano, la redazione tirerà un pò il fiato e dunque gli aggiornamenti saranno necessariamente diradati (ma non interrotti). In altre parole si aveva in animo di inviare alle compagne, ai compagni e ai simpatizzanti l'augurio di buone vacanze anche in considerazione del fatto che tutta la comunità del Partito Socialista, alla ripresa dopo la pausa estiva, sarà chiamata ad ingaggiare una (verrebbe da dire, ormai consueta) serie di prove molto impegnative, per le quali saranno necessarie, oltrechè l'impegno e la passione che sono ben noti, anche la massima determinazione, unita alla lucidità e, soprattutto, alla solidarietà tra dirigenti e militanti. Alle spalle ci lasciamo poco più di un anno difficile, reso complicato dall'infausto risultato elettorale delle politiche 2008, evento che, come mai nei pure difficili precedenti tre lustri, ha rischiato di provocare la definitiva fine dell'unica organizzazione politica socialista di questo Paese. Ma i tredici mesi che sono trascorsi dal congresso di Montecatini che ha portato Riccardo Nencini alla guida del partito, hanno anche e soprattutto dimostrato che i socialisti ci sono, non chinano il capo e, soprattutto, non mollano. Abbiamo cercato in questi mesi di dare conto quotidianamente dell'attività del partito che ha mostrato, pur nelle difficoltà che tutti conosciamo, grazie alla costante applicazione del segretario e del gruppo dirigente, di essere in grado di risalire la china dopo la mazzata elettorale delle politiche. Contiamo, come redazione, di fare di più e meglio alla ripresa. Certo, per il gruppo dirigente non è stato nè semplice nè comodo accollarsi una simile impresa in un contesto che vede il PS fuori dal parlamento nazionale (grazie a Veltroni) e, da poche settimane, anche dal Parlamento europeo (grazie a Veltrusconi) e dunque scientificamente marginalizzato, se non ignorato, da un sistema mediatico che è la plastica rappresentazione, della grave patologia che, non da oggi, ha colpito la nostra democrazia. Il nostro partito, nonostante questi handycap, a cui si è aggiunto il grave incidente che ha limitato nel momento più delicato il lavoro del segretario, che avrebbero potuto indurre a considerare la partita ormai perduta, ha perseguito e persegue la duplice strada dell' affermazione della propria specificità e autonomia, contestualmente alla ricerca e alla costruzione di un sistema di alleanze, (resosi urgente dopo la repentina promulgazione della legge truffa perle europee) che comunque siano compatibili con i valori del riformismo socialista che, se ad alcuno non fosse sufficientemente chiaro, per noi non sono negoziabili. In questa chiave occorre interpretare la nascita di Sinistra e Libertà, coalizione che, in ragione del contingente ma pure alla lenta, progressiva evoluzione in chiave riformista dei nostri interlocutori ha avviato un processo (che, tuttavia, non è ancora giunto al termine) che ha consentito di gettare il seme di un'aggregazione della sinistra progressita, riformista, laica e attenta ai temi della moderna ecologia. Quella che ci piace definire la sinistra del futuro. Traversato, non senza qualche inevitabile lesione, l'istmo delle elezioni europee con un risultato che, date le condizioni, non esalta ma neppure può deprimere, si tratta ora di tracciare un'agenda che consenta di sciogliere tra i contraenti alcuni nodi tuttora presenti (diversamente si tratterebbe di una fusione a freddo ed la crisi del PD sta li a dimostrarci come vanno a finire simili esperimenti) e dunque indicare le tappe successive di un viaggio che è appena all'inizio. Recita un detto popolare: Checchè ne pensino qualche aspirante spin doctor di scuola obamiana, passato dall'eskimo al desktop, qualche aedo della mitica "base" o qualche visionario che ha appena scoperto il web e non è più in grado (se mai lo fosse stato) di distinguere il reale dal virtuale, un partito non si crea, nè si struttura dall'oggi al domani. Nè può esistere solo sul web. Certo, tra noi c'è qualcuno che, avendo un'idea, per così dire, "sliding doors" delle appartenenze, ha già fornito ampie dimostrazioni di essere capace di sfasciarli i partiti: oggi immagina onirici scenari che stanno nel suo personale libro dei sogni. C'è pure qualcun altro, di converso, che vorrebbe che l'intera comunità socialista prendesse il mare aperto del "nuovo partito" di la da venire, buttando, come si suol dire "con l'acqua sporca, anche il bambino". "la gatta frettolosa fa i gattini ciechi". Siamo di fronte all'ennesimo deja vu del socialismo italiano? Al ritorno del fantasma del "cupio dissolvi"? Al solito copione che, come scriveva un notista politico di chiara fama, "metti insieme tre socialisti e avrai cinque idee diverse"? No. Fortunatamente non siamo a questo. Sicuramente,però, nel caso dei "nuovisti" siamo invece di fronte al dipanarsi di una sorta di sindrome di onnipotenza che è, in parte, figlia di un cattivo rapporto con i new media e che assegna ad alcuni la rappresentazione, forse neppure consapevole, dell'italico vizio che ci ha portato ad essere considerato "il paese di santi, poeti, navigatori, commissari tecnici della nazionale" e, grazie al web 2.0, segretari di partito, pur ovviamente attenendosi al mai dimenticato motto "armiamoci e partite". Alcuni tra costoro stanno ore, giorni e notti, sul web: pontificano, spesso insultano e disegnano scenari politici e organizzativi figli della calura estiva e delle troppe ore trascorse, in solitudine, innanzi al pc. Ma quanto a impegno nel e per il partito, neanche a dirlo, salvo poche eccezioni, da sempre, latitano. Soprattutto a costoro va l'augurio di buone vacanze, affinchè ritrovino nel periodo agostano, oltre a un minimo di buon senso politico, le ragioni che stanno alla radice del sentirsi parte di una comunità politica come la nostra e e si rammentino pure che il dibattito democratico si può definire tale se è rispettoso delle regole che informano la vita di un'organizzazione. Ignorarle o inventaresene in corso d'opera altre, significa costruire un'apparato, oltrechè virtuale, farsesco. Dando pure la stura all'arbitrio, che è l'esatto opposto della democrazia. Della mala pianta dell'arbitrio, nel nostro partito, se ne facciano una ragione, nessuno, fortunatamente, avverte la necessità.

venerdì 24 luglio 2009

"La mozione Bersani e le alleanze"
di Riccardo Morelli

24/07/2009 - Copio ed incollo un brano della mozione che P. Bersani presenterà al Congresso del PD, sul tema delle alleanze
. Invito tutti i Compagni Socialisti ed i simpatizzanti di Sinistra e Libertà ad una riflessione su questa chiara proposta politica.

Da soli si può fare poco!!!
Il progetto che ci ispira non è compiuto: non è esaurita la questione dell’incontro tra culture ed esperienze politiche progressiste ancora oggi divise. Vogliamo essere chiari su questo punto: non c’è un Pd in cui confluire. C’è invece un vasto campo di forze di sinistra, riformiste, laiche e ambientaliste che ha cominciato ad unificarsi e alle quali è giusto guardare con attenzione, così come a tutte quelle forze di opposizione che incarnano valori importanti. Per loro, per noi, il Pd è la casa comune dei riformisti da costruire insieme. La vocazione maggioritaria non significa rifiutare le alleanze, ma, al contrario, renderle possibili, perché costruite nella chiarezza, sulla base di vincoli programmatici. Non consiste nell’autosufficienza, ma nella capacità di ritrovare una funzione di rappresentanza popolare, e nell’impegno ad elaborare un progetto di governo che convinca il Paese. Non possiamo più confondere il bipolarismo, che è una conquista della nostra democrazia, con il bipartitismo, che non ha fondamento nella realtà storica, sociale e politica del Paese. Il primo banco di prova verrà dalle elezioni regionali del 2010. Sarà necessario sperimentare su basi programmatiche larghi schieramenti di centrosinistra, alleanze democratiche di progresso alternative alla destra. Il nostro impegno comincia ora. I tanti italiani delusi da Berlusconi devono trovarci pronti, quando si volteranno dalla nostra parte.

PD: NENCINI, BERSANI NON ABBIA PAURA
AD IMMAGINARE UN PD SOCIALDEMOCATICO

24/07/2009 - “Bersani per il Pd definisce un’identità politica precisa, ma non gli da’ un nome”. Così il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, commenta la mozione del candidato alla segreteria del Pd. “Quando spiega – continua il leader socialista - di immaginare un ‘un partito popolare, con una piega piu' netta verso i ceti popolari, di sinistra democratica e liberale, laico, dei lavoratori e dell'impresa’, ha definito l’identità classica della socialdemocrazia europea. Non deve aver paura di dirlo né di chi pretende che la socialdemocrazia sia morta solo perché non ha vinto le ultime elezioni europee. Per ora, invece, questa resta l’unica opzione credibile e alternativa al blocco conservatore delle destre e dei popolari, in Italia come in Europa. Se allora Bersani facesse un passettino in più, darebbe finalmente un taglio alle tante ambiguità del passato”.

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