venerdì 22 maggio 2009

BLITZ SULLE NOMINE RAI: LA VOCE DEL PADRONE


Berlusconi decide le “”sue” nomine RAI al chiuso di palazzo Grazioli e poi le fa approvare durante il vertice sul CdA, nonostante la contrarietà dell’opposizione. E col beneplacito del presidente Garimberti. Che abdica così al suo ruolo di garante.

22/05/2009 - A quindici anni dalla “discesa in campo” di Berlusconi, si può realmente dire che ci si sta avvicinando al “Ventennio” del Cavaliere. Lo dimostra l’ennesimo strappo sulle nomine Rai, decise nel chiuso di un conclave della maggioranza a palazzo Grazioli e da lì trasposte, pari pari, nel vertice sul Cda, con tanto di benedizione da parte del presidente Rai GarimbertiMinzolini ex-editorialista della Stampa notoriamente simpatizzante del premier, alla direzione del TG1. Mazza, ex-direttore del TG2 legato alla figura di Gianfranco Fini, direttore di RaiUno. Marano, in quota Lega, vicedirettore Rai. Nessuno discute la statura professionale dei nominati. E’ una questione di metodo, che in democrazia è sempre anche una questione di sostanza. che ha dismesso il suo ruolo di garante per quello, più modesto, di stenografo di decisioni altrui.

La logica portata avanti da “El Presidente” (di sudamericana ascendenza) è sempre la stessa: accrescere la sua sfera di influenza e di pressione, priva di ogni controllo o contropotere, impadronendosi di leve essenziali del potere mediatico. La televisione lo è, dal momento che la maggior parte di cittadini s’informa attraverso il piccolo impasto quotidiano di tg, fiction, programmi di pseudo-informazione e semi-innocente intrattenimento. Fino agli anni ‘70 la Rai era dichiaratamente sotto il controllo del governo: ad esso spettavano le nomine e il diritto di vita e di morte su ogni suo membro. Con la riforma del ‘75 si è voluta dare una parvenza di pluralismo (e forse d’ipocrisia): il controllo della radiotelevisione pubblica passava dal governo al Parlamento, e la Rai diveniva terreno di spartizione fra le parti politiche tant’è che ogni partito di rilievo aveva un suo canale. Questo fenomeno, conosciuto come “Lottizzazione, in questi termini è morto da tempo. Rimane il controllo politico, non più oggetto della spartizione di gruppo (con possibilità, quantomeno, di bilanciamento di diversi interessi) ma del tutto ostaggio della maggioranza pro tempore. Che al momento è anche quella che vede, al suo vertice, il proprietario delle restanti tre reti televisive private, che insieme alla Rai totalizzano più del 90% dell’audience.


In Italia il controllo è affidato a un solo uomo che così diventa il gestore assoluto dell’informazione, che approva decreti e pretende poi che il Parlamento si limiti a ratificare senza discutere, che decide i vertici Rai a casa sua e poi li fa passare al tavolo collettivo, infischiandosene dell’opposizione, delle altri parti politiche e con l’avallo, che francamente stupisce, del presidente Rai. E menomale che era stata l‘opposizione (il Pd) a spingere per la nomina di Garimberti.

La soluzione potrebbe essere trovata guardando le mosse di Zapatero. Che nel 2005 ha approvato una riforma del sistema radiotelevisivo pubblico capace di sottrarre la Tv alle cupidigie di qualsiasi esecutivo attraverso la combinazione di maggioranze qualificate: una parte del Consiglio d’Amministrazione è di nomina politica, un’altra parte è sottoposta alle decisioni di altri enti (università, organizzazioni sindacali..). Così funziona in Spagna: il CdA è formato da 8 membri, 4 eletti dal Parlamento su proposta di almeno la metà dei gruppi parlamentari, con una maggioranza qualificata dei due terzi; 2 membri eletti dalle organizzazioni sindacali e 2 dal Consiglio Audiovisivo (autorità che regola flussi pubblicitari, spese ecc.). Il mandato ha una scadenza di sei anni, superiore a quello di una legislatura per garantirne l’indipendenza dalla maggioranza di turno, e i suoi membri devono comunque essere professionisti dell’ambito audiovisivo. Il Direttore Generale è scelto dal CdA (e non più dal Governo) in una rosa di candidati selezionati tramite concorso pubblico ed è responsabile della propria gestione innanzi ad un Consejo de Informaciòn (il nostro Garante per le comunicazioni) formato da rappresentanze dei comitati di redazione e di associazioni di categoria.

Zapatero ha messo mano anche nel comparto “spese” dal momento che la tv pubblica spagnola era quasi al collasso. Non che quella italiana sia in condizioni migliori, e questo è un problema di cui spesso ci si lamenta. Verrebbe allora da chiedersi come mai chiamare a dirigere il Tg1 un “esterno” (con conseguenti aumenti di spesa), con tutti i bravi giornalisti interni alla Rai che potrebbero ricoprire questo ruolo. Verrebbe da chiedersi anche se ha senso giustificare l’urgenza delle nomine (sempre Garimberti) con la necessità di ricoprire i posti “vacanti” (RaiUno e Tg1) se poi per farlo si creano altri posti vacanti (Mazza lascia la direzione del Tg2 e Marano quella di RaiDue).. E’ lecito dubitare della buona fede di queste nomine.


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