venerdì 22 maggio 2009

MEGLIO I DIFETTI DELLA DEMOCRAZIA
CHE UN REGIME

Duro attacco, che ricorda il ventennio fascista, del Premier al Parlamento, alla democrazia e alle sue istituzioni. E Il PD e l’IDV anzichè contrattaccare il governo sfrutta a fini elettorali le derive antidemocratiche del Governo.

22/05/2009 - Piero Calamandrei, giurista insigne e deputato all’Assemblea Costituente per il Partito d’azione, affermò che “l’ideale del fascismo non è uno Stato senza il Parlamento, ma un Parlamento di servi sciocchi” sempre pronti a rispondere a richiesta con un voto di acclamazione.

Benito Mussolini, prima di far nascere una Camera dei deputati a immagine e somiglianza del fascismo, agì all’interno e dall’interno dell’allora Parlamento, attraverso modifiche legislative e regolamentari, guidato e assistito in questo dalla consulenza di intellettuali e accademici.

A questo scopo, la denuncia della debolezza del Governo rispetto alla forza del Parlamentoistituzione parlamentare. fu uno dei cavalli di Troia utilizzati per colpire a morte l’

Ieri, Silvio Berlusconi, di fronte alla Assemblea Generale della Confindustria, è tornato , ancora una volta, ad attaccare il Parlamento e la Magistratura,

Ha definito il Parlamento una assemblea pletorica e per questo inutile e controproducente. Ha paragonato i deputati e i senatori a tacchini e capponi che non vogliono anticipare il pranzo di natale dei cambiamenti necessari della Costituzione.

Ha, ancora una volta, lamentato la lentezza del Parlamento che impedisce all’Esecutivo di procedere con decisione e velocità.

Qualcuno obietterà che l’Italia di oggi non può essere paragonata all’Italia di Benito Mussolini.

Anche noi siamo convinti che, a distanza di tempo, mai le cose sono uguali. Anche quelle che hanno la stessa natura cambiano, nel tempo, la sostanza e le apparenze.

Ciò che, però, conta -questo è il senso del richiamo al ventennio fascista -è la capacità di riconoscere la sostanza di ciò che accade, al di là delle apparenze.

Diceva Martin Luther King che ” prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né convincente, né popolare, ma bisogna prenderla, perché è giusta.

Noi pensiamo che bisogna prendere coscienza che quest’ora sia giunta, che è venuto il momento di fermare il lento scivolamento della nostra democrazia verso una nuova e grave forma di autoritarismo.

I segnali più evidenti si moltiplicano ogni giorno che passa: il crescente antiparlamentarismo, l’attacco furibondo alla autonomia e indipendenza della Magistratura, un potere senza precedenti e senza controllo dei grandi mezzi di comunicazione di massa a cominciare da quelli più potenti della televisione e della radio, l’attacco ai diritti civili e sociali degli italiani, la pervasività di forme di integralismo clericale, di razzismo, di xenofobia.

Di fronte ai pericoli che la nostra democrazia sta correndo, appare di cortissimo respiro la posizione di chi, come il PD e l‘IDV, cercano di sfruttare questa deriva pericolosa, per il proprio tornaconto elettorale e non si pone, con tutta l’urgenza che la situazione reclama, il problema di costruire un campo di forze alternativo e vincente rispetto a quello di Belusconi e si trastulla con riforme elettorali e regolamentari - vedi il referendum “porcata” - che non fanno che dare ancora più forza al disegno antidemocratico.


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