mercoledì 13 maggio 2009

LETTERA DI PIA LOCATELLI
A “LA STAMPA”


Egregio direttore,
Ho letto l´articolo di Luca Ricolfi comparso su La Stampa di oggi, e vorrei aggiungere qualcosa. Parlando di immigrazione clandestina sarebbe bello se si cominciasse dai fatti per non correre il rischio di farsi condizionare dagli interessi elettorali di una parte politica, per esempio la Lega, che oggi esprime il ministro dell´Interno. Spagna, Italia, Malta e Grecia, hanno dichiarato che nel 2008 sono entrate inEuropa, via mare, 67.000 persone. Un terzo circa è entrato nel nostro Paese, ovvero poco più di ventimila in un anno, solo in parte successivamente espulse. Il fenomeno dunque non ha le dimensioni apocalittiche che ci vogliono far credere. È vero invece che se un immigrato clandestino viene raccolto da una motovedetta italiana, dunque su suolo italiano, e sbarcato in Libia, si viola il diritto e la legge. Intanto il porto di partenza è solo presunto, poi non viene accertata la sua nazionalità e terzo, la cosa davvero più grave, il suo eventuale diritto di asilo. Ricolfi, non senza qualche ragione, obietta che l´opposizione ha il vizio dell´astrattezza e che bisogna pur scoraggiare il fenomeno degli sbarchi clandestini. Giusto, ma troviamo degli strumenti meno rozzi perché non c´è nulla di astratto nel difendere principi liberali di civiltà, di democrazia e diritto. Nel 2006 Human Rights Watch ha accusato Tripoli di arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione per stranieri, e non penso che da allora la situazione sia granché migliorata. Mettiamo, per ipotesi, che tra quei 226 sbarcati a forza in Libia cifosse stato anche un solo oppositore di Gheddafi, il ministro Maroni si sentirebbe con la coscienza a posto? Sono di sinistra, sono socialista, e non mi piace passare per snob, ma mi preoccupa assai di più correre il rischio di diventare complice di qualche dittatura, petrolifera o meno che sia.

candidata per “Sinistra e Libertà”, europee 2009

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